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sabato 2 febbraio 2013

0 La casa sul lago del tempo (2006)–Alejandro Agresti

A volte fa proprio bene al cuore godersi la visione di un film sentimentale soprattutto se non banale. Ecco sicuramente un aggettivo che non si addice a questo film è “banale”. Siamo infatti nel campo dell’irreale, del fantastico, dell’impossibile, siamo alle prese con l’amore che sfida le leggi del tempo. I due protagonisti, Kate (interpretato dalla mia Sandra Bullock) e Alex (Keanu Reeves) vivono in due anni diversi ma non si sa come riescono a comunicare attraverso una buca delle lettere della casa sul lago (luogo dove hanno vissuto entrambi ma ovviamente in momenti diversi) e così iniziano a instaurare un rapporto che presto si trasforma in vero amore. Il problema ovviamente è incontrarsi, ma si sa quando si è innamorati tutto è possibile e così ecco anche un bel lieto fine che riporta ciò che era impossibile nel campo delle possibilità.

I punti forti del film sono chiaramente la trama e gli attori protagonisti mentre forse l’unica nota dolente è il ritmo piuttosto lento del film che però è del tutto giustificato da questa strana atmosfera onirica che caratterizza la storia stessa. I due personaggi si incontrano più volte nel corso del film ma sempre per volere di Alex che chiaramente ha la fortuna di vivere nel passato e quindi di poter prevedere i possibili incontri con la sfiduciata Kate. Solo l’ultima mossa, che è poi quella decisiva, è merito di Kate che riesce per il rotto della cuffia e grazie al destino a salvare la vita al suo amato e a poterlo finalmente incontrare nel tempo giusto, così come accade nel suo libro preferito.

VOTO 7,5 

giovedì 25 ottobre 2012

0 Come d’incanto (2007)

Trama: Andalasia mondo delle fiabe. Giselle è una ragazza in cerca dell’amore del principe dei suoi sogni, Edward, ma la matrigna del giovane non può permettere che i due si sposino e così spedisce la giovane donna nel mondo reale facendola precipitare in un pozzo che sbuca a New York…

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Immaginate una bellissima torta ricoperta di panna montata e fragole. Esteticamente perfetta e il gusto? Buono, ottimo, ma solo se non ne fai indigestione perché allora diventa immediatamente stucchevole e nauseante.

Questo film è una di quelle pazzesche creazioni dolciarie americane che a prima vista ti sembrano il massimo ma che nella sostanza mancano di sapore o che al contrario sono troppo piene di ingredienti che le rendono pesantissime. Non si tratta di un brutto film, anzi. Una bambina lo troverà magnifico e magico, così come tutte quelle persone che amano il romanticismo e si beano di canzoni dolciastre e situazioni amorose. Per tutti gli altri sarà solo il classico film che mescola animazione a personaggi reali (di recente un esempio mediocre è stato offerto da I Puffi per esempio). Non rimane impresso se non per l’incredibile somiglianza tra i personaggi del cartone animato e gli attori su cui sono stati ricalcati (tutti con dei tratti effettivamente fiabeschi).

Molto carine poi tutte quelle gag che prendono in giro gli elementi tipici di alcune celebri fiabe disneyane, vedi per esempio il momento in cui Giselle per fare ordine nella casa di Robert canta e richiama tutti gli animali urbani (tutti evidentemente lontani dalla tradizione dei boschi delle fiabe: blatte, topi di fogna, piccioni). Molto brava poi la protagonista Amy Adams che ha studiato molto bene i movimenti e la gestualità di tutte le principesse dei cartoni animati e li ha riprodotti in modo pressoché perfetto.

Insomma il film è carino ma niente per cui strapparsi i capelli,

VOTO 6,5

giovedì 30 agosto 2012

0 Legion (2010)

Trama: la fine del mondo è arrivata e l’umanità viene sterminata da un esercito di angeli mandati da Dio sulla Terra per eliminare la razza umana, colpevole di aver deluso l’Onnipotente. L’unico a ribellarsi è l’Arcangelo Michele che giunge in una piccola stazione di benzina nel deserto americano, dove vive e lavora Charlie, la donna che porta in grembo il nuovo Salvatore degli uomini…

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Forse non sarà il massimo dell’originalità ma questo film riesce a tenere in piedi l’attenzione dello spettatore con ottimi effetti speciali che suppliscono a dei dialoghi da mettersi le mani nei capelli e ad una trama non proprio coerente nel suo sviluppo. Da vera patita del genere catastrofico non ho potuto fare a meno di appassionarmi a certe sottigliezze che con ironia e con un uso magistrale del trucco mi hanno fatto divertire a più riprese in questa afosa e lunghissima estate 2012.

Certo, da fedele spettatrice di Supernatural, ho notato la “novità” dell’Angelo descritto come cattivo e malvagio, nemico dell’Uomo e spietatissimo. In questo film non c’è infatti traccia di Lucifero e dei suoi accoliti, la lotta riguarda solo angeli e uomini e forse proprio da questo punto di vista non ho ben capito chi davvero rappresenta il nascituro, minacciato a più riprese dagli attacchi continui delle creature divine incarnatesi in mostruosi esseri o semplici esseri umani. Non ci viene spiegato ma evidentemente ci troviamo di fronte ad un redivivo Gesù Cristo che dovrebbe in teoria riportare l’umanità (o quello che ne è rimasto) nel giusto solco indicato da Dio nelle scritture.

Il classico gruppetto eterogeneo che si trova per varie circostanze a convivere e sopravvivere nello stesso luogo è un topos abbastanza frequente sia nella letteratura (vedi in particolar modo Stephen King) che nel cinema (mi viene in mente per esempio Tremors o i vari film zombeschi da Romero in poi). Riesce ancora a colpirmi forse perché è sempre interessante da un punto di vista sociologico vedere gli effetti di una convivenza tra classi sociali e storie di vita differenti. Però c’è un però: si poteva fare qualcosa di meglio nella caratterizzazione dei personaggi che sono effettivamente abbastanza deboli e poco credibili, compreso il povero Dennis Quaid che figura come l’unico nome importante in cartellone. In effetti in questo contesto viene trasformato in un cinico e invecchiato personaggio, un po’ zotico e poco sveglio, capace solo di una buona ma telefonatissima uscita di scena in grande stile. Non c’è il personaggio eroico tranne ovviamente Michele che però non fa testo essendo un angelo e non c’è neppure un vero intrecciarsi di destini tra le persone coinvolte nella resistenza armata.

VOTO 6,5  

mercoledì 25 luglio 2012

2 Hellboy (2004)

Hellboy è un demone rosso che ama i gatti, i Baby Ruth e fumare i sigari. Si spunta le corna quotidianamente e ha un’età di circa 30 anni nonostante sia nato nel 1944 durante la notte in cui i Nazisti aprirono per pochi istanti un portale per far entrare nel nostro mondo le creature dell’inferno. Egli è stato adottato dal Professor Bruttenholm quando era solo un cucciolo spaventato e goloso di merendine al cioccolato e da allora fa parte di una sezione speciale della polizia governativa: il BPRD che si occupa di affari misteriosi e legati al paranormale. Insieme a lui un altro collaboratore prezioso è la creatura anfibia chiamata Abe, intelligentissimo e capace di conoscere il passato il presente e il futuro di ogni essere vivente con cui entra in contatto. A completare la triade c’è Liz, una ragazza capace di scatenare incendi con la sola forza di volontà. Un giorno però ritorna sulla Terra Rasputin, consigliere dei Romanoff ed esperto di magia nera, morto durante la famosa notte di cui sopra. Il suo proposito è quello di riaprire il portale e per farlo ha bisogno di Hellboy che ovviamente non è dello stesso parere poiché fin da piccolo la sua decisione è stata quella di stare dalla parte del Bene e rifiutare perciò la sua natura diabolica. A questo punto Rasputin idea una trappola per poter comunque incastrare il nostro buon HB.

Il film è meraviglioso, superiore a tante altre produzioni similari che dall’inizio del 2000 hanno mietuto successi al botteghino grazie alla presenza di supereroi provenienti dalla carta stampata. Qui c’è poesia, azione, tantissima ironia e un uso magistrale del trucco e degli effetti speciali. Gran parte del merito va al grande regista Guillermo del Toro (anche sceneggiatore del film) che non ha nascosto la sua passione per l’omonimo fumetto di Hellboy. Tutto funziona come un meccanismo ben oliato, i protagonisti hanno esattamente l’aspetto che dovrebbero avere, soprattutto chiaramente Ron Perlman, un attore con una faccia talmente particolare anche senza trucco da risultare perfetto nella parte di un diavolo ironico e romantico che condisce le sue espressioni con “faccia di cacca”, “cacchio” e via dicendo. Amazing!!! Non era facile per un attore della sua età (classe 1950) entrare nei panni di questa creatura rossa e forzuta e invece se la cava alla grandissima, certamente aiutato dalla computer grafica, da stuntman e tutto quello che si usa in questi casi ma comunque “sul pezzo” in tutte le sequenze che lo vedono semplicemente dialogare o fare espressioni incazzose, divertite o tristi.

Il resto del cast è adeguato e il finale è ovviamente aperto così da preannunciare un sequel che infatti ha visto la luce nel 2008 e che conto di vedere quanto prima viste le sensazioni positive che mi ha regalato questo primo bell’episodio. Ho trovato particolarmente bella tutta la parte di film che si svolge all’interno del mausoleo, sarà che sono preda del fascino dei cimiteri ottocenteschi o sarà la passione per tutto ciò che è labirintico ma ho davvero goduto appieno di tutto quel ben di Dio che ha offerto la seconda parte del film. Bellissima poi la trovata dello scheletro mezzo scarnificato che guida la compagnia verso il mausoleo stesso. Ripeto un film da vedere e rivedere.

VOTO 8,5 

martedì 24 luglio 2012

0 X-Men Conflitto finale (2006)

Stavolta gli X-Men (ahimè ridotti di numero dopo l’amaro finale del secondo capitolo e in seguito colpo di scena delle battute iniziali della qui presente pellicola) devono affrontare un altro compito ingrato: salvare gli umani dalla furia di Magneto che vuole eliminare un Mutante (rinchiuso nel carcere di Alcatraz) utilizzato dal governo americano per la cosiddetta “cura”, ossia un’iniezione capace di trasformare un Mutante in un comune essere umano. Il Boss del Male trova una formidabile arma in Jean, rediviva dopo la morte sacrificale avvenuta nell’episodio precedente. Ella però non è più la dolce donna che tutti i suoi amici ricordano, ma un vero e proprio mostro imbattibile che si rivolta contro la sua stessa compagnia ormai vinta dalla sua parte malvagia e insensibile alle suppliche del suo antico amore Logan.

Il film è molto bello ma a mio parere inferiore a X-Men 2 che aveva una trama decisamente più coinvolgente e in qualche modo più avventurosa. Al centro c’erano gli X-Men, tutti uniti per salvare il loro amato capo, qui invece abbiamo un intreccio di più ampio respiro che sposta l’attenzione verso dinamiche più generaliste, ossia la lotta tra umani e mutanti, i diversi schieramenti e la spettacolarizzazione delle varie “doti” dei nuovi ingressi nella famiglia dei Mutanti. Tutto molto bello certo ma la sensazione è che manchi qualcosa di fondamentale, tipo, che so l’attenzione nella caratterizzazione dei personaggi. In questo caso per esempio Halle Berry/Tempesta non è altro che una squinternata con i capelli posticci e gli occhi che di tanto in tanto diventano bianchi ma che poveretta non riesce mai a mettere in pratica il suo potere, in realtà quasi limitato visti i 90 minuti di film in cui non riesce davvero a fare niente. Logan è sempre lui ma con un po’ di stanchezza. Scott sparisce nel dimenticatoio in maniera veloce e indolore. La fantastica Mystica è solo una comparsa. Jean è un automa senza coscienza. E alla fine della fiera i personaggi che hanno catturato maggiormente la mia attenzione sono stati i ragazzi: Bobby e Kitty. Assolutamente e colpevolmente trascurati altri due personaggi che potevano avere delle potenzialità interessanti, ossia Jimmy e Warren.

Peccato perché il film comunque è un vero piacere per gli occhi e merita di essere visto anche solo per alcune divertenti battute che costellano il film e che alleggeriscono alcuni momenti di tensione che ovviamente non mancano in un’epopea di questo livello.

VOTO 7

domenica 19 giugno 2011

0 Robocop 2 (1990)

Come spesso accade ai sequel, anche qui ci troviamo davanti ad una bella ciofeca di film. Niente a che spartire con il capostipite, generalmente riconosciuto come cult movie a tutti gli effetti. Manca tutto in questo Robocop 2, la poesia, l’ironia, il ritmo.

La vicenda poi è abbastanza banale: è passato solo un anno dalla sua creazione e già il cyborg Robocop è considerato obsoleto, tanto da spingere i soliti capetti della OCP a sperimentare un nuovo robot che possa essere la soluzione definitiva alla delinquenza di Detroit. Viene allora progettato Robocop 2, che funziona grazie al sistema nervoso di uno spacciatore morto durante una sparatoria. Naturalmente le cose andranno storte e il “vecchio” Robocop Murphy (sempre più umano) dovrà mettercela tutta per sconfiggere il male e riportare la città al sicuro.

Dicevo più su che in realtà non funziona un bel niente, tranne qualche effetto speciale e nulla più. In questo film anzi si evidenzia sempre più la poca indistruttibilità di Murphy, fragile e dotato solo della classica pistola che estrae dalla coscia: praticamente un essere umano di metallo. Anche l’aspetto così importante riguardante la sua umanità sempre più evidente viene abbandonato proprio nel momento più cruciale, cioè quando la moglie lo riconosce e vorrebbe amarlo nonostante il suo aspetto così mutato.

Insomma un’occasione cercata ma sprecata.

Voto: 5

sabato 18 giugno 2011

0 Robocop (1987)

1) Servire la salute pubblica

2) Proteggere gli innocenti

3) Difendere la legge

Queste sono le direttive primarie impiantate nei circuiti primari di Robocop, poliziotto androide frutto di un ambizioso progetto della multinazionale OCP a capo della polizia di Detroit. Siamo in un imprecisato futuro caratterizzato da una delinquenza sempre più globale che tiene in scacco la polizia della “vecchia Detroit”, tempio della malavita e cimitero di centinaia di poliziotti. Robocop non è altro che un androide costituito per metà da metallo e circuiti, e dall’altra metà da ciò che è rimasto del defunto agente Murphy, ucciso durante una sparatoria. Il robot, che inizialmente pare non avere memoria, inizia a manifestare i primi segni di coscienza col riaffiorare di tanti ricordi, sia dolorosi che felici. Questo scatena in Robocop/ Murphy la voglia di vendetta nei confronti di chi l’ha privato della sua famiglia e della sua entità di essere umano…

Robocop naturalmente è un film leggendario che ben si situa tra le numerosissime produzioni anni 80 che hanno per argomento principale il futuro fosco, città decadute e sotto assedio, il progresso scientifico e l’eroe buono che difende l’umanità dal male che la invade.

Il film è semplice, lineare, cinico e terribile nel descrivere la solitudine di un uomo che non è più uomo. Ricorda ma non sente praticamente niente a livello emotivo, una macchina con un volto umano che produce ricordi. Terribile no? In molti punti si ha la sensazione di essere in uno di quei classici telefilm americani tipo Chips, Miami Vice o A-Team vista soprattutto la poca qualità della fotografia e della recitazione, in effetti poco importante in film di questo genere, poi però ecco il coraggio da parte del regista di lasciare spazio a effetti scenici pazzeschi come mutilazioni causate da armi da fuoco potentissime, sangue un po’ ovunque e crudezza senza sconti.

Il film ovviamente merita.

Voto: 7 

venerdì 27 maggio 2011

0 Flash Gordon (1980)

 Trama: “Flash” Gordon, giocatore di football americano, giunge in modo rocambolesco sul pianeta Mongo, insieme alla giornalista Dale e allo scienziato Zarkov. Lo strano luogo è sotto il dominio del terribile imperatore Ming, intenzionato a distruggere la Terra e i suoi abitanti. I tre terrestri cercheranno di impedirlo in ogni modo, con l’aiuto della principessa Aura e dei principi Barin e Vultan.

Commento: questo film rappresenta un vero e proprio culto per gli appassionati del genere fantascientifico. A prima vista e soprattutto sotto l’occhio implacabile degli anni 2000, la pellicola parrebbe più un prodotto di bassa categoria che un gioiello della tecnica. Ma considerati i tempi, non si poteva pretendere di più di quello che è stato effettivamente fatto. Io ricordo che quando ero bambina adoravo vederlo e rivederlo il pomeriggio quando Rete 4 o Tmc si degnavano di riproporlo e ogni volta era per me una fiera di emozioni e di colori. La tutina rossa di Flash e l’uso del colore ottone un po’ ovunque mi rimandano chissà perché agli anni 80 e non posso che provare una gran nostalgia verso tempi più interessanti e creativi di quelli che stiamo vivendo. Perfino una rielaborazione in chiave cinematografica di un fumetto anni 30, riesce ad essere più credibile e godibile di quelle attuali ( vedi il poco successo di Thor). Certo i dialoghi sono scritti da un dilettante se non proprio da un idiota, ma il problema più grosso è ovviamente la produzione made in Italy (De Laurentis) che non riesce a portare il film all’eccellenza. Tanto è vero che rappresenta più un cult movie che un vero successo planetario. Ornella Muti è Ornella Muti in tutto e per tutto (e credetemi non è un complimento), e Mariangela Melato probabilmente si sarà vergognata come una ladra ma tutto sommato ne avrà avuto anche un ritorno economico perciò non stiamo a recriminare. A me comunque il film è risultato gradevole, ingenuo ma carino.

Voto: 7    

venerdì 15 ottobre 2010

0 Recensione War Games – Giochi di guerra (1983)

Chiunque abbia un’età superiore ai 30 anni dovrebbe conoscere anche solo per sentito dire questo piccolo grande film costato all’epoca un fiume di soldi ma capace di entrare di fatto nella memoria collettiva di un’intera generazione di ragazzi e adulti.

Trama: siamo in pieni anni 80, David (un imberbe Matthew Broderick) è un adolescente con la fissa per i videogiochi e proprio questa sua mania lo porta a far scattare il pericolo di una guerra globale, infatti (grazie ad una tecnica che poi sarà molto cara ai futuri hackers) entra per caso nel database del centro militare degli Stati Uniti, iniziando una partita di “Guerra Termonucleare Globale” con Joshua, un computer ideato dal Dottor Falken. Il gioco in realtà non è una simulazione in quanto il computer pur ricevendo l’ordine di interrompere l’attacco, continua a giocare riuscendo a identificare il codice che dovrebbe far partire i missili dalle basi americane verso quelle sovietiche. Solo David capisce quale sia l’unico modo per fermare Joshua…

Commento: non vedevo questo film da tempi immemorabili visto che dopo un’epoca in cui almeno nel periodo natalizio l’allora Fininvest riproponeva a ciclo continuo i film culto degli anni 80, si è arrivati a proporre solo le repliche di film di terza categoria o peggio ancora telenovele tedesche. Sappiate giovani generazioni che c’è stato un tempo in cui la televisione era utile e dilettevole, ora è solo marcia. Concluso il pistolotto passiamo a questo bel film, perché di bel film si tratta. Tralascio la mia passione viscerale per gli Anni 80, per la loro ingenuità ma anche per la loro immensa capacità di ragionare su un ipotetico futuro a tinte fosche. Erano anni in cui la tecnologia stava per la prima volta facendo passi da gigante e soprattutto c’era stato l’exploit dei primi antesignani videogiochi, sia i cabinati che gli scatoloni da scrivania, quei cosi grigi della IBM con le scritte verdi su sfondo nero, capaci di metterci più di un’ora per caricare un singolo gioco. David è più di un videogiocatore della domenica, è un piccolo genio dell’informatica, con tutti i dispositivi presenti in camera e capace di creare connessioni (molto simili a quelle attuali di internet) che gli permettono addirittura di cambiare i proprio voti nel database della scuola. Inutile dire che un database scolastico noi ce lo sognavamo all’epoca (ma chissà forse anche ora) ma evidentemente in America era una realtà già da anni.

Ciò che rende affascinante questo film è sia questa piccola tematica che avrà sicuramente fatto impazzire i ragazzi degli anni 80, ma anche quella più seria del conflitto tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Tutto il film richiama questo grande tema che ha rappresentato per tutto il mondo la concreta possibilità di una Terza Guerra Mondiale. E’ un tema che è stato molto sfruttato dagli americani nel decennio di cui stiamo parlando, un po’ come gli effetti della guerra nucleare in gran parte delle serie animate prodotte in Giappone. Ciò che fa paura o ciò che ha ferito in profondità l’umanità viene sviscerato quasi in funzione apotropaica ed esorcizzante. In questa pellicola il succo di tutto il discorso viene sintetizzato dalla frase finale di Joshua “L’unica mossa vincente è non giocare”, e ciò dimostra ampiamente come l’intenzione del regista John Badham (autore anche di un altro cult movie come “Corto Circuito”)fosse quella di lanciare un messaggio di pace in un lungo momento in cui c’è stato il rischio di un conflitto tra le due maggiori potenze mondiali che avrebbe potuto produrre danni inimmaginabili sull’intera umanità.

La pellicola ha ritmo da vendere, è infatti godibile anche dopo quasi 30 anni dalla sua uscita nelle sale e questo anche grazie alla totale assenza di tempi morti. Broderick è un credibilissimo giovincello dall’aria furba e dalle soluzioni alla Mac Gyver, soluzioni francamente impossibili ma forse proprio per questo capaci di strappare un sorriso e un moto di ammirazione e invidia. Fa un po’ troppo il saputello e appare incredibile che alla fine venga graziato dal Presidente degli Stati Uniti pur avendo portato la nazione intera ad un passo dalla guerra, seppure per gioco. La storia d’amore dentro il film è a dir poco convenzionale, il classico topos delle pellicole anni 80 dove quello che viene considerato lo sfigato della scuola riesce a conquistare la bella della classe. Il personaggio del dottor Falken è anch’esso ricorrente, l’uomo che costruisce strumenti di guerra che si trasforma in uomo di pace dopo aver riflettuto sulla stupidità umana e sull’inutilità della guerra, ciononostante è a dir poco fondamentale all’interno della pellicola anche se verso la fine non si capisce perché non prenda in mano l’iniziativa pur sapendo come risolvere la situazione. Lascia infatti fare a David forse per fargli che chi sbaglia deve anche saper rimediare. Tuttavia ad un passo dalla guerra non stai a far giochini e ti rimbocchi le maniche. Tutto ciò è molto tipico di certe produzioni americane, più attente a creare pathos che a cercare di non sbandare oltre il sentiero della logica.

Mi ha stupito molto la critica accesa verso l’inaffidabilità delle macchine, di certo adesso sarebbe molto difficile trovare un film che ridimensiona l’importanza delle macchine rispetto a quella umana, in quanto siamo totalmente schiavi di esse, da quando ci alziamo dal letto e accendiamo il nostro portatile a quando ci addormentiamo col cellulare acceso sul comodino. Sarebbe bello poter avere ancora quella sana ingenuità e scetticismo nei confronti di qualcosa che tuttora non è del tutto affidabile e controllabile. Si tratta insomma di un film moraleggiante ma anche divertente. Un mix imperdibile da cui sono nati anche videogiochi, dimostrando come alla fine il film non abbia insegnato più di tanto.

Voto: 9      

sabato 13 marzo 2010

1 Alice in Wonderland (2010)

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Ricordo che quando ho visto il trailer di questo film per la prima volta sono rimasta estasiata e con una pazza voglia di indossare gli occhialetti 3D per immergermi nelle incredibili atmosfere generate dalla sapiente fusione tra il genio di Carrol e quello di Burton. Il giorno è finalmente arrivato: venerdì sera con i pop corn alla mano e gli occhiali 3d già pronti all’uso, eccomi comodamente seduta insieme ad altri 100 ad assistere ad una nuova magia. Il film inizia, Alice ha effettivamente un aspetto molto burtiano e poco Carroliano, anche perchè nel libro la protagonista (al di là delle follie) è una ragazzina molto educata, molto vittoriana e molto insopportabile per il suo estremo attaccamento all’etichetta del tempo. Non fa che correggere qualunque personaggio strampalato che incontri nel suo pazzo viaggio solo perchè non si conforma al galateo della società anglosassone. Nel film abbiamo invece una ragazza molto poco incline agli obblighi, alle buone maniere e a tutto ciò che ci si aspetta da una giovane donna in età da marito. E’ da anni ossessionata da incubi legati alla sua precedente esperienza nel Paese delle Meraviglie che la convincono di essere pazza nonostante le rassicurazioni del padre in merito al fatto “che i pazzi sono spesso i migliori”. Nel romanzo il padre di Alice non esiste praticamente, se c’è è una figura comunque assolutamente marginale che non necessitava di essere citata nel film…anche perchè risulta tutto sommato abbastanza banale e buonista. Ho odiato l’Alice del romanzo proprio per la sua insopportabile vena polemica e pedante, mentre la straordinaria Mia Wasikowska mi ha colpito sia per il suo viso gotico e allo stesso modo moderno, che per una recitazione veramente convincente e di carattere. I personaggi di fantasia sono estremamente ben realizzati e strizzano l’occhio ma non troppo da vicino al gioiello di animazione Disney: il Brucaliffo è saggio ma non più interessato alla sua altezza, cosa che invece è decisamente caratteristica nel romanzo e nel cartone animato (si arrabbiava tantissimo per le allusioni alla sua bassa statura), lo Stregatto (in realtà il Gatto del Cheshire) è meraviglioso ma non ha più quel ruolo guida così importante all’interno della storia, il Bianconiglio non è più interessato al tempo che passa troppo in fretta, Panco Pinco e Pinco Panco sono rimasti grazie a Dio quasi inalterati, il Ghiro è troppo sveglio e chissà perchè femmina, la Lepre Marzolina svolge benissimo il suo lavoro di pazzoide. Veniamo ora ai grandi personaggi. La Regina di Cuori è interpretata da una grandiosa Helena Bonham Carter che rispecchia perfettamente la crudeltà e la vanità del personaggio del romanzo, il suo viso così particolare è stato utilizzato magistralmente da Tim Burton che ne ha amplificato ulteriormente le potenzialità dotandola di una bassa statura e di una testa sproporzionata al resto del corpo. Fantastica! Non mi è piaciuto il fatto che nel film le teste venissero veramente tagliate cosa che nel romanzo non accade mai, tutti riescono a sfuggire alla condanna perchè la Regina spesso si dimentica di farle eseguire. Troppa crudezza? Mah, direi solo che a me la scelta non ha fatto impazzire così come la morte del Re di Cuori per decapitazione per un capriccio della Regina. La Regina Bianca è interpretata dalla giovane Anne Hathaway che se vogliamo è abbastanza azzeccata come scelta visto che effettivamente il personaggio che interpreta è alquanto svagato e poco incline alla violenza. Veniamo al Cappellaio Matto. Nel romanzo il suo ruolo è decisamente marginale, è il protagonista di un solo capitolo e fa qualche apparizione qua e là senza però lasciare più di tanto il segno. Nel nostro immaginario però ha assunto un ruolo da protagonista tanto che Burton ha scelto il suo braccio destro Johnny Depp per rivestirne il ruolo. Cosa si può dire se non che la sua interpretazione è come sempre strabiliante e originale? Diciamo che con la sua apparizione il film si è improvvisamente acceso dopo una buona mezzora di lentezza cosmica. Non è il protagonista eppure allo stesso modo lo è. Depp trasforma la figura del Cappellaio Matto dandogli un cuore, un cervello e tanto coraggio. Nel romanzo il Cappellaio è solo uno dei tanti matti, è colui che non fa che porre indovinelli a cui non c’è soluzione, è il fissato del the e continua inesorabilmente a rinchiudere il Ghiro nella teiera. Non ama Alice e anzi la trova strana, più strana di lui. Non è un personaggio positivo, è un pusillanime che vive un eterno the delle 5 continuando a scalare di posto a mano a mano che le tazzine si sporcano, obbligando gli altri convitati a fare lo stesso. La storia narrata nel film è un ritorno al Paese delle Meraviglie che attende di essere salvato dal pericolo del Ciciarampa, una creatura alata che appartiene alla Regina di Cuori. L’unica che può sconfiggerlo, secondo l’oracolo, è Alice, cosa che infatti puntualmente accade come in ogni buon Harry Potter. Peccato che non sia un film del maghetto ma di una ragazza che nel libro non impugna mai un’arma. Trascurabile dettaglio in un epoca in cui si vuole per forza infilare in un film la classica battaglia finale. Il senso qual è? Nessuno, perchè se Alice non fosse ritornata il Ciciarampa non sarebbe mai arrivato, non era un mondo da salvare perchè è un mondo dove non esistono i concetti di bene o male, tutti ripetono gli stessi gesti ogni giorno ed è solo la presenza della ragazza che porta scompiglio nel mondo della fantasia. Alice decide di andar via dal Paese delle Meraviglie nonostante sembra quasi che abbia trovato nel Cappellaio il suo uomo ideale (e qui vi ho detto tutto) e non lo fa perchè pensa che sia tutta fantasia, lo fa perchè ha deciso di prendere il comando della sua vita facendo però intendere che ritornerà, stavolta senza dimenticare nessuno dei suoi amici.

Ci sarebbe molto da dire. Vorrei prima di tutto dire questo: se non avete mai letto il romanzo o se questo non vi fosse piaciuto allora questo film è da 10 perchè è un film fantasy molto ben fatto, con tanta azione e sentimento, se al contrario avete amato molto il romanzo questo film non fa per voi soprattutto perchè noterete mille e più incongruenze lungo tutta la pellicola. Per dircela tutta, il cartone animato è molto più rispettoso nei confronti della fonte: la follia, l’aggressività, il non sense, tutto rispecchia in modo fedele il romanzo, cosa che manca totalmente nel film. La sensazione che ho avuto è la stessa provata con La Fabbrica di Cioccolato, tutto molto bello a livello di colori, effetti speciali e recitazione ma grossi deficit nei confronti dei predecessori. Tim Burton è un maestro nella creazione di pellicole totalmente originali mentre difetta tanto nelle trasposizioni di romanzi….è un peccato perchè lo ritengo uno dei migliori.

Un altro discorso merita il 3D. Secondo me questo film tutto sommato poteva farne a meno così come Avatar mentre era assolutamente necessario per A Christmas Carol. Il 3D con l’animazione va perfettamente a nozze mentre stenta un po’ con i film con attori in carne e ossa. Poi chissà magari è una mia impressione e molta gente mi riempirà di insulti ma fa niente, è quello che penso.

