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venerdì 29 novembre 2013

0 La favola del Principe Schiaccianoci (1990)

Con l'approssimarsi del Natale sento sempre la necessità di pescare fuori dal cilindro qualche film impolverato dagli anni ma ancora capace di sprigionare magia e cosa c'è di più natalizio e magico de La favola del Principe Schiaccianoci
 
Premetto che non avevo mai visto il film né il balletto, non conoscevo la storia ma sono innamorata pazza fin da bambina delle musiche composte dal grandissimo Cajkovskij (merito di alcuni celeberrimi film di animazione della Disney, come Fantasia).  Il mio approccio quindi è stato del tutto privo di pregiudizi. 
Il film appartiene ad un'epoca piuttosto lontana e datata da un punto di vista strettamente tecnologico e difatti non ha retto per niente bene il passare del tempo mostrando innumerevoli pecche che però giustamente passano in secondo piano rispetto alla storia.
 
Devo ammettere che se avessi visto questo film da bambina avrei avuto un giudizio molto differente rispetto a quello che ho in questo momento, alla veneranda età di 36 anni. Ne sarei rimasta molto affascinata perché sarei rimasta piacevolmente fulminata da vari elementi: l'ambientazione natalizia in primis, i regali sotto l'albero, la meraviglia dei giocattoli che prendono vita allo scoccare della mezzanotte. Mi sarebbe rimasto il ricordo di una bella favola e non questa grande amarezza che invece mi ha colto del tutto alla sprovvista.
 
La storia si svolge nell'Ottocento e ha per protagonista Clara, una ragazzina alla soglia dell'adolescenza, che durante la Vigilia di Natale riceve in dono dallo zio Drosselmeyer un soldatino schiaccianoci intorno al quale aleggia una strana storia. Il giocattolo prima di essere tale era un ragazzo che per dispetto di una regina Topo aveva perso le sue fattezze umane per diventare uno schiaccianoci. Clara se ne affeziona e la notte stessa scopre che sia il Principe Schiaccianoci che i suoi vecchi giocattoli (ormai chiusi in un armadio) prendono vita e vengono chiamati alla guerra dall'arrivo del Topo Re (figlio della topo regina), un perfido roditore che ha da sempre in odio il povero ragazzo. Una volta sconfitto il topaccio tutti i giocattoli e la stessa Clara partono per il Regno dei Dolci dove Fritz (questo è il nome dello schiaccianoci) chiede alla ragazza di rimanere con lui per sempre ma lei pur a malincuore rifiuta e decide di tornare nel mondo reale per crescere e vivere la sua vita.
 
Ecco, quando diventi grande leggi, interpreti le storie, le favole, i cartoni animati in un modo del tutto differente rispetto a quando eri piccolo e ingenuo. Questa storia praticamente segna il passaggio dall'età della fanciullezza a quella della vita adulta, dai Natali ricchi di giocattoli e aspettative, a quelli del ricordo e dei regali da grandi. Persino la mamma di Clara mentre vede la sua bambina che si emoziona ancora per aver ricevuto in dono una bambola, capisce che sarà l'ultimo giocattolo che riceverà perchè il Natale successivo avrà nuove esigenze come per esempio un bel vestito elegante. Anche il rifiuto a rimanere piccola per sempre insieme ai suoi giocattoli segna questo fisