Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post

giovedì 2 agosto 2012

2 La leggenda di Beowulf (2007)

Alla visione di questo film è seguito il grande rammarico per aver perso l’occasione di andare al cinema e godere del 3D sicuramente favoloso, come in tutte le produzioni di questo tipo firmate da Robert Zemeckis, maestro il cui nome dovrebbe essere ricordato per secoli e secoli amen. La motion capture ha già dato risultati “stravanati” (se mi si consente la licenza cagliaritana) sia con l’inarrivabile Polar Express che con il sontuoso A Christmas Carol, gioiello per gli occhi e per i cuori di chi ama da sempre quello che per me è il racconto natalizio per eccellenza.

Messe da parte le decorazioni natalizie ecco spuntare dal cilindro una leggenda nordica che prende le mosse da un poema sassone che vede protagonista Beowulf, eroe senza paura che viene chiamato in Danimarca per uccidere il mostruoso Grendel un demone dall’aspetto vomitevole che soffre per i rumori troppo forti provenienti dalla grande sala reale del monarca Hrothgar. Il mostro non è altri che il figlio di quest’ultimo e della bellissima e terribile creatura interpretata da Angelina Jolie, frutto di un amplesso nato per suggellare un patto tra l’uomo (assetato di gloria) e la “donna” desiderosa di mettere al mondo una creatura violenta e feroce. Beowulf riesce ad uccidere Grendel ma proprio quando sta per eliminare anche la pericolosa madre dell’ibrido, quest’ultima gli propone il solito patto: raggiungere la gloria in cambio di un figlio generato dai suoi lombi. Il giovane Beowulf, vinto dalla passione e dalla sete di potere accetta la tremenda offerta e così nasconde a tutti i suoi compagni e alla gente che lo acclama quello che è successo in realtà, raccontando di avere ucciso il mostro e vivendo così lunghi anni di serenità e gloria. Ma un giorno il suo stesso figlio, dall’aspetto di drago, esce dal suo antro per uccidere chiunque incontri nel suo cammino spingendo così Beowulf ormai anziano ad armarsi di nuovo della sua spada per eliminare definitivamente il mostro e di conseguenza anche la sua gloria, costruita sulla menzogna. L’eroe guerriero dopo evoluzioni di ogni tipo e sacrificando il suo stesso braccio, riesce nell’impresa scoprendo così nella morte del suo stesso figlio che sotto le spoglie del drago nascondeva un giovane forte e molto simile a lui. Anche per Beowulf giunge però il momento della morte ma non prima di aver ceduto la sua corona al suo compagno di mille avventure, il valoroso Wiglaf. Quest’ultimo però subisce anch’egli il fascino della misteriosa donna e così intuiamo che il ciclo continuerà all’infinito.

Come dicevo prima, il film è magnifico e lontano anni luce dal classico film di animazione rivolto ad un pubblico di minorenni. E’ infatti crudo sia nelle situazioni più sanguinose che in quelle diciamo sessuali, non che ci siano scene di copulazioni ma si fanno riferimenti sessuali ad ogni piè sospinto soprattutto nelle bellissime sequenze che si svolgono nella grande sala reale, tra uomini ubriachi di idromele e donne discinte con seni in bella mostra. Non manca neanche il nudo integrale (anche se sapientemente nascosto nelle parti intime) del protagonista, interpretato da un eccellente Ray Winstone.

Per chiunque subisca un po’ il fascino delle saghe nordiche il film piacerà da impazzire visto che tutto viene rispettato: abbigliamento fatto di pelli e armature pesanti, edifici fatti di legno e pietra, nevi perenni e un mare gelido che si increspa davanti ai nostri occhi, ricco di suggestioni e creature misteriose, per non parlare dei riti funebri con tanto di pira e di leggende cantate da bardi intorno a tavole imbandite di carni fumanti e bicchieri di idromele.

