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sabato 21 marzo 2015

0 Il mondo delle palestre

La mia esperienza nel variegato mondo delle palestre inizia due anni fa in conseguenza della più banale delle situazioni che può capitare ad un essere umano: la fine traumatica ma fisiologica di una lunga relazione. I sintomi erano quelli classici: disperazione totale, occhiaie nere, fisico di merda e tenuta d'ordinanza (pigiama h 24). Nel dubbio se spararmi o tornare ad una parvenza di vita propendo per la seconda ipotesi e con fare circospetto mi avvicino alla palestra del quartiere, quel luogo che per anni ho guardato con quel misto di commiserazione e disinteresse che solo una persona in perfetta forma e in pace con se stessa può provare. Entro, mi informo e poi mi lancio nella cosa più ridicola che potessi fare ossia l'iscrizione al corso di zumba. A volte mi chiedo se in quel periodo avessi il quoziente intellettivo di una penna biro. Soprassediamo. Basta dire che dopo due mesi di coreografie degne di quelle finissime pizzerie dove si ballavano i balli di gruppo, decido che è abbastanza. Comunque alla fine della fiera non avevo conosciuto nessuno, erano tutte donnine stronze che facevano a gara per catturare l'attenzione del maestro, un grezzissimo nano con tatuaggi ovunque e simpatico come un calcio in culo. 
Mi iscrivo in palestra. Il primo giorno pensavo di morire. Capirai, non facevo un addominale dalle superiori e il massimo peso che avrò portato (fino a quel momento) sarà stata una bottiglia d'acqua mezza piena. Non rinuncio e vado avanti. Fatto sta che mentre affrontavo questa roba masochista per scrostarmi di dosso la sensazione di essere un cadavere, capivo che quel mondo non era per me. Innanzitutto le mie motivazioni iniziali erano sbagliate, ossia la speranza di conoscere il più in fretta possibile qualche altro essere umano. L'ambiente prima di tutto non era dei migliori, anzi diciamo che faceva letteralmente cagare: età media dai 16 agli 80 anni saltando letteralmente la mia categoria di appartenenza (30-40), il gestore uguale ad Hitler ma più sanguinario, un salottino iniziale che era il covo delle malelingue (passare davanti significava farsi soppesare dalla radice dei capelli alla circonferenza del culo). Un disastro insomma. Eppure ho resistito, stoica fino alla fine.
Il mio masochismo però non ha confine e infatti ho partecipato a tutte quelle merdosissime pizzate di gruppo dove va sempre a finire che ti trovi seduto tra gente che non ti calcola di striscio o che parla del nulla e tu che annuisci contando i minuti che ti separano dal prendere la porta e tornartene a casa. L'intento era sempre quello di conoscere qualcuno. Ero malata di conoscenza come se ne dipendesse la mia intera vita. Non capivo (e per certi versi non lo capisco neanche ora) che la palestra non è il luogo adatto per questo genere di cose. 
Alla fine i frequentatori sono sempre gli stessi: quelli che sono malati di fitness, solitamente maschi (spesso puzzolenti da far paura), donne di una certa età che si vogliono tenere in forma e la gente che non ci ha un cazzo da fare o che si iscrive con la speranza di conoscere nuova gente. 
Di solito non saluta nessuno, tutti dritti verso gli spogliatoi e poi verso le schede per iniziare l'allenamento, sorrisi zero e simpatia a palla proprio. Certo, poi a furia di andare la gente la conosci, ci scambi due parole, magari un numero di telefono e un'uscita ma poi alla fine raramente trovi qualcuno di davvero interessante. Magari sono stata sfigata io, non lo so, ma ho collezionato tante di quelle fregature da poterne scrivere un libro. 
La palestra è un microcosmo dove circola una fauna eterogenea e spesso falsa, dove tutti quelli che ti parlano ti sorridono, annuiscono al momento giusto, ti fanno credere di essere degli amiconi ma in realtà spesso e volentieri nascondono tanta di quella ipocrisia dentro che non si può credere. 
Sarà strano ma quando ho smesso di cercare di conoscere gente e mi sono concentrata sugli obiettivi da raggiungere in termini di peso e massa muscolare ho iniziato a conoscere un sacco di persone. Non tutte persone genuine naturalmente (molte incomprensibili) ma alcune davvero speciali. 
Il mio consiglio per chi decide di iscriversi in palestra è quello di pensare prima di tutto ai propri obiettivi e molto secondariamente ai rapporti sociali perchè nessuno viene lì per conoscere voi ma unicamente per le proprie esigenze (esattamente come voi). Se il vostro obiettivo è quello di innamorarvi non so sino a che punto la cosa sia fattibile visto che rappresenterete sempre due ore (scandite per tre giorni di allenamento) nella vita di una persona che ha già una sua vita. Se siete furbi eviterete come la peste la possibilità di un flirt all'interno di quelle mura perchè se dovesse andare male sarà tremendamente imbarazzante incrociarsi più volte alla settimana per gli angusti spazi di una palestra di quartiere. 
Infine: divertitevi, non prendetevi mai sul serio e date di voi il minimo indispensabile perchè se qualcuno avrà piacere di conoscervi meglio vi vorrà vedere al di fuori di quei 200mq e non vi relegherà a quelle tre ore settimanali. Allora si parlerà (forse) di amicizia o interesse genuino, altrimenti passate oltre, ne va della vostra autostima...    
         

giovedì 12 luglio 2012

0 11/07/2012: laurea!

Ieri è un giorno da ricordare soprattutto per l’immensa ansia che mi ha divorato fino all’ultimo secondo prima dell’ora ics. Mi sono laureata per la seconda volta, stavolta una triennale ma cazzo se è stata dura gente. Ho passato gli ultimi due anni e mezzo a galleggiare di nuovo nel mondo universitario e non mi è piaciuto per niente. Mi sono sentita anzianotta rispetto a tutti quei diciottenni e soprattutto non ho mai capito un cazzo la faccenda dei crediti. Cioè in pratica mi sono laureata ignorando beatamente tutto il sistema universitario riformato MALE dal Pdl. Ho studiato ho dato esami su esami e poi è arrivato il momento di dire a tutti vaffanculo a mai più rivederci.

Le sensazioni sono state molto diverse dalla laurea quadriennale. Qui ha prevalso l’ansia e la stanchezza, lì l’emozione e la tenacia di strappare il massimo alla commissione. La mia tesi era anche carina se si sorvola sulla sua ridicola lunghezza, mi ha appassionato e mi ha coinvolto (molto più della maxi tesi di lettere se devo essere sincera) e mi ha dato modo di conoscere più a fondo la storia di un edificio arcinoto della mia città. Ma cavolo farla in un mese e mezzo è stato massacrante, stupido e di tutto questo devo ringraziare (ironicamente) solo una persona, cioè il mio relatore che mi ha dipinto la tesi della triennale come una minchiata pazzesca e quindi decisamente trascurabile in quanto a impegno. Insomma sono arrivata al giorno della discussione con quella sorta di apatia nevrotica che è indice di stanchezza e di forte stress. Ho buttato giù la mia dose quotidiana di fiori di Bach, ho messo in borsetta la mia conchiglia portafortuna e sono entrata nella fossa dei leoni.

Guardavo intorno a me e vedevo tante persone felici con centinaia di parenti intorno pronti a immortalare la minima cazzata. Prendevo distrattamente dalla mano del fotografo il suo biglietto da visita e sentivo il cuore che ormai mi stava rendendo sorda e prossima al vomito. I miei genitori sono arrivati quasi all’ultimo e in effetti erano la mia unica compagnia. Forse è stato meglio così, chissà ma certo un po’ mi sono sentita sola, con un pubblico di sole due persone dietro di me.

Arrivato il mio turno mi sono seduta e dopo la presentazione della mia relatrice ho iniziato il mio discorso ripetuto centinaia di volte a casa con un evidenziatore in mano. Mi hanno interrotto e poi è stata la volta della domanda del contro relatore ed è andata bene anche lì. Tutti fuori e poi tutti dentro. La dichiariamo dottoressa in  beni culturali 110 e lode. Evviva evviva. Strette di mano a destra e a manca e poi ciao ciao.

Ho provato solo un senso di liberazione e certo non è stato gradevole neanche vedere che nell’attestato (che ora ti danno subito) era già stampato il voto. Tanta fatica per niente praticamente. Non ho provato felicità e orgoglio verso me stessa ma solo gioia per aver finito una cosa che non mi ha mai appassionato del tutto, soprattutto perché non mi spalancherà certo le porte del lavoro. E’ solo un titolo in più che in Italia non ha praticamente nessun valore se privo della magistrale, cosa che eviterò accuratamente di fare.

La cosa che mi sono giurata prima di entrare in aula magna è stata: questa è l’ultima volta che provo uno stress del genere. Laurea, master, laurea. STOP.

Sono così stanca che fatico anche a scrivere queste poche righe ma ci tenevo a tener impressa nella memoria e nella pagina scritta le sensazioni quasi a caldo che ho provato. Vorrei dire che è stato bellissimo come la prima volta ma sarebbe una gran bugia. I professori sono i primi a sminuire le nuove lauree e non fanno niente per renderti orgoglioso della tua fatica seppur testimoniata da 50 pagine di tesi piuttosto che 200. Tutto sa di prestabilito e anche l’espressione annoiata e scazzata di parte della commissione è qualcosa di atrocemente e schifosamente italiano. Loro sono pagati per essere lì, prestare attenzione e darti quel minimo di importanza che meriteresti. Io ero già laureata e ne ho sofferto poco, più che altro mi ha fatto incazzare sta cosa, ma penso a tutti quei colleghi che affrontavano la cosa per la prima volta. Poi ho pensato: a loro interessava solo fare bella figura davanti a genitori, zii e nonni e quindi che importa?

Non lo so. Io ricordo tutte facce interessate e un atmosfera elettrizzante. Il momento della proclamazione come il classico giorno di gloria che viviamo una volta nella vita e poi le lacrime che mi scendevano lungo le guance perché allora sì che il voto lo decidevano al momento e non a priori.

Insomma fatto sta che tornata a casa ho buttato tutte le maledette fotocopie, ho cancellato i siti web di tutti i forum universitari che ho consultato negli anni e ho deciso di dedicare i miei prossimi mesi al cazzeggio, fanculo ai concorsi pubblici e fanculo all’università di Cagliari.

domenica 24 giugno 2012

0 Pensieri afosi e riflessioni sul pianeta Maschio

Ennesima giornata di caldo traumatizzante. Non spero più in un cambiamento climatico ma mi auguro seriamente di non schiattare sul bordo della mia fida scrivania anche se tutto sommato non sarebbe male crepare nel bel mezzo della scrittura di un post di questo tipo. Sarebbe un po’ come il mio biglietto di addio al mondo, un breve memoriale sulla mia visione del pianeta Uomo (nel senso stretto di bipede di sesso maschile) così da chiarire in via definitiva i miei pensieri al riguardo.

Tutto è partito da un pomeriggio di qualche giorno fa, quando il mondo ha iniziato a bollire nel caldo del fottutissimo Scipione. Presa da cazzeggio ho inserito, non sperandoci veramente, il nome di un tizio che ho frequentato anni fa e magia di Facebook è apparsa la foto di uno che assomigliava vagamente all’oggetto della mia ricerca ma nella sua versione anziana. Apro la pagina e continuo a ripetermi incessantemente: no no non è lui, impossibile, questo avrà 50 anni minimo, beccati il borsello da tedesco anni ‘70, guarda che torace carenato, no dai non può essere. Invece consultando brevemente le informazioni di base l’Uomo del monte Ha detto SI. La risata mi pizzicava la gola pronta a squarciare il silenzio del meriggio ma ancora non era finita perché scrutando nella bacheca ho scoperto nell’ordine che: è proprio diventato brutto come un culo, ha sposato la tizia che (per mia immensa fortuna) me l’aveva soffiato da sotto il naso con un sottile gioco di prestigio, linka le foto di Gesù e di Woytila e l’ha smessa finalmente con la sua prosa criptica. Non so se sia rimasto tirchio come allora ma potrei pensarlo visto l’abbigliamento da grandi magazzini.

Questo mi ha portato ad alcune riflessioni interessanti. Era il lontano 1996 quando lo conobbi nel pieno di una serata in discoteca: faccia pienotta (adesso sembra il testimonial di una brutta malattia poraccio), pizzetto da acchiappo, camicia di seta blu e sguardo profondo. Ricordo che non mi aveva comunicato granché ma quella sera in vena di follie da 18enne finì per dargli il numero di telefono convinta che fosse chissà che pezzo da 90. L’indomani a scuola passai tutta la mattina a scrivere il suo nome nel quaderno di matematica per poi contare le ore che mi separavano dalla fatidica telefonata (che idiota a pensarci adesso). Questa arrivò e naturalmente seguì il classico primo appuntamento dove scoprì che era un semplice studente di ragioneria senza un passato veramente interessante nonostante quella barba non fatta da “sintomatico mistero”. Il suo grande segreto stava nel fatto che già frequentava da un bel po’ un’altra ragazza ma come tutti gli uomini dai 15 anni in su disse anche che ormai non nutriva alcun interesse per lei. Così cominciarono i nostri 4 mesi assieme. Fu un periodo strambo. Era rassicurante poter dire alle amiche che avevi il ragazzo ma poi sto figlio di buona donna non mi accompagnava mai da nessuna parte e così tutto sommato le nostre uscite si riducevano ad un paio di pomeriggi alla settimana. Si parlava un sacco ma sempre di robe assurde di cui non mi importava niente così come delle sue lettere consegnate a mano che presentavano nell’ordine: un disegno inquietante (a volte lande desolate, a volte lapidi), lunghe pagine scritte in un italiano d’altri tempi con parole scelte a casaccio e varie parabole estrapolate da qualche libro di Borges o Hesse. Il massimo vero? Il peggio è che le dovevo leggere in sua presenza e poi dire quello che avevo capito, che poi in definitiva rappresentava il tema della serata. Lo vedevo arrivare con quel suo Zip nero con l’adesivo Lucky Strike, col chiodo nero e gli occhiali da sole e subito sorridevo. Ero scema è evidente. Lui invece era molto furbo e come ho detto più sopra parecchio tirchio: non aveva mai sigarette figurarsi i soldi per un caffè…non credo che abbia mai offerto qualcosa. Memorabile la volta che in pizzeria avevamo dovuto prendere una pizza in due o la volta che per il compleanno mi ha regalato Cujo di Stephen King con tutte le pagine che si staccavano. Insomma ho sempre pagato io oppure facevamo a metà. Di me non gliene fregava fondamentalmente un cazzo ma ero convinta che avrebbe cambiato idea. Invece arrivò il famoso pomeriggio in cui mi disse con aria mesta che non eravamo fatti per stare insieme ma che potevamo essere buoni amici. La presa per il culo era tale che mi ricordo di avergli lanciato contro un braccialetto di bigiotteria e di aver pianto un bel po’ una volta tornata a casa.  Non ero dispiaciuta per il fatto in sé (mi faceva pure cagare come baciava e odiavo la puzza di tabacco rancido che si portava dietro, per non parlare dei chili di burro cacao e delle labbra tutte screpolate, le dita a punta…insomma un disastro), più che altro mi rompeva essere stata scaricata, soprattutto da uno come lui.

E come sempre accade quando diventi dipendente da qualcuno o quando ti convinci che sia tutto un errore, abbiamo continuato a frequentarci per ben tre anni. Amici veri stavolta. Poi è arrivata la classica botta che non ti aspetti: l’innamoramento del tuo migliore amico per una tizia conosciuta nel suo quotidiano. Tu non sai chi è ma sai che hai le ore contate. Infatti gradualmente iniziò a farsi sentire di meno per poi, su mia insistenza, confessarmi che aveva conosciuto una che non avrebbe mai capito la nostra amicizia e che lui non voleva far soffrire, così ciao ciao e tanti saluti.

Questo è un piccolo esempio di come sono stronzi gli uomini e di come sono stupide le donne. Ok che eravamo ragazzini ma che vuol dire? Alla fine sempre stronzo rimane. Chissà se pensa ancora che le donne sono fatte solo per procreare. Questa era un’altra delle sue perle…beh evidentemente la sua di donna ha avuto una sorte diversa visto che non c’è traccia di figli. Alla fine comunque tutto è andato bene perché credo che sarei impazzita a stare con uno così. Così esteticamente piatto. Un uomo che voleva fare il filosofo su una strada di campagna dove avrebbe riunito intorno a sé un accolita di discepoli…questo era il suo sogno oltre a moltiplicare i pani e i pesci e camminare sull’acqua. Alla fine invece fa qualcosa di molto più prosaico con un casco di protezione in testa. Rivederlo in queste sue nuove vesti mi ha fatto molto ridere e mi ha reso molto più felice della mia vita. Non che io abbia più pensato a lui ma proprio rivedendolo con questi suoi nuovi capelli sale e pepe mi ha restituito tutti quei giorni persi a piangermi addosso.

 

sabato 9 luglio 2011

0 Le inutili attese

Ieri è stata una giornata tormentata ma illuminante: ho capito che è buona norma non fare affidamento  su chi ti accoglie con un sorriso perché molto spesso capita che nasconda un tagliacarte dietro la schiena.

Mattina d’estate, una colonnina immaginaria sta raggiungendo rapidamente i 40 gradi centigradi sotto un brutale sol leone ed io mi sto dirigendo verso la mia facoltà per discutere con una professoressa alcune questioni concernenti il mio piano di studi e la poca chiarezza della segreteria. Premetto che erano già due settimane che l’appuntamento veniva posticipato per impegni improrogabili della suddetta prof o per disinfestazione locali (inutile domandarsi perché in Italia si compiono certe attività a università aperta ma sorvoliamo). Finalmente, vista la mia assoluta urgenza, riesco a trovare un giorno disponibile ed eccomi lì, più che puntuale, direi maniacalmente puntuale, alle 9 e 30 davanti alla porta dello studio della prof, che naturalmente non c’è. Sarebbe stato paradossale considerato il personaggio in questione.

Arriva dopo un’ora e mi saluta calorosamente. Buon segno dico io. Peccato che faccia entrare prima di me la marea nera composta da un numero imprecisato di miei colleghi che devono farsi registrare il voto. Ok, calma e gesso, aspettiamo non ci vorrà poi tanto no? La pazienza però inizia a venir meno quando vedo che per ogni persona che entra c’è una gran trafila da seguire: saluto, libretto, dito sotto il mento segno di meditazione voto (sarà normale visto che i voti li aveva già assegnati nero su bianco su un agendina?), decisione finale, chiacchiera di contorno, compilazione e via il prossimo. Inutile parlare poi dei numerosi intermezzi rappresentati da telefonate al cellulare, conciliaboli con altri docenti e nuove interminabili ciarle. La cosa è già di per sé seccante, ma non quanto veder comparire alla spicciolata nuovi colleghi per la registrazione voto, che ovviamente hanno la precedenza rispetto alla sottoscritta che poverina è lì da solo 2 ore e mezza. Stremata, a mezzogiorno e mezzo, decido che può bastare ed entro. Tenete conto di un piccolo particolare: non avevo mangiato niente e c’era la stessa temperatura di una fornace. Praticamente l’ingresso per l’Inferno. Mi vede e mi dice con candore: ma sono finiti gli studenti che dovevano registrare i voti? MA STIAMO SCHERZANDO PER CASO? Nemmeno il rispetto e la decenza di chiedere scusa per l’attesa. Da lì in poi è stato poi il trionfo dell’indecenza. Non mi ha risolto niente, anzi mi ha peggiorato le cose, spaventandomi con ipotesi fantascientifiche come per esempio la possibilità, anzi l’obbligo burocratico di dover sostenere esami che mi erano già stati convalidati perché devo pagare il fio di errori commessi dalla solerte segreteria studenti. Questa è l’Italia. Non bastasse questo, la professoressa (sbuffante e con un modo di fare inspiegabilmente arrogante) mi ha pregato di ritornare comodamente (cioè a settembre) con tutta la documentazione necessaria per rifare tutto l’ambaradan. Così, io che ho avuto la malaugurata idea di riscrivermi all’università per prendere una seconda laurea vista l’assoluta assenza di lavoro, devo stare ferma ai box finché non decideranno di farmi sapere che esami devo sostenere e quali no.

Perché ho parlato di gente cordiale con il coltello tra le mani? Perché questa stessa amabile docente è stata quella che mi ha convinto a iscrivermi in Beni Culturali perché avrei finito in un anno e mezzo massimo perché mi avrebbero convalidato tantissimi esami. Tutto falso. Le serviva un iscritto in più per rimpolpare le tasche della nostra benemerita università di Cagliari, tra le ultime e non per caso. La mediocrità la si avverte in tutto: nelle false promesse, negli errori grossolani di chi è pagato per occuparsi di burocrazia, nell’assoluta indisponibilità dei docenti, nella mancanza di rispetto da parte di questi ultimi verso gli studenti. Io intanto ho perso una mattinata per non risolvere niente e devo dire che un po’ me l’aspettavo vista la mia assoluta sfiducia nei confronti degli attuali professori universitari, troppo presi a fare barricate contro le decisioni politiche e poco inclini a curare gli interessi degli studenti.

La fila che ho dovuto subire è stata comunque illuminante per vedere come gli attuali studenti universitari siano più o meno uguali ai frequentatori delle spiagge: ragazze con short inguinali e ragazzi con boxer al ginocchio. Dieci anni fa vedevi ancora i capelloni che si giravano le sigarette nei corridoi o quelli in cravatta e camicia con la 24ore sotto braccio, diciamo che avevano senz’altro più senso di questa gente senza pudore. Il sistema università non ha più senso, me ne accorgo dopo esserci rientrata. Che senso hanno ancora le facoltà umanistiche? Io sono iscritta in Beni Culturali e non c’è quasi nessun esame che abbia una validità pratica, visto che inspiegabilmente hanno persino deciso di eliminare dal piano di studi una disciplina senz’altro fondamentale come Restauro. E’ una vergogna. Questa è la situazione a Cagliari.      

giovedì 9 settembre 2010

4 Il mio odio per il pomodoro a pezzi

Sinceramente non ricordo quando ho iniziato a schifare il pomodoro a pezzi e le sue disgustose impurità, ma so che quando è successo la mia vita sociale ha avuto un brusco cambiamento. Oddio, non che un essere umano a 6, 7 anni abbia una fitta rete di relazioni sociali o i week end intasati da inviti a cena. Ciò nonostante non è stato facile.

Ricordo solo che questa mia idiosincrasia è stata parecchio influenzata da una mia zia che il pomodoro non lo voleva vedere neanche in figurina. Mangiava la pizza in bianco che diciamocela tutta è proprio la cosa più orrida che esista sulla faccia della terra. Io ci ho provato a mangiare la pizza senza sugo ma mi sono arresa subito. Certo uno potrebbe obiettare che se non riesco a sopportare il pomodoro a pezzi non dovrei mangiare neppure la pizza. La soluzione sta nell’avere il culo di beccare la pizzeria che usa la passata o un pomodoro molto depurato.

La “passata”, questa sconosciuta e bistrattata anomalia del panorama culinario italiano. Tutti fissati con sto cazzo di pelato! Ma se esiste la passata un motivo ci sarà! Vuol dire che non a tutti piace trovarsi nel piatto quell’amalgama di schifezze vegetali. Io quando vado in ristorante ci ho sempre questo gran problema di non poter prendere un primo perché 9 volte su 10 si tratta di pasta con il pomodoro fresco. Poi vabbè minimo minimo se mi trovo in quelle situazioni in cui un rifiuto è impossibile devo procedere con la sapiente arte del ripulisti e se mi va proprio proprio di culo si tratta di pasta corta, perché se ho a che fare con lo spaghetto alzo bandiera bianca. Impossibile depurare la pasta lunga.

Che poi non è che sono viziata, a me vengono proprio le crisi isteriche e la pelle d’oca se mi capita davanti una pietanza imbrattata dal pomodoro. E’ più forte di me. Comincio a sudare freddo e a sbiancare. Mi fa venire il voltastomaco pure l’odore acidissimo del pomodoro. E nonostante ciò ecco che mia madre non fa altro che presentarmi in tavola spaghetti col pomodoro sfracellato, polpette al sugo e semi, melanzane spalmate di bucce. Mia madre mi ama E’ EVIDENTE.

Ma sarò l’unica a pensarla così? 

   

martedì 27 luglio 2010

2 Estate 2010

Sono mesi e mesi che aspetto l’estate e adesso che siamo a fine Luglio scopro di non averne ancora vissuto neanche un minuto. Niente mare, niente dormite, niente cazzeggio, solo impegni e molto stress. Potrei essere incazzata invece sono molto fiera di questa estate 2010 ricca di impegni e responsabilità. Luglio soprattutto mi ha dato molto, anzi direi che è stato un corso accelerato di sopravvivenza, sia nella vita che nel lavoro. Ho imparato che ci sono persone che non conoscono la collaborazione ma solo il primato personale e l’opportunismo. Sono quelle persone a cui dai una mano ma che finiscono per prenderti un braccio, quelli che a un esame entrano dicendo non so un cazzo e poi escono sventolando il libretto e urlando 30 e lode. Persone che per sei mesi ti hanno rincorso per avere sbobinature e libri e che si sono ben guardate di restituirti il favore. Per molto tempo sono stata dipinta come Crudelia Demon ma in realtà mi rendo conto che sono un’anima candida che troppe volte ha dato al prossimo un bel tubetto di vaselina e tanti saluti. Ho studiato come una pazza per questo benedetto esame di Paleografia e Diplomatica, un esame che in realtà non era nei miei piani immediati e che ho dato solo perchè spinta a farlo dalla suddetta persona che voleva solo una spalla a cui appoggiarsi (ma questo l’ho capito a cose fatte). Il risultato è stato un voto alto ma non il massimo. Sono arrivata alla conclusione che ormai per me c’è spazio solo per i 30, tutto ciò che è sotto è una fregatura. Il godimento lo raggiungo solo quando raggiungo la vetta, per me il detto “l’importante è partecipare” è una frase da falliti e il fatto di aver dato la mia fottuta anima per prendere poi un 28 beh diciamo che mi ha rovinato i primi due giorni, passati a ringhiare e corrodermi di rabbia, poi come al solito ho digerito e con un bel rutto mi sono liberata di qualunque rimasuglio di rancore, tanto nella vita non serve veramente a niente. Il talento lo riconoscono solo i docenti dotati di intuito e intelligenza, gli altri si fanno stregare dalla filastrocca imparata a memoria. Del resto si sa che le nostre università sono tra le peggiori al mondo e un motivo ci sarà. Comunque la prima cosa che ho fatto è stata cancellare da Facebook la famosa furbetta che ha usato la mia amicizia e i miei favori per scavalcarmi e raggiungere i suoi personalissimi obiettivi. Io la gente così la cancello, non sto neanche a farmi seghe mentali, soprattutto quando mi mandano i messaggi per sapere come sono andata, tanto per sditalinarsi alla notizia che ho preso meno di loro. Roba da vivere sempre con la guardia alzata. Ma la gente fa davvero così schifo?

