giovedì 30 aprile 2009

0 Dylan Dog 143. Apocalisse


Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Giampiero Casertano
Trama: Dylan si reca in una grande struttura ospedaliera per ritirare le analisi del sangue. Viene mandato in un edificio denominato AS dove sembra che tutto stia per essere smobilitato. All’entrata incontra la sua amica medium, la signora Trelkovski che sviene improvvisamente colta da uno dei suoi terribili presagi. Ripresasi cerca di uscire dal caseggiato per scoprire che è impossibile. Tutti coloro che si trovano dentro sono prigionieri loro malgrado in quanto le porte non si aprono più o se riescono a uscire inspiegabilmente e contro la loro stessa volontà rientrano dentro.
Dylan capisce che l’unico sistema per scappare sta nel farlo da non coscienti, in parole povere dormendo o da svenuti. Velocemente mette in pratica l’idea e si fa dare un cazzotto da uno degli uomini prigionieri per poi farsi scaraventare fuori dalla porta. Il sistema si dimostra efficace, Dylan è fuori, cammina nella notte e intravede un altro edificio della strana zona ospedaliera, entra e si ritrova nuovamente all’interno del caseggiato trappola con tutti i suoi inquilini. Tra questi ultimi, c’è una famiglia composta da 3 persone, marito e moglie tossicodipendenti e Lamby un bambino che parla uno strano linguaggio comprensibile solo ad un altro ragazzino.
Nell’ospedale è stata piazzata una bomba che distruggerebbe l’intera umanità: un virus chiamato Apocalisse. Un prete satanista, prigioniero anch’egli dello strano edificio, possiede il telecomando che farà diffondere il virus nel giro di un’ora…

Commento: l’albo non è uno dei miei favoriti anche se l’idea che ne sta alla base è sicuramente affascinante nel suo essere così incredibilmente onirica…chi non ha mai fatto un incubo in cui non riusciva a scappare da un edificio? Personalmente è uno dei miei incubi più gettonati. Praticamente un topos. Anche il particolare del rientro forzato in una situazione in cui si era convinti di essere usciti è abbastanza familiare a livello onirico..basti pensare a tutte le volte che ho sognato di essermi svegliata invece ero appena entrata in un altro sogno magari ancora più orribile. Diciamo quindi che tutto sommato Sclavi ha il merito o la furbata di sfruttare temi e soggetti comuni a buona parte dei suoi lettori. Non credo che sia una genialata neppure la solita strabusata situazione del gruppo di persone che non si conoscono ma che finiscono a vivere lo stesso incubo e perciò costrette a familiarizzare. Sicuramente è un tema molto caro a Stephen King e a un gran numero di film di genere catastrofico.
Non mi sono piaciute neanche le numerose banalità formato famiglia sempre presenti quando il soggetto e la sceneggiatura sono curati da Sclavi stesso: il mondo marcio, le bruttezze e le bassezze della società, in fondo i mostri siamo noi e altre amenità del genere. Ora, partendo dal presupposto che non amo tantissimo la negatività e il pessimismo all’interno di un fumetto che si presuppone abbia lo scopo di far trascorrere piacevoli ore in situazioni irreali, fantasiose, divertenti o semplicemente lontane dalla realtà quotidiana fatta di lavoro, stress, obblighi vari ed eventuali. Non vedo perché quando prendo in mano un albo mi devo sorbire le paturnie di un uomo che vivendo un momento difficile nella propria vita decide di riversare tutto il suo malanimo nel lavoro.
Voto: 6

martedì 28 aprile 2009

0 Dylan Dog 142. Anima Nera


Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Bruno Brindisi
Trama: Sandra Wilcox chiede l’aiuto di Dylan per risolvere un problema famigliare che la impensierisce da diversi anni. Si tratta di suo fratello Connor, un ragazzo di 21 anni che in seguito al trauma della separazione dei genitori e soprattutto dopo essere stato relegato in un collegio finisce “apparentemente” per impazzire. Questo secondo i medici specializzati, ma in realtà sembra che egli sia veramente in grado di comunicare con delle creature sovrannaturali: Peebles, Nik Nak, Berker, Fionnula e più tardi Pandora (proveniente da un luogo chiamato Anima Nera della Notte). Creature comparse per riempire la sua solitudine e visibili unicamente a lui.
Dylan accetta di incontrare il ragazzo nonostante l’iniziale scetticismo. Nel frattempo gli “amici invisibili”di Connor lo avvertono dell’imminente arrivo dell’investigatore dell’incubo, l’unico capace di distruggerli, obiettivo che neanche gli psicofarmaci sono riusciti a centrare. Il ragazzo viene obbligato dai 5 a compiere prima un omicidio ai danni della sua infermiera colpevole di volergli somministrare l’ennesima iniezione e poi a scappare dopo aver randellato il povero ignaro Dylan.
Durante la sua fuga vengono commessi altri omicidi di persone legate al passato di Connor, persone colpevoli di averlo tradito o umiliato.
Nel mentre Dylan, attraverso la lettura degli stralunati diari di Connor, le conversazioni con il Dottor Stevens e in particolar modo dopo aver seguito con una mappa il percorso di fuga compiuto dal ragazzo, capisce che la direzione che sta prendendo lo sta conducendo all’Anima Nera, ossia Blacksoul un vecchio luna park abbandonato. In realtà anche questo luogo appartiene ai ricordi di Connor, infatti si tratta dell’ultimo posto e dell’ultimo momento in cui lui è stato veramente felice con la sua famiglia. Una poliziotta appostata nel Tunnel Dell’Amore (attrazione in cui Connor aveva visto per l’ultima volta felici insieme i suoi genitori) lo uccide sparandolo alla schiena. Con lui spariscono anche i suoi amici. Tutti tranne Pandora…Intorno alla sua persona aleggia un mistero che svelerà un finale alquanto inaspettato e reale.
Commento: è un albo che si sbrana in pochi rapidi morsi ma che alla fine della fiera lascia con un grande amaro in bocca. Come spesso accade nelle storie di Dylan Dog la realtà può essere molto peggio di qualunque incubo e questo numero ce ne offre un terribile esempio. Da apprezzare sicuramente l’intreccio, complesso e sviante. Avrei forse preferito un andamento indirizzato totalmente al fantastico ma chissà perché più ci penso più mi rendo conto che forse in questa storia non c’era nessun elemento sovrannaturale, in quanto tutto può essere facilmente spiegato con la follia di una mente malata e capace di generare mostri, anche grazie alla collaborazione di veri mostri intorno a lei.
Voto: 7.

