giovedì 19 aprile 2012

0 L’aria salata (2006)

Fabio (Giorgio Pasotti) lavora in carcere come educatore, un giorno gli viene affidato un uomo che sta scontando 30 anni di carcere per omicidio, Sparti (Giorgio Colangeli) che si scoprirà essere suo padre. Per il ragazzo inizia così un periodo fatto di prese di coscienza, rancore e affetto per un uomo che non ha mai conosciuto e che perderà molto presto in modo tragico ed inatteso.

Angelini firma (regia/sceneggiatura) un’opera altalenante tra il capolavoro e il convenzionale. La trama non è così originale ma il modo di costruire l’intreccio porta lo spettatore a stare incollato alla poltrona in attesa di seguire lo sviluppo della vicenda, curioso di sapere se il rapporto mancato tra il padre e il figlio potrà avere un futuro o se il rancore prevarrà fino ad ammazzare qualunque speranza di riconciliazione. Fabio è molto simile al proprio padre, così testardo nel rifiutare qualunque aiuto, convinto che l’individuo debba far da solo nella vita, diffidente come un gatto e restio a manifestare vero affetto per chi lo ama. Fabio è un educatore che sceglie di lavorare in carcere come espiazione per avere un padre assassino o forse proprio con la tacita speranza di poterlo incontrare, ma quando ciò accade non è pronto ed esplode. Questa “esplosione” viene messa in scena con una recitazione fin troppo carica da parte di Pasotti (forse poco a suo agio sul grande schermo) e questo, unito ad una certa banalità nei dialoghi, rende la pellicola un lavoro imperfetto. E’ tutto un dipanarsi di luoghi comuni (le guardie carcerarie violente, i compagni di cella minacciosi, il padre della fidanzata disposto a pagare per affidare a Fabio un lavoro più rispettabile) che appesantisce il film. In realtà non è neanche chiarissimo il modo in cui i legami familiari degli Sparti si incrinino fino a spezzarsi definitivamente.

L’apporto più grande lo dà l’eccellente Colangeli, con una recitazione asciutta ma convincente, poche parole ma profonde. Una attore capace di recitare in modo magistrale il ruolo del carcerato che ha trascorso gli ultimi 20 anni a guardare il mondo dietro le sbarre ma che mostra una profondità d’animo pazzesca, Sparti infatti ha un modo di concepire il mondo più realista del figlio bamboccione e glielo insegna in un solo giorno, andandosene via in modo spettacolare ma anche molto dignitoso.

In conclusione il film non è male, racconta in un breve lasso di tempo il ricongiungimento tardivo tra un padre e un figlio soffermandosi sulla vita carceraria in modo un po’ convenzionale. Guardabile ma tutto sommato dimenticabile.

VOTO 6

0 sentenze:

 

La finestra sul cortile Copyright © 2011 - |- Template created by O Pregador - |- Powered by Blogger Templates