giovedì 25 febbraio 2010

0 Prima Puntata Isola dei Famosi 2010

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Pronti con le noccioline e i pop corn? Ci siamo, eccoci dopo più di un anno al reality più reality che ci sia rimasto, quello che critichi ma che poi finisci per guardare, quello che tutti dicono finto ma chissà perchè dopo 3 mesi scopri che quella show girl figona che ti ricordavi è diventata un vero cesso ossuto e con 5 centimetri di pelo su cosce disseminate di bubboni. Isola dei Famosi, Simona Ventura e Nicaragua. Una trilogia di promesse o di minacce. Cast sul mediocre se non fosse per la sorpresa Busi e per la vaccona di cui nessuno sentiva la mancanza, quella che galleggerà in acque alte grazie alle labbra. Ci manca solo il cane o il cavallo di Albano e abbiamo visionato tutta la famiglia Carrisi. Ma siamo contenti lo stesso, godiamo già all’idea di vedere una 76enne dalla testa arancione che si lancia da un elicottero o il tronista sconosciuto che ci allieterà con il suo spessore culturale, soprattutto quando inizierà a litigare per il solito chicco di riso. I Nip pare siano non tanto Nip e chissà perchè un po’ ce l’aspettavamo dopo due anni di panettieri, muratori e carabinieri. Siamo pronti al via.

Simona fa un omaggio ad Avatar con un abito da sera blu squamato e luccicante, una sirena con due orecchini a forma di stella (quanta eleganza se non fosse per la solita corona tatuata che spunta dalla schiena come il marchio di fabbrica di uno scaricatore di porto) mentre il nuovo inviato, il nostro “amato” Rubicondi richiama in modo del tutto trash Sandokan con una bandana rossa e un ciondolo molto discreto con una testa di teschio. Tra gli opinionisti spunta fuori la carta scadente che non ti aspetti, il fu Adriano Aragozzini. L’altra donna finto elitaria non la conosco proprio.

I Vip intanto sono tutti fintamente legati ad un peschereccio (con delle espressioni allegre come sardine sott’olio) per affrontare la prima prova: slegarsi e raggiungere la spiaggia ma non prima di aver salvato due ex naufraghi: Dan Harrow e Carlo Capponi che sono praticamente a distanza di bacio alla francese. Noto già con un certo disgusto che Luca Ward ha una pettinatura da Solange compresa di tinta biondo geppetto (e dire che quello in teoria sarebbe dovuto essere il mio preferito) e poi la cellulite della Milo in bella vista. La Lecciso assurdamente sta sempre più assomigliando alla Power grazie ai numerosi e mirabolanti ritocchi chirurgici, mentre la Bart è sempre simpatica come ce la ricordavamo e in più presenta due mammelle piuttosto lunghe.

Presentazione dei Nip, fortunatamente solo 6: il finanziere con il fisico a lisca di pesce, la pubblicista piallata, il personal trainer con le palle in bella vista inserite a malapena in uno slip blu dall’elastico lento (pare che sia il preferito dal web…ma chi cazzo è??), la modella simpatica come un culo, l’ingegnere edile con i baffi setosi, l’estetista con le unghie da tigre e la finezza di un piatto di trippa.

Le scene vagamente omo tra Dan Harrow e Capponi continuano nel tuffo nella pozza di fango per cercare chiavi utili ai naufraghi, la manetta poi è un tocco di classe che sicuramente l’amante della banana non potrà non aver apprezzato. Sinora lo spettacolo stenta a decollare e mi dispiace che la Ventura non ci abbia preparato le solite schede dei Vip anche perchè così avrei scoperto chi cazzo sono quelle due prezzemoline che figurano tra i famosi.

Federico Mastrostefano in un filmato ci dà il suo parere su tutti i suoi compagni d’avventura che non sono più persone ma PERZONE, così come la Bart è la BBARTE. Gli uomini sono già tutti suoi fratelli o padri o zii. Aspettiamo una settimana e vedremo come si bruciano in fretta le parentele, anche le più strette.

La Cueva non è più la Cueva ma la MISSIONE. Ma perchè? non c’era un nome meno liturgico e più pasta e fagioli? uno di quei nomi a cui puoi associare un nuovo gusto di pizza? no? vabbè e teniamoci sta missione. I gradini dove sedersi sono sempre gli stessi così come le fiamme nei bracieri, pure il vestito bianco di Rubicondi è lo stesso di Magnini dell’anno passato, tranne l’ascella pezzata. Anche la Prova del Fuoco è un dejavu che però dai non ci dispiace, soprattutto se la Lecciso riporterà qualche leggera scottatura, quel tanto giusto giusto per cambiare quell’espressione da bambola gonfiabile che tiene su da un’ora a questa parte.

La presentazione in loco dei Nip offre scenari a dir poco impressionanti, in particolar modo la canottiera sotto il pettorale del personal trainer e il tatuaggio pubico dell’estetista, una freccia che a suo dire conduce al Paradiso. L’ingegner edile invece è sempre più simile alla versione sfigata di Harry Potter, quello che nelle foto delle superiori riconosci perchè è quello con gli occhiali, il vestito fuori moda e i baffi setosi pure a 18 anni. L’impressione generale è di un gruppo con poche carte da giocare e con la fotocopia di personaggi già visti e già rivisti. Ma chissà chi andrà avanti dai, siamo pure nell’era Mauro Marin…chi cazzo vuoi che vada avanti?

Bella la caduta a sorpresa della Ventura, qualche piccola vendetta da parte di una certa collega? Stacco pubblicitario e cambio d’abito, ora siamo più sul Barbie Principessa ma sempre con quella sorta di caschetto da velocista al posto dei capelli. Oggi è buona la Simona, non si è ancora incazzata, manco col gradino che l’ha fatta inciampare. Ci piace quando è buona, mette meno paura e torna umana come ai bei vecchi tempi.

Prova di resistenza col Fuoco: il cuoco Simone Ruggiati resiste quasi un minuto, Nina Senicar pure, la Lecciso con espressioni da calendario erotico resiste più di quel che pensavamo e Luca Ward ha un’impresa impossibile…farsi venire le bolle alla carne ma vincere la prova. Rubicondi ferma inspiegabilmente la prova perchè scambia le espressioni di giubilo di Ward per una richiesta di aiuto. Abbiamo capito che Rubicondi non c’è, non è adatto, non ci piace e se lo portasse a casa la Ventura. Pure al secondo tentativo la prova non è superata e per l’ennesima volta niente fuoco per i Vip.

Già tempo di Nomination: tra un nome e l’altro prime scaramucce simil Uomini e Donne tra Mastrostefano e la sua fidanzata per via delle chiappe della Senicar. A parte ciò i nomi più gettonati sono quello di Aldo Busi (che avrebbe mancato di rispetto in modo pesante alla Milo…e son passate solo due ore), Simone Ruggiati e Federico Mastrostefano. La puntata tira molto per le lunghe, il ritmo non c’è non si sa se perchè il meccanismo è vecchio o perchè i personaggi sono tutto sommato incolori, fatto sta che giunti alle 00.00 vorremmo tanto andarcene a letto invece che sapere dove si trova il Nicaragua grazie alla cartina in sovraimpressione. Il lancio dall’elicottero non offre particolari sorprese, tutti temerari, nessun cagotto prelancio… mi correggo qualcuno si fa male: pare che il fondale fosse troppo basso rispetto all’altezza del lancio e così via al valzer delle polemiche. Bollettino medico: il Rugbista almeno per il momento  è fuori gioco e si scioglie in lacrime poerello.