1 La Donna e il desiderio di Maternità

Statisticamente si sa che la maggioranza delle donne si divide in due grandi schiere:
- Le donne che nascono con il desiderio prepotente e innato di diventare mamme a loro volta
- Le donne che nascono con la sicurezza di non voler procreare
Diciamo che possono esserci anche rari casi in cui la donna da sempre convinta di non voler avere figli improvvisamente si sveglia una mattina con la smania di riprodursi. Solitamente vicino ai 40 anni o dopo una gran sbandata sentimentale. Ma se vogliamo proprio essere onesti è un caso su un milione.
Nei miei 32 anni di vita ho potuto assistere alle scene più bislacche che si possano immaginare rispetto a questo argomento. Ricordo una sera a casa di amici, nella noia più totale, decido (malauguratamente) di scambiare due parole con una fresca coppia nata via chat. Sapete come sono le coppie fresche fresche no? tutto amore, cieli azzurri e angioletti che volano...Non so come si finisce a parlare di gravidanza. Io interrogata dico in tutta franchezza che per me il massimo nella vita sarebbe realizzarmi come persona sia nel lavoro che nella vita privata MA senza figli. Mai l'avessi detto, sono stata guardata come un alieno appena sbarcato da Assurdopoli, mancava solo che mi lanciassero un anatema e acqua benedetta per vedere se prendevo fuoco. Le parole della parte femminile della coppia sono state: "ma stai scherzando? non c'è niente di più bello che mettere al mondo dei figli! è l'unica cosa che dà un significato alla vita di una donna. Siamo nate per questo".
Bhe la mia espressione facciale si può solo immaginare, ma sorvoliamo. Io dico, ma è possibile che sia ancora presente nella nostra società un modo di pensare così arcaico e conservatore? così maschilista e privo di senso? la cosa vergognosa è che certe parole escano dalla bocca di una donna. Sentendo questi discorsi un essere umano di genere femminile si dovrebbe sentire come un contenitore da riempire, un'incubatrice che permetta ad un suo simile di affacciarsi al mondo. Tutto questo fa molto Isaac Asimov ma per me è un discorso privo di senso etico e buono solo per un'omelia in chiesa.
Io rispetto chi decide di avere un figlio ma pretendo lo stesso rispetto verso chi non nutre lo stesso desiderio o non ha questo scopo primario nella vita.
Questo discorso meriterebbe senz'altro uno spazio più ampio ma passo oltre perchè l'argomento è spinoso e pieno di diramazioni. Infatti...vogliamo parlare del ruolo dell'uomo in tutto questo?
Esistono in questo caso 3 grandi categorie:
-L'uomo con il pallino di diventare papà
-L'uomo che detesta la sola idea di dividere la propria donna con un altro essere umano, di pulire culi e di avere delle responsabilità
-L'uomo che vuole riprodursi per continuare la propria stirpe e per far felice la mammà tanto desiderosa di diventare nonna. Questo tipo d' uomo esiste veramente, ho un caso accertato perciò non pensate che sia una bufala creata ad arte o frutto di una mente malata. Questi uomini esistono veramente.
Nella mia pochezza intellettuale e nel mio sempiterno cinismo continuo a sostenere che la scelta di avere un figlio dovrebbe spettare solo e unicamente alla donna visto che parliamoci chiaro è lei che si prende la parte grossa, pesante e dolorosa del lavoro. In fondo l'uomo che parte ha in tutto questo? solo quella piacevole no?! tanto è vero che sta crescendo in maniera esponenziale il numero di donne che sceglie l'inseminazione artificiale invece che i metodi tradizionali. Delle motivazioni ci saranno no?
Inoltre, ma questo è un discorso un tantino arduo, spesso e volentieri la gravidanza è ed è stata stupidamente descritta come la cosa più naturale al mondo. Che fesseria. Ma sapete quante donne sono morte per complicazioni durante il parto? quante ne muoiono tuttora? e qui introduco una mini parentesi per dire che ci sono medici, ma persino donne stesse che sono contrari all'epidurale perchè vogliono vivere totalmente l'esperienza del parto. A quanto pare il sadismo si presenta anche nelle forme più inaspettate. La donna che desidera l'anestesia o il cesareo o è pazza, o non desidera veramente un figlio o è snaturata.
C'è un grande razzismo nella società che ci contiene. C'è stupidità e ignoranza. Non si può imporre ad una donna di diventare madre, nè obbligandola, nè blandendola, nè tantomeno con una sottile violenza psicologica travestita da lavaggio del cervello. Le conseguenze di una gravidanza non veramente desiderata sono poco piacevoli.
Pochi parlano della depressione post partum, del rifiuto che può provare la donna nei confronti del nuovo arrivato. Tanti fatti di cronaca, ahimè quasi quotidiana, ci informano che la donna non è poi così portata a fare la mamma, che a volte scatta un meccanismo perverso e violento nei confronti dei propri figli, soprattutto quando questi ultimi sono molto piccoli se non appena nati.
Tutto questo discorso sembrerà un'invettiva contro la gravidanza ma in realtà è solo un modo per far sentire anche delle voci contrarie a tutto questo falso perbenismo che si sente in giro. Voi donne sposate ma senza figli quante volte vi siete sentite ripetere la stessa domanda mentre incrociavate parenti, amici, suocere? Quando allargherai la famiglia? quando mi renderai nonna, zia, bisnonna? e voi dentro come vi sentite? condividete oppure dentro di voi sbuffate e vi alterate sapendo bene che dietro le vostre risposte evasive si nasconde una gran voglia di urlare.
Ultimo argomento: la gravidanza in televisione, quella reale e quella fittizia.
Antonella Clerici: quanto le è costato diventare madre? sarà stato un suo grande e immenso desiderio ma il prezzo da pagare è stato realmente altissimo. Inutile dire cosa posso pensare poi di una donna ultraquarantenne che decide di avere un figlio. Egoismo a go go. Un bambino che avrà una madre già in là con gli anni e un padre che 100 a 0 tra poco tempo sparirà per tentare la carriera nel mondo dello spettacolo. Anche in questo caso potrei essere tacciata di cinismo ma la realtà è sotto gli occhi tutti. Tra l'altro lo sguardo di questa donna non è poi così felice e radioso. Praticamente ha perso tutto quello che ha conquistato in tanti anni di sudato lavoro. Ma poi chi l'ha detto che la donna è più bella quando è madre? Antonella mi sembra invecchiata e ancora più grossa di com'era prima. Magari i chili li perderà ma con il viso è un altro paio di maniche.
Cesaroni: Eva è incinta, ragazza madre lasciata dal suo compagno che non voleva figli. A parte la storia che è veramente tirata per i capelli. Non credo che esistano persone così stupide da mettersi una panciera contenitiva per nascondere il pancione sino al quinto mese di gravidanza. Avrebbe avuto un aborto nel giro di niente. Gravidanza uguale assoluta impossibilità di trovare lavoro (a quanto ci dice il regista della serie, nella realtà penso che non sia propriamente così ma che anzi ci siano delle interessanti agevolazioni). Ma nonostante il dramma, Eva viene accolta con tutti i crismi all'interno della sua famiglia con tanto di fiumi di champagne e festeggiamenti vari. Ma veramente va così ad una 18enne che arriva a casa e ti dice che è incinta? ho i miei dubbi. Ma la finzione si sa è rassicurante perchè così dev'essere e va bene così.
Poche parole: donne che desiderate un figlio avete il mio massimo rispetto e la mia stima. Donne che vi sentite bene così, da sole o con un ragazzo, un compagno, un marito o un cane...continuate così e lasciate perdere chi vi accusa di essere snaturate o di perdervi la meraviglia delle meraviglie. Godetevi una vita di viaggi, lavoro, serate al ristorante e meno rotture di balle delle vostre simili con l'espressione sbattuta e rassegnata di chi sa che ne avrà per i prossimi 30 anni.