Luglio è stato anche il mese in cui ho capito che la mia vita è andata avanti, che ha smesso di rimanere sempre sullo stesso solco con quella maledetta puntina che continuava a rimbalzare sullo stesso giro di basso. E’ andata avanti. Era un mercoledì, esattamente il 14 luglio. Ero nervosa, strana, forse triste, forse incazzata e decisamente stressata, avevo ricevuto una notizia di quelle che non mi aspettavo o forse di quelle che segretamente già conosci ma che sembrano non esistere finchè non vengono pronunciate ad alta voce o semplicemente scritte. Ho passato due giorni a trivellarmi il cervello, a stare male, a non capire come fosse possibile che la falsità raggiungesse picchi così alti, a chiedermi come fosse possibile mentire così freddamente e poi vivere la propria vita come se niente fosse. Ho fatto un veloce ripasso degli ultimi anni e ho capito un sacco di cose, ho capito che la cosa più giusta da fare quando ci chiudono la porta in faccia è girarci e cercarne un’altra aperta. Non so bene cosa ho fatto in questo tempo, credo di aver sempre dato fiducia a chi la fiducia l’ha sempre usata come carta igienica e questo è stato il mio errore. Ho pensato ininterrottamente per 48 ore, poi mercoledì sono andata in tilt è ho pianto sino a liberarmi di tutto. Sono state lacrime inaspettate ma necessarie perchè dopo mi si è schiarita la mente e ho smesso di pensare i miei inutili pensieri negativi. So quello che sono, l’ho sempre saputo e non credo di aver perso tempo in questi anni, ho vissuto prima a 60 all’ora, poi a 70, poi a 80 e ora sono di nuovo a 100. Ci ho messo del tempo perchè all’inizio non volevo vivere davvero, volevo solo stare ferma ad aspettare non so neanche io cosa, poi ho schiacciato il piede sull’acceleratore perchè mi stavo scazzando e lì c’è stata la svolta, lì ho iniziato a centrare i miei obiettivi: prima una risata, poi una cena, un film, una chitarra da imparare a suonare, le chiacchiere all’università, il corso di inglese e un nuovo bacio. Il bello del presente e il meraviglioso del futuro. A volte non ci si crede ma un giorno capita che la porta sul passato si chiuda e allora si arriva davvero a capire il concetto di libertà.

venerdì 5 marzo 2010

0 Mi ricordo. Parte II

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1. Mi ricordo quando esisteva la satira in televisione, ma forse mi sono fumata qualcosa e sto sparando cazzate.

2. Mi ricordo quando l’amica del cuore ti scriveva le lettere e te le dava a mano raccomandandoti di leggerle a casa. Ora c’è Facebook o Msn. Minchia se son vecchia.

3. Mi ricordo quando partecipare ad un gioco telefonico costava il prezzo di un’interurbana e non 1 euro.

4. Mi ricordo quando qualsiasi italiano avrebbe sparato a vista se avesse visto un qualunque Filiberto poggiare il calcagno sul suolo italico.

5. Mi ricordo quando Rai Uno era il canale dei grandi film e di Fantastico, Rai Due il canale delle soap americane e di Raffaella Carrà, Rai Tre era come ora, Rete 4 era il canale della Rossetti e delle telenovele, Canale 5 il canale dei quiz e Italia 1 il canale di Bim Bum Bam e dei telefilm fighi.

6. Mi ricordo quando se non compravi Sorrisi e Canzoni non potevi sapere i programmi e le trame della settimana successiva.

7. Mi ricordo quando trasmettevano ancora i film dell’orrore e ti gasavi all’idea, poi qualcuno del Moige ha fatto casino e son scomparsi ma le tette e i culi son rimasti perchè meglio una polluzione notturna (ancor meglio se di papà) di un incubo. Più sano, dicono.

8. Mi ricordo quando passavano a benedirti la casa, ora mi sa che si scoraggiano all’idea di farsi 5 piani di scale o di ascensore e benedicono dal portone di ingresso.

9. Mi ricordo quando durante la confessione il prete ti chiedeva se avevi visto film porno, se bestemmiavi, se dicevi parolacce, se ti titillavi e chi più ne ha più ne metta. Avevi 10 anni e già ti stava indicando la via da seguire.

10. Mi ricordo quando ogni volta chiedevo Ken e mi portavano a casa Big Jim perchè costava meno e perchè “ma dai che tanto è la stessa cosa cambia solo il colore di capelli”.

11. Mi ricordo di aver fatto 20 esercitazioni di guida e mai che mi abbiano insegnato un parcheggio in retromarcia. Motivo per il quale ho passato 10 anni a cercarmi parcheggi a spina di pesce.

12. Mi ricordo quando non mangiavo verdura e finivo per cagare marmo dopo svariati tentativi andati a vuoto.

   

mercoledì 3 marzo 2010

1 Esame di letteratura latina medievale

esame

Il mio aspetto fino a ieri era più o meno questo. Poi ho dato l’esame e sono andata in polvere direttamente. L’esame era letteratura latina che se proprio lo vogliamo dire non è propriamente una cazzata. Preparato in due settimane di sudore, acido gastrico, nervoso corrosivo e cadaveri sulla mia strada. Uso queste righe per scusarmi con le persone a cui ho stracciato le palle con discorsi quali “basta cazzo mollo tutto”, “morirò, mi disintegrerò prima di riuscire ad aprire bocca”, “se non prendo 30 il mondo è fatto a cazzo di bue”, “mi accontento anche di un 18”. Mi scusi soprattutto lei, donna dalle spalle larghe e dalle palle rinforzate con piombo fuso, ripagherò con un cinema e un barattolo di pop corn medio, so che apprezzerà.

Tornando all’esame non so se sia stato peggio scoprire che in fondo fondo ero in un reparto geriatrico con colleghi dai 70 in su o aspettare dalle 8 alle 13 con la vescica talmente gonfia da essere trasparente. I primi 3 sono andati bene: il vecchio col cappello e 10 lauree, la figlia mongolfiera e la madre dirigibile. Poi è stata tutta una fase calante, tra una che invece di dire barbari diceva i barbarici, che non riusciva a mettere in fila 3 parole 3 ma che ha preso 27. Poi un’altra che doveva sostenere il suo primissimo esame e non ha voluto nessuno dentro, si è sprangata dentro con la prof e l’assistente e ne è uscita un’ora dopo con una faccia da morto dicendo che aveva preso 20. Lì ho iniziato a perdere certezze ma fortunatamente anche tensione visto che passate 4 ore davanti ad una porta il minimo che può capitare è che ti spacchi i maroni e fanculo alle 2 settimane sotto torchio. Poi è toccato all’altro settantenne che manco sapeva che esame stava per dare ma ha preso 28 e poi a ME. Entro col mio giubbotto ancora su nonostante i circa 30 gradi della facoltà (quando ho deciso di toglierlo ho pensato che la maglia con le pecorelle e l’ascella pezzata non fosse propriamente indicata e ho deciso di perdere 1 o 2 chili dentro il mio conbipel imbottito). Mi siedo, prendo qualcosa da stringere durante l’esame, cioè una penna e poi aspetto. Inizia e tutto o quasi va bene, il quasi è la domandina del cazzo, quella proprio fatta per trovare la falla, quella che la risposta la sa solo Dio. Fatto sta che alla fine mi ha messo 30. Alleluia.

P.s.: continuo a pensare che l’enjambement sia una figura retorica.

giovedì 12 novembre 2009

0 Il gusto della camminata

Che bello camminare. Borsone a tracolla e musica regolare nelle orecchie. Ti godi il sole e un po’bestemmi perchè c’è un caldo che ti spareresti e un po’ sei contento perchè sole in faccia e musica nelle orecchie farà tanto Jovanotti ma fa tanto anche al tuo spirito un po’ spallato da ore di oratoria universitaria. Sei tu e solo tu. Passano le stagioni e sei sempre tu e solo tu. La camminata è solitaria, la passeggiata è un duetto. C’è poesia in entrambe, ma la vera lirica sta solo nella prima. E’ un po’ come quando fumavo: la sigaretta solitaria con il brano giusto è come il Paradiso disegnato da un bambino: semplice ma efficace. La sigaretta in compagnia è strumento sociale ma anche tanto ruffiana. Fumi ma non hai veramente voglia di fumare, in realtà ti incorpori nello schema generale.

Filosofie spicciole da bicchiere da vino rosso.

mercoledì 11 novembre 2009

0 Pensieri autunnali tra ombrelli e porte rotte


Sono giorni che ho un ombrello in borsa. Io? Impossibile. Eppure guarda quella borsa: pesante, gonfietta e certo..c'è un mini ombrello dentro. Saranno circa 20 anni che quell'affare ingombrante sta dentro l'ombrelliera e ora invece mi segue a lezione.

Non sta neppure piovendo, al massimo gocciola 3 goccette di piscio degli dei. Boh quest'anno mi ha preso così. Tra un po' mi troverò pure quelle cuffie di lana che ti fanno la testa come un preservativo inforcato in cima ad un pistolino. Autunno pazzo.

Oggi col Topolino c'era in regalo il catalogo dei giocattoli di Natale. Dio che tuffone nel passato. Mi ricordo io e mia sister che lo consumavamo a furia di sfogliarlo, ingolosite lei da Barbie e le sue mille stronzate e io dai Lego e dai Playmobile. Oggi sfogliando quelle pagine colorate e patinate avevo sempre uno sbadiglio sulla soglia della bocca. Ma le ragazzette di adesso si svenano veramente per Cicciobello Pipì e Popò? e i delinquentelli di domani li cresciamo con il fucile e il mitra? mmh però che bel mondo ci si prospetta: le donne casalingue e gli uomini cacciatori o cecchini. Evviva. Accendo la tv: al Grande Fratello abbiamo un transessuale..Gabriele che prima era Elettra. Vediamo le foto pre cambio sesso...porca la vacca era una bella ragazza e ora? è un uomo con troppi peli, spalle strette, con la camicia da uomo su un corpo di uoma e con la faccia da maschio gay.

Autunno pazzo. Pazzo autunno. In facoltà è pieno di untori, tutti con il germe nel borsello. Allora la donna che fa? si compra il battericida da tasca, quella cremina dall'aspetto inquietantemente simile a qualcos'altro. Vomito? no dai vado al cesso..ma guarda che scoperta NON C'è LA CHIAVE. Non finisce qua: il water è lontano giusto due metri dalla porta e allora a meno che non sei tiramolla in giornata di buona non riesci a tenerla chiusa sta cazzo di porta. Ho pisciato a mezz'aria, con la paura che qualche donnino poco delicato spalancasse la porta svelando le mie chiappe intirizzite a mezza altezza dal cesso perchè mai poggiare il culo sulla tavoletta.

Che cazzo di autunno. Sto diventando pazza.

venerdì 6 novembre 2009

0 Autunno di coltivazioni e lezioni


Non ho mai nascosto il fatto che Facebook per me fosse socialmente parlando una Puttanata senza capo nè coda. Le persone a cui sono legata le sento per telefono o le vedo direttamente, le altre se non le sento e non le vedo significa che forse non me ne importa una mazza nè di sentirle nè di vederle. Partendo da questo presupposto importante, passiamo a capire perchè uno ha un tot di amici nello spazio a loro dedicato. Per esempio: perchè io ho 8 persone di cui potrei fare volentieri a meno?? Domanda che merita una risposta concisa: BOH!
Forse per vedere le foto del tizio ics nel locale ipsilon, forse per leggere frasi tipo STO CAZZEGGIANDO MENTRE FACCIO UN BIDET, forse per leggere il risultato di test quali SCOPRI CHE SETTE NANO SEI. Non lo so.
Tutto questo però è stato messo bruscamente da parte da una settimana e grazie ad una ragazza che ho conosciuto in facoltà. Grazie Lucia, grazie di aver dato uno scopo alla mia iscrizione a Facebook. Lo scopo è...ta dàààà FARMVILLE e HAPPY FARM. Due applicazioni veramente degne di un piccolo monumento nella Piazza del Cazzeggio Intelligente. A meno che voi non siate fuori dal mondo (come lo ero io sino a 7 giorni fa, che ora corrispondono più o meno ad un anno solare) dovete conoscere questi due giochini, soprattutto Farmville.
Se così non fosse vi invito a prendere una zappa e un rastrello e a lanciarvi nel grande mondo della coltivazione amatoriale. Create zolle di terra, scegliete le sementi e iniziate a coltivare e a guadagnare punti esperienza e dindini da spendere nell'ampliamento della vostra proprietà. Il funzionamento è una stronzata che capirebbe anche un monopalla, perciò niente storie e cominciate a gestire la vostra fazenda.
Per quel che riguarda me devo dire che questo giochino ha prosciugato le mie ore di impallamento quotidiano. Ogni due ore sto lì a guardare come va il raccolto e la mattina ormai il mio primo pensiero è riservato alla maturazione del riso e dei fagioli. Sarò matta ma in un periodo di malagrazia come questo, non c'è niente di meglio di un gioco che impegni i tuoi neuroni danneggiati dalle grettezze della vita quotidiana.
Il resto della mia vita, che poi corrisponde all'80% della mia giornata, è occupata dalle simpatiche lezioni di Letteratura Latina, Paleografia, Archeologia e Archivistica. Volete che dopo questo quadruplice martirio io non meriti il mio scacciapensieri agreste?? Sono leggermente stufa delle masse di persone avvinghiate da un rapporto di forzata vicinanza per la gara a chi prende prima posto a sedere in aule puzzolenti e polverose. Sono stufa di stare con la penna a mezza altezza ad aspettare che mi venga l'ispirazione per un nuovo ghirigoro sul blocco che dovrebbe servire per gli appunti (una di quelle abilità fondamentali di cui Dio non mi ha fatto dono, vista la mia velocità di scrittura). Sono stufa di vedere le stesse facce che ti vedono ogni giorno e che non ti dicono mai ciao ma solo SCUSA è LIBERO QUEL POSTO? Sono stufa pure dei soliti pensieri che vengono fuori ciclicamente quando ti senti dire da persone a cui eri legato da legami (apparentemente indissolubili) che la vita gli va a meraviglia e che hanno trovato la loro quadratura del cerchio mentre tu sei lì che cerchi ancora di imparare l'area del quadrato.
Un brindisi a questo autunno di cazzeggio e di lezioni di vita, amare ma sempre istruttive, dannatamente e fottutamente istruttive.

lunedì 6 luglio 2009

0 Zuppa di Pollo e Macchinette mangiasoldi



Ieri dopo tanto tanto tempo sono tornata al ristorante cinese ma con la seria intenzione di ordinare dal menu le pietanze meno nocive a livello gastrico. Tutto ciò mi ha portato a lanciarmi nel seguente menu:

  • Ravioli ai gamberi alla piastra (eccezziunali veramente nonostante alcuni fossero rovesciati o sfracellati)
  • Zuppa di Pollo e Mais...oh my God!! come può una cosa così semplice essere così maledettamente buona?? è stato come dare tregua al mio stomaco dopo il Mc Menu del giorno prima. Davvero paradisiaca
  • Riso alla Muraglia. Io non so se sono l'unico bipede sul Pianeta Uomo che crede che il riso, dal cinese, sia un contorno e non un primo...no me lo domando così giusto per sapere visto che ogni volta mi tocca mangiarlo freddo e incollato perchè il cameriere lo porta insieme ai VERI primi. Non è molto bello infilare la forchetta e tirare su tutto il riso perchè ha deciso di fondersi in una sola entità mentre tu sorbivi il brodino.
  • Vitello Thai alla Piastra. Vera sorpresa. Provarlo è stato come assaggiare un pezzo di Inferno...piccante oltre ogni umana comprensione......ma DI-VI-NO. Quindi se mai leggeste Thai in menu cinese sappiate che si tratta di pietanze ultrapiccanti. Nel vitello c'era infatti del curry rosso oltre ad altre spezie.

La brutta sorpresa però l'ho avuta all'entrata, una volta oltrepassata la porta dell'ingresso al locale. Pure qui le dannate macchinette! ma io mi chiedo e mi domando...sarà mai possibile che un giorno diano fuoco a queste stronzate per perditempo?? perchè se decido di entrare al bar mi devo vedere questa gente inutile che sta lì ore a buttare soldi alla ricerca di una combinazione di banane o ciliegie??

Vedi uomini di una certa età ma anche donne (!!!), tutti a far andare su e giù la leva laterale come zombie che non si rendono neanche conto di quello che capita a un centimetro del loro spazio vitale. Fosse per me toglierei la licenza a tutti quelli che piazzano le macchinette nei loro locali perchè incentivano questa massa di morti viventi a rimanere in mutande e poi ad andare nelle trasmissioni con la faccia oscurata e la voce distorta per raccontare come hanno perso milioni al gioco. Pirla che ti raccontano la solita storia della loro ultima carta per far operare il figlio o per non finire in strada. Caz@@e gente, solo questo.

Io non ho pena per certi esemplari, mi sembrano solo dei grattapalle a cottimo. Il loro dling dling quotidiano è solo una pratica onanistica, un bisogno fisiologico non dissimile da una pisciata contro il muro o da una scorreggia in bagno dopo un piatto di fagioli.

domenica 21 giugno 2009

0 Ascensori Guasti


Credo che sia esattamente la 347esima volta che l'ascensore del mio palazzo decide di entrare in sciopero e sarà un caso ma capita sempre di sabato sera, mai in un giorno feriale. Così è sempre meraviglioso tornare verso l'una di notte da una spanciata di cozze, da un trancio di pizza o da un panino caddozzo con litro di birra e scoprire chiavi in mano che devi farti 5 piani di scale.
Più o meno come quando ti svegli la domenica mattina e con tenuta da casa decidi di uscire per comprare i giornali, schiacci il pulsante e magia non succede un ca@@o. Non compare nè la scritta rossa dell'occupato, nè la verde del libero nè tantomeno il dito medio dell'omino dell'ascensore...quello lo aggiungo metaforicamente io nel mio cervello per ogni rampa di scala che mi tocca fare sia in discesa che in salita.
Stavolta però c'è la traccia del colpevole. Il vetusto saliscendi ha deciso di fermarsi al Terzo Piano e di far sentire la sua diabolica infermità con effetti speciali degni di uno Shining al gusto di pecorino sardo. Qualche magica mente, superiore a quella di un organismo unicellulare ma nettamente inferiore a quella di un ditale, ha pensato bene di uscire dall'ascensore bloccato chiamando una squadra di marines che passava lì per caso.
Una leva di legno, una bella botta e al 3 forziamo le portine. Detto Fatto. Zac, uomo salvo e antine che iniziano ad andare avanti e indietro ininterrottamente per tutta la notte e tutto l'indomani. Mancavano i coriandoli sul pavimento, le voci fantasma e Jack Torrance con l'ascia in mano.
Ora, ipotizzando che sia stato tu componente della famiglia del terzo piano, porta a destra, il cui cognome inizia per Esse come stronzo...ma io dico: invece che usare mezzi non regolamentari per recuperare il tuo spazio vitale, non potevi alzare la tua testa da paramecio e guardare che là in alto nella cabina dell'ascensore c'è il numero di emergenza per chiamare il tecnico e per salvare la tua inutile vita? avremmo risolto tutto e invece NO. Perchè tu, chiaramente, te ne freghi di noi dei piani alti che senza ascensore siamo come esiliati nell'isola di Caprera, che possiamo deambulare con un arto finto, camminare con il solo uso dei gomiti o avere polmoni da schifo che tanto dobbiamo farci comunque la massa eterna di scale per il tuo menefreghismo.
Grazie mille,
Famiglia altamente inca@@ata del 5 piano...
P.s: ma perchè esistono i vicini??

lunedì 15 giugno 2009

1 Domenica al Mare...



Domenica, giornata di mare. Situazione organizzata già da tempo con un occhio sempre infognato su http://www.ilmeteo.it/.

Previsioni: sole bomba, 25 gradi, assenza totale di vento.

Alle 9 in punto sono in macchina con l'astuzia di chi si muove per tempo prima che i biddai, la famiglia numerosa con i cestini per il pranzo, la coppia anziana, giovane, media, scalcinata ecc.. ecc... potessero iniziare il loro primo grande esodo in spiaggia.

Parcheggio tranquillo, solito posto strategico e via in spiaggia, previo acquisto delle immancabili quanto inutili riviste da pettegolezzo.

Ecco la spiaggia: il mio umore ha iniziato a precipitare esattamente alla vista di:

a) folla disumana di gente liberamente e anarchicamente stanziata, se non proprio spiaggiata, in prossimità del mare...che poi sarebbe il mio posto ideale, quei 4 metri di distanza dal bagnoasciuga sono esattamente perfetti per non bollire di caldo, non dover fare la gimcana tra corpi sudaticci, donne appollaiate su brandine, sdraie, secchielli, bambini sparsi e uomini col giornale aperto.

b) una discarica a cielo aperto. C'era più aliga (= immondezza) in spiaggia che nei cassonetti: bottiglie, cartacce, cicche, pacchetti di sigarette...di tutto. Penso di essere la persona più schizzinosa al mondo e non so cosa ho dovuto fare per far incastrare il mio telo mare nell'unico ritaglietto di spiaggia quasi pulito. Ho anche scelto il posto sbagliato ma questo l'ho capito quando ormai era tardi.

La la la la...firulì firulà...spalmiamoci la cremina di qua e di là..(cosa che detesto fare perchè poi mi sento come una teglia imburrata) e poi giù a godersi il sole

Ecco che iniziano i problemi:

- La donna con cellulare alle mie spalle. Dovrei dire il donnone seduto su una seggiola che a malapena la conteneva e che per noia ha iniziato la telefonata del secolo. Ora io non so se un figlio, un nipote, una persona che vedrei bene ai lavori forzati, le ha messo nel cel la promozione dei minuti gratis, so solo che dalle 9.20 alle 11.20 è stata a sbraitare al telefono, a chiedere come sta Sharon (oh my god!), se Ciro sta lavorando, del cugino monopalla e della salute pubblica..A un tono di voce altissimo e costante. Una cosa fuori di testa. A un certo punto chiude e con un cuscinetto se ne va verso il mare con l'intenzione di sciacquarsi i tronchi varicosi che sorreggevano le sue filiforme membra ma GUARDA CASO c'era vento, acqua gelida appena svagonata dall'Antardide e la tizia si è scoraggiata perciò eccola di nuovo al telefono.

- Le due prostitute moldave davanti a me. Una in topless, l'altra più pudica. Ora...io non credo di aver mai visto un topless più orrendo di quello che avevo davanti. Che poi dico, già stare con la zinna al vento non si usa più dal lontano 89 ma poi almeno te lo potessi permettere dio santo. Due protuberanze senza forza di gravita, vuote e in ordine sparso...una cosa che non ha gradito neanche l'uomo anziano con lo slip sformato degli azzurri 90 poco contenitivo e con la palla sfuggente. Le due donne sono poi state raggiunte dal pappone più pappone in persona: l'uomo con i denti alterni, nel senso che ne aveva uno sì e uno no e come se non bastasse sorrideva perciò vuoi o non vuoi non potevi fare a meno di godere della vista di un cimitero di lapidi a due metri da te.

- Il bambino lasciato incustodito. A un certo punto c'è la classica scena madre della tragedia condivisa. Il bambino perso e il genitore che acchiappa ogni ragazzino sul bagnoasciuga per rivoltarlo e capire se è il suo. Una donna, penso la madre o la zia, ha avuto seri dubbi sull'identità di un ragazzino che poi non si è rivelato il suo ma solo perchè poi il consorte ha trovato quello giusto due metri più indietro. Ma come caspita è possibile non riconoscere tuo figlio? va beh che per me appartengono tutti alla stessa categoria di mostrume puzzolente ma non avevo mai creduto che una che si è presa la briga di farsi stappare il ventre da una presenza ingombrante e lunga 9 mesi non sapesse neanche risalire all'identità del figlio. Comunque...alla fine la sgridata del baffuto padre si è sentita sino all'entroterra credo.
Alla fine non potendo leggere, dormire, fare il bagno me ne sono andata via...per affrontare l'ultimo passo nella realizzazione della domenica da incubo: il traffico del mezzogiorno.
Ma questa è un'altra storia..

sabato 13 giugno 2009

1 Svegliarsi la Mattina

Ormai sono giorni che mi sveglio verso le 6
-non per il suono rompiscatole di una sveglia
-non per il vicino che fa casino di ritorno dalla discoteca (anche perchè il massimo che possono fare i miei vicini è strepitare e mandarsi a quel paese in dialetto centro settentrionale sardo o svagonare scatoloni di salsiccie, pecorino e pane carasau)
-non per gli strilli molesti di un rugoso essere stappato fuori dall'utero da pochi mesi
no no no
In realtà la mia sveglia personale sono
-i gabbiani strilloni e rompibisacce che si sincronizzano per iniziare a urlare dalla mattina presto per poi piantarla solo quando è sera tardi
-i gatti in amore, che non miagolano come un normale felino domestico in calore e infatti sono la copia sputata di Linda Blair nell'Esorcista (mi sto sempre più domandando se non abbiano partecipato al doppiaggio)
-gli immondezzari che con dolcezza e amore svuotano i contenitori del vetro in modo da non lasciare dubbi sul fatto che il lavoro che fanno gli rompe le balle e che tu devi essere partecipe della cosa nel modo più palese possibile
-la zanzara delle 6 del mattino, quella che si attarda sulle tue caviglie dopo una notte di bagordi sul resto del tuo corpo, quella che se la becchi ci ha più sangue di un intero reparto trasfusioni e che se la schiacci ti rende la camera uguale alla scena di un delitto

mercoledì 3 giugno 2009

1 Riavvolgo il nastro sul week end...Il variegato mondo dell'Homo Italicus



Appunti del Week end:

- Faccio un salto in multisala per un sabato all'italiana: centro commerciale con annessa multisala, fast food, ristoranti e pizzeria..ma purtroppo anche SALA GIOCHI tamarra. Sapete quelle robe scomparse dalla faccia della terra tipo alla fine degli anni 90? ancora esistono in zone strategicamente vincenti. Quei luoghi di massa, una massa multiforme, eterogenea e scassaminc.. fatta di famigliole con annessi ragazzini smoccolanti, urlanti e prepotenti e genitori assenti o accondiscendenti all'inverosimile...(future Noemi in vista???).

La massa gelatinosa e orrida contiene anche quel materiale di interesse sociologico chiamato Adolescenza imberbe. Facce da Brufolo Bill con orecchino, capellino e jeans con la vita all'altezza del ginocchio, portano le proprie sfitinzie dalla minigonna ascellare e la cicca in bocca ad assistere alle loro evoluzioni al bowling o purtroppo a vedere il mio stesso film. Sì perchè ok che sei scemo e giovane ma non fare casino proprio a un passo da me che mi voglio godere in santa pace quel 6 euro e 50 cent di film invece di conoscere la suoneria grezzoide del tuo cellulare o vedere che ti strizzi quel pacco minuscolo che hai tra le gambe da quaglia che sorreggono la tua figura da trampoliere di stagno o quei due ciocchi di legno che ti accompagnano nella tua vita da nano da giardino. E che cavoli!