Televoto a 3: BUSI – MASTROSTEFANO - RUGGIATI     

   

  

lunedì 22 febbraio 2010

0 Il Dio Televoto

Valerio ScanuIl Dio Televoto ha sbancato nuovamente ma stavolta non ha dato seguito a squilli di tromba e grida di esultanza, bensì a lugubri e incazzate campane a morto. Per il secondo anno consecutivo, infatti, vince una creatura di Amici. Valerio Scanu, secondo arrivato ad Amici 2009 e trionfatore della 60esima edizione del Festival di Sanremo. L’anno precedente aveva vinto Marco Carta e nessuno (a parte il solito Baudo) aveva sollevato polveroni perchè tutto sommato si era trattato di un consenso nazionalpopolare che metteva d’accordo generazioni diverse dalla figlia alla madre alla nonna. E poi diciamocelo, la canzone era perlomeno carina e decisamente fresca non che supportata da buone firme a livello autorale. Quest’anno chi ha seguito il festival ha potuto notare come in mezzo a merdate supreme ci fossero brani di alta qualità che spiccavano il volo oltre i Principi, le Baby e gli aeroplani. Per una volta nella storia del festival c’era una condivisione di pareri tra la giuria demoscopica e i critici musicali. Ma nessuno ha tenuto conto del televoto. Alzi la mano chi pensava che avrebbe vinto Valerio Scanu dopo aver ascoltato la canzone e aver assistito alla silurata in diretta mondiale. Eppure sabato sera ha vinto seguito a ruota dal trio Raccomandato e dal povero Mengoni che pur provenendo da un talent aveva il sacrosanto diritto di salire sul podio. Due eliminati che riescono a salire sul podio perchè da casa qualcuno si fa venire le bolle ai pollici prima per salvare il culo a un Filippico e a tre indefinibili creature subumane e poi per vederli impalmati all’una di notte di un sabato italiano. Valerio poi è stato ampiamente criticato, umiliato, svergognato da una domenica In tutta finalizzata all’apologia di Baudo e delle sue grandi scoperte musicali (consoli, pausini, bocelli, grignani, ramazzotti, e via dicendo) tralasciando che l’ultima in ordine di tempo risaliva ad una quindicina di anni fa nonostante Pippuzzo avesse presentato altre edizioni dopo il 1995. Particolare trascurabile quando il tuo fine ultimo è quello di dimostrare davanti ad una giuria sostanzialmente di parte (di Baudo intendiamoci) che i talent show hanno rovinato il festival e la buona musica italiana. I big non partecipano più perchè non hanno uno straccio di possibilità rispetto ai giovani figli di Jurman, Di Michele e De Filippi. L’armata Amici ha capitalizzato un mercato discografico che versava in pessime acque e questo va bene ma che si permetta di inficiare una competizione storica questo proprio no. Questo lo diceva Baudo e a noi sta bene, ma lo dicevano anche gli stessi giornalisti che poi ti becchi a tutte le finali di Amici anno dopo anno e questo non ci piace e un po’ ci manda in confusione. Ieri ho visto due scene diverse ma tutto sommato speculari: Valerio freddo e intimidito in un’arena dove tutti avevano il pollice verso e Valerio due ore dopo ad Amici con le lacrime agli occhi, acclamato come un Dio davanti ai suoi mentori e con un rvm di presentazione che ne celebrava le glorie concludendosi con una frase sibillina “valerio, marco e alessandra hanno vinto grazie a voi”. Come a dire: Baudo cazzo hai proprio ragione a dire che chi vota sono quelli che seguono Amici e non l’Italia intera e allora che vittoria di latta è? Diciamo che sabato sera abbiamo assistito ad un appendice di amici e non al Festival di Sanremo, diciamo così e chiudiamola qua sapendo però molto bene che l’anno prossimo ci aspetta l’ultimo (ma sarà davvero l’ultimo) libro di una Trilogia iniziata con Marco Carta. Come la risolviamo? chiudiamo le porte in faccia ai figli dei talent e perdiamo le case discografiche, il pubblico giovane ma riconquistiamo credibilità oppure eliminiamo il sistema mistificatorio del televoto? è appurato che non si tratta di un sistema di votazione sicuro, chiunque può investire i suoi denari nell’acquisto di schede da cui far partire centinaia di sms e soprattutto le righe piccole che vietano il voto ai minorenni sono francamente ridicole. Penso che sabato abbiano votato soprattutto minorenni. Io tornerei alle giurie demoscopiche sparse per l’Italia, che comprendano varie fasce d’età e soprattutto fruitori di musica. Lascerei la giuria di qualità che però si dovrebbe esprimere attraverso una votazione palese in modo da rendere il tutto assolutamente trasparente. Forse si troverebbe un giusto compromesso tra i gusti nazionalpopolari e l’elitarietà del giudizio dell’esperto. Così come siamo messi ora la situazione è da prendere e buttare. Il televoto può avere un senso (ma neanche più di tanto) nei reality che tutto sommato hanno un pubblico quasi esclusivamente giovane ma quando si parla di manifestazioni che interessano una larga fetta di utenza sarebbe giusto sdoganarsi da un sistema che premia solo chi ha avuto maggiore visibilità. Incomprensibile poi che il sito di Sanremo abbia presentato 1000 brani di nuove proposte per farle ascoltare a tutti i naviganti e poi inspiegabilmente abbia scippato la possibilità di votare da casa tramite una semplice ed economica cliccata (come avviene nei più diffusi social network). E’ stata scelta un’apposita commissione che ha portato al festival brani francamente dozzinali tenendo fuori un bel po’ di perle musicali che non avranno mai la possibilità di farsi conoscere, snobbate dalle case discografiche ormai interessate unicamente ad un prodotto già bello che pronto e soprattutto supportato da una larga fetta di consensi. Pazienza per la qualità, pazienza se poi quel ragazzo che vince il festival diventa una pecorella in mezzo ai lupi stretto stretto al suo trofeo con leoncino incorporato, tanto poi torna leone quando lo riporti nel suo habitat naturale, quel palco bianco e blu dove gli striscioni non mancano, l’applauso a comando neppure e chissenefrega dell’obiettività tanto quella (anche se falsa) ce la danno due carte che girano sino a mostrare il volto sorridente del prossimo trionfatore nella città dei fiori.      

sabato 20 febbraio 2010

0 Sanremo 2010. Pagelle Serata Finale

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Arisa Malamorenò: la sua presenza al festival non è stata notata, probabilmente ha pagato lo scotto di un anno di suonerie con un ritornello tutto sommato insopportabile. Il brano è migliore di quello dell’edizione passata, persino lei è meno stereotipata, meno maschera e più essere umano rispetto al 2009 (ma per carità non fatela parlare).La gente a casa però non premia due volte di seguito la furbizia di un brano fischiettabile. Nonostante ciò il ritornello ti si pianta nel cervello come un chiodo e inizi a canticchiare senza neanche rendertene conto. Complimenti a quelle figone delle Marinetti. Voto 7   

Malika Ayane Ricomincio da Qui: ha già le mani sul premio della critica, lo sappiamo noi e lo sa lei. Sto brano è sempre più vecchio e lei sempre più antipatica. Voto 6

Simone Cristicchi Meno Male: il ritornello si canta a squarciagola già da 5 giorni. Il folletto ricciolino continua a dare spallate alla rigida compostezza di un festival sessantenne. Sarò di parte ma io vado pazza per i suoi testi intelligenti, irriverenti ma anche poetici. Non a caso il suo nuovo album è già nelle mie mani. Grandioso. Voto 7,5

Irene Grandi La cometa di Halley: oggi ha una carica da super rocker, si vede chiaramente che non punta alla vittoria ma solo a trovare posto nel maggior numero di ipod. Il brano racconta il suo matrimonio finito da poco, ma lei se la ride, conquista il palco e ritorna a fare quello che sa fare meglio: trasformare un brano inedito in un tormentone nel giro di 5 giorni. Voto in ascesa 8,5

Irene Fornaciari&Nomadi Il mondo piange: se zucchero padre cantasse questo brano ci troveremmo difronte ad un brano più che discreto ma siccome la figlia è lagnosa, antipatica e da taglio di vene immediato, il voto è un 5,5.

Noemi Per Tutta La Vita: più ascolto l’inciso più penso E’ QUESTA LA CANZONE CHE MERITEREBBE QUEL BENEDETTO PRIMO POSTO. Splendida ragazza, splendido brano. Voto 9

Povia La Verità: Povia quest’anno ha portato a Sanremo un brano che non ha suscitato polemiche forse perchè si trova dalla parte giusta del cancello, forse perchè mai come quest’anno vincerà il personaggio e non la canzone. Meriterebbe una sorte migliore dell’anonimato ma forse arriva con un anno di ritardo in un Paese che spesso volta pagina troppo in fretta. Voto 8

Pupo Emanuele Filiberto Italia Amore Mio: lo sto scrivendo veramente? sì, questi 3 orrori rischiano di vincere il festival. La domanda è lecita: ma chi cazzo vota da casa? non so più come commentare, vorrei che fosse un incubo. Qualcuno disse che la vetta del trash si raggiunse con Fiumi di Parole dei Jalisse ma stiamo per prepararci ad un evento epocale. Le scommesse sono aperte. Voto zero. 

Valerio Scanu Per tutte le volte che: elegantissimo in uno smoking poco impegnativo. Peccato per le numerose imprecisioni vocali, peccato per il fatto di sentirgli cantare un brano davvero bruttino, peccato vincere (se vincerà) con un testo dove si fa l’amore in tutti i laghi. Voto 5,5

Marco Mengoni Credimi Ancora: il re matto ritorna alla sobrietà dei primi giorni, abbandonando gli occhiali senza lenti e la matita nera. Se non ci fosse stata la Ayane e se non provenisse da un talent avrebbe sicuramente messo un’ipoteca sul premio della critica. Il pubblico a casa lo ama ed è un’ottima notizia. E’ un introverso e un controverso, non è bello ma ha il fascino di un personaggio dei fumetti. Artista a tutto tondo. Voto 8 

 

venerdì 19 febbraio 2010

0 Sanremo 2010. Pagelle Quarta Puntata

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Arisa – Lino Patruno e Jazz Band Malamorenò: lo dico subito, senza occhiali è quasi nuda. Stasera è accompagnata solo dalla Jazz Band, cosa che renderebbe da Dio in un piccolo locale fumoso della vecchia America ma che sparisce totalmente all’interno di un teatro. Meglio in versione originale. Voto 6

Malika Ayane – Sabina Brazzo Ricomincio da qui: coreografia tutto sommato inutile, brano sempre più noioso. Voto 5 

Simone Cristicchi – Coro dei Minatori di S.Flora Meno Male: partito in sordina piano piano è riuscito a conquistare  giornalisti,  radio ed emittenti televisive. Si porta dietro gli amici minatori creando un po’ la tipica situazione alla Elio. La canzone spacca sempre più, si salta, si canta e peggio per la Bruni che non ha accettato il duetto, ne avrebbe guadagnato in simpatia. Voto 8,5

Irene Fornaciari Nomadi – Mousse T & Suzie Il Mondo Piange: stranamente quest’anno ha lasciato papà a casa a lisciarsi la barba. Il brano continua ad essere quello che è stato sinora, una canzone di Zucchero non cantata da Zucchero. L’aggiunta della cantante americana conferma ancora di più questo trend, se ricordiamo gli innumerevoli inserti di voci femminili anglofone nei brani di Fornaciari. Il dj Mousse T francamente non l’ho sentito. C’era? Brano insipido. Voto 5,5

Irene Grandi - Marco Cocci La Cometa di Halley: due toscanacci per un brano che sinora in radio ha conquistato molto più che in versione live. Oggi accade il miracolo: la carica di Irene arriva sino al cuore, emoziona e trascina. Cocci, privo dei decennali rasta, dimostra ottime qualità vocali (si capisce che canta e canta bene tra un film impegnato e l’altro). Esempio perfetto di un brano diesel. Voto 8

Marco Mengoni – Solis String Quartet Credimi Ancora: truccatissimo, sceglie l’accompagnamento di un quartetto di violinisti. Posso essere sincera? scelta inspiegabile. Il brano a parer mio funziona meravigliosamente solo ed esclusivamente con l’arrangiamento originale. Capisco la volontà di mettere in primo piano le qualità vocali di Marco ma l’esecuzione perde in fascino e carisma. Spogliata di quasi tutto perde e perde molto. Voto 6,5

Fabrizio Moro – Jarabe de Palo Dj Jad Non è una Canzone: Jarabe de Palo non lo si vedeva da tempo in Italia e Dj Jad ormai lavora dietro le quinte di una scena hip hop sostanzialmente in fase di tracollo. I tre creano insieme una jam session di altissima qualità che non so quanto potrà essere compresa in un palco così istituzionale. Bravi e menefreghisti al punto giusto. Voto 8 

Noemi – Kataklò Per Tutta la Vita: entra in scena con due cornini da Lamù, molto Yavanna con la differenza che qua ci troviamo al cospetto di una vera fuoriclasse. Stasera mi inchino ad un brano e ad una cantautrice che porta la musica italiana a vette sconosciute. Dire brava è dire poco, perciò stavolta non aggiungo altro. Voto 8,5

Povia – Marco Masini La Verità: anche in questo caso due artisti toscani ma collocati in nicchie musicali totalmente differenti. Ho ascoltato attentamente questo brano alla radio e ho pensato che se non lo avesse cantato Povia sarebbe stato un brano tra i più belli di questa edizione. Infatti cantato da Masini acquista sentimento, credibilità, emozione. Musicalmente è strutturato in maniera perfetta, il testo è struggente e delicato come una carezza. Bello davvero, peccato che lo canti uno che fa di tutto per stare sulle palle. Voto 8 per la canzone, 4 per l’interprete.

Pupo Emanuele Filiberto – Lippi Italia Amore Mio: i fischi fanno da preludio all’orrido brano inspiegabilmente ancora in gara. L’accompagnamento di Lippi peggiora ulteriormente la situazione dei tre sabaudi, soprattutto nella sua dichiarazione iniziale in omaggio ai soldati in missione all’estero. L’omelia continua per 5 minuti buoni mandando all’aria il regolamento che proibisce qualsiasi commento prima dell’esibizione. Finalmente iniziano e Pupo, di nero vestito, recita il solito requiem accompagnato dal corteo funebre delle Divas in tricolore. L’unico gioviale è il tenore Canonici che per l’intera canzone si dondola sul seggiolino permettendosi anche l’espressione da piacione. Voto zero come sempre.   

Enrico Ruggeri – Decibel La Notte delle Fate: rimette gli occhiali alla Decibel e noi ci gasiamo già solo per questo. Prime note che richiamano il loro più grande successo (Contessa). Geniale! Ruggeri è ritornato definitivamente con una sicurezza da animale da palcoscenico che avevamo quasi dimenticato dopo anni di lontananza dal panorama musicale.  Performance davvero sopra la media. Voto 8

Valerio Scanu – Alessandra Amoroso Per tutte le volte che: ancora mi domando perchè non hanno partecipato insieme..avrebbero vinto, stravinto. Hanno due voci che stanno alla grandissima insieme e soprattutto hanno un feeling straordinario. Meglio ieri però. Ps: Valerio con quel filino di barba non fatta sta proprio bene. Voto 7,5

Jessica Brando – Dove non ci sono ore: voce tremolante ma comunque dotata. Grande estensione e tutto sommato canzone più che dignitosa. Continuo a sostenere che si tratti di un genere morto 10 anni fa ma potrebbe piacere ad un pubblico che cerca la melodia facile e senza scossoni. Voto 6

Luca Marino – Non mi dai pace: come ieri manifesta un terror panico verso l’intero genere umano figuriamoci di fronte al davanzale burroso di Antonella. Il brano migliora rispetto a ieri ma rimane abbastanza vecchio un po’ in tutte le sue parti. A venti minuti dalla mezzanotte diventa pesante come un piatto di cotiche. Abbiate pietà. Voto 5,5

Tony Maiello – Il linguaggio della resa: elegante in uno smoking che non ti aspetti, emozionato com’è giusto che sia, basta con sti giovani presuntuosi e algidi. Il brano in radio è bellissimo e anche nel live mantiene le sue promesse, nonostante qualche passaggio non precisissimo dal punto di vista vocale. Strofe, inciso e special creano un piccolo gioiello che merita la vittoria. Complimenti alla Maionchi. Voto 9

Nina Zilli – L’uomo che amava le donne: la Winehouse torna a deliziarci con atmosfere a cui ci ha abituato la premiata ditta Giusy Ferreri. Bel brano, bella voce, in versione studio penso che farà urlare al miracolo e intaserà i centralini telefonici delle radio. Non da primo posto a Sanremo ma da gran botto a livello di vendite. Voto 8

 

0 Sanremo 2010. Pagelle Terza Puntata

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Valerio Scanu – Alessandra Amoroso Per Tutte le Volte Che: quello che doveva essere il duetto dello scacco matto alla gara sanremese si rivela un’operazione di salvataggio in extremis del povero Valerio eliminato ingiustamente dalla gara grazie al pubblico in piccionaia. Stasera il suo entourage cala una scala reale con la presenza dell’amoroso acchiappatutto. Il Poker di Amici si compie con un autore, due cantanti e persino un direttore d’orchestra con il marchio De Filippi.

