mercoledì 30 novembre 2011

0 Settimo cielo (2008)

Ho guardato questo film con sentimenti contrastanti.

Inizialmente sono quasi stata presa da conati di vomito a vedere tante scene di sesso tra anziani barbogi con battagli ingrigiti che sventolavano all’aria. Guardavo e volevo essere altrove. Non potevo credere che qualcuno si fosse preso la briga di spendere la cifra (considerevole) di un biglietto per vedere una nefandezza simile al cinema. La protagonista è una sarta in età ragguardevole che con la scusa di sistemare l’orlo di un pantalone ci dà dentro più volte col nonnetto di 76 anni, ma in realtà non disdegna neanche una sgroppatina col suo compagno di una vita, praticamente una stampella sfiatata.

La sensazione successiva alla nausea è stata la curiosità di vedere come andava a finire questo dramma teutonico. Fortunatamente il sesso tra anziani va scemando, se non consideriamo Inge la sarta che si trastulla in un solitario nella vasca di casa. Da quel momento inizia la tragedia. Il marito compagno, infatti, riceve la sgradita notizia che qualcun’altro si ingroppa la moglie e diciamo che non la prende tanto bene. Capiamo infatti che si suicida. Inge si dispera ma intanto non rinuncia al nuovo compagno di merende e così finisce la storia.

Il film è stato pure accolto positivamente dalla critica e questo spiega perché a me invece non è piaciuto proprio. Lo stile è quasi da pièce teatrale con pochi ambienti e dialoghi rarefatti, una telecamera spia le azioni dei protagonisti come un occhio indiscreto all’interno della casa mettendosi alle spalle degli attori o soffermandosi su primi piani silenziosi ma intensi. Roba da intenditori insomma.

VOTO 5

domenica 27 novembre 2011

0 A casa per Natale (1998)

Jake frequenta l’università della California insieme alla sua ragazza Allie (Jessica Biel). La cosa che più detesta è tornare a casa per Natale soprattutto da quando il padre ha risposato un’altra donna dopo la morte della madre di Jake. Quest’anno però suo padre gli ha promesso una Porsche se tornerà a casa entro le 18 del 24 dicembre…peccato che il viaggio verso New York sia parecchio lungo. Jake, però, la mattina della partenza si risveglia vestito da Babbo Natale in pieno deserto, senza un soldo in tasca e molto molto lontano da casa. A quel punto inizia per il ragazzo un lungo viaggio on the road dalla west alla east cost.

Che dire di questo film? Sicuramente non si tratta di una pietra miliare nella storia dei film di tematica natalizia e neppure nella storia delle commedie americane. Non si ride a meno di non avere 12 anni e uno scarso senso dell’umorismo. Sul finale poi diventa una caramella dolciastra e un tantino nauseante con tutto quel florilegio di buoni sentimenti che si concretizzano nella famigliola finalmente riunita dopo tanti anni.

Se ne può fare a meno volendo ma se proprio cercate un film per i pomeriggi di Natale, questo film si fa tutto sommato vedere.

VOTO 5,5

sabato 26 novembre 2011

0 Death Note

Ma quanto è bello questo strabiliante anime??? E dire che non lo conoscevo e senza saperlo un pomeriggio di due settimane fa ho scoperto una meravigliosa opera d’arte. E’ raro che si trovi di questi tempi un prodotto così ben fatto nella trama e nel comparto tecnico: grafica da urlo così come una colonna sonora fatta di brani heavy metal e musica gregoriana. E’ stata una graditissima sorpresa che a dire la verità è stata capace di mettermi un’angoscia addosso che non mi ha lasciato in pace fino all’ultimo ansiogeno fotogramma.

La storia ha come oggetto i quaderni della morte, ossia i Death Note, proprietà degli Shinigami (dei della morte) che però ogni tanto li perdono nel mondo con la conseguenza che spesso capitano tra le mani di esseri umani, incapaci di utilizzarli con criterio. E’ proprio quello che succede a Ryuk, un golosissimo mangiatore di mele non che shinigami, che perde il suo Death Note. Il quaderno infatti cade nel cortile di una scuola superiore giapponese e viene notato da Light, un ragazzo intelligente ma particolarmente chiuso e sfiduciato nei confronti della società. Questi, dopo aver capito di cosa si tratta inizia a provare la sua veridicità scrivendo il nome di un criminale sulle pagine intonse del quaderno. Infatti proprio nel risvolto di copertina sono presenti alcune istruzioni o regole che spiegano ciò che è lecito o illecito fare con il potere dato dalla proprietà del Death Note. Se si scrive il nome di una persona di cui si ha impresso anche il volto, questa morirà nel giro di 40 secondi per un arresto cardiaco, mentre se si vuole far sì che la persona in questione muoia in altri fantasiosi modi, bisogna scrivere dettagliatamente i particolari della morte entro un certo lasso di tempo. Light vede morire la persona che ha scelto e inizia a convincersi di avere nelle mani lo strumento per migliorare il mondo. Così uccide decine e poi centinaia di criminali nel buio della sua camera, con la sola compagnia di Ryuk e di un televisore sempre acceso sul notiziario locale. Ovviamente la cosa assume una risonanza mondiale e la polizia inizia a interessarsi al caso, chiedendo l’aiuto del più geniale investigatore del mondo, il misterioso L. Questi, dai pochi indizi a disposizione, riesce a capire che l’assassino dev’essere qualcuno che ha accesso alle informazioni della polizia e che ha un limitato periodo di tempo per dedicarsi alle uccisioni. Da qui consegue che si tratta di un parente di uno degli agenti e probabilmente uno studente. I suoi sospetti ricadono quasi immediatamente su Light e da qui inizia la competizione silenziosa tra L e Light, il primo che vuole a tutti costi smascherarlo e il secondo che cerca di sviare le indagini attraverso stratagemmi sempre più elaborati..

Devo dire che la serie è perfetta ma sicuramente perde tantissimo quando uno dei personaggi principali ci lascia anticipatamente, rovinando un po’ la prosecuzione della storia  che a mio parere risulta un po’ più fredda e meno magnetica. Inizialmente infatti c’è un’atmosfera quasi intimista dove è facile immedesimarsi in questo ragazzo che trova un oggetto magico da cui viene totalmente rapito. Inizialmente probabilmente non c’è neanche un grande ideale che lo guida ma semplicemente la curiosità e l’esaltazione di fare qualcosa di grande e pericoloso nel chiuso della sua stanza, senza che la famiglia possa minimamente sospettare qualcosa. Quando poi le maglie si stringono sempre più intorno a lui, invece di rinunciare decide di portare avanti la sua follia, immaginando un mondo senza più nessuno che lo ostacoli.

E’ molto riduttivo parlare di un’opera come questa in poche frasi, bisognerebbe vederlo e assaporarlo come un buon rosso da meditazione.

VOTO 10  

0 Renegade un osso troppo duro (1987)

Luke (Terence Hill) attraversa l’America con la sua Jeep e il cavallo Joe Brown. Un giorno, il suo amico Moose rinchiuso ingiustamente in carcere gli affida il figlio adolescente Matt (Ross Hill), in modo che possa accompagnarlo fino al terreno che ha vinto al gioco. Luke non sembra molto entusiasta soprattutto per il carattere ribelle del ragazzo, inizialmente ostile alla sua presenza. Piano piano però lungo le strade polverose d’America riusciranno a creare una bella amicizia.

Il film è una pellicola senza pretese ma anche molto godibile se non si dà molto peso ai tanti luoghi comuni sulla società americana disseminati per tutti i 90 minuti. Diciamo che è la classica commedia alla Terence Hill senza Bud Spencer sostituito dal figlio dello stesso Hill, tragicamente scomparso pochi anni dopo le riprese del film. Ecco, penso che sia un film che trova il suo lato migliore nell’amore che traspare dagli occhi di Terence Hill mentre guarda un figlio che non sa che perderà tra non molto. Certo, a parte il lato drammatico della cosa, c’è da dire che il ragazzo non prometteva tanto a livello recitativo. L’ho trovato molto statico e impacciato, quasi costretto a fare qualcosa che non gli apparteneva. Ci sono molti ragazzini, persino bambini, che alla loro prima esperienza come attori si mostrano subito dei veri fenomeni, questo non è il caso del povero Ross.

In ogni caso ci pensa il padre a risollevare le sorti del film con le classiche scazzottate e le gag che si ripetono per tutta la durata del film. La trama è molto lineare con qualche spruzzata di Walker Texas Rangers, comunità Amish, centauri barbuti e sceriffi obesi. Un filmetto per ragazzini anni 80.

VOTO 6-- 

venerdì 25 novembre 2011

0 X Factor 5. Pagelle Seconda Puntata

Claudio – The Dog Days are over: sembra sempre più l’orsetto del cuore dell’edizione di quest’anno. Un buono con la voce roca. I gesti coreografici suggeriti da Tommassini non mi convincono, sembra una marionetta mossa da fili invisibili. Non si possono snaturare troppo le persone o finisci per creare delle caricature senza futuro al di là del talent show. L’interpretazione comunque è buona, ma non memorabile. VOTO 6,5

Jessica – Il messaggio: un altro pezzo del passato per questa strana ragazza. Stavolta si cimenta in un brano di Alice che sinceramente non conoscevo. Diciamo che la sua dote più evidente è l’interpretazione, sempre sofferta e sopra le righe. Sembrerebbe molto più vecchia della sua età, sia per il trucco troppo pesante (da correggere quanto prima) che per la presenza scenica da donna matura. La voce è particolare, a volte calante, a volte sorprendentemente potente e intonata. Mi ricorda un modo di cantare molto Castrocaro, artigianale, grezzo. Comunque se sgrossata di tanti difetti può arrivare in alto perché portatrice sana di originalità e follia. VOTO 6

Davide – Jealous Guy: stavolta canta abbastanza bene anche se secondo me non ha futuro come artista, troppo simile a un fenomeno da baraccone piuttosto che ad un aspirante cantante. La timbrica sarebbe anche interessante ma non controlla bene la voce risultando in alcuni punti parecchio calante. Senza infamia e senza lode. VOTO 6

Le 5 – Single Ladies: le sopravvissute (in modo immeritato) della prima puntata tentano di cambiare il repertorio con un pezzo di Beyoncé. Come far cantare Lady Gaga a Orietta Berti. Modernizzate per l’occasione, vanno anche bene negli assoli per poi finire a terra con le parti armoniche. Poco talento, fuori contesto. VOTO 4,5

Francesca – La guerra è finita: per me è la più talentuosa del gruppo under donne ma inspiegabilmente è la meno coccolata dalla Ventura. L’hanno accusata di essere goffa come se questo avesse importanza ai fini di una futura carriera da cantante. Il pezzo dei Baustelle certo non è un regalo ma un tentativo sottile di farla cadere visto che non premia le belle voci come quella di Francesca. E’ un testo da interpretare più che da cantare. Qualche imprecisione qua e là. VOTO 6

Vincenzo – Ritornerai: l’avevo accusato di assomigliare a Lauzi nel modo di cantare ed ecco che questa volta giusto per non sbagliare gli viene assegnato giustappunto uno dei suoi brani. Sembra un modo di Morgan di far cacciare via i suoi mediocri cantanti. Anche stavolta un arrangiamento in chiave moderna che però non toglie la sensazione palese che questo hobbit è il figlio segreto del fu Bruno. Una cover senza sugo. VOTO 5

I Moderni – I gotta feeling: se qualcuno aveva il dubbio che si rifacessero a qualcuno, stavolta il dubbio diventa una certezza assodata. I cloni brutti dei Black Eyed Peace. La donna continua ad essere stonatissima, inascoltabile. Belle le armonizzazioni e la base. Stavolta se la caverebbero bene se non fosse per la parte femminile. VOTO 6,5

Valerio – Don’t let me be misunderstood: che ricordi revival questo pezzo. Penso che questo ragazzo non solo sia estremamente timido e insicuro ma anche poco sveglio in generale. Un pesciolino in mezzo agli squali dello show biz. Non ha una bella voce originale, non ha un timbro interessante, sembra non crederci fino in fondo e questo si riflette totalmente nelle sue esibizioni, troppo simili a caffè allungato. VOTO 5,5

Le Cafe Margot – Ssh!: brano molto bello per il gruppo con il nome più decente della categoria di Elio. Molto sul pezzo, intonatissime e gustosamente teatrali. Liberatesi della timbrica alla Zilli, trionfano tra tutti i loro colleghi di X Factor 5. Eccezionali, mature per un disco e per un buon successo se supportate da un agente discografico che le lasci esattamente come sono. VOTO 10

Nicole – La differenza tra me e te: pezzo recentissimo per la più classic tra i partecipanti a questa edizione. Partiamo col dire che la versione originale non mi piace mentre questa versione femminile com’è? Parte iniziale parlata bruttina (non a tempo), parte cantata più che calante. Pessima esibizione. La ragazza lodata alla prima uscita a questo giro va strigliata a dovere visto che offre senza ombra di dubbio la performance peggiore della serata. VOTO 4