lunedì 27 aprile 2009

0 Academy e Amici Provini..un confronto decisamente non alla pari. Vediamo Perchè



Bisogna ammettere che l'attuale stagione televisiva è veramente strana e bislacca. Ora ditemi voi se era necessario chiudere in tutta fretta Amici per far partire quasi come tappabuchi o come scadente imitazione di un programma della rete nazionale, un Amici in versione sadica con provini a cui si sottopongono persone che hanno il talento pari a quello di uno che sputa più lontano o fa il rutto più lungo.

Io ammetto spudoratamente di vedere quel programmino nato quasi di soppiatto chiamato Academy, la prima scuola di ballo televisiva che è condotta con piglio deciso e a volte piuttosto militare da Lucilla Agosti, mastrolinda in salsa femminile. Se infatti qualcuno oltre me segue la trasmissione non può non aver notato i bicipiti da Popeye della suddetta bionda.

Comunque, il programma in questione a quanto ho capito ha una durata limitata, è una specie di programma flash, un mese e mezzo e stop. Secondo me aspettano di conoscere il riscontro del pubblico per eventualmente aumentare o addirittura diminuire la lunghezza della trasmissione.

Quello che ho potuto vedere è molto positivo, in quanto i ragazzi che si sono presentati ai provini finali erano veramente di livello superiore rispetto alle ciofeche di Amici. Del resto con un sergente di ferro come Raffaele Paganini, simpatico come una puntina da disegno arrugginita, era parecchio difficile che entrassero delle scarpe in un programma dove ci sta mettendo la sua faccia e la sua tinta di capelli. La Savignano è una grandissima professionista, onesta, umana e anche molto affascinante nei suoi 70 anni. Lil Phil mi sta sulle castagne ma questo è relativo.

Ho sentito soprattutto delle critiche oggettive partire dai 3 giudici, non ho avvertito la presenza aleggiante e inquietante della raccomandazione, non c'è finzione e c'è solo una gran ricerca della qualità da un punto di vista artistico e tecnico. Per capirci non sono stati presi in considerazione ragazzi che non avevano mai visto una sbarra, che non sapevano cos'è un arabesque e che non erano in grado di fare una pirouette dritta. In questo programma sono stati banditi i vari Domenico, Susy, Alice e via dicendo. Sabato pomeriggio ho potuto assistere alla prima diretta, lunga, ritmata e senza inutili parole o disquisizioni tra i fautori dell'hip hop o della danza classica.

Ognuno fa il suo lavoro e nessuno interferisce per far prevalere la propria categoria a discapito di un'altra. Tutti sono consapevoli che l'hip hop è una cosa e la danza classica è un'altra e soprattutto che a livello tecnico non c'è paragone fra le due discipline. Tesi che è stata al centro di numerosi dibattiti triti e ritriti in quel di Amici, dove alla fine il risultato di tanti discorsi sulla maggiore importanza dell'interpretazione sulla tecnica ha portato ad una quasi totale scomparsa dei ballerini all'interno del serale. Insomma...le ciofeche non piacciono a casa. La gente vuole un Leon o un'Anbeta...e mi sa che dovrà aspettara ancora molto a lungo.

Per concludere il discorso su Academy, devo attribuirgli un altro punto di merito per la bellezza delle coreografie. Tutte. Dall'hip hop (che rende quelle della Paparo delle esibizioni da balera o da lezione di prova in una sala hip hop), alla moderna (con una fiammata durante l'esibizione di Federica e Vito su Firestarter dei Prodigy), per non parlare della danza classica con variazioni di una difficoltà sovrumana.

Passiamo ad Amici...a quanto si leggeva su internet ci sarebbero dovuti essere dei cambiamenti radicali nella commissione e questo non poteva che farmi piacere visto che sono anni che aspetto di liberarmi di Garrison e Grazia Di Michele. Ma poi vai a vedere le puntate di Amici Provini e chi ti vedi? le solite facce. I cambiamenti radicali sono stati due: non c'è più Mauro Astolfi (l'unico insegnante serio della scorsa edizione, silurato inspiegabilmente dal serale e ora esiliato chissà dove) ed è scomparso il reparto recitazione. Maria ma che combini?? vedo che ci sono facce nuove ma ne avevamo veramente bisogno di questa armata brancaleone? non bastavano quelli che già ci tocca vedere ogni benedetto anno con sempre più rughe, menopausa e acidità a fiumi? l'entusiasmo di questi residuati bellici si è esaurito già da un bel po' ma siccome nessuno li vorrebbe in un teatro o a montare coreografie neppure al defunto Bagaglino..eccoceli qua perchè si sa che la coppia De Filippi e Costanzo è nota negli ambienti come colei che crea un angolino apposito per tutti coloro che sono usciti dal mondo dello spettacolo (quello che conta) dalla porta di servizio.

La qualità degli aspiranti pigiamini è veramente scarsa..ma mi reputo generosa perchè se dovessi essere realistica dovrei dire che farebbero bene a presentarsi ai provini per la Corrida, ma con la sicurezza di essere scartati persino lì.

Pare che le selezioni passeranno attraverso 5 fasi, ma se in 2 puntate sono passate al massimo una decina di persone (ma credo di esagerare), tra l'altro scarse oltre ogni dire...la trasmissione o dura sino a ottobre o a un certo punto prendono chiunque gli passi sotto il naso pur di chiudere il baraccone.