Alessandra, che confesso non ho mai amato, trasforma totalmente questo brano rendendolo coinvolgente, da brivido. Inutile dire che il brano rende unicamente come duetto mentre si sgonfia come un palloncino nell’interpretazione da solista. Persino Valerio, molto elegante tra parentesi, ritrova la direzione giusta, cosa che ha mancato totalmente per due sere di seguito. Mi è sembrato molto più convinto e presente delle altre sere. Bravissimi, pura emozione. Voto 8 

Toto Cutugno – Belen Aeroplani: duetto raffinato come un piatto di cotiche. Chiappe allegre l’avevamo sentita cantare nelle brevi pause tra una trombatina e l’altra sulle spiagge dei Caraibi. Non vedevamo l’ora di vederla destreggiarsi con il canto strappacuore dell’ex italiano vero con l’orecchino da magnaccia e l’espressione da tragedia incombente. Si presentano come i Ringo Boys, lui in bianco gelataio lei in nero puttanesco. Lei canticchia bene, sicuramente meglio di lui che per l’ennesima volta ci regala una bella stecca di cui facevamo volentieri a meno. Tutto sa di interregionale, di pastasciutta a Little Italy. Diciamocelo, 10 anni fa avrebbe pure vinto una canzone come questa. Lei sicuramente vivacizza l’ambientazione da suicidio del brano di Cutugno. Molto coracon. Voto 6,5

Pupo ed Emanuele Filiberto – Divas Italia Amore Mio: sentivamo tutti la loro mancanza vero? stasera niente Lippi ma le Divas che poi sarebbero 4 soprani che se possibile danno il colpo di grazia a questo ridente brano. La drammaticità dell’inno patriottico si concretizza nello sguardo smarrito di Emanuele Filiberto e in quello inquietante di Pupo. Ingiudicabile. 

Sonohra – Dodi Battaglia Baby: scommetto che Battaglia suonerà e basta. In effetti avevamo proprio un bisogno pazzesco di aggiungere una chitarra alle due già presenti. Scommessa vinta. Brutto e inutile assolo di chitarra iniziale. Fa persino finta di cantare con la solita espressione da orso yoghi. Non aggiunge niente al brano che però riascoltato per la terza volta si presenta meno mediocre di quello che è stato finora. Forse mi sto abituando al tenore basso di gran parte delle canzoni in gara…Intendiamoci, è sempre un gran polverone di chitarre, voci, batteria, nani e ballerine ma mi ha dato meno fastidio del solito. Voto 6

Nino D’Angelo – Le voci del Sud Jammo Ja: a me l’arrangiamento del brano fa impazzire così come la voce di Maria Nazionale. E’ un brano fresco, con tante atmosfere suggestive e le voci del sud che si uniscono a quella di Nino D’Angelo lo impreziosiscono ulteriormente. C’è ritmo, coinvolgimento, cuore. Bellissima esibizione. Voto 8 

Jessica Brando – Dove Non Ci Sono Ore: essendo passata abbondantemente la mezzanotte la quindicenne Jessica non si può esibire dal vivo e perciò ci rifilano un video delle prove. Sarà legale? mah! i fischi comunque non mancano. Penso che lei sarà contentissima di apparire in video struccata, con due belle borse sotto gli occhi ma fortunatamente per lei senza pinza nei capelli. Comunque gran vocione ma la canzone è poca pochissima cosa. Il gorgheggio andava bene negli anni 90. Voto 5

Nicolas Bonazzi – Dirsi che è Normale: voleva abbandonare la musica se non fosse stato preso a Sanremo. A parer mio Dovrebbe rivedere la sua decisione perchè posso tranquillamente affermare che il Bonazzi e la musica viaggiano in direzioni contrarie. Un reticolato di melodia noiosa e cantilenante ti accompagna sino all’orlo del suicidio. Pessimo. Voto 3

La Fame di Camilla – Buio e Luce: unica band in gara. Questa era (e sottolineo era) la sola canzone (oltre quella della Zilli) che mi aveva convinto dopo un paio di passaggi in radio. Diciamo che nel live perde tutto o quasi. Poco fiato, ma finalmente un arrangiamento che presupponga qualcosa di più di due accordi alla chitarra. Voto 5,5

Tony Maiello – Il Linguaggio della Resa: direttamente da casa Maionchi quel Tony Maiello che dopo la prima edizione di X Factor era scomparso nel nulla per manifesta incapacità. L’aspetto da cherubino evidentemente non colpisce. Il brano che porta in gara non è malaccio, andamento melodico interessante, e testo che supera le solite rime cuore amore. Devo dire che mi aspettavo un tracollo. Discreto. Voto 7

Romeus – Come l’Autunno: ennesimo cantante che porta in gara un brano firmato da Tricarico. Abbastanza monocorde nonostante quella finta cattiveria nel titillare la chitarra. Mi sembra inutilmente gasato. Voto 5

giovedì 18 febbraio 2010

3 Sanremo 2010. Pagelle Seconda Serata

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Arisa - Malamorenò: passata quasi sotto silenzio sulla rassegna stampa del day after che le ha assegnato quasi all’unanimità un 6 politico. Unico motivo d’interesse generale sembra essere  il cambio della montatura e il Trio Lescano che l’accompagna. La cosa che ho dimenticato di annotare ieri è che finalmente l’ha smessa di cantare con le mani incrociate dietro la schiena come una piccola deficiente del coro dell’antoniano. La canzone secondo me è molto carina ma ormai l’effetto sorpresa Sincerità è finito un anno fa su questo stesso palco. Voto 7 di simpatia.

 

Malika Ayane - Ricomincio da qui: osannatissima un po’ da tutti, dalla Vita in Diretta alla carta stampata, dai Cugini di Campagna ai giornalisti presenti in sala stampa. Si sottolinea l’eleganza e la raffinatezza del brano e dell’esecuzione arrivando ad affermare che sia l’unico pezzo valido di questa edizione. Io direi: scendiamo dall’Enterprise e ritorniamo sulla terra per favore. Da quando cantare con un uovo in gola significa essere artisticamente vincenti? Comunque secondo me il suo brano vive di uno sfarzoso arrangiamento e di atmosfere rarefatte con una gran puzza sotto il naso. Che posso dire? cantata da una con una voce meno fastidiosa sarebbe forse un capolavoro, così com’è applauso di circostanza ma con le emozioni stiamo a zero. Voto 7 (non considerando la sua voce)

 

Simone Cristicchi - Meno Male: pare sia piaciuto unicamente ad un manipolo di giornalisti, molti si aspettavano di più, molti altri non hanno apprezzato la velata satira contro l’italiano medio e la manipolatissima informazione italica. Stasera trovo Simone in grande spolvero, si diverte e ci diverte. E’ fantastico perchè si vede chiaramente che della gara gliene frega poco o niente, vuole solo far casino e lanciare un messaggio a chi lo sa capire. Il brano ti entra nella testa in modo semplice e casinaro, mi piace, mi piace tanto, molto più di ieri. Non salirà mai sul podio di sabato ma venderà come il pane. Voto 7,5

  

Irene Grandi - La Cometa di Halley: è piaciuta tanto al pubblico femminile dalla donna di spettacolo alla Marinella Venegoni che solitamente stronca tutti senza tanti giri di parole. Io attendo la zampata vincente che solitamente la caratterizza, ma se una canzone non va non va. Stasera finalmente tira fuori un sorriso e la grinta che ieri aveva lasciato nel camerino insieme alla tinta per capelli. Il brano si presenta più vivo e meno traballante della sera precedente ma sicuramente non è memorabile come altre canzoni a cui ci ha abituati in anni di onorata carriera. Caruccio e non di più. Aspetto un passaggio in radio per schiarirmi le idee definitivamente. Voto 6,5

Fabrizio Moro - Non è Una Canzone: denigratissimo un po’ovunque. Oggi si presenta con una bella maglia alla Freddy e l’espressione di uno che sta dicendo cose in cui crede veramente. Dirò di più, stasera mi sta convincendo. Riascoltando bene bene, non è malaccio questa canzone un po’ ossessivo compulsiva. Direi che però presenta due grossi difetti: lo stupro ad opera della chitarra elettrica sul finale e la ripetizione convulsa dell’inciso che per la seconda sera di seguito mi ha fatto venir voglia di tirar su la cena di due ore fa. Comunque senza infamia e senza lode. Voto 6+