- Toilette del cinema. E sono ben educata altrimenti scriverei cessi di terza classe. Entro perchè ho giusto giusto quei 40 cl di urina che fatico a trattenere e mi si apre lo scenario classico che trovavo in discoteca dieci anni fa. Tizie con la trousse che si aggiustano l'arredamento davanti allo specchio, ragazzine che entrano in bagno vestite come monache e ne escono stile messalina anni 2000...tipo Superman, per intenderci, ma senza cabina telefonica. Mancava solo quella che si dava una buona lavata di ascella e ce le avevamo tutte.
- Pizzeria. Qui tutto bene se non per il trascurabile fatto di aver incrociato una mia ex vicina di pianerottolo in compagnia dell'uomo più brutto del mondo. Ora, il fatto potrebbe non essere menzionato ma il problema è che ho sempre avuto la velata convinzione che la signora in questione appartenesse all'altra sponda e vederla con un esempio di bellezza come questo mi fa sorgere un paio di domande. Tipo: meglio stare con una donna non bellissima o con Bruttolo, l'ottavo nano?
- Libreria. Nel mio vagabondare compulsivo e ossessivo per le librerie di qualsiasi parte del pianeta mi è sempre capitato di passare davanti ai classici senza degnarli di uno sguardo perchè maggiormente attratta da generi surreali o strani (tipo Stecchiti e Recensiti...lo consiglio vivamente a chi vuole sapere come evitare un migliaio di tipi di morte diversi), dall'horror o dal fantasy. L'altro giorno invece cercavo uno di quei classiconi evergreen "Viaggio al Centro della Terra"...beh il sottotitolo dovrebbe essere Introvabile visto che non ce n'era una copia nonostante il gran daffare del commesso Loboman, l'uomo dal lobo più lungo del mondo. Con una torcia e un cappello da speleologo è poi riuscito a tirare fuori da uno scaffale alto alto una copia salvata dal raro esemplare dell'Homo Classicus, il lettore che disdegna le novità ma che si svena per la letteratura d'altri tempi.
- Ristorante Cinese. Qui non manca mai qualche scena da menzionare. Stavolta il Premio del tavolo più strano e affascinante spetta di diritto alle 4 vecchiette tracanna birra, pappa spaghetti e ciuccia sachè. Nessuna di loro avrebbe mai superato la prova del palloncino. Avranno avuto mezza dentatura nel Paradiso dei Denti ma mangiavano che era un piacere con l'espressione rapita di un piccione impagliato.
Al secondo posto troviamo la coppia con lui seduto in modo tale da far vedere a chiunque nel raggio di 50 metri che indossava una mutanda Roberta e lei che sfilava di tanto in tanto il piede accaldato dal sandaletto estivo.
Al terzo posto piazzerei la coppia economa, sempre presente dal Cinese. Involtino primavera, pollo alle mandorle e acqua di fonte.


martedì 19 maggio 2009

0 Facendo pulizie di Primavera..si scoprono veri reperti Anni 80


Erano davvero anni che avevo in mente di mettere ordine in camera mia visto che ormai straborda di Topolini, libri e peluche. I miei amati Topi erano addirittura finiti ammassati nel grande armadio antiestetico presente in un angolo delle mie amate 4 pareti di vita vissuta. Quando ho visto che le scatole di scarpe stavano prendendo il sopravvento sul mio spazio vitale ho capito che vuoi o non vuoi dovevo mettere fine a questo caos ventennale.
Approfittando di un aiuto mandatomi dalla signora Bendata e da Easy Jet ho potuto dare inizio alle grandi manovre equipaggiata con scopa, raccoglitore, buste di varia grandezza e bombe a mano contro la possibile sortita di quelle simpatiche e sfreccianti creature chiamate volgarmente Pesciolini D'Argento.
L'obiettivo primario era concentrato in un angolo misterioso e inesplorato nella parte destra della stanza. Un buio corridoio abitato da scatoloni pelosi di polvere e oggettistica di dubbia provenienza ed entità. Ok, vediamo cos'ho trovato:
- Playstation 1 modificata e perciò fuori uso da qualche anno visto che chi ci ha messo mano ha pensato di ridurne la vita di un buon paio d'anni. Peccato perchè insieme al Mega Drive e al Master Sistem è stata la console più mitica, completa e stilosa di tutti i tempi. Addio Final Fantasy 8 e 9...siete stati dei buoni compagni di estati pallose. Ovviamente penso che la povera fanciulla in grigio prenderà la direzione del cassonetto visto che ormai è inservibile e io non ho posto in casa ora che la mia scrivania è occupata da questo monolite nero lucido chiamato Ps3..vero pacco a prezzo pieno.
- Dolce Forno. Questo non è mio ma in realtà è di proprietà di mia sorella più grande che aveva combattuto le sue battaglie di 10enne per avere lo scatolone in regalo in uno dei ricchi natali di quegli anni. Dopo tenaci resistenze da parte di mia madre l'aveva avuto in dono ma naturalmente l'avrà potuto usare giusto giusto 2 volte di numero visto che la prima volta era andata bene ma la seconda c'era stato quasi un principio di incendio per colpa di un biscotto caduto inavvertitamente sul fondo ustionante del marchingegno per casalinghe in erba. Credo che il primo capello bianco di mia madre sia spuntato esattamente quel giorno in cui mia sorella vide il suo prezioso fornetto raggiungere i piani alti e irraggiungibili di camera nostra. Da lì è sceso forse 10 anni fa ma nessuno si è mai azzardato a metterlo in funzione perchè c'è la seria possibilità che mandi in cenere un quartiere. Peccato perchè a quanto ne so è uno degli oggetti più quotati a livello di materiale giocoso anni 80. Penso che tutto sommato mia sorella lo accoglierà in casa sua..sarebbe un delitto buttarlo nel cassonetto.
- La passamaglieria di Barbie. Altro giocattolo di proprietà di mia sorella. Che dire io andavo più sul Lego e il Playmobile..non mi ha mai intrigato quella stronza con i capelli biondi e i soldi che le sbucavano da qualsiasi orifizio presente nel suo corpo. Odiavo lei, sua sorella Skipper e Ken l'eterno fidanzato un po' ricchione). Questo oggetto comunque è stato parecchio utilizzato da mia sorella che si faceva prestare i gomitoli da mia madre per creare qualche aborto lanoso e multicolore. Io finivo sempre per lasciarci qualche dito tra i dentini presenti nell'incavo centrale così come mi capitava con il mio primo mangiacassette che non disdegnava di mangiare anche qualche pezzo di carne umana quando si trattava di recuperare il nastro fuoriuscito dalla musicassetta.
-I Puffi. Ne ho davvero tanti, erano uno dei miei giocattoli preferiti e per lungo tempo hanno fatto bella mostra di sè in una bacheca appesa ad una delle pareti prima che crollasse per il peso. Nessuno poi si è preoccupato di sostituirla e perciò i piccoli omini blu che puffavano di qua e di là hanno finito per raggiungere il Dimenticatoio nel giro di poco.
- Le gommine Mulino Bianco ed altre. Vero must degli Anni 80, si trovavano nelle scatole di merendine ed erano contenute nelle famose scatoline da fiammifero. Erano a forma di merendina e componibili, tipo il tegolino e la crostatina che erano composte da vari pezzetti gommosi da assemblare. Poi ho trovato anche delle gommine del periodo d'oro di quei negozi di cianfrusaglie e gadget anni 80, quelli che avevano (almeno a Cagliari) le insegne scintillanti stile Happy Days o New York ed erano strapieni di roba di Snoopy, Poochie, Penauts, Garfield e compagnia bella. Tutto questo ha preso la via del cassonetto perchè onestamente non troverei mai una collocazione per questa roba per la quale, non lo nego, un collezionista potrebbe uccidere e penso che dopo aver dichiarato il mio misfatto una Taglia pesi sulla mia testa da parte del numeroso circuito dei Nostalgici Anni 80 che affollano internet, i mercatini e i negozi di roba usata.
Devo dire che le cose che mi mancano veramente sono i giornalini del Paninaro di mia sorella rileggendo i quali potrei procurarmi un infarto dalle risate, i fumetti di Candy con dei disegni eccezionali e con tutto ciò che non trovavi nel cartone animato, gli album di figurine di Kiss me Licia (completissimo), Creamy (oh mamma che bello!!!) e di Cenerentola.