Una parola la spenderei per la categoria Canto. Fossi Vessicchio chiederei un aumento del cachet solo per la pazienza di farmi violentare il timpano da esemplari che sembrano (dalle fattezze) non appartenere neanche al genere umano. Oserei dire che potrei partecipare anche io sicura di passare alla fase finale visti i valori in campo.

La conclusione di tutta questa omelia è che Amici ha rotto le tasche, almeno le mie e che Academy chiuderà ben presto ma sinchè dura merita di essere guardato e che fa 100 a zero alla trasmissione tanto decantata di canale 5.

P.s: del resto come non rendersi conto che pure X Factor a livello di talento e preparazione oltre che di serietà supera di gran lunga tutta la categoria canto di Amici? Infatti Alessandra e Valerio erano già talentuosi e non hanno avuto certo bisogno della Di Michele o di Jurman per crescere artisticamente. La vera ricerca musicale, la versatilità e la maturità artistica la puoi trovare unicamente in un programma con dei professionisti seri e non in uno in cui alla fine ti fanno cantare le solite 3 canzonette da karaoke.

sabato 25 aprile 2009

1 Dylan Dog 141. L'Angelo Sterminatore


Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Nicola Mari
Citazioni:
- L’Angelo Sterminatore, film di Luis Bunuel del 1962
Trama: l’albo si apre con un flash back (Foresta Nera 1944) in cui vediamo Padre Erik, l’abate di un monastero che, allarmato dal sopraggiungere di un convoglio nazista, corre a cercare Saul e Jael due bambini che vivono nella sua abbazia. Capiamo subito che c’è qualcosa di strano in loro, infatti scendono da un albero altissimo in un modo misterioso (ma che a leggere il titolo è facilmente spiegabile). I due vengono rinchiusi in una stanza e gli viene, come dire, estirpata una parte del loro corpo che sembra rappresentare una minaccia per la loro incolumità.
La scena si sposta ai giorni nostri. Una sedicente strega, diciamo meglio una cartomante, si reca da Dylan perché la sua segretaria, Jael, è scomparsa da qualche tempo. Un’impietosa finestra ci mostra la ragazza in fuga da un uomo. Non riesce a scappare e viene brutalmente uccisa.
Siamo di nuovo in Germania, qui nell’antico monastero vivono ancora Saul e Erik. Ci viene spiegato come Jael avesse deciso di rinunciare alla sicurezza delle vetuste mura per andare nel mondo e fare del bene. Saul, in contatto spirituale con la sorella, apprende che è morta e decide con animo bellicoso e vendicativo di raggiungere Londra. Durante la traversata da Calais a Dover, egli dà mostra delle sue incredibili capacità a Shirl una ragazza conosciuta sul traghetto. Riesce infatti a leggere nel cuore delle persone presenti sull’imbarcazione e a conoscerne i segreti più intimi.
Nel frattempo Dylan cerca di saperne di più su Jael e per farlo entra in contatto con padre Jonahtan, definitosi suo tutore legale. L’uomo custodisce nella sua chiesa un’inquietante reliquia, ossia le spoglie di un angelo mummificato proveniente da Bisanzio. L’uomo dimostra di avere delle conoscenze molto approfondite sugli angeli ma soprattutto sui Nephilim, gli angeli caduti. La sua erudizione è dovuta in particolar modo alla sua amicizia con padre Erik, conosciuto nel 1958 durante una visita al monastero tedesco. Il frate chiede in seguito un favore a Jonahtan e cioè di avere cura di Jael, una sua protetta che sarebbe arrivata di lì a poco in quel di Londra.
Nel frattempo viene uccisa un’altra ragazza, dai tratti fisici simili ai suoi, occhi azzurri e capelli biondi. Dalle sue parole sembra che l’assassino sia alla ricerca di un angelo, mentre sul suo cammino continua a trovare solo semplici ragazze senza quel quid in più. L’uomo porta un gran rancore dentro di sé, un rancore alimentato dalle continue derisioni e sguardi di disprezzo lanciatigli prima che diventasse ricco e famoso, quando era solo un ragazzino dall’aspetto repellente.
West, questo è il suo nome, s’imbatte per puro caso in Shirl e colpito dalla sua avvenenza con un futile pretesto riesce ad attirarla e in seguito a intrappolarla in attesa di riservare anche a lei il solito trattamento.
La polizia però grazie ad un indizio trovato addosso all’ultima vittima riesce finalmente a risalire al colpevole e Dylan ferma appena in tempo la sua prossima esecuzione. Grande colpo di scena: West afferma di aver conosciuto Jael e di averne ricavato da lei preziosi insegnamenti e soprattutto la forza di tenersi lontano da atti di violenza. Ma improvvisamente venne uccisa, non da lui però. Lui da quel momento in poi è alla ricerca di un angelo, un angelo proprio com’era Jael, che lo guardava con occhi pieni di serenità e gioia e non con commiserazione e disgusto. A questo punto tenta di scappare ma viene intercettato da Saul che lo fa diventare una torcia umana per espiare e pagare le colpe di cui si è macchiato.
Chi è il vero assassino? Chi è colui che ha fatto sì che Jael, tanto amata nel quartiere dove viveva, decidesse di continuare la sua missione di bontà alle dipendenze di una cartomante? Costretta per sfuggire agli sguardi di concupiscenza di un uomo che ogni volta che la guardava nutriva pensieri impuri e indegni della sua carica di ministro di Dio…
Commento: non so neanche da dove cominciare, posso solo dire che penso di trovarmi di fronte ad uno dei numeri migliori di Dylan Dog. Perfetta fusione tra disegni di rara bellezza e una sceneggiatura che sarebbe adattissima ad una trasposizione cinematografica. Un incipit da maestro, con mille aspettative e interrogativi che si affacciano prepotentemente nella mente del lettore, blandito da una trama che non può non intrigare all’istante. Ci si trova a formulare ipotesi e ad essere convinti di determinate sicurezze che vengono prontamente scardinate da un finale inaspettato e da manuale. La scena non è dominata da Dylan Dog che anzi è quasi uno spettatore come noi che leggiamo lasciando colare un po’ di bavetta su pagine che si corre il rischio molto reale di consumare a furia di leggerle e rileggerle. La scena è dominata dalla storia stessa, non ci sono protagonisti ma varie figure a loro modi centrali. Abbiamo la dolce Jael, che incarna l’immagine che tutti abbiamo dell’angelo..destinato a fare del bene, con la missione suprema di aiutare l’uomo a tenersi ben lontano dalla strada che conduce al male. Jael che è presente in tutto l’albo ma sempre attraverso dei flash back, Jael che è già morta quando l’attenzione si sposta improvvisamente su di lei. Saul è l’angelo incerto, combattuto, l’angelo che vede crollare intorno a sé il concetto del bene, il concetto stesso che ha portato alla sua creazione e alla sua comparsa nel mondo dei mortali. Potrebbe ingrossare le file degli angeli caduti ma è guidato sempre e comunque da un profondo senso di giustizia che non può fare a meno di esprimersi anche in modi che ai nostri occhi possono sembrare cruenti e poco adatti alla figura eterea che ci siamo creati nel corso della vita e delle ore di catechismo. Gli angeli in realtà sono sempre stati i soldati di Cristo, spesso con una spada in mano e il sangue del peccatore a sporcargli le candide vesti. L’iconografia spesso ce li ha mostrati come dei pupattoli con le alucce e i visini da putto, con l’aureola e le boccucce a cuore ma inviterei chiunque a fare una bella passeggiata a Castel Sant’Angelo per vedere le 10 imponenti figure che si stagliano imponenti ai fianchi del visitatore. Sono impressionanti e incutono timore.
Tornando a noi…io non ho trovato difetti nella storia, per me è sinceramente perfetta. Se proprio devo essere cattiva e spietata potrei sottolineare il trascurabile fatto che a quanto ci raccontano i testi sacri gli angeli non hanno né sesso né età mentre qui ci troviamo davanti a due fratelli, maschio e femmina che da bambini sono diventati adulti, magari ci hanno messo un centinaio d’anni a diventare 30enni ma vabbè…la cosa stona un tantino con le informazioni che abbiamo a disposizione ma non toglie niente né alla storia né al 10 e lode che si merita di diritto questo piccolo gioiello.
Voto: 10