Nomadi e Irene Fornaciari - Il Mondo Piange: ha ricevuto inspiegabili complimenti nonostante tutti ma proprio tutti abbiano ricordato che il brano le sia stato scritto dal papino sputacchione. Nomadi non pervenuti. Stasera la simpatica signorina Nosferatu si presenta a piedi nudi come nel più strabusato clichè da cantantessa di controtendenza. Continuo a chiedermi il senso della presenza dei Nomadi che alla fine suonano o fanno finta di farlo. A me, ve la dico tutta, la cosa che mi fa più impressione è vedere Sacco con quella che spero sia una parrucca dopo anni di pelata. La canzone è noiosa come ieri. Voto 5,5

 

Noemi - Per Tutta la Vita: apprezzatissima da tutti, è stata l’unica salvata dal linciaggio riservato ai vari figli dei Talent. Grandi occhi che comunicano serenità e umiltà nonostante i numerosi complimenti. Ad un secondo ascolto il brano conferma in pieno l’impressione di un futuro botto in radio. Apparentemente complessa per un pubblico da sms ma che vive della gigantesca personalità di questa piccola grande donna, che graffia, sporca vocalmente un brano da grande artista. Diventerà una delle prossime cover di Mina? Continuo a sentirlo come un brano non immediato, avrei bisogno di ascoltarlo con la dovuta calma. Nonostante ciò, ottima performance. Brava Noemi. Voto 8

 

Povia - La Verità: quest’anno non fa il botto nè in negativo nè in positivo. La cosa non gli ha fatto piacere visto che ha persino negato un’intervista alla Vita in Diretta, proprio lui che vive il microfono come un prolungamento del suo organo sessuale in piena attività copulativa. Chioma leonina, solito servizio 777 per sordomuti, nessun emozione nè da parte nostra nè da parte sua che sembra sempre e solo incazzato col mondo. Orecchiabilità che non serve a nessuno se non accompagnata da un testo perlomeno passabile. Voto 5

 

Enrico Ruggeri - La Notte delle Fate: unico sopravvissuto tra i veterani della kermesse. Molto più in palla della sera precedente. Anche il brano riacquista anima e ritmo. Classico brano che rivela le sue potenzialità ad un secondo ascolto. Molto buono. Inciso che entra in testa e che al terzo ascolto potrebbe già essere canticchiato senza problemi. Voto 7

 

Valerio Scanu - Per Tutte le Volte Che: massacrato da più parti per il suo essere, a detta di alcuni, un vecchio col codino e il piercing sulla lingua. L’hanno accusato di aver portato una robaccia sanremese buona solo per Cutugno, una smielata dichiarazione d’amore d’altri tempi. Dico la mia: martedì non mi ha convinto ma ritengo che l’errore sia stato fatto a monte quando hanno scelto un compositore che evidentemente scrive unicamente per se stesso. Un brano che avrebbe valorizzato un Pierdavide Carone ma che svilisce abbastanza il talento di Valerio. Se confrontiamo questo pezzo con Sentimento (il brano dell’ep di Valerio) si nota un divario spaziale. Uno è una bomba, l’altro è una ruota sgonfia. Vediamo se stasera rialziamo la media. Forza Valerio! Io avrei tolto la seggiola almeno per stasera, sembra una cosa studiata a tavolino. Il brano è bello sino a quando il povero Valerio non è costretto a correre per racchiudere una frase di 10 parole in uno spazio musicale ridotto all’osso. L’inciso onestamente è orrendo, il resto del brano convince solo in parte. Mi dispiace tanto, continuo a pensare che avrebbe meritato un brano con delle spalle molto più larghe. Voto 6,5

Sonohra - Baby: è onestamente incredibile ma a qualcuno sono piaciuti. Sì a Paolo Limiti. Stasera ho deciso di spendere 3 minuti per ascoltarli veramente mettendo da parte i pregiudizi. Allora: se analizziamo la strofa di partenza ti viene da pensare beh dai musica e parole (pur nella loro assurdità) sono passabili. Sorvoliamo sul testo ricco di banalità travestite da affermazioni da uomo navigato e approdiamo all’inciso che è di un truzzo che non si può proprio digerire. Io ho provato a trovare qualcosa di buono e credetemi non l’ho trovato. Bocciati senza appello. Voto 4

 

Marco Mengoni - Credimi Ancora: non ha riscosso alcun successo a livello di critica e questa ragazzi è un’ottima notizia viste le ultime 60 edizioni di Sanremo.

Oggi occhiali da Psycho Killer e un filino di matita nera che non guasta mai. Sembra ancora più sicuro di ieri nonostante qualche piccola sbavatura vocale che gli si perdona senza problemi vista la performance da artista consumato. Stile ineguagliabile, sto ragazzo ha inventato qualcosa che non c’era occupando una nicchia musicale da cui difficilmente verrà scalzato fuori. Brano che conferma le ottime impressioni di ieri. Voto 10

 

Nina Zilli - L’Uomo che amava le Donne: look alla Winehouse, voce e arrangiamento alla Giusy Ferreri. Musica retrò che strizza l’occhio a molte altre cose sentite e risentite. Non apporta novità di rilievo, tuttavia è sicuramente piacevole da ascoltare, poco amatoriale e già navigata. Elegante e furba, ma chissà forse è lecito in una gara con pochi posti a disposizione. Ben sopra la media generale. Voto 7

 

Broken Heart College – Mesi: vorrebbero essere i Sonohra ma non hanno la chitarra e sono brutti. Ma chi ha scelto sto brano? erano ubriachi durante la scelta tra un ventaglio di 1000 canzoni? dico la verità non riesco a credere alle mie orecchie, sto tentando di capire se ho un problema di udito io o se sono proprio come due mollette appese alle palle di un eunuco. Le loro voci hanno lo stesso suono di unghie che graffiano sulla lavagna o gatti in amore. Voto 0 spaccato ma solo perchè più giù non si può proprio andare.

 

Mattia De Luca – Non Parlare Più: massimo di cataldo redivivo. Testo amatoriale, voce insulsa tranne forse quando affronta il falsetto, sanremese da tagliarsi le vene. Espressione da pantofola sgualcita. Voto 5

 

Jacopo Ratini – Su Questa Panchina: di rosso vestito, acconciatura da lottatore di sumo e inizio alla Povia. Mi correggo…è Povia compreso l’uso smodato della gestualità. “Il mondo fa la guerra tutti giù per terra”: c’è qualcosa di più Poviesco di questo? Mi dispiace che tanti talenti (primo fra tutti Daniele Magro) siano stati tagliati fuori per lasciare spazio a gente senza arte nè parte, ma con conoscenze importanti (non trovo altra spiegazione alla loro presenza su questo palco). Voto 3

 

Luca Marino – Non Mi Dai Pace: ecco il giovane dall’aspetto spettinato e volutamente sgualcito. Maglietta di Topolino sotto la giacca nuova e la sciarpetta da finto intellettuale. Canzone brutta in tutti i sensi possibili. Voto 3   

 

martedì 16 febbraio 2010

0 Sanremo 2010. Pagelle Prima Serata

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Irene Grandi - La cometa di Halley: ecco chi svergina la prima temutissima serata della grande kermesse sanremese, la donna che ondeggia da una vita tra alta e bassa classifica. Irene Grandi, la rocker non rocker, quella che sforna grandi successi e poi ti rifila la compilation natalizia coverizzando le brutte cover dei colleghi. Una vita da mediana insomma. A vederla in faccia ti accorgi subito che l’ombretto ha preso direzioni inaspettate. Il resto del look non è male, la camminata terribile come sempre. La voce invece è ovattata, subissata dalla parte orchestrale. Necessita di un secondo ascolto ma onestamente non mi ha regalato emozioni o vibrazioni positive. Sicuramente radiofonica e molto nel suo stile, ma si poteva fare molto ma molto di più. Voto: 6.