VOTO 9         

lunedì 11 luglio 2011

0 Moonraker Operazione Spazio (1979)

Seconda prova di Roger Moore nei panni dell’Agente Segreto 007, stavolta alle prese con un’avventura che lo porterà addirittura nello spazio per evitare che il folle Drax uccida miliardi di persone con uno speciale gas nervino sganciato sul pianeta Terra attraverso delle capsule.

La Bond Girl di turno è la ex fotomodella Lois Chiles, piuttosto algida e poco ispirata nei panni di una scienziata della Cia, impegnata anch’essa nella difficile missione di bloccare i micidiali propositi di Drax. Una particina anche per una giovanissima Corinne Clery che certo non lascia il segno e viene presto (per nostra fortuna) eliminata dalla storia grazie all’intervento dei due dobermann di Drax. Sarò spietata ma penso che le qualità artistiche di questa attrice siano pressoché nulle, poveretta.

Qualche parola su Sir Roger Moore che dà prova stavolta di essere totalmente entrato nello spirito di 007 a differenza del film La Spia che Mi amava dove si era dimostrato piuttosto impacciato e quasi imbarazzato nella parte del tombeur de femme. A questo giro si fa apprezzare per uno stile più dinamico, disinvolto e con una grande prontezza di battuta, elemento importante per chi ha l’oneroso compito di impersonare l’agente segreto più famoso del mondo. Moore si diverte, è palese da ogni scena che lo vede protagonista, dallo spettacolare tuffo nel vuoto senza paracadute, all’inseguimento in gondola in quel di Venezia, alla scazzottata sulla teleferica di Rio, fino all’anomala location della stazione orbitante. Con le donne poi non si risparmia, riuscendo a far cadere tra le sue britanniche braccia ogni singola donna che compare nella storia (tranne la mitica Moneypenny ovviamente).

Bella anche la storia di Squalo, ricomparso per l’occasione dopo lo spettacolare successo del precedente film. L’indimenticabile gigante dai denti di ferro si innamora di una piccola bionda con gli occhiali, trovando così la sua anima gemella e togliendosi di dosso i panni del cattivo di turno, ma anzi mostrando umanità nell’aiutare nelle fasi finali il suo acerrimo nemico James Bond.

Il film merita anche se personalmente ho preferito di gran lunga la prima parte della storia, emozionante e al cardiopalma oltre che girata in bellissime location, così come è tradizione dei film tratti dalla penna di Fleming. La seconda parte è poco credibile e non ben amalgamata col resto del film, presentandosi come una sorta di omaggio a Star Wars o ad altri film di fantascienza del periodo. La fine però si fa ricordare: come al solito James Bond a fine missione decide di concedersi un amplesso con la bella di turno, peccato che le telecamere di mezzo mondo riprendano la scena. Gustoso.

Voto:7      

giovedì 23 giugno 2011

0 007 La Spia che mi amava (1977)

Avventura tutta anni 70 per l’agente segreto britannico più famoso al mondo: James Bond alias 007. Stavolta a vestire i panni della spia inglese abbiamo Sir Roger Moore, interprete di diversi film tratti dai romanzi di Ian Fleming. Devo dire che Moore non è il mio 007 preferito per via di quell’aria da bassethound e la poca incisività, ma questo film è talmente ben fatto che anche lui risulta (quasi) totalmente nella parte. La Bond’s girl di turno è la bellissima Barbara Bach (nella vita moglie di Ringo Starr) che veste il ruolo della spia sovietica Agente Tripla X.

Il film ha delle location stupende: l’Egitto nella prima parte e la Sardegna nella seconda. Entrambe di grande impatto visivo e per me che sono sarda è stata una bella e divertente scoperta vedere com’era lo storico Hotel Cala di Volpe nell’anno della mia nascita.

La trama è quanto più bondiana possibile con la ricerca di un pericoloso pazzoide, l’armatore Stromberg che sta facendo scomparire i sottomarini russi e britannici e che vive in una stazione marina chiamata Atlantide. Il suo scagnozzo più pericoloso è Squalo, un uomo altissimo dotato di denti di ferro, con i quali uccide le sue vittime. James e la spia Tripla X uniscono le proprie forze per cercare di fermare il matto vivendo mille peripezie tra moto d’acqua, automobili sottomarine e treni in corsa.