In conclusione, a me il film al di là di tutto mi ha deluso parecchio ma penso che meriti la visione anche solo per godersi la recitazione veramente superlativa della Carter e di Depp e la morbidezza dello Stregatto.

Voto 7

giovedì 6 agosto 2009

0 Recensione Racconti Incantati



Anno: 2008

Durata: 99 minuti

Genere: Commedia - Fantastico

Regia: Adam Shankman

Cast: Adam Sandler, Keri Russell, Lucy Lawless, Courteney Cox

Trama: negli anni 70 Skeeter Bronson, suo padre e sua sorella sono proprietari di un piccolo motel nella città di Los Angeles. Vivono felici nella loro semplicità sino a quando i debiti costringono papà Bronson a vendere il suo piccolo regno ad un potente affarista: Barry Nottingham. L'unica condizione che pone è che suo figlio Skeeter possa un giorno diventare il direttore del nuovo complesso alberghiero che nascerà dalle ceneri del piccolo hotel. Passano gli anni e ormai Skeeter è un giovanotto più vicino ai 40 che ai 30, lavora come tuttofare nell'enorme e lussuoso albergo Nottingham (vivendo in un piccolo monolocale all'interno dell'edificio che altro non è che tutto ciò che rimane del suo minuscolo motel) e ormai ha perso qualsiasi speranza di diventare direttore. Un giorno però viene a sapere durante una conferenza stampa tenuta dallo stesso Nottingham che presto sorgerà un nuovo albergo e che il direttore sarà scelto tra chi presenterà il progetto più originale. Nel frattempo la sorella di Skeeter gli chiede di badare per qualche giorno ai due figli. I bambini, dopo un iniziale diffidenza, si affezionano allo zio e ogni sera inventano un racconto della buonanotte sempre più fantasioso e esilarante. La cosa non sarebbe poi così strana se i racconti non si trasformassero in realtà ma SOLO nella parte inventata dai due ragazzini. Sketeer capisce che l'unico modo che ha per vincere il concorso e diventare direttore è far creare ai due nipoti un racconto che lo veda vincitore. Ma non tutto è semplice come sembra...

Commento: commedia targata Disney con al centro il mattatore Sandler, uno dei comici americani più in forma. Il film è ricco di gag esilaranti e di effetti speciali semplici ma efficaci. La storia è ben congegnata perchè funziona a meraviglia sia come semplice commedia sia come pellicola di genere fantastico, fondendosi in unica creatura gradevole sia per i bambini che per gli adulti.

Il cast, a parte Sandler, è di buon livello e ci mostra vecchie conoscenze provenienti per la maggior parte dal mondo dei telefilm anni 90. Abbiamo Lucy Lawless, la mitica interprete di Xena la principessa guerriera in questo caso l'arcigna addetta alla reception. Keri Russell, la melodrammatica interprete di Felicity. E infine Courteney Cox, la superattiva Monica del telefilm Friends..in questa pellicola particolarmente in là con gli anni e senza smalto. Il signor Nottingham è invece interpretato dal babbano Richard Griffiths, lo zio di Harry Potter nei film della saga.

Concludendo a me il film è piaciuto tantissimo, mi ha ricordato un po' Jumanjii e un po' Cambia la Tua Vita con Un Clic. Gli americani sono strepitosi in questo genere di pellicola e anche qui non deludono le aspettative regalando al pubblico un'ora e mezzo di divertimento e fantasia.

Voto: 7,5.

venerdì 31 luglio 2009

0 Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Anno: 2009
Durata: 153 minuti
Genere: Avventura/ Fantastico
Regia: David Yates
Cast: Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson
Trama: sono trascorsi pochi mesi dalla fine dell'anno scolastico e Harry vive la sua estate da mago in terra babbana a corteggiare una cameriera di un piccolo locale all'interno della metropolitana. Una sera però incontra Silente che lo porta da uno strano mago chiamato Lumacorno, insegnante di pozioni in pensione la cui presenza è necessaria ad Howgarts per scoprire particolari importanti riguardanti Tom Riddle (alias Voldemort). L'uomo, superate le resistenze iniziali, accetta di tornare a insegnare. Harry e i suoi amici iniziano il loro penultimo anno scolastico in una strana atmosfera di terrore e angoscia dopo che Colui che Non Deve Essere Nominato ha iniziato a sguinzagliare nel mondo i Mangiamorte, ormai troppo potenti e numerosi per lo sparuto Ordine Della Fenice. Nonostante ciò l'inizio dell'anno è tranquillo, c'è tempo per gli amori e per il Quidditch, ma Harry non perde mai di vista Draco Malfoy, sempre più angosciato e fragile rispetto al compito che gli è stato assegnato dal Signore Oscuro in persona: eliminare Albus Silente. Quest'ultimo, condivide con Harry importanti ricordi riguardanti il giovanissimo Voldemort, ragazzino dotato di grandi poteri e dall'animo crudele che era stato condotto ad Howgarts dallo stesso Silente che l'aveva portato via da un orfanotrofio. Nel frattempo Harry si imbatte per puro caso in uno sgualcito libro di pozioni, ricco di annotazioni interessanti e di incantesimi potenti. Il testo apparteneva al misterioso Principe MezzoSangue, la cui identità si viene a scoprire solo nei concitati minuti finali del film. In seguito Harry e Silente riescono finalmente a scoprire quale sia il segreto racchiuso nei ricordi di Lumacorno concernenti il suo giovane allievo di un tempo Tom Riddle: quest'ultimo era interessato all'immenso potere legato a degli oggetti chiamati Horcrux, capaci di contenere frammenti d'anima di chi voleva sopravvivere alla morte fisica. Da qui si capisce come Voldemort riesca a sopravvivere: la sua anima è contenuta in ben 7 Horcrux sparsi nel mondo. Due sono già stati individuati e resi innocui: il diario di Tom Riddle e un anello. Silente sa che uno dei restanti Horcrux si trova all'interno di una scogliera, protetto da potenti incantesimi, e si fa aiutare da Harry per portare a compimento la terribile prova. Una volta entrati in possesso dell'oggetto i due tornano, stremati, ad Howgarts e qui il preside, dopo aver ordinato ad Harry di nascondersi, si trova a fronteggiare i Mangiamorte reclutati da Voldemort, ma soprattutto Draco che però non riesce a compiere il passo finale dell'uccisione del vecchio mago e viene prontamente sostituito in questo da Piton, che lancia verso Silente un incantesimo di morte, annientandolo. A questo punto toccherà a Harry, Ron ed Hermione continuare la ricerca degli Horcrux, abbandonando per sempre la scuola.
Commento: il regista del film è lo stesso di Harry Potter e l'Ordine della Fenice. Anche nella pellicola precedente non avevo per niente gradito la trasposizione poco fedele del libro e posso dire con assoluta certezza che questa volta la cosa si è avvertita ancora più pesantemente. Non saprei neanche da dove cominciare, forse dal titolo che alla fine non c'entra niente col film visto che sembra quasi ininfluente ai fini della storia mentre nel romanzo è importantissimo perchè analizza in modo preciso la personalità e la psicologia del misterioso Principe e il modo in cui Harry si senta profondamente legato a questo suo alter ego. Poi qualcuno ha pensato di spiegarci perchè i gemelli Weasley hanno abbandonato la scuola e hanno aperto un negozio? Perchè nel film sembra che Harry e Ginny non stiano insieme mentre nel libro è più che evidente che formino una coppia? perchè per un'ora e mezzo mi stavo addormentando tra scene di cotte adolescenziali e inutili orpelli? perchè solamente nell'ultima ora è iniziato veramente il film e si è avvertita un po' di magia e pathos? perchè volevano vietare il film ai minori quando non è presente nessuna scena particolarmente cruenta o orrorifica? sembrava che dovesse essere il remake della Notte dei Morti Viventi quando alla fine era più simile ad una trasposizione televisiva di un romanzo di Danielle Steel. Io sono rimasta parecchio delusa. Persino Lunatica Lovegood che è un personaggio geniale e a suo modo importante viene relegata a cameo, mentre l'attrice mi è sembrata parecchio promettente e soprattutto dentro la parte. Chi mi è sembrato parecchio stanco è Emma Watson, molto sottotono e priva di quel piglio da soldatessa e sapientona che ne fanno il marchio di fabbrica. Mi ha piacevolmente colpito Draco Malfoy, personaggio tormentato e gotico, di grande spessore nonostante la poca attenzione da parte del regista nell'approfondire di più le dinamiche che ne hanno fatto un'impotente pedina nelle mani di Voldemort. Tutto sommato il film è stato molto al di sotto delle aspettative, un vero peccato se pensiamo a quanto si è fatto attendere e a quanto manchi davvero poco alla fine della saga. Credo che sia una pellicola che potrebbe piacere e soddisfare tutti coloro che non hanno letto il libro, mentre gli appassionati ne resteranno parecchio delusi. Mi chiedo anche in che modo questo film possa catturare l'attenzione di un bambino visto che gli effetti speciali sono ridotti all'osso e le tematiche sono prettamente giovanili e se vogliamo, in alcuni tratti, anche profondamente adulte. Certo questo non importa, soprattutto a me che godo la proiezione libera dal fracasso degli under 12 però mi chiedo a che pro confezionare un prodotto che non si rivolge nè al bambino, nè al giovane, nè all'adulto, che stia un po' da una parte e un po' dall'altra, che tradisca i contenuti del libro fregandosene bellamente degli intrecci e puntando tutto sui limonamenti. Una grossa occasione sprecata e continuo a pensare che il migliore della serie rimanga Harry Potter e il Calice di Fuoco. Per il prossimo prevedo molti guai visto che si tratta di un romanzo privo di contenuti magici, allegri, leggeri. Un romanzo serioso e distante miglia dal classico Harry Potter tutto burrobirra e Nimbus 2000. Staremo a vedere.
Voto: 6

