lunedì 11 luglio 2011

0 Quando Nick Kamen ci faceva battere il cuore

Era il 1985 quando vedemmo per la prima volta il volto e il fisico perfetto di Nick Kamen, un modello aspirante cantante che all’epoca aveva solo 23 anni. Chi non ricorda il suo spogliarello all’interno di una lavanderia mentre si sfila i jeans per metterli a lavare e rimane ad aspettare in boxer, tranquillamente indifferente agli sguardi dei vicini? In quel momento nasce un mito, anche se poi il tempo inclemente ha trasformato un astro nascente in una delle tante meteore degli anni 80/90. Io avevo solo 8 anni all’epoca perciò il mio interesse per lui era pressoché assente, ma non potrò mai dimenticare il giorno che mia sorella maggiore tornò a casa con il primo disco in vinile di Nick Kamen, intitolato proprio Nick Kamen (1987), prodotto da Madonna che aveva intuito le potenzialità di quel ragazzo così simile a Elvis Prestley: labbra carnose, occhi chiari, ciuffone gelatinato e abbigliamento da dandy. Molti non credevano in lui, convinti che fosse più un prodotto commerciale creato a tavolino piuttosto che un cantante dotato di qualità canore. Come negare che quell’aspetto attraente, quelle movenze non fossero volutamente gestite da un bravo manager? Ma erano gli anni 80, quelli dove l’estetica contava più della qualità, dove l’involucro era più importante del contenuto. Era qualcosa che ignoravamo, tutti rapiti dall’irraggiungibile mito di plastica. Per noi era oro, era emozione allo stato puro. Era normale discutere tra amiche per le varie preferenze estetiche e musicali e ricordo molto bene come alle medie tutte mi andassero contro perché adoravo Nick Kamen. Detestavano il suo modo di stare sul palco, l’aspetto tutto fuorché virile, la voce poco profonda, la sua musica in generale. Io so solo che da under 10, consumavo i solchi del suo primo album e che quando mia zia mi regalò il secondo album US (1988) avevo gli occhi lucidi e la fretta di poggiare la puntina sul disco per ascoltare le nuove canzoni di Nick. Ricordo benissimo la copertina con un tipico paesaggio desertico americano, una strada polverosa e Nick appoggiato alla parete di un edificio. Mettevo il disco, prendevo un uniposca e lo usavo come microfono per cantare nel mio pessimo inglese le varie e belle canzoni di quell’album, di cui la più celebre è sicuramente Tell me. Che emozioni indescrivibili. Era un’epoca in cui non mi rompevo di ascoltare fino al rincoglionimento totale gli stessi brani per ore ed ore. E cosa dire di quando vedevo Nick ospite in qualche programma musicale come Festivalbar o Un disco per l’estate? Impazzivo letteralmente, un po’ come mi sarebbe successo qualche anno dopo con i Take That. Non mi sono lasciata sfuggire nessun album successivo, anche quando ho iniziato a intuire che il ragazzo stava rapidamente cambiando stile e anche la sua musica stava diventando meno immediata e più intimista. Dai primi anni 90 le sue apparizioni sono diventate sempre meno frequenti, fino a che la sua carriera discografica si è totalmente esaurita nel 1992, con mio grandissimo dispiacere. In 19 anni non si è potuto sapere più niente di Nick Kamen tranne il fatto che ora si dedica totalmente alla pittura, suo vero amore, e che ha raggiunto l’incredibile età di 49 anni. A questo punto devo dire di essere sollevata di non avere a disposizione nessuna foto che lo ritragga nel suo aspetto attuale perché credo che molta poesia dei miei ricordi andrebbe in fumo. Gli anni 80 ci hanno regalato tanto da un punto di vista musicale ma se poi si scava a fondo si capisce che molti di coloro che hanno solcato la cresta dell’onda in quel periodo, non hanno retto l’urto col passaggio delle mode. Gli anni 90 non erano più fatti per trentenni con un microfono in mano (che fossero solisti o gruppi) soprattutto se conciati come bambole perfette o con i capelli impomatati, era il decennio del grounge, dell’aspetto vissuto o delle boy band fatte da ventenni. Molti infatti (vedi i Duran Duran) hanno saltato un decennio per riapparire in tutta tranquillità e maturità nei 2000, anni più democratici e con spazio per tutti. Il tempo ha dimostrato che Nick Kamen ha voluto vivere il suo quarto d’ora (durato 7 anni) di successo per poi decidere che la sua strada era un’altra. Rispettabile anche per chi come me l’ha amato ma che se ascolta adesso le sue canzoni non riesce più a provare lo stesso brivido di allora.    

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