 

Valerio Scanu - Per tutte le volte che: porta un brano scritto da Pierdavide Carone, il creatore delle due perle Jenny e La canzone dell’ospedale. Spero nonostante tutto in un brano di ampio respiro. Emozionatissimo ma subito rilassato sul seggiolino che accoglie i suoi 19 anni di inesperienza ma faccia giustamente tosta. Interessante la strofa iniziale, bello l’arrangiamento, delicato e confidenziale. Deludente l’inciso e debole il testo. Valerio mostra come al solito una voce potente ma a tratti poco controllata. A volte a corto di fiato per un’inspiegabile accelerazione nell’andamento della musica. Non si può andare oltre un onesto 6.  

 

Toto Cutugno - Aeroplani: a me fa sempre più pena st’omo dai capelli grigi che non si dà per vinto nonostante siano passati più di 20 anni dai suoi tradizionali secondi posti sul podio sanremese. Ancora me lo ricordo con i suoi smoking neri con papillon, il monociglio e l’espressione monoblocco. Poveri cantautori anni 80, un tempo fulgide stelle di un universo musicale provinciale e ora sepolcri imbiancati che sperano in un sms della nonna o della zia. Non vendono un disco da un ventennio ma eccoli qua ogni santo anno a darsi il cambio come in una staffetta tra reperti archeologici. 15 edizioni alle spalle e si vedono tutte, compreso l’orecchino truzzissimo che sicuramente farà sollevare il pelo alle sue numerose fan moldave. Voce riconoscibilissima, stile cutugnesco sino al midollo e canzone adattissima ad un’edizione del 1982 ma francamente fuori posto nel 2010. Steccatura già preventivata nell’inciso. Testo di banalità amorose. Canzone sanremese al 101%, piacerà molto a tutto il pubblico dai 50 in su. Sinora, ahimè, la più immediata. Voto 5,5.  

Arisa - Malamorenò: nell’edizione passata ci ha fregato tutti con la canzone più idiota del pianeta, stupidotta ma maledettamente orecchiabile. Pare che quest’anno ripeterà la furbata del motivetto dixieland. Speriamo almeno che con i soldi guadagnati abbia cambiato la montatura o si sia rifatta il naso, ma viste le recenti foto penso proprio di no. La montatura in effetti è cambiata e pure i capelli (in peggio), e se possibile è diventata ancora più simile ad un personaggio di cartapesta di un carro allegorico. Belle le drag queen dietro di lei. La canzone ha ritmo come ci si aspettava, è armonicamente più ricca della precedente, non so cos’altro aggiungere se non che è un motivo che non regala niente se non un motivetto da fischiettare. Voto 6.

 

Nino D’Angelo - Jammo Jà: il nostro amato caschetto ormai grigio porta in gara l’unica canzone in dialetto. Manco inizia a cantare e si sente subito il tifo da stadio proveniente dai sedili prenotati da un anno dai napoletani che mettono ipoteche sulle case piuttosto che mancare ad una delle tante trasmissioni nazionalpopolari italiche. La canzone si caratterizza per le sue piacevoli sonorità etniche e per la bella voce della Nazionale. Non capisco una sillaba di partenopeo perciò a livello di testo non mi posso esprimere. Indubbiamente un motivo di facile presa ma non furbo, anzi onesto e ben arrangiato. Mi è piaciuta molto. Voto 7.

Marco Mengoni - Credimi ancora: orfano del suo guru Morgan porta a Sanremo la sua straordinaria voce ma tenta un po’ troppo la fortuna con un brano scritto da lui. Non sapevo fosse cantautore ma apprezzo il coraggio. Molto emozionato e non truccato. Perchè Marco? stai così bene con la matita nera negli occhi e con quell’aria da folle. Energia da vendere, voce da brivido e testo psichedelico. Una pausa improvvisa nella musica ricorda molto i Negramaro, le chitarre elettriche fanno il loro sporco dovere e l’arrangiamento è come un pazzo ottovolante da cui non vorresti scendere mai. Motivo di rara bellezza e pura perfezione. Si sente ricerca e studio in questo pezzo, niente è stato buttato via. Un capolavoro che scalerà la classifica e che sicuramente troverà posto nel mio lettore mp3 a partire dal prossimo venerdì. Voto 10

Simone Cristicchi - Meno male: fortuna che c’è lui che ristabilisce la par condicio politica vista la presenza molesta di Povia. Testo che non risparmia l’attuale governo italiano e la società italica nel suo complesso. Molti saranno delusi dal non aver trovato un brano intimista come Ti Regalerò una Rosa, ma il bello di questo artista è l’essere assolutamente imprevedibile. Ha voluto dare un bella sferzata satirica con una canzone che con tutta probabilità verrà brutalmente fatta fuori da una giuria che non gradisce la politica in musica. La canzone è piena di energia e di entusiasmo, non è una delle migliori di Simone ma scommetto che in radio funzionerà molto bene. Mi è piaciuta a metà. Avrei preferito meno carne al fuoco e più sostanza. Voto 6,5

Malika Ayane - Ricomincio da qui: ho letto varie interviste recenti che la riguardano e l’unica cosa che si evince con ragionevole certezza è che è fidanzata con Cesare Cremonini. Assimilata l’importante notizia spero con tutto il cuore che almeno quest’anno riuscirò ad apprezzarne le qualità artistiche visto che l’anno scorso ho avuto serie difficoltà a portare a termine l’ascolto della sua canzone. Ok che al primo ascolto non apprezzi, ma vorrei anche un motivetto orecchiabile ogni tanto. Non ho l’orecchio sofisticato, questo è un dato di fatto. La sua voce così di gola non mi piaceva prima e non mi piace ora, ma il brano è più immediato di quello dello scorso anno. Parte subito senza tanti giri a vuoto di musica, e questo è un bene ma mi spiace dire che è uno stile che non mi affascina. Troppo elitario. Voto 5

Pupo ed Emanuele Filiberto - Italia amore mio: Pupo dovrebbe continuare a fare televisione e smettere i panni del cantautore oppure che ci ridia un bel pezzo rustico come Gelato al Cioccolato o su di Noi. Poco credibile come filosavoiardo. Il Filiberto poi mancava solo che cantasse, dopo i balli e le trombate in politica. Nel prossimo futuro lo vedremo sul set di Capri? I fischi non mancano, la platea si allarga in un crescendo di rimostranze antimonarchiche. Passando alla canzone vorrei passare la palla a qualcun’altro ma temo che mi toccherà commentarla. Basta dire che è uno dei brani più brutti della storia della musica mondiale? basta dire che mi è risalita la zuppa di ceci mangiata a cena? è un suicidio in diretta nazionale. Guardate, fosse stata una presa in giro bonaria si poteva almeno apprezzare l’idea, ma qui ci mettono la drammaticità e la convinzione. Cioè lanciano messaggi, ci capiamo? Spero vivamente che escano stasera per quanto possa dispiacere a quelli che sbandieravano gli striscioni tricolori in piccionaia. Orrida. Voto 0.

 

Enrico Ruggeri - La notte delle fate: cantante sanremese per eccellenza ma bisogna ammettere che ha sempre tirato fuori qualche buon brano nelle varie edizioni a cui ha partecipato. Il pizzetto ormai è bianco e la pelata riluce sempre più sotto le impietose luci dei riflettori. Viene diretto dalla sua Andrea Mirò. Dov’è finita Mistero? Si può dare di più? il Mare di inverno? Rien ne va plus? onestamente trovo bello solo il titolo del brano. La canzone è targatissima Ruggeri, ma manca di mordente. Lui è alquanto stonato e poco convincente. Sembra fuori fase, mi sa che è meglio se torna alle gravidanze aliene di Italia1. Delude e delude parecchio. Oddio non che fosse il cavallo vincente, ma uno si aspetta sempre qualcosina dal vincitore di 2 edizioni. Comunque un 5 non glielo toglie nessuno

 

Sonohra - Baby: i fratelli col look furbetto, il bruttino e il belloccio, capello sistemato a regola d’arte e chitarre acustiche spianate. Il loro successo risiede in quel vasto panorama generazionale che vai 9 ai 16 anni. Le chitarre sono più grandi di loro. Ma sono gli stessi che hanno scritto e cantato l’Amore di due anni fa? no perchè quella era perlomeno una canzone anche carina se vogliamo questa è una merdata e basta. Vogliono imitare (male) John Bon Jovi e sono francamente inascoltabili. Brutta e noiosa. Ma veramente brutta. Voto 3

 