venerdì 24 aprile 2009

0 Dylan Dog 140. Verso un mondo lontano



N.140 -Maggio 1998

Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Luigi Piccatto

Citazioni cinematografiche:

- "A letto con il nemico" (1991)

- "Don Juan De Marco" (1995)

-"L'Ultima Eclissi" (1995)

Citazioni letterarie:

- "Mattatoio n.5" (1969)

- "Rose Madder" (1995)

Trama: Dylan Dog riceve la visita di uno strano ragazzo chiamato Vaal che gli confessa di aver avuto delle visioni su alcuni omicidi avvenuti in bunker situati in un ex centro sperimentale chiamato Grilmiby Pill. La polizia, capeggiata da Bloch, accompagna Dylan nel luogo indicato ed effettivamente vengono trovati progressivamente dei cadaveri. Vaal è l'unico sospettato e viene accompagnato in centrale. Qui arriva il suo psicologo Kurtz che spiega alla polizia che il ragazzo è in cura da lui in quanto convinto di provenire da un pianeta chiamato Tralfalmagore. Nella storia subentra una donna, Primerose, maltrattata dal marito e ricoverata d'urgenza in ospedale per gravi lesioni dopo l'ultima "punizione" ricevuta dal violento consorte. Le storie di Vaal e di Primerose finiranno per incrociarsi sino ad arrivare ad un inaspettato finale.

Commento: appena finito di leggere il qui presente albo ho pensato...che casino. E poi...un finale tutto sommato insoddisfacente e ben poco fantasioso. In realtà vengono messi in ballo tanti argomenti e situazioni nell'arco delle canoniche 100 pagine, c'è la fantascienza, le numerosissime citazioni tanto care alla tradizione dylaniata e il tema sociale riguardante stavolta le violenze domestiche. Nell'editoriale stranamente non viene citato Rose Madder come fonte di ispirazione..ed è ben strano visto che tutta la vicenda del Centro per donne Maltrattate (compresa la guardiana Trudy) è presa quasi totalmente dal romanzo del vecchio Stephen. Devo dire che la storia non mi ha preso per niente, troppo caotica e sul finale sin troppo realistica e quasi banale. So che i fan di Sclavi potrebbero volermi morta a questo punto ma secondo me stavolta ha proprio toppato.

Voto: 5

giovedì 23 aprile 2009

3 Recensione Duma Key-Stephen King


Trama: Edgar Fremantle, ricco costruttore edile, viene ricoverato d'urgenza a causa di un grave incidente che gli ha provocato oltre a numerose fratture in tutto il corpo anche la perdita del braccio destro e una lesione temporanea di una parte del cervello..quella adibita al linguaggio e alla formazione delle parole. Dopo vari mesi riesce piano piano a riprendersi grazie al supporto di Kamen il suo psicologo che gli consiglia di staccare da tutto e da tutti per ritrovare se stesso e la voglia di vivere. In effetti Edgar si trova ad un punto cruciale della sua vita in quanto la moglie Pam decide di chiedere la separazione e le due figlie, Melinda e Ilse, vivono lontane per motivi di studi. Edgar decide di prendere in affitto una bella villa affacciata sul mare in quel di Duma Key, un isolotto situato sulla costa della Florida. La casa viene da lui ribattezzata Big Pink per via delle sue dimensioni e del suo colore. Suoi vicini di casa sono l'ex avvocato Wireman e la proprietaria di tutta Duma Key, ossia l'anziana Elisabeth Eastlake. Nel giro di poco entra in confidenza con entrambi arrivando a scoprire dei fatti inquietanti che riguardano proprio la famiglia Eastlake e l'isola stessa. Edgar scopre anche che Duma Key ha su di lui un effetto sovrannaturale infatti inizia a disegnare e in seguito a dipingere delle vere e proprie opere d'arte, dotate di una forza tutta speciale in quanto hanno influenza sulla realtà e sono anche delle finestre che si aprono su fatti che stanno avvenendo in quel preciso istante. Inizialmente sembra un dono bellissimo ma poi...
Commento: penultima fatica del vecchio Stephen. 700 e più pagine datate 2008 e tradotte dal sempre efficiente Tullio Dobner. Le mie impressioni su questo romanzone..L'inizio è coinvolgente e scritto da Dio a differenza delle ultime sue creazioni che difettano di scorrevolezza e comprensibilità per chiunque abbia un cervello che concepisce esclusivamente frasi dotate di soggetto predicato verbale complemento oggetto e tutto quel che segue. In effetti lui ha chissà poi perchè reso il suo linguaggio imperscrutabile e oscuro oltre ogni dire e mi riferisco in particolar modo agli ultimi 3 romanzi della saga della Torre Nera e a La Storia di Lisey. Onestamente i punti più bassi della sua carriera letteraria. Torniamo a noi: il romanzo in questione è scritto benissimo dicevo, ha uno stile semplice ma allo stesso modo descrittivo ma in un modo che ti prende bene, Tutto scorre in modo piacevolmente graduale in modo da farti entrare a piccoli passi nella vicenda e per farti capire bene le dinamiche che sono al centro del libro. Ho notato soprattutto una grande poesia e delle descrizioni paesaggistiche inusuali per Stephen ma di grandissimo effetto tanto che mi ha preso una gran voglia di visitare la costa della Florida anche solo per ammirare i suoi scontati tramonti color pastello. La trama è una bomba, originale, con tutte le premesse giuste per diventare un romanzo con la R maiuscola e conquistarsi un meritato posto vicino a Shining, It, L'ombra dello Scorpione, eccetera eccetera. Tre quarti di libro sono da 10 per intenderci. Mi ha veramente catturato e portato, per la prima volta devo ammettere, a congetturare sul possibile finale. Insomma è riuscito a costruire un vero e proprio Thriller. Invece le ultime 100 pagine hanno rovinato tutto. Stephen King ha un enorme difetto, spesso non è in grado di mettere la ciliegina sulla torta, una torta di rara bellezza. E' disastroso nei finali..in questo caso non è stato veramente disastroso come in It per esempio ma deludente SI. C'era tutto: il dono speciale di Edgar, i segreti di una famiglia vissuta negli anni 20 isolata dal mondo, il vascello fantasma con il suo terribile guardiano, le presenze, le bambole parlanti..c'era insomma veramente tanto materiale. Alla fine non si sa bene perchè se n'è venuto fuori con la solita squinternata mitologia. Scomodiamo addirittura Persefone, regina degli Inferi che inspiegabilmente vive in acque marine, teme l'acqua dolce e ha un galeone fantasma governato invece che da un esercito di morti putrescenti e secolari, da 3 zombetti che si spaventano con un po' d'argento. Il libro comunque merita di essere letto sino in fondo perchè ha comunque una storia avvincente che porta avanti il lettore sino all'ultimo. Non è un romanzo ridondante nonostante la mole ma anzi le 700 e più pagine alla fine sembrano pochissime proprio perchè certi tasselli finiscono per essere bellamente ignorati dallo scrittore lasciando con un palmo di naso il povero lettore.
Voto: 5 per il finale, 9 per la storia, 7 in totale

