mercoledì 20 giugno 2012

0 La coda dello scorpione (1971)

Ci troviamo davanti ad un classico film thriller degli anni ‘70, denso di sangue color ciliegia, belle donne, qualche scena di nudo e assassini mascherati pronti a far tremare le vene ai polsi attraverso apparizioni improvvise di lucide lame di coltello. Il regista è Sergio Martino, esperto nel cinema di genere essendosi cimentato nel western, nel “poliziottesco” e nella commedia sexy oltre che nel thriller all’amatriciana (come in questo caso). Il suo modo di raccontare attraverso la macchina da presa riprende un po’ i cliché dell’epoca: intensi primi piani, zoomate in avanti e indietro, sequenze che partono dall’inquadratura di un particolare (vedi il telefono che squilla) per poi ampliare il campo visivo.

 

Lo spunto iniziale è molto lineare: un ricco uomo d’affari muore in un incidente aereo, la moglie fedifraga incassa 1 milione di dollari di assicurazione ma viene brutalmente uccisa da un misterioso killer che inizia ad eliminare sistematicamente tutti coloro che sapevano dell’eredità della vedova. La storia si svolge curiosamente ad Atene e vede protagonista la polizia del luogo, l’Interpol, un agente assicurativo e un’affascinante corrispondente francese.

La storia a dirla tutta si sviluppa in modo piuttosto caotico e confusionario rendendo difficile per lo spettatore capire le dinamiche (spesso illogiche) che guidano le azioni dei protagonisti. Tutti agiscono in modo contrario alla razionalità generando più sorrisi che brividi nel pubblico che certo avrebbe meritato un trattamento migliore davanti ad un film che si definisce giallo. Persino le uccisioni non sembrano avere molto senso nonostante le spiegazioni finali del killer la cui identità c’è chiaro solo verso le battute finali del film. Il suo movente è veramente quanto di peggio offra un giallo Mondadori e il nascondiglio che sceglie per il gruzzolo ci ricorda più un film di pirati che un thriller. Detto questo il film pur nelle sue carenze si lascia guardare soprattutto dagli appassionati della cinematografia di serie B degli anni ‘70 e anche da coloro che ne apprezzano gli spunti (non volutamente) comici.

VOTO 6

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