Come nei più classici film di 007 la tensione e il ritmo sono ai massimi livelli, accompagnati dalle battute irresistibili di James Bond che ben si sposano con l’alta percentuale di ironia presente in tutta la mitica pellicola. Sicuramente stupenda la scena in cui 007 è inseguito sulle nevi austriache (ma in realtà in Svizzera) da tre agenti russi…oggi sarebbe stato meritevole della tecnologia 3D così come altre numerose scene.

Insomma un film da vedere e rivedere per chi l’avesse dimenticato.

Voto: 7,5      

lunedì 2 agosto 2010

0 Ancora 48 ore (1990)

Dopo un bel salto di 8 anni ritroviamo il detective dal grilletto facile Jack e l’ex detenuto dai bei vestiti Reggie. I due sono ancora alle prese con Iceman, un misterioso trafficante di droga il cui volto è noto solo a Reggie. In 90 minuti assistiamo a numerose sparatorie buone per dare un ritmo incalzante al film ma le battute stavolta scarseggiano in modo preoccupante. Nick Nolte, gran mattatore nel primo mitico 48 Ore, viene totalmente messo in ombra da Eddie Murphy ormai stella di primo piano nel mondo delle commedie americane. In realtà entrambi finiscono un po’ per fare esattamente ciò che ti aspetti senza farti mai rimbalzare sulla sedia per una gag particolarmente brillante o per un paio di minuti di adrenalina. Sembrano voler rifare esattamente lo stesso film dei primi anni 80 con la differenza che qui nessuno dei due ne ha veramente voglia. La cosa veramente terribile è poi la trama dove viene scomodata una gang di motociclisti per far fuori il povero Jack, reo di aver ammazzato il fratello di uno dei centauri. Mancano poi personaggi del primo film, come la fidanzata di Jack, dalla quale si è separato perché non era fatto per la vita coniugale. Puff sparita. Non mancano invece le scazzottate che se nel primo film erano divertenti e avevano persino un senso, ora invece sono sin troppo simili ad una rissa da bar del vecchio west in un parco giochi a tema. Poi il regista deve aver deciso che decimando il cast a colpi di pistola ne sarebbe uscito un film particolarmente bello e crudo, invece mentre mi si addormentavano le orecchie per il continuo fracasso delle pistole continuavo a chiedermi se sarebbe rimasto qualcuno da mettere in carcere o semplicemente un personaggio per dirci ok è finita andate in pace. Insomma, come si può facilmente capire per me questo non è un buon film o perlomeno non è all’altezza della freschezza e immediatezza del precedente. In effetti gli anni 90 sono stati un po’ l’epoca dell’ossessione dei sequel, per la maggior parte pessimi e buoni solo per far risaltare ancora di più gli originali. Mere operazioni commerciali che non hanno lasciato il segno nella mecca del cinema.

Forse un’occasione mancata ma in realtà un tentativo di cui non si sentiva il bisogno.

Voto: 6 

mercoledì 12 maggio 2010

0 48 ore (1982)

 

img_43809_lrg

Un detenuto fugge di prigione grazie all’aiuto di un suo compare, un gigante indiano con cui si mette poi alla ricerca di una valigia di denaro custodita a San Francisco dall’unico componente della banda rimasto libero. I due prendono in ostaggio la ragazza di quest’ultimo per spingerlo a fare in fretta ma presto si trovano ad avere a che fare con Jack, un  poliziotto dai modi decisamente rudi e Reggie, uno della banda in galera per furto ma libero per sole 48 ore in modo da poter aiutare il detective a trovare i due malfattori e assicurarli alla giustizia.