domenica 17 maggio 2009

0 La "strana" clientela dei ristoranti cinesi

La mia esperienza con il ristorante cinese è praticamente ventennale in quanto fortunatamente sono nata e cresciuta in una famiglia molto aperta a livello di gastronomia etnica. Per intenderci non viviamo come un sacrilegio mangiare qualcosa di diverso dallo spaghetto al pomodoro. Proprio per questo ogni volta che vado a cenare nel mio ristorante cinese di fiducia rimango allibita dalle scene che si dipanano davanti ai miei occhi. Proprio ieri sera poi è stata una roba spettacolare, una cosa che è valsa anche l'acidità di stomaco del day after.
Ho potuto notare che le coppie che vanno al ristorante cinese sono solitamente così composte:
- La coppia adolescente. Lui con il cappellino, la scarpa da tennis e già seduto prima che la sua tipa abbia anche solo attraversato la metà del tragitto che conduce al tavolino. Lei vestita come se andasse in discoteca, con il tacco alto, il capello piastrato e un collare al collo con l'anellino per inserirci il guinzaglio che il suo lui si è agganciato (giusto per il tempo della cena) alla catena dei jeans a vita bassa. Solitamente ordinano, per risparmiare, una bottiglia d'acqua per lui e la coca cola per lei. Può capitare di vedere tavoli da 4 con i maschi da una parte e le donne dall'altra in modo da far socializzare le femmine mentre i due gonzi parlano di playstation.
- La coppia trentenne. Lei non ha più il guinzaglio in quanto si è emancipata nel corso degli anni, infatti ora è lui che assume il ruolo passivo remissivo della coppia. Lei non è più attenta al look, veste semplice, diciamo lo stile casalingo privo di ciabatta. Solitamente ha anche gli occhiali perchè le lenti a contatto le ha usate solo all'inizio della storia quando lui pesava 20 chili in meno e rientrava ancora nella categoria scop@@ile. Lui è ancora innamorato e ogni tanto le scatta una foto o con il cellulare o con la fotocamere digitale senza curarsi di riprendere anche i poveri avventori del tavolo più in là con il mento sporco di salsa agrodolce e il bottone slacciato. Scelgono il ristorante cinese per abitudine e risparmio.
- La famiglia numerosa. Di norma sono 6 o 7, con bambini urlanti al seguito. Il campione da me esaminato ieri era così composto: padre tra i 30/40 con cappellino, occhiale da vista con montatura pesante, canottiera con arieggiamento di ascella, bermuda e infradito. Madre sui 20 anni, bionda e sottomessa. Due parenti non ben identificati che continuavano a minacciare di riportare a casa, menare, frustare uno dei due bambini presenti nel tavolo. Il motivo? perchè il poveraccio che avrà avuto 3 anni al massimo non voleva stare per 2 ore seduto in ginocchio sulla sedia. Ma si può chiedere ad un essere umano di stare in ginocchio sui ceci in equilibrio precario su una sedia?!! Ok, giunge il momento delle ordinazioni. Mi sembra scontato dire che era più che evidente che non avevano mai messo piede in un ristorante diverso dalla Tavola Calda di Efisio e Bonaria perchè hanno fatto uscire di testa la cameriera cinese che è venuta a prendere le loro ordinazioni. Per i bambini hanno preso qualcosa di sano: patatine fritte e coca cola. Per loro...dunque vediamo...volevano il vitello ma senza cipolla, senza soia, senza bambù, senza niente a parte il vitello. Lo stesso vale per qualsiasi cosa che si avvicinasse anche solo lontanamente a un sapore cinese. Dico io VAI ALTROVE NO?? Alla fine arriva il classico menu di chi conosce il ristorante cinese solo per sentito dire: un vassoio da 12 di nuvole di drago, alghe fritte, e via dicendo. Ma la sopresa arriva ai primi quando vedo arrivare la cameriere con 5 vassoi di spaghetti. Ragazzi io non so se avete mai visto le porzioni dei cinesi...minimo ognuna basta per 2 e avanza pure. Quelli erano in 4 e in carenza da carboidrato. Non so com'è andata a finire ma sarei stata sinceramente curiosa di vedere come stramazzavano sui tavoli arrivati al dolce.
- La compagnia Lesbo Uoma. Diciamo che questa categoria è più orientata verso l'asporto ma diciamo che a volte non disdegna un'uscita allo scoperto. Non sono mai coppie ma sempre compagnie. Non c'è mai il tipo vagamente femminile ma sempre la Uoma vestita di tutto punto, con il fondo dei jeans che le arriva alle caviglie, la cintina di colori assurdi, la canotta, la pancetta laterale, il capello corto e l'atteggiamento del maschietto che fa il galletto della serata. Categoria discreta nell'atteggiamento un po' meno nel vestiario e nell'estetica. Sono più propense alla varietà nella scelta del menu.

venerdì 15 maggio 2009

0 Libertà e Nuvole...ultime ore da assaporare lentamente come un buon vino rosso


giovedì 7 maggio 2009

0 Tornare a studiare...


Sto studiando alacremente da circa 4 giorni e ogni tanto, con la penna tra i denti, mi domando "PERCHè?"..
Può succedere che un romanzo di Matilde Asensi ti cambi il corso della vita facendoti prendere una direzione a cui non avevi mai più pensato? io la vedo come una sorta di seconda chance che mi sto dando per giungere ad un traguardo che anni fa avevo scartato perchè non credevo abbastanza in me stessa.
Archeologia..profumo di roba antica, polvere del deserto, cappellaccio all'indiana jones e poppe alla Lara Croft. Beh certo, in Italia tutto questo è impossibile o almeno altamente improbabile ma siccome sono testarda mi sono impuntata su questa astrusa cosa chiamata SECONDA LAUREA...Il che non sarebbe poi così al limite del paranormale se non fosse accompagnata da un Master di secondo livello.
Ormai mi diverto a racimolare titoli...è diventato un hobby visto che non ne posso fare una professione ..AH AH AH..battuta triste da autofustigazione. Non sono disperata ma direi meglio annoiata, perciò la laurea triennale in Beni Archeologici mi ha attirata come una mosca al miele. Peccato che sia a numero chiuso e presupponga una buona conoscenza base del Latino e del Greco. Il che 10 anni fa sarebbe stata una passeggiata visto che erano le mie materie preferite a scuola...le uniche dove prendevo 9 visto che nelle altre la mia media oscillava pericolosamente tra insufficienze in matematica e scienze e assoluto rifiuto verso le pippe filosofiche. Esiste una materia più inutile di Filosofia?
Fare il Liceo Classico aiuta ma diamine dopo tanti anni è un casino. Apro le grammatiche e mi sento deficiente. Sono ritornata all'alfabeto ma la cosa più tremenda (e solo chi proviene da studi classici mi può capire) è cercare di venire a capo delle regole del maledetto accento. Chi le ha inventate dev'essere parente stretto del creatore del Sudoku..
A parte questo è quasi divertente fare quei simpatici esercizi a difficoltà crescente. Ho sempre pensato che le uniche materie che valesse la pena di imparare fossero quelle che uniscono la teoria alla pratica. Le uniche capaci di rimanerti ancorate al cervello anche a distanza di tempo...Infatti molte cose me le ricordo ma dai e dai secondo me o le cose si prendono dall'inizio o non ne vale la pena.
Su queste due materie poi ho dei ricordi allucinanti e facendo ripetizione a mia cugina mi sono rivista in lei...Tu le chiedi di farti l'analisi logica di una frase e lei ti osserva con lo sguardo vacuo tentando di capire se stai parlando la sua stessa lingua o stai utilizzando parole di un'idioma morto come quell'inutile barba che le tocca seguire 4 ore a settimana mentre disegna cuoricini sulla seconda di copertina. Anche io al ginnasio non capivo nada de nada...ero zero punto zero. Poi mi sono trovata davanti lo spettro di una possibile bocciatura e per evitarla ho dovuto decidermi ad andare a ripetizione dall'insegnante suprema. Mia zia. Ex docente di latino e greco. Simpatica e umana come un calcio nei denti..Dovevo dare l'esame da privatista da lì a 4 mesi ed ero zero. Lei se n'è accorta nel giro di un bah e allora mi ha metaforicamente preso per le orecchie e riportato a zero anche in analisi logica italiana. Tutto dall'inizio con la paura di deluderla e beccarmi uno sguardo di rimprovero o di commiserazione (ramo della famiglia super dotto contro ramo della famiglia nella media).
E' stata dura, tutte la mattine per 2 ore ad ascoltare le spiegazioni e memorizzarle subito...fare esercizi e versioni sempre più complicate che dopo un suo minuzioso esame diventavano delle mappe del tesoro o delle battaglie navali con tutto quel rosso (errori gravi) e quel blu (errori veniali). Non saltava una riga, neanche le più piccole, delle due grammatiche e pretendeva tantissimo. C'era anche il reparto letteratura con tutti quei bei brani da tradurre prima con il vocabolario e poi da sapere all'impronta.
Tanta roba, con il suo gatto siamese che mi squadrava con quei tremendi occhi celesti sperando che facessi una mossa falsa.
Alla fine mi è servito..sono passata dal 4 al 9 e sono rimasta a quei livelli per tutto il liceo e ora se riguardo queste pagine ingiallite mi ricordo benissimo le sensazioni e le difficoltà di un'adolescente che ancora non aveva il cervello allenato ad immagazzinare decine di nozioni e soprattutto a capirle e farle proprie. Con una laurea e un master tutto sembra più facile però ci sono cose che a volte mi fanno sentire un sacco strana..ma penso che sarebbe stato lo stesso se mi fossi messa a prepararmi per la stessa cosa a 20 anni invece che a 30.
Si sente tanto la nostalgia di qualcosa che non c'è più, ti senti indietro rispetto a tutti i tuoi compagni di classe con cui ti scambiavi gli esercizi poco prima del suono della campanella della prima ora. Ti senti come un vecchio con la dentiera che si rimette a mangiare caramelle. Non lo so, penso che tutti ora siano lontani mille miglia dal fare versioni di latino o greco e che io invece sia tornata indietro ma da sola...come tornare a scuola e vedere che chi ti sta intorno non può neanche firmarsi da solo la giustificazione, mentre tu hai la patente da più di 10 anni.
Tutto sommato però non me ne importa più di tanto, ognuno fa un po' quel che gli pare nella vita e sinceramente non volendo lavorare in un call center penso che non ci sia niente di male nel potersi permettere di coronare un sogno nel cassetto.
 

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