martedì 21 aprile 2009

0 Recensione Bolt un Eroe a 4 Zampe



Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Animazione
Durata: 97'
Regia: Byron Howard, Chris Williams
Trama: Il protagonista è Bolt un cagnolino bianco di razza imprecisata che sin dalla nascita lavora come attore in una serie televisiva in cui interpreta un cane dotato di superpoteri in continua lotta contro l'Uomo dall'Occhio Verde per difendere la sua padroncina Penny, figlia di un importante scienziato (proprio quest'ultimo ha geneticamente modificato Bolt per proteggere la propria figlia). C'è solo un piccolo problema: lui crede di avere davvero poteri speciali e soprattutto è convinto che quella sia la sua vita reale. In realtà in 5 anni di vita non ha mai lasciato il set in cui si trova a vivere, segregato a fine riprese in una roulotte camerino. Neanche Penny è la sua vera padroncina, anche se lei adora Bolt e vorrebbe portarlo a casa con sè, sconsigliata in questo dall'avido manager. Un giorno però Bolt fugge dagli studi e approda nella vita reale iniziando a capire grazie all'aiuto della gattina Mittens e del criceto grasso Rhino, che in realtà la vita non è come è sempre stato abituato a credere, che esiste un valore molto importante a lui sinora sconosciuto cioè la Libertà e l'essere speciali per coraggio e amore incondizionato e non per poteri sovrannaturali. La sua missione sarà comunque quella di ritrovare la sua amata Penny da un capo dell'America all'altro.
Commento: Film d'animazione targato Disney. Che dire? ho avuto gli occhi lucidi per tre quarti di film. Pellicola eccezionale, avventurosa e ricca di valori e temi portanti come l'amicizia, la libertà, lo sfruttamento degli animali nell'industria cinematografica, l'abbandono degli animali e l'eroismo di questi ultimi (di cui ce n'è stato dato un esempio molto realistico nel recente terremoto che ha scosso l'Abruzzo). Posso solo dire che si tratta di un cartone animato (due parole che riducono a niente una pellicola che ha il valore di un film con la Effe maiuscola) con uno spazio ridottissimo per l'umorismo e le gag (molte produzioni Disney ormai stanno virando verso un percorso più serioso e maturo) e con largo spazio alla morale e al toccare corde profonde nello spettatore. Bolt è adatto ad un pubblico eterogeneo, sicuramente non è un film a solo uso e consumo dei bambini ma anzi può e dev'essere apprezzato in particolar modo dagli adulti. Gli uni e gli altri saranno toccati da particolari o situazioni diverse..l'under 10 sarà rapito dalle rocambolesche avventure in giro per l'America e l'adulto verserà (come la sottoscritta) qualche lacrimuccia in momenti topici del film. Da vedere.
Voto: 10
Curiosità: la voce italiana di Bolt appartiene a Raul Bova e la canzone che fa da colonna sonora al film "Una nuova Vita" è interpretata da Gabriella Scalise

lunedì 20 aprile 2009

0 Recensione Ultimatum alla Terra



Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Fantascienza
Durata: 103'
Regia: Scott Derrickson
Cast: Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Kathy Bates
Trama: il film si apre in India nel 1928, qui vediamo un uomo (Keanu Reeves) che viene attirato verso una strana sfera aliena che riesce a impossessarsi della sua mappa genetica. Si passa ai giorni nostri dove una scienziata specializzata in astrobiologia viene convocata dal governo degli Stati Uniti in un luogo segreto per tentare di salvare la terra da un'imminente invasione aliena. Una gran luce avvolge l'alieno e il suo imponente guardiano sbarcati in quel di New York (fantasia a 1000). Qui un soldato spara alla forma gelatinosa che sembra inizialmente avere intenzioni benevole. Viene portato d'urgenza in sala operatoria per tentare di salvargli la vita per interrogarlo (buon cuore americano). Si scopre che la massa gelatinosa è solo un guscio che contiene un essere dalle fattezze umane e più precisamente identico a Keanu Reeves. Perchè questo aspetto? per non spaventare gli uomini che sarebbero morti di paura a vedere la sua vera forma. In modo molto chiaro e senza mezzi termini spiega che porta un messaggio al genere umano: o la smettono di violentare la Terra o sarà costretto a far fuori tutti. Il suo obiettivo infatti è quello di salvaguardare il nostro pianeta dallo stesso genere umano colpevole di secolari nefandezze ai danni della flora e della fauna.
Commento molto personale: il film non mi è piaciuto, era debole sotto tutti i punti di vista. A originalità stiamo proprio a zero, inoltre mi è sembrato davvero poco credibile che nessuno si stupisse minimamente di un'invasione aliena e che questa fosse quasi preventivata e ovvia. I personaggi principali non hanno una gran presa a livello emotivo, non comunicano. Keanu Reeves non assomiglia per niente ad un alieno, ha sempre questa espressione piatta che non crea phatos nè empatia con lo spettatore. Il ragazzino che veste i panni del figliastro della scienziata è onestamente insopportabile e ho avuto una voglia pazzesca di tirargli due schiaffi per tutto il film. La pellicola è noiosa e prevedibile.
Voto 5.