Siamo nel lontano, lontanissimo 1982. I due protagonisti, Nick Nolte e Eddie Murphy, sono due imberbi giovanotti sui 20 e 30 anni e già questo ci sconvolge a livello emotivo, le automobili sono sullo stile Old America (grandi scatole piatte e squadrate), i cellulari non esistono, le sigarette abbondano e le parolacce pure. E noi diciamo GRAZIE per tutto questo ben di Dio ormai edulcorato da regie asettiche, visi puliti e ben educati e poco coraggio oltre che pochissime idee (per la maggior parte brutte). Dove sono finiti i polizieschi misto humor? perchè si è persa la voglia e il talento di costruire storie credibili (ma non troppo), con protagonisti outsider, con battute capaci di entrare nella storia del cinema? Negli anni 80 i titoli si sprecano basti pensare alla trilogia di Beverly Hills Cop e nei 90 come non ricordare Arma Letale? Che non mi si venga a citare l’ultima fatica di John Travolta perchè siamo lontani anni luce dalla freschezza e coinvolgimento di 48 ore. Parliamo del film in questione? Beh c’è poco da dire e molto da guardare. Impossibile resistere alle battute, ai ritmi sempre altissimi e alla violenza mai fine a se stessa. La storia è semplice perchè è giusto che sia così, ci siamo rotti il pacco degli intrecci complessi e inutili, i due protagonisti sono bastardi per motivi diversi (uno ha la faccia da cattivo ma in fondo è un buono di natura, l’altro ha la faccia da schiaffi ma è anche una testa fina) ed entrambi regalano siparietti da vedere e rivedere su Youtube facendosi sempre qualche bella risata. Nick Nolte è più maturo e ha sicuramente una parte più complessa, è un grande attore che forse il cinema ha messo un po’ da parte e anche lui non ha fatto niente per stare a galla se non drogarsi e mettersi alla guida (se si rivedesse in questo film magari ci vedrebbe qualche segno profetico ma ammirerebbe anche la sua giovanile maestria davanti alla macchina da presa). Eddie Murphy è al suo debutto e, diciamocelo, si vede abbastanza. Un po’ rigido e ai margini per buona parte del film (piccola spalla di un grande mattatore) poi piano piano si fa spazio e riconosciamo le sue espressioni buffe, la mitica risata e la fantozzaggine (ma molto meno rispetto a quello a cui ci abituerà nelle pellicole successive).Eddie Murphy è uno di quegli attori che ha mandato in fumo la sua sfolgorante carriera di attore comico. Era il re della commedia per tutti gli anni 80 e per buona parte dei 90 poi improvvisamente ha fatto scelte incomprensibili che ne hanno molto sminuito il valore. Il ciclo del Professore Matto è onestamente orrendo, così come la Casa dei Fantasmi. E’ uscito totalmente dal circuito dei grandi ma grazie alle magie del dvd e di internet possiamo tornare indietro e recuperare piccoli gioielli come questo. Consigliato praticamente a tutti.

Voto 9  

domenica 25 aprile 2010

1 1997 Fuga da New York (1981)

199720fuga20da20new20york

Trama: New York 1997, la città è in mano a bande di delinquenti, ubriaconi e uomini senza futuro, senza speranza, tutti chiusi dentro un enorme perimetro cinto da alte mura. Al di fuori di Manhattan staziona la Giustizia, rappresentata dalla polizia e dai militari, oltre che dal potere costituito. Ma. Ma un giorno l’aereo che sta trasportando il Presidente degli Stati Uniti viene dirottato e distrutto. L’uomo più potente del mondo riesce però a salvarsi prendendo il volo con una capsula che si schianta proprio nel bel mezzo della Grande Mela. Qui viene preso in ostaggio dal Duca, un nero rispettato e temuto da tutti gli abitanti di New York. A questo punto, le milizie si affidano a Yena (nell’originale Snake…donde il tatuaggio a forma di serpente) Plissken (Kurt Russell), un prigioniero condannato alla pena capitale. Sarà lui a introdursi (attraverso le ormai defunte Torri Gemelle) a New York e a liberare entro 24 ore il Presidente ma soprattutto a recuperare il nastro dov’è contenuta la formula della fusione fredda. Per spingerlo ad accettare gli vengono iniettate a tradimento delle microcapsule che esploderanno allo scadere delle 24 ore a meno che non gli vengano neutralizzate e rimosse. Il ricatto è pronto e Yena accetta a malincuore, sapendo che se l’impresa dovesse andare a buon fine potrebbe riottenere anche la libertà. Durante l’avventura conosce alcuni personaggi particolari e rincontra un vecchio conoscente grazie al quale la sua impresa potrebbe concludersi positivamente nonostante gli ostacoli posti dal Duca e dai suoi scagnozzi…Il tempo scorre veloce però, ce la farà?