 

 

 

   

lunedì 21 novembre 2011

0 Il maratoneta (1976)

Anni 70. New York. Babe è un universitario ebreo con la passione della maratona. Un giorno però la sua vita tranquilla e ordinaria viene scombussolata dalla morte del fratello ucciso dai sicari di un reduce nazista. Da questo momento in poi la vita del ragazzo viene stravolta totalmente da una serie di situazioni tremende in cui viene suo malgrado a trovarsi. La certezza che si fa lentamente e tragicamente strada dentro di lui è che non si può fidare più di nessuno, né della sua ragazza né della polizia.

Film eccezionale sotto ogni punto di vista. Viene difficile anche incasellarlo totalmente nel genere drammatico perché in realtà ha un tratto marcatamente thriller, basti pensare all’ansia che instilla nello spettatore già dalle prime placide sequenze. Un ragazzo con un grosso trauma familiare alle spalle che distrattamente vive la vita quotidiana, perso in una tesi capace secondo lui di riscattare la morte del padre. Non sa molto della vita, vive in un monolocale disordinato e trascorre le sue giornate a correre e sperare di migliorare il suo tempo per la grande maratona della Big Apple. Poi succede qualcosa. Si innamora della donna sbagliata e ritrova solo per poche ore un fratello che in realtà non conosceva neppure. Finisce torturato da un dentista nazista e riesce a scappare proprio grazie alla sua corsa, uccide per non essere ucciso e si vendica in modo analogo a come hanno fatto con lui i suoi aguzzini.

Le emozioni che suscitano film come questi sono difficili da spiegare, bisognerebbe spendere due ore della propria vita per assaporare in prima persona ogni fotogramma e ogni battuta del film. Hoffman è giovane e maturo allo stesso tempo, perfetto per un ruolo controverso come questo. Offre una meravigliosa prova così come il temibile e irriconoscibile Olivier.

Bellissimo

VOTO 9,5

domenica 20 novembre 2011

0 Topolino e la magia del Natale (1999)

Per molti anni sotto l’albero di Natale non mancavo mai di trovare un home video di sapore natalizio targato Disney e se la memoria non mi inganna “Topolino e la magia del Natale” è stata l’ultima videocassetta che ho ricevuto. Ricordo che era tradizione nella mia famiglia riunirsi in salone per guardare tutti insieme il nuovo cartone animato subito dopo il pranzo di Natale. Che fantastici ricordi!

Certo questo cartone animato non è il massimo sulla piazza. Innanzitutto i disegni sono dozzinali e appartengono ad un periodo molto recente rispetto alla grande scuola Disney degli anni 30 40 50. Si tratta di tre episodi con protagonisti tutti i personaggi più noti della grande famiglia Disney:

1) il primo episodio (a mio parere il più godibile) vede protagonisti Qui, Quo e Qua che rivivono continuamente il giorno di Natale fino a che capiscono che la magia del 25 dicembre sta proprio nel fatto che si tratta di un giorno unico e giustamente atteso;

2) il secondo episodio parla di quella cosa atroce che capita ad ogni bambino del mondo, il momento crudele in cui qualcuno ti rivela che Babbo Natale non esiste. I protagonisti sono Pippo e il figlio Max. Scopriranno dopo una lunga notte insonne che invece il buon omone con la barba bianca esiste eccome;

3) il terzo episodio parla di Minnie e Topolino che pur in ristrettezze economiche vogliono comunque farsi un bel regalo di Natale reciproco. Alla fine ci riusciranno ma capiranno che la cosa più importante è il pensiero piuttosto che il regalo in se stesso.

Insomma parliamo di buoni sentimenti e tanta retorica, una serie di luoghi comuni che a un bambino non interessano più di tanto. Sembra più che altro l’invenzione di un adulto che soffre perché non sente più dentro di sé lo spirito del Natale e cerca con un triplice espediente di cavare fuori dal suo animo ormai sopito la magia del titolo del cartone animato. Ricordo che già allora non mi era piaciuto e mi aveva messo una gran tristezza, avrei preferito un cartone animato più divertente e meno melodrammatico. In ogni caso in giro c’è  qualcosa di meglio per chi desidera vivere un po’ di magia natalizia in piena regola, un titolo a caso Polar Express, meraviglia per gli occhi e per l’animo.

VOTO 5

 

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