lunedì 15 giugno 2009

3 Recensione Terminator Salvation


Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Azione, Fantascienza
Durata: 115'
Regia: McG
Trama: John Connor, uno dei capi della Resistenza Umana, è ormai un uomo. Un uomo che combatte insieme ai suoi simili per tentare di sconfiggere il potere delle macchine capeggiate da Skynet, un network di difesa sfuggito dalle mani del governo americano e ormai totalmente indipendente. La sofferenza e il dolore per la perdita dei suoi soldati, amici, parenti ha scavato profondamente il suo volto ma ha aumentato la sua determinazione a salvare la razza umana dalla totale estinzione. Sulla sua strada compare Marcus, uno strano uomo dotato di una grande forza, non a caso si tratta di un androide, metà uomo e metà macchina. Scoprirà ben presto che non rappresenta una minaccia ma l'unica probabilità di salvezza per lui, per suo padre Kyle e per l'intera umanità.
Commento: nel lontano 1984 un certo James Cameron diede vita ad uno dei simboli del cinema fantascientifico di tutti i tempi, un nuovo modo di interpretare un genere che in quegli anni stava dando grandissimi frutti (Alien, Star Wars, Mad Max) e che continuava ad arricchirsi. E' bastata una trama intricata ma immediatamente comprensibile, una fotografia oscura, malinconica, angosciante, un cast giovane ma in grado di interpretare al meglio uomini combattivi e macchine da guerra implacabili (Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger su tutti), è bastato tutto questo e un po' di fifa data dalla minaccia di un futuro incerto con lo spettro di bombe atomiche e misteriose armi nelle mani dei grandi governi del tempo, per creare il fenomeno Terminator. Ha rappresentato lo specchio di un'epoca e di più di una generazione (gli adulti capivano le implicazioni e i messaggi sottesi, i ragazzini erano assolutamente rapiti dall'azione frenetica e da un certo tasso di violenza). Kyle, arriva dal futuro per salvare dal T 800 Sarah futura madre di John, unica salvezza per l'umanità degli anni 2000.
Nel 1991 arriva il tanto atteso Terminator 2 sempre con la regia del grande Cameron. E la mano è riconoscibilissima. Il cast mantiene le premesse in quanto ai due protagonisti del precedente film si aggiunge il giovane, importantissimo John, interpretato magistralmente da un precoce Edward Furlong. Una faccia da 13enne sbandato con tutta una storia di sofferenze e combattività sul volto. La pellicola è un gioiello che non fa rimpiangere il primo episodio e riesce a commuovere persino nella scena finale in cui il T 800 si immola per salvare John dal temibile nuovo modello T 1000 mandato dal futuro per eliminare il futuro capo della resistenza.
Tutti alla fine del film avranno pensato ok il cerchio è chiuso e questo sarà l'unico esempio nella storia del cinema di un seguito alla pari con il capostipite e talmente completo e soddisfacente da far terminare senza rammarico una delle serie più affascinanti degli ultimi 20 anni.
Invece no.
Nel 2003 giunge nelle sale un non richiesto Terminator 3: le macchine ribelli. Il regista non è più lo stesso e si vede. Il cast è stato stravolto, tranne che per Schwarzy ancora disposto a interpretare una macchina proveniente dal futuro. Sarah è morta di leucemia nel 1997 e John vive un'esistenza priva di stimoli e da senzatetto. Furlong è stato sostituito da una faccia americana, priva di espressione, stupida e senza senso che risponde al nome di Nick Stahl. Anche in questo caso solita situazione con un robot sempre più sofisticato e potente mandato dal futuro (stavolta una poco credibile cyborg di genere femminile e dai tratti iperamericani) e la risposta da parte della resistenza con l'invio del T 850 per proteggere Connor. Il film è brutto, confusionario e si conclude con l'inizio della guerra atomica che precederà l'inizio della guerra tra macchine e uomini. In questo film John inizia la sua relazione con Kate, sua futura moglie e madre di suo figlio.
La delusione era stata grande ma la fortuna era stata quella di non aver pagato il prezzo del biglietto ma di aver atteso senza neanche tanta aspettativa l'uscita in dvd.
Sabato è giunto il momento della visione del numero 4. Terminator: Salvation. Non avevo un grande desiderio di farmi male con l'ennesimo tentativo di far soldi infangando un film che meritava rispetto. Ma così è, sono andata al massacro.
Non so perchè, ma già sapere che neppure Arnold Schwarzenegger avrebbe partecipato alle riprese mi ha convinto ancora di più che il ciclo era più che finito, perchè se neanche i soldi hanno convinto il governatore della California a fare una rapida comparsata significa solo che ci troviamo di fronte a qualcosa da cui chiunque vorrebbe stare alla larga, in particolar modo chi ha contribuito al successo della saga.
La trama è quanto di più semplice e privo di spessore possibile. Tutti gli incastri logici sono andati a farsi benedire e chiunque non abbia seguito la trilogia non capirà niente. Tutto sommato, se vogliamo, questo non è neanche importante in quanto ci troviamo di fronte ad un prodotto, dal budget anche piuttosto oneroso, che non ha nessuna pretesa di rimanere nel tempio sacro dei grandi film della storia del cinema. Un film dove tutto sta nello sparare verso qualunque cosa si muova, nell'uso di una tecnologia che viene utilizzata male e a piene mani, persino i cyborg sono mal fatti, non danno l'idea del reale ma di qualcosa creato al computer per giunta approssimativamente e con in testa il canovaccio dei precedenti film. Vedere il cyborg con le fattezze artificiali di Schwarzy è stato orrendo. Passando al cast, oserei dire che la scelta di Bale per interpretare John è commerciale, ovvia, banale e sbagliata. Nessuno di noi voleva vedere un John Connor con la faccia sorridente, ma neppure la monoespressione inkazzosa del signor Batman. Non mi è piaciuto, io avrei richiamato Furlong, che rimane comunque nelle poche cose che ha fatto, un valido attore (guardatevi American History X e capirete che cosa intendo).
Il resto del cast non è menzionabile. Marcus, ossia Worthington, è melenso e con la faccia di gomma...se dovevamo piangere per il sacrificio estremo per salvare Connor con l'offerta del suo cuore..beh mi sa che è andata male. Le battute del film sono quanto di più banale sentito in un film...niente più frasi epocali.
Scopro che questo è il primo film di una trilogia che rappresenta il prequel dei primi 3 film. Mi sa che il cervello non gli dice bene soprattutto considerando il pessimo antecedente degli Star Wars. Orribili film capaci solo di rendere ancora più immortali e insuperabili i primi canonici 3.
Un disastro in piena regola.
Voto: 5


lunedì 20 aprile 2009

0 Recensione Ultimatum alla Terra



Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Fantascienza
Durata: 103'
Regia: Scott Derrickson
Cast: Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Kathy Bates
Trama: il film si apre in India nel 1928, qui vediamo un uomo (Keanu Reeves) che viene attirato verso una strana sfera aliena che riesce a impossessarsi della sua mappa genetica. Si passa ai giorni nostri dove una scienziata specializzata in astrobiologia viene convocata dal governo degli Stati Uniti in un luogo segreto per tentare di salvare la terra da un'imminente invasione aliena. Una gran luce avvolge l'alieno e il suo imponente guardiano sbarcati in quel di New York (fantasia a 1000). Qui un soldato spara alla forma gelatinosa che sembra inizialmente avere intenzioni benevole. Viene portato d'urgenza in sala operatoria per tentare di salvargli la vita per interrogarlo (buon cuore americano). Si scopre che la massa gelatinosa è solo un guscio che contiene un essere dalle fattezze umane e più precisamente identico a Keanu Reeves. Perchè questo aspetto? per non spaventare gli uomini che sarebbero morti di paura a vedere la sua vera forma. In modo molto chiaro e senza mezzi termini spiega che porta un messaggio al genere umano: o la smettono di violentare la Terra o sarà costretto a far fuori tutti. Il suo obiettivo infatti è quello di salvaguardare il nostro pianeta dallo stesso genere umano colpevole di secolari nefandezze ai danni della flora e della fauna.
Commento molto personale: il film non mi è piaciuto, era debole sotto tutti i punti di vista. A originalità stiamo proprio a zero, inoltre mi è sembrato davvero poco credibile che nessuno si stupisse minimamente di un'invasione aliena e che questa fosse quasi preventivata e ovvia. I personaggi principali non hanno una gran presa a livello emotivo, non comunicano. Keanu Reeves non assomiglia per niente ad un alieno, ha sempre questa espressione piatta che non crea phatos nè empatia con lo spettatore. Il ragazzino che veste i panni del figliastro della scienziata è onestamente insopportabile e ho avuto una voglia pazzesca di tirargli due schiaffi per tutto il film. La pellicola è noiosa e prevedibile.
Voto 5.
 

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