Commento: siamo di fronte ad un cult dove trovare il difetto è francamente impossibile. Regia affidata alle mani di Carpenter, uno che di qualità cinematografica se ne intende parecchio. Il ruolo di protagonista è affidato all’imberbe Kurt Russell, antieroe dalla bella faccia, icona post atomica e con un mozzicone di sigaretta sempre in bocca. Ai tempi dev’essere stato una scommessa rischiosissima per Carpenter visto che nell’81 Russell era ancora un semi esordiente con una faccia troppo pulita per rappresentare un bastardo figlio di puttana con una lunga striscia di imprese belliche alle spalle. Scommessa vinta in toto. Kurt che in questa pellicola è molto serioso e incazzato darà poi vita a personaggi molto ironici, uno tra tutti il mitico camionista di Grosso Guaio a Chinatown (un altro felice parto di Carpenter), riuscendo a farsi un nome in quel di Hollywood. Qui aveva solo 30 anni e tante belle speranze, ha fatto il suo dovere e pazienza se la produzione avrebbe preferito un Tommy Lee Jones o Charles Bronson…la leggenda probabilmente non sarebbe mai nata. Passiamo al film. L’epoca che dovrebbe rappresentare è un ipotetico 1997. Come sappiamo nel 1997, ormai risalente a 13 anni fa (!!!) New York è il mondo, pur essendo abbastanza malandati sono comunque riusciti a non finire nel modo che possiamo ammirare nella pellicola…ciononostante chi ha visto il film nel 1981 non lo poteva sapere visto che dovevano ancora trascorrere la bellezza di 16 lunghi anni di incertezze, perciò l’effetto di ansia e preoccupazione doveva essere bello presente in chi allora spese le sue 2000 lire per godersi questo gran film. New York è una città scura, buia e disabitata, ben diversa dalle immagini che ci arrivavano dalla televisione in quell’epoca lontana dove la Grande Mela risplendeva (come ancora continua a fare) di milioni di luci, di vita e di traffico intenso. I passi sono udibili in quella notte perenne, così come ogni singolo respiro e battito di cuore accelerato. La solitudine si sente e l’ansia arriva a mille quando si capisce che il tempo a disposizione si sta esaurendo e la meta è ancora lontana. Le emozioni non mancano. Ogni tre secondi poi ci si aspetta di vedere uscire da dietro l’angolo Michael Jackson col suo giubbotto rosso e la faccia da zombie o la sua banda di ballerini che affrontano qualche altra banda di quartiere e questo perchè negli stessi anni Jacko girava i suoi video (Beat it, Thriller, Bad) più o meno con le stesse caratteristiche: città affidata a bande armate, scura e cattiva, o popolata da creature mostruose. Gli anni 80 hanno vissuto di queste cose per quasi tutto il decennio, come se ci fosse la segreta paura che prima o poi il Male avrebbe trionfato sul bene, il buio sulla luce e la solitudine dell’uomo sulla convivenza pacifica. I film apocalittici o post bellici non mancano, ma questo è uno dei primi e apre la strada a tutti gli altri offrendo uno spaccato di vita forse irreale ma decisamente terrificante. Gli anni 80 sono presenti all’inverosimile nel film: basti solo pensare al look di Jena, così sfacciatamente pop, capello mesciato e lungo, vestiti fintamente da battaglia e attenzione per il singolo particolare. Questo naturalmente vale anche per tutti gli strani individui che appaiono durante i 90 minuti, capelli punk e orecchini a go go. Io l’ho trovato favoloso. La decadenza della città è simboleggiata tra l’altro dall’enorme biblioteca di New York, ormai abbandonata e rifugio per disperati sempre in lotta per la sopravvivenza. Il film è veloce ma non troppo, lascia il tempo allo spettatore per fare le sue considerazioni su tutto ciò che avviene e lascia il segno per tutta la sua durata. La morte di qualche personaggio nel cinema odierno sarebbe un fatto capitale e su cui spendere più di qualche minuto di pellicola, qui invece si parla per brevi fotogrammi, un momento sei vivo il momento dopo sei a terra senza vita ma non c’è tempo per piangere, perchè bisogna fare in fretta. La morte è necessaria perchè qualcuno si possa salvare, anche se questo qualcuno è uno stronzissimo presidente degli stati uniti. Il finale del film è da incorniciare tra i migliori della storia del cinema: ironia e dito medio verso il potere costituito. Fantastico. Tra l’altro, il finale sembrerebbe presagire un proseguio delle avventure di Jena ma in realtà bisognerà aspettare ben 15 anni per Fuga da Los Angeles…ed è inutile dire che non siamo sugli stessi livelli del capostipite.