Povia - La verità: eccolo di nuovo che ci fa ciao, eccolo il menestrello che non vende un disco ma produce polveroni. Disturba la vista, l’udito e le palle. Vorrei che si dedicasse a qualcos’altro nella vita, che so, alla manovalanza o alla raccolta di patate in Calabria. Grandi applausi dalla platea che evidentemente non amerà i Savoia ma ama le teste di ca...o. Solito gesticolare da linguaggio per non udenti. Canzone identica a quella dello scorso anno, ai bambini che fanno oh e ai piccioni. Io il senso del testo non l’ho capito, penso solo che a volte bisognerebbe tacere ma è evidente che questo ha come scopo primario nella vita quello di rompere le palle a cadenza annuale. E’ contro o a favore dell’eutanasia? qualcuno l’ha capito? già questo basta per evidenziare la pochezza di quest’uomo. Voto 1

  

Irene Fornaciari e Nomadi - Il mondo piange: posso dire che detesto cordialmente Irene Fornaciari? posso chiedere alla direzione artistica come mai la signorina figura tra i big se non ha venduto mezzo disco? le parentele stanno uccidendo pure la musica italiana. Brano ingiudicabile, fotocopiato brutalmente dalle creazioni del pater familias. Ma poi i Nomadi che cosa ci stanno a fare? ah ecco cantano una piccola frase verso la fine di questa banalissima canzone. Referenzialità a tutto tondo. Voto 4

Noemi - Per tutta la vita: sono innamorata pazzamente della sua voce sin dai tempi di X Factor. Un talento fuori dal comune che solo adesso sta iniziando a raccogliere il frutto del suo lavoro. Il brano è elegante ma allo stesso tempo fresco. Lei nonostante la visibile emozione dà tutto quello che ha, graffiante, aggressiva, matura come un’artista di grande esperienza. Non mi ha strappato l’anima in due ma non si può non riconoscere la bravura immensa di questa ragazza. Da riascoltare con più attenzione. Voto comunque 7.

Fabrizio Moro - Non è una canzone: non è uno dei miei artisti preferiti, nonostante l’impegno sociale che spesso mette nei suoi testi. Non amo soprattutto il suo utilizzare l’hip hop pur essendo un cantante sui generis. Sembra che per lanciare messaggi di un certo peso o per colpire la gente a casa sia necessaria la rima al ritmo di 4/4. Tutto quello che rimane è la frase “ questa è la mia vita non è una canzone”, ripetuta sino a tirarti scemo. Voto 5,5.

lunedì 15 febbraio 2010

0 Recensione Avatar

 

Domenica sera, giorno di San Valentino, indecisione massima davanti al tabellone dei film: Paranormal Activity e rischio di non dormire più per il resto della vita o Avatar, pellicolonun-primo-poster-usa-per-il-film-avatar-126212e stroncato dalla critica perchè troppo freddo e artificiale? Propendo per il secondo nonostante l’orario di programmazione veramente infelice: 22.30. Siamo in tanti, io ho il mio bel cestino di pop corn e gli occhialini 3D. Sono pronta. Mentre sgranocchio maledicendo il sale e le mie labbra screpolate inizia lo spettacolo. Stavolta la pubblicità l’hanno ridotta ai minimi termini per fortuna, e vista l’ora (22.45) rendiamo tutti grazie.

Siamo nel 2154. Base spaziale gestita da terrestri su pianeta alieno e boscoso Pandora. Gli Umani, assetati di denaro, sono interessati ad un cristallo ferroso, l’unobtanium presente in grosse quantità sotto la superficie del pianeta. Pandora però è abitato dai Na’vi, alieni dalla pelle blu, alti e in stretto contatto con la natura che li circonda grazie anche alla possibilità di unirsi intimamente ad essa attraverso dei filamenti (non saprei come altro definirli) presenti nella loro capigliatura. Gli esseri umani, che non possono respirare l’aria di Pandora, utilizzano degli Avatar del tutto simili ai Na’vi per poter stabilire un contatto con essi. I Na’vi artificiali sono una combinazione di genoma umano e alieno, motivo per il quale possono essere impersonati e guidati solo da chi ha donato il proprio dna. Entrando in una sorta di camera iperbarica, il sistema nervoso degli esseri umani viene trasferito automaticamente nei loro avatar che in questo modo possono muoversi, parlare, interagire con lo spazio circostante, in una parola vivere. Questo tipo di esperienza coinvolge solo ricercatori e scienziati (il cui capo è una straordinaria Sigourney Weaver) ma ad un certo punto, viene introdotto nel programma l’ex militare disabile Jack Sully, gemello di uno scienziato morto in tragiche circostanze e per cui era già stato creato un avatar. Avendo lo stesso genoma, Sully è l’unico che può guidarlo. Per lui il primo ingresso nel corpo del suo alter ego corrisponde ad una vera e propria esplosione di emozioni perchè può finalmente tornare a camminare, nonostante nella sua vita reale sia sulla sedia a rotelle. Sully, durante la sua prima missione, entra in contatto causalmente con una Na’vi, Neytiri che viene in seguito incaricata dal capo del villaggio (suo padre) di istruire in tutto il giovane e inesperto Jack proprio perchè sembra che la natura Madre di quei luoghi abbia sentito in lui una forte dose di sacralità. Solo se Jack riuscirà a diventare uno di loro potrà essere lasciato in vita e accettato come parte del popolo. Inizialmente Jack sfrutta la situazione per dare importanti informazioni al colonnello Quaritch, incaricato dell’eventuale sgombero della popolazione se questa non vorrà lasciare il luogo che presenta un’enorme quantità di materiale prezioso per le fonti energetiche terrestri. Ma Jack, giorno dopo giorno, si sente sempre più parte di Pandora e fatica sempre di più a tornare alle sue spoglie terrestri che sente come un inutile fardello rispetto alla libertà offertagli dal suo essere Na’vi. In più inizia ad innamorarsi di Neytiri. Arriva il giorno in cui Jack entra ufficialmente nel popolo Na’vi ma nello stesso momento Quaritch decide di farla finita con la diplomazia e scatena un attacco violento contro quello che per i Na’vi è l’albero sacro, centro della vita del pianeta. Jack non riesce ad impedire il disastro e viene anzi ritenuto colpevole di aver causato tutto questo, fingendosi quello che non era. A questo punto decide di aiutare quello che ormai è il suo popolo contro i terrestri, implorando anche l’aiuto di quella dea madre che l’aveva accolto da subito come uno dei suoi figli. La battaglia inizia, molti muoiono per difendere la propria patria ma alla fine sarà proprio il popolo Na’vi a liberarsi della molesta presenza terrestre e riacquistando faticosamente la propria autonomia. E Jack? Jack, nelle sue due forme (umana e Na’vi) viene condotto sino al luogo della cerimonia sacra dove la Dea deciderà quale delle sue nature sopravvivrà. Tra i Na’vi si usa dire che nella vita si nasce due volte e così è per Jack che abbandona per sempre la sua esistenza da essere umano risvegliandosi in quello che è ormai il suo vero corpo, quello di Na’vi.

Inutile dire che non mi sono assolutamente resa conto della tanto criticata lunghezza del film, inutile aggiungere che tutte le accuse di freddezza lanciate a questo film sono puttanate belle e buone, e ovviamente da chi potevano provenire se non dai critici cinematografici che sono progettati geneticamente per stroncare i costosi film americani e per incensare le merdate provenienti da paesi che spesso finiscono in bekistan, girate con una cinepresa a mano e con un’inquadratura fissa e tre parole in tre ore e mezza di pellicola. La freddezza dove sta? nell’uso degli effetti speciali? vogliamo dire che il 3D è da boicottare perchè distrugge il cinema italiano che non potrà mai competere con costi così elevati nonostante i contenuti di gran lunga più profondi? a parer mio, al di là dei costi superiori c’è anche da tenere conto dei contenuti e dei messaggi che si vogliono dare. Il cinema italiano si masturba da 20 anni a questa parte con i drammi sentimentali, con le coppie in crisi e con una recitazione che definire enfatica e poco naturale è dire poco. Poi abbiamo il linguaggio scurrile, la scopata che non guasta mai e il finale che fatichi a comprendere. Il messaggio è spesso criptico se non proprio pessimista a livelli da suicidio. Il film americano ti dà un prodotto che è bello da vedere e lascia significati schietti, assimilabili anche da un bambino e costruttivi. Avatar ha voluto ribadire come l’uomo sia bastardo e preso unicamente dal proprio interesse personale. Messaggio semplice ma efficace. Messaggio numero 2: la Natura va rispettata e non violentata. Cosa c’è di più importante di questo?