martedì 14 aprile 2009

0 Dylan Dog 139. Hook l'implacabile


N. 139-Aprile 1998
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Maurizio di Vincenzo
Trama: Dylan Dog riesce finalmente a liberarsi di Hook, un assassino con un uncino al posto del braccio. Quest'ultimo infatti muore in un incidente stradale mentre tenta di uccidere il suo acerrimo nemico Dylan in quel momento casualmente al volante del suo celeberrimo maggiolino. La macchina di Dylan però ha il motore praticamente a pezzi e lo vede costretto a lasciare la sua fedele compagna di 1000 avventure in un'officina nei pressi. Qui lavora alle dipendenze del vecchio Pop un ragazzo ungherese, muto, ma mago dei motori in quanto ha ereditato dal nonno la capacità di rianimare le macchine, anche quelle pronte per lo sfasciacarrozze. Lui ha il "dono".
Sua sorella, con la quale si è trasferito a Londra, è una brava ragazza che per sopravvivere è stata costretta a prostituirsi. E' una vita che ormai l'ha stancata e cerca di sottrarsene finendo però per essere quasi ammazzata di botte dai suoi protettori.
Dylan chiaramente se ne innamora e allo stesso tempo fa amicizia con il Andrez, il mago dei motori. Quest'ultimo, avendo capito in che tipo di situazione si trova la sorella decide di vendicarsi uccidendo piano piano tutti i suoi clienti, appartenenti al bel mondo della capitale inglese. Li elimina utilizzando una macchina costruita da lui stesso unendo pezzi di automobili diverse e soprattutto utilizzando un frammento della macchina in cui è morto Hook. Un frammento vivo, animato dall'anima malvagia dell'assassino che in questo modo riesce in qualche modo a ritornare ad una sorta di non vita per vendicarsi in ultima istanza di Dylan Dog.
Commento: i disegni sono splendidi e rappresentano il battesimo sulle pagine di Dylan Dog di Di Vincenzo, il soggetto invece non mi ha colpito più di tanto. In realtà la storia parla solo marginalmente di Hook e perciò non capisco perchè intitolare l'albo con il suo nome. Ci sono temi importanti nella vicenda, soprattutto la piaga della prostituzione e a volte l'impossibilità per le donne di sfuggirne. Forse è un argomento un po' banale ma in fondo uno degli obiettivi delle storie di Dylan è sempre stato quello di sensibilizzare il pubblico dei lettori su temi scottanti della nostra attualità. Devo dire che nell'albo non mancano i topos di Dylan Dog: come per esempio le ballate in rima baciata e la presenza sorniona della Morte (in questo caso un vecchietto con occhiali patito di the e seccato da una mosca). Strana la quasi totale assenza di Groucho...E' un albo sicuramente serioso e con nessuno spazio per l'ironia.
Voto: 6

lunedì 13 aprile 2009

0 Recensione Drillbit Taylor



Una classica commediola all'americana per uno dei miei attori preferiti, il magico Owen Wilson. Nella qui presente pellicola interpreta un disertore, scappato ai suoi doveri verso la patria per sfuggire alla violenza tipica di qualsiasi guerra e di buona parte dei soldati di ogni angolo del mondo. Lui è un buono, uno che ha imparato a vivere per strada procurandosi monetine da utilizzare poi per tentare il colpaccio al gratta e vinci. Si lava nelle docce situate a ridosso della spiaggia, mangia gli avanzi lasciati da avventori di qualche bar o fast food e vive alla giornata.

Un giorno però si sveglia con il ghiribizzo di partire per il Canada..piccolo problema: gli servono 387 dollari (mi pare) per il biglietto di sola andata e per un cappotto pesante. L'occasione gli viene offerta da 3 adolescenti del posto, 3 classici NERD presi di mira dai due bulli della scuola il primo giorno del loro ingresso alle scuole superiori. I tre capiscono di aver bisogno di una guardia del corpo e mettono un annuncio sul web a cui risponde il nostro Drillbit. Naturalmente nasconde la sua vera identità e si fa passare per un vero ex soldato, esperto in tecniche di difesa e pronto a mettere tutti e tre sotto la sua ala protettrice. Peccato che in realtà abbia solo intenzione di mungere le tre piccole e sfigate mucche.

Dopo varie vicissitudini, trovate e gag Drillbit (soprannome che significa Punta di Trapano, per essersi ferito ad un dito con quest'ultimo) che in realtà si chiama Bob capisce che i tre ragazzini per lui sono diventati i suoi veri amici e che è ora di girare le carte e rimediare ad un paio di disastri.

Il film è leggero leggero come solo un prodotto home video può essere, buono per un pomeriggio senza pensieri e per sorridere ogni tanto. Se cercate le risate non le troverete...è una pellicola per ragazzini ini ini perciò scordatevi le classiche gag anche un po' volgarotte tipiche di Wilson (con o senza Ben Stiller). Rivolto soprattutto ai 12enni può andar bene anche per un pubblico di famiglie.

Carino. Voto 6

domenica 12 aprile 2009

0 Notte Stellata di Van Gogh

Ecco il quadro che vorrei nella mia camera da letto...mi suggerisce notti piene di sogni strani, sogni invernali sotto piumone e lenzuola blu

0 Recensione The Strangers


In un lento e tedioso pomeriggio di Pasqua decido di vedere il qui presente film. Pellicola recente, datata 2008 e collocabile nel genere strabusato ma sempre intrigante del thriller corredato da un pizzico di splatter e da un buon chilo e mezzo di luoghi comuni.
Il cast non è sfolgorante, diciamo che io conoscevo solo Liv Tyler, l'elfo dei nostri giorni, un elfo dall'eterna espressione terrorizzata, impressionabile e un po' piatta. Il suo partner (dalla presenza scenica pari a quella di un pesce in un acquario) è un tale Scott Speedman, il classico biondazzo dall'occhio ceruleo tanto caro alla decennale tradizione americana.
La trama è difficile da spiegare soprattutto perchè dopo mezzora di film ancora non avevo capito niente e non perchè il numero dei miei neuroni corrisponda ad una cifra inferiore al 10 ma perchè detto francamente non si capisce na mazza.
C'è una coppia giovane ben vestita, diciamo che sembra appena uscita dal ricevimento di nozze di Rubicondi e Ivana Trump. Questa coppia entra in una bella casa tutta in legno con un bel camino e con alcune sorpresine come petali di rosa nella vasca e bottiglia di champagne in ghiaccio. Sembrerebbe che i due si siano appena sposati ma in realtà sono già nella fase di indifferenza totale che si sviluppa intorno al settimo anno di matrimonio. Lui è talmente insofferente che chiama il suo migliore amico per chiedergli di andarlo a prendere che non ne può più le palle di stare con la tipa tra i piedi. Però ogni tanto si baciano e si dicono ti amo.
Fatto sta che lui decide dopo un bel cucchiaio di gelato anti depressione secondo il decalogo dell'americano medio di farsi un bel giro in macchina verso l'una di notte lasciando la moglie, la compagna o la fidanzata a girarsi i pollici in mezzo al grande nulla della provincia americana...questo nonostante ci sia già stata un'avvisaglia di svitati nella zona.
Lui esce, lei inizia ad essere perseguitata da una tipa che continua a bussare alla porta, alle finestre indossando una simpatica maschera da horror di stampo coreano.
Unica difesa un coltello, unico separè tra lei e i maniaci (dopo un po' si scopre che sono ben 3) una porta resistente quanto la parete posticcia di una scenografia di cinecittà. Finalmente torna il pirlotto e scopre di avere un fucile da qualche parte....in 90 minuti di film scopriamo anche che non lo sa usare, avrebbe potuto dotarsi di uno scovolino da bagno il risultato sarebbe stato il medesimo.
Devo dire che l'angoscia alle volte va a 3000, ma per tutto il film si ha voglia di dare una botta in testa all'uomo perchè compie delle azioni puramente illogiche che ti lasciano un nervoso tale da voler togliere il dvd dal lettore per scaraventarlo oltre la finestra aperta più vicina.
Il film è strano, non si capisce la cornice, non si capisce l'antefatto e non si capisce la fine. Io mi sono accontentata di capire ciò che c'era in mezzo e mi sa che devo ritenermi fortunata.
Se cercate il luogo comune del thriller questo film è per voi, se cercate l'aspetto psicologico statene alla larga perchè i personaggi sono stereotipati all'inverosimile, i dialoghi sono scritti da un uomo con poche idee e con un vocabolario di 500 parole.
Il silenzio è quasi totale tanto da ricordare il classico horror di matrice orientale, anche le maschere dei killer e le loro sparizioni e apparizioni improvvise ricordano molto le produzioni asiatiche.
Il mio voto è 5 per i contenuti e 6 per l'angoscia...un paio di salti sulla sedia li farete.

0 Buona Pasqua a Tutti!! evviva finalmente apro l'uovo!S.o.S FAME


martedì 7 aprile 2009

0 La Fortuna di questi tempi..


Di questi tempi la fortuna è..
Avere un tetto sopra la testa e un pavimento sotto ai piedi...
Stare in camera mia a scrivere su un portatile non andato in mille pezzi insieme a tutto ciò che sei sempre stato abituato a vedere all'interno di casa tua, come se si trattasse della cosa più banale di questo mondo, un'ovvietà che ora migliaia di persone rimpiangono perchè sanno che non rivedranno più le loro 4 mura fatte di quotidianità, risate, silenzi e noia....
Vivere in una regione che non rischia di essere rasa al suolo da un'improvvisa scossa i terremoto...mica tanto improvvisa a sentire le ultime notizie che si rincorrono incessantemente da più di 24 ore...c'era chi sapeva e ha fatto finta di niente, facendo spallucce e definendo come una dannata Cassandra portarogne uno che aveva previsto tutto con largo anticipo...l'uomo comune non sapeva, l'uomo comune dormiva i suoi sonni ignaro di essere seduto al centro esatto di una mina accesa..
Dormire nel mio letto eternamente disfatto ma mio e non in una tenda, nel sedile della mia Opel o in un' anonima e asettica camera d'albergo a 100 e più km da casa..casa? quale casa? forse mucchi di macerie con sotto carne morta che grida vendetta...carne morta che sino a 48 ore fa erano uomini, donne, bambini, cani, gatti...esseri viventi che respiravano e non nomi in una lista che continua ad allungarsi..
La fortuna è guardare con orrore il giornalista che fa il figo andando a rompere le balle ad un padre che ha perso la figlia o i riflettori che vanno a infastidire nel pieno di una notte che sembra non finire mai una delle tante famiglie ammassate dentro una Panda rossa scalcinata, gente che ha una dignità che i mass media tendono ad ignorare inquadrando la donna in lacrime con la pinza in testa e le ciabatte ai piedi, l'uomo con gli occhi rossi di pianto e la barba ispida o l'anziano che si trascina stancamente con la rassegnazione in volto.
Fortuna forse è anche scrivere banalità in un pomeriggio di aprile nella sicurezza della propria stanza..
Silenzio ora

venerdì 3 aprile 2009

0 Recensione Kung Fu Panda



Anche stavolta i geniacci della Dreamworks piazzano un poker d'assi sul tavolo dell'animazione, la Disney insegue col fiato corto, cortissimo.

Dopo la trilogia di Shrek e altri gioielli in full motion video ecco la storia ironica, dolce, pazzerella di Po, un panda grassoccio (com'è scritto nel codice genetico di ogni buon plantigrado bianco e nero), che sogna di diventare un campione di kung fu. Il suo quotidiano però lo costringe a servire ai tavoli come cameriere nella spaghetteria del padre, che tra parentesi è un'oca o un'anatra.

Ma ecco che arriva la sua grande occasione quando il gran maestro Oogway, durante un'importante torneo, lo insigna del titolo di Guerriero Dragone per sconfiggere il perfido Tai Lung appena evaso di prigione e intenzionato a impossessarsi della pergamena del Drago, destinata unicamente al Guerriero Dragone.

Gli inizi sono duri per il pacioso Po che non ha mai praticato il kung fu ma solo lo spazzolamento di qualsiasi dispensa ben fornita di cibi. Il gran maestro Shifu, dopo un'iniziale scetticismo nei confronti di Po, riesce attraverso una strategia "alimentare" a farlo diventare un vero campione nella nobile arte delle arti marziali.

Non vado oltre con la trama per non guastare la visione della pellicola a chi ancora non ha goduto di questa opera d'arte. Non è un'esagerazione. Le risate sono garantite dal primo all'ultimo minuto attraverso delle trovate cosmiche. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, impossibile non venire conquistati da tutti, nessuno escluso.

Chiaramente l'intero cast è composto da soli animali come nel 90% di ogni buon film d'animazione.

Che altro aggiungere? voto 10

 

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