 

Voto: 9,5    

sabato 27 marzo 2010

0 007 Casino Royale

casinoroyale2

James Bond l’ho sempre associato a Sean Connery, tanto è vero che non ho mai visto (sinora) altri film dell’agente segreto con licenza di uccidere. Penso che il fondo si sia toccato con Timothy Dalton ma anche Pierce Brosnan in quanto a poca credibilità non scherzava per niente. Spaghetti senza condimento, facce di gomma senza charme. Poi è arrivato Daniel Craig, praticamente uno sconosciuto. Lo guardavo nei giornali e dicevo “minchia che faccia da russo, questo potrebbe giusto fare da testimonial per le mine antiuomo”. Non mi spiegavo il successo del film in questione e non avevo neanche il minimo prurito di vederlo poi per puro caso, in un pomeriggio noioso, ecco che mi trovo davanti allo schermo con pregiudizi grandi come una casa e con l’unica curiosità di vedere quanto è inutile la Murino e in quanti secondi sparisce di scena. Diciamo che dopo 30 secondi ero incollata alla sedia con una tensione inverosimile e con la bavetta alla bocca, segno di evidente piacere cinefilo, diciamo pure un orgasmo tantrico in piena regola. La storia è tratta da uno dei tanti romanzi di Ian Fleming, quindi soliti brutti ceffi pieni di soldi e potere e con difetti fisici orripilanti, sparatorie, inseguimenti, colpi di scena a ripetizione e personaggi credibili e bastardi sino in fondo. Ma in tutto questo chi è che domina? ovviamente il nuovo James, Daniel Craig. Più uno stuntman che un uomo normale, capace di acrobazie ai limiti della fisica e di battute veramente memorabili. Riesce a sfuggire alla morte per poi tornare tranquillamente ad una partita di poker, si innamora ma sa essere anche inesorabile, sorride raramente ma quando lo fa capisci che è davvero un poliedrico, un attore vero e con tutte ma veramente tutte le carte in regola per continuare a portare avanti la leggenda dell’agente segreto britannico. Per me lui è quello definitivo, almeno finchè l’età glielo consentirà. Non c’è un minuto nel film in cui si può prendere un po’ di fiato, è tutta una veloce corsa verso un finale che non ti aspetti ma che si incasella perfettamente nella categoria di film di 007. Lo consiglio vivamente a tutti, un’esperienza come poche dove trova spazio anche molta Italia, sia per le ambientazioni che per gli attori (Giannini e Santamaria, poco pregnanti ai fini della trama ma comunque efficienti). Un plauso particolare alla Bond Girl Eva Green, donna di classe e di una bellezza non banale. Attrice intensa e perfetta nel ruolo, in grande sintonia con Craig. Insomma non perdetelo.