Bellissimo film.

Voto: 10   

venerdì 12 febbraio 2010

0 Neve a Cagliari…12/02/2010

giovedì 11 febbraio 2010

0 Bem il mostro umano

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Bem il Mostro Umano è uno di quei cartoni animati che ti entra nell’animo e nella psiche in modo tale che pur col passare degli anni alcune scene riaffiorano alla mente procurandoti un leggero brivido lungo la schiena. Chiunque abbia soffiato su 30 candeline conosce questa serie vetusta eppure così avanti nella caratterizzazione dei personaggi ma soprattutto nei contenuti che anche ai meno attenti ricorderà senz’altro i vari horror di provenienza orientale arrivati sino a noi grazie a sapienti rifacimenti. Un esempio su tutti The Ring. Eppure sapete a che anno risale Bem? al 1968! praticamente secoli fa. Naturalmente in Italia questo bel cartone animato ha subito la peggior sorte possibile, ossia dei bei tagli per permetterne la visione alle giovani generazioni di allora. Alcuni episodi credo non siano andati nemmeno in onda e solo per puro caso sono riuscita a rivedere l’intera serie (tranne 2 episodi) e ad ammirarne la drammaticità e gli alti valori incarnati dai tre protagonisti: Bem, Bera e Bero. Si tratta di 3 mostri (non si sa bene se nati in provetta) che celano il loro vero aspetto dietro delle fattezze fisiche che certo non contribuiscono ad attenuarne la spaventosità. Non sembra esserci parentela tra di essi nonostante sembrino una bella famigliola con papà simil Freddy Kruger, mamma vampiro e bambino con orecchie a punta e aspetto da spiritello malefico. Caratteristica comune le mani con solo tre dita che alcuni esseri umani sembrano notare ed altri invece non percepiscono per nulla. Lo scopo del loro eterno errare è la sconfitta del Male rappresentato raramente da esseri umani e più spesso da creature dell’oltretomba. Meta finale, un po’ come Pinocchio, diventare finalmente esseri umani come gli altri. Posso svelare che non ci riusciranno pur potendolo fare perchè si rendono conto che trasferendo la loro anima in un corpo umano finirebbero per annientare l’anima già presente in quel corpo, commettendo essi stessi un’empietà. L’ultima puntata oltre a svelare questo tragico finale, sembra farli perire nell’incendio di una casa. I Nipponici evidentemente non amano il lieto fine. A parte questo, nelle 26 puntate si svolge più o meno lo stesso iter: il piccolo Bero fa amicizia con un bambino e viene a scoprire qualche fatto misterioso che lo coinvolge, poi finisce nei guai per troppa curiosità o per pura sfiga e all’ultimo istante quando ormai sta per crepare arrivano in suo aiuto Bem col suo bastone ammazzamostri e Bera col suo spesso inutile frustino. Quando sembrano non poter sconfiggere l’avversario decidono di prendere il loro vero aspetto (quasi alieno e con un enorme cefalo per quel che riguarda Bem e Bero e simile a Megaloman per Bera) perchè in questo modo possono contare su una forza fisica maggiore. Come in ogni buon cartone giapponese ci sono poi elementi privi di senso, come il fatto che pur potendosi smaterializzare e teletrasportare decidono spesso di usare le proprie gambe anche a rischio della morte. Il lieto fine non è sempre scontato in quanto gli uomini o i bambini che vengono salvati gli si rivoltano contro riconoscendoli come diversi da loro, perciò mostri e nemici del genere umano. Non è quindi un horror fine a se stesso ma ha il merito di elargire in modo diretto e forse un po’ brutale, degli insegnamenti che soprattutto da bambini è giusto assimilare subito per poter crescere con un po’ più di rispetto verso ciò che la società etichetta come diverso. Un cartone animato che come molti altri di quegli anni non meriterà più il grande palcoscenico della televisione nè in chiaro nè a pagamento perchè non adatto alle generazioni attuali, indirizzate verso prodotti falsamente edulcorati o semplicemente idioti. Un vero peccato ma ringraziamo il web che permette a noi “vecchietti” di poter apprezzare in pieno queste perle un po’ impolverate ma sempre attuali.  

mercoledì 10 febbraio 2010

0 Sadomasochismo cerebrale

stress

Diciamolo subito, preparare 2 esami contemporaneamente è simile ad un piercing in un capezzolo: fa male e non serve a un cazzo. Se poi a questo aggiungiamo una decina di giorni di dieta a base di verdure cotte, carne, carne e ancora carne più briciole di carboidrati in forma di crackers, beh onestamente cosa otteniamo? un essere subumano con una spiccata tendenza al cazzeggio più malato: due pagine di libro e poi facebook, tre pagine di libro e youtube, un paragrafo e la pausa the, 5 righe e un sms. Fatti 2 conti si arriva ad un totale di 15 paginette scarse al giorno. Lo stress è un animale perverso, si fa accarezzare per un po’ e poi graffia e morde a tradimento. Il mio organismo imperfetto reagisce con una buona spruzzata di succhi gastrici notturni che uniti alla pipì delle 3 di notte dà come risultato un fantasma ciondolante per casa con le pantofole che strisciano per terra. 2 esami in sincro…roba da matti. Se ci riesco, sono una dea, se mi va male sono un essere umano.

Auguri a chi come me è alle prese con questa follia.

venerdì 5 febbraio 2010

0 Morgan e i moralizzatori

19184358gL’Italia dei moralizzatori, l’Italia della Chiesa, l’Italia di chi va a mignotte di venerdì e si confessa di sabato, l’Italia degli opinionisti senza logica opinione, l’Italia dei pochi coglioni che non fanno parte di quel 70% di grandi menti che vota il Menestrello mignottaro, l’Italia che è contro le droghe ma soprattutto è contro chi dichiara di farne uso mentre poco le cale delle sniffate anonime in Parlamento. L’importante è non sapere, l’importante è tacere e se vogliamo parlarne beh facciamolo a gran voce attraverso i Giletti, i Vespa, le D’Urso, i blog pseudocattolici che non disdegnano una sbirciata sotto le gonne di una tronista ma fanno le crociate se uno che canta dice che si fa di coca. Cosa fa più sorridere: quelli che dicono che bisogna aiutare il povero Morgan a uscire dal tunnel o il direttore della Rai che aspetta il pentimento del figliol prodigo? Genera più disgusto il cachet di 900000 euro di Ronn Moss che balla una salsa o la dichiarazione di un cantante che ha fatto della controtendenza il suo modus vivendi? un applauso a Morgan il peccatore che dichiara di non voler più partecipare al festival da cui è stato gentilmente buttato fuori per “istigazione all’uso di droga”. Bravo Morgan che non si piega alle logiche di questo paese di santi e puttane. Il suo disco venderà, il Festival incederà per 5 giorni con una zoppia sempre più accentuata e noi saremo salvati dal mondo di destra dal rischio di scivolare su una strisciolina bianca. Io non mi drogo, non ho desiderio di farlo, in passato ho fatto qualche tiro di canna che per altro non mi hai mai stregato e dico “basta con questi fottuti moralismi”. Se uno si vuole drogare faccia pure a me quello che interessa è la sua musica. Il discorso è identico a quello che per mesi hanno fatto le blatte della destra per difendere l’indifendibile Mignottaro: la politica è separata dalle vicende private..ossia una trombata qua e là con troie dichiarate e non dichiarate, con minorenni e quant’altro non lede alla dignità di questo paese, governato dal centrodestra per volontà del popolo bue. Una trombata extraconiugale nei letti del potere val più di un tiro di coca in solitaria.

Io sono stanca di tutto questo, stanca soprattutto di leggere persino giovani che si schierano a favore della censura preventiva e del boicottaggio di un artista quando sarebbe meglio che occupassero il proprio tempo a risvegliare le proprie coscienze da una visione distorta della realtà di questo paese.

Diceva bene una ormai plurisecolare canzone degli Articolo 31 “ FOTTI LA CENSURA

Amen

 

 

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