Voto 10 

martedì 2 giugno 2009

1 Recensione Angeli e Demoni


Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 138'
Regia: Ron Howard
Cast: Tom Hanks, Ayelet Zurer, Ewan Mc Gregor, Pierfrancesco Favino

Trama: lo studioso Langdon viene contattato dal Vaticano per le sue conoscenze su un'antica confraternita segreta conosciuta come gli Illuminati, la più potente organizzazione infiltrata all'interno della Chiesa Cattolica da centinaia d'anni che è ricomparsa per minacciare l'esistenza stessa di quello che è il nucleo della cristianità intera: il Vaticano. Infatti, gli Illuminati si sono impadroniti di una particella di antimateria creata in un laboratorio svizzero e piazzata in un luogo segreto all'interno di san Pietro. Quando Langdon apprende che manca poco all'esplosione, arriva in aereo a Roma, dove si allea con Vittoria Vetra, una scienziata italiana che ha partecipato alla creazione della pericolosa bomba. Le 24 ore che li vedono protagonisti sono cruciali per la chiesa visto che siamo all'indomani della morte del Pontefice e all'inizio dei lavori del Conclave per l'elezione del nuovo Papa. I 4 possibili candidati però sono stati rapiti dagli Illuminati che intendono ucciderli uno alla volta sino ad arrivare alla mezzanotte, ora dell'esplosione. Le uccisioni sembrano legate ai 4 elementi: acqua, terra, aria e fuoco e gli indizi sono pochi e a prima vista svianti. Per Langdon inizia un angosciante conto alla rovescia...

Commento: ho visto il film quasi per caso visto che il progetto iniziale era quello di mangiare una pizza nel locale a due passi dalla multisala, ma in vena di trascorrere un sabato diverso dal solito ho scelto tra i pochi film disponibili quello che era stato più pompato da pubblicità, televisione, giornali e compagnia bella. L'ho fatto un po' storcendo il naso memore del suo predecessore Il Codice Da Vinci, di cui avevo apprezzato il romanzo ma non la trasposizione, a parer mio noiosa e allungata come un brutto caffè all'americana. Non amo neppure Tom Hanks e la sua espressione da bassethound. Beh fatto sta che a pancia piena e con un buon mezzo litro di birra nelle vene mi sono piazzata sulle comode e confortevoli poltrone del Warne Village tra gli aromi di pop corn dozzinali e cari come il fuoco, attendendo che finisse quel buon quarto d'ora di cavolate dei personaggi della Warner e pubblicità interminabili. Inizia. Che dire? io sono rimasta rapita per tutto il tempo della pellicola, neppure mezzo sbadiglio, nessun tempo morto, nessun difetto. La trasposizione è abbastanza fedele, il romanzo a me non era piaciuto per un motivo molto semplice..era pieno di falsi finali e a un certo punto ti rompi di non arrivare mai alla parola fine. Qui è diverso. Qui il finale non te l'aspetti, forse un pochino lo sospetti ma poi il regista (un signor regista) riesce a voltare il tuo mento in un'altra direzione per portarti da tutta altra parte. Il cast è eccezionale. Tom Hanks è finalmente vivo e presente, non fa la statua di cera come sempre. La sua partner ha una particina piccola piccola ma la svolge a dovere. Favino è credibilissimo con quella sua faccia da mastino buono..anche se il doppiaggio mi ha un po' lasciato delusa. Ewan Mc Gregor è il migliore, un paio di gradini sopra tutti quanti. Il ragazzo è maturato dai tempi di Trainspotting, Star Wars e balle varie. Malinconico, dolce, eroico e spiazzante.
Cosa dire poi della fotografia? non basterebbero due giorni per raccontare la bellezza delle inquadrature, dei particolari curati e dell'atmosfera di lutto e aspettativa che ricorda a chiunque i giorni dell'agonia di Giovanni Paolo e della successiva morte. Le fumate nere, frutto di strategie politiche più che di vera scelta devozionale e meritoria. Roma sempre più bella nonostante il Vaticano abbia vietato le riprese all'interno delle Chiese e naturalmente del Vaticano stesso, ricostruito sapientemente nella Reggia di Caserta.
Devo dire che il film, a differenza del Codice Da Vinci, rispetta la Chiesa e mette un accento forte sulla necessità che la fede sia più aperta nei confronti della scienza, sottolineando come quest'ultima possa essere sempre fatale se utilizzata da mani sbagliate. Non ci sono j'accuse, se non nei confronti degli sfracelli messi in atto dalla Chiesa oscurantista dell'epoca dei grandi scienziati, quali Galileo e Giordano Bruno, costretti a ritrattare le proprie teorie per sopravvivere o a morire per sostenerle.
Aggiungo e finisco ricordando le molte scene forti presenti per tutto il film, il sangue e le morti rocambolesche sono degne di un Enigmista. A me tutto ciò è piaciuto assai in quanto ha dato ancora più realismo e partecipazione al film. Bellissimo tra il nulla a cui stiamo assistendo ormai da tempo nelle sale cinematografiche.

Voto: 9

martedì 26 maggio 2009

0 Recensione Viaggio Al Centro Della Terra 3D


Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Azione, Fantastico
Durata: 94'
Regia: Eric Brevig
Trama: Trevor, docente universitario alla facoltà di Geologia, trova casualmente il romanzo preferito del suo defunto fratello Max: "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne. Il libro è pieno di annotazioni che sembrano avvalorare le tesi fantastiche di Verne. Così Trevor in compagnia di suo nipote Sean e dell'affascinante guida islandese Ana inizia il suo viaggio al centro della terra entrando in contatto con un mondo misterioso, abitato da strane creature che lui conosce solo attraverso i fossili.
Commento: questa pellicola ha molti pregi e alcune imperdonabili ma tutto sommato ingenue pecche, tipo il cellulare di Sean che improvvisamente suona ad un migliaio di chilometri dalla superficie terrestre. Poco credibile ma ingrediente buono per una delle centinaia di gag presenti nei 92 minuti di film. Del resto Brendan Fraser è uno che va a braccetto col genere fantastico, avventuroso e caciarone, una parodia dell'immenso Harrison Ford nei panni di Indiana Jones. Fraser ha una faccia che già ti preannuncia l'andamento del film...ogni str@@@ata che si inventerà per uscire da situazioni spinose andrà a buon fine perchè così dice la sua espressione da fumetto, un po' tonta ma anche molto azzeccata in un film del genere. Una produzione che certo non aspirava a raggiungere le vette di un capolavoro del genere ma che era sicuramente intenzionata a smerciare un prodotto da home video che distraesse e divertisse un pubblico dai 5 ai 99 anni, tralasciando gli amanti del genere introspettivo e intimista, quelli che seguono i dettami della critica cinematografica e lasciano perdere le americanate perchè ritenute spazzatura. Io sono un'amante del film commerciale, ricco di effetti speciali e con attori che sanno recitare il loro ruolo. In questo film i tre protagonisti svolgono onestamente il compito: il ragazzino è uguale a tutti quelli che ti passano davanti per strada con le fisse per internet, psp e cellulari, la bella guida è la classica bionda che tiene testa ai maschi del gruppo per poi innamorarsi di quello che inizialmente detestava e l'eroe della storia fa l'eroe e salva tutti perdendosi però nei particolari più stupidi proprio per rivestire il ruolo più adatto dell'antieroe per eccellenza. Forse stiamo parlando del festival del clichè più becero però tutto funziona che è un piacere. A volte sembra tutto un po' di serie B, ma alcuni effetti speciali, alcuni ambienti e un paio di battute riportano per un attimo il film ad un gradino più alto. Io l'ho trovato molto godibile e a dire la verità mi ha risvegliato la curiosità di leggere il romanzo a cui si ispira, non fosse altro che per smontare un domani tutto il film in questione.
Voto: 7

 

La finestra sul cortile Copyright © 2011 - |- Template created by O Pregador - |- Powered by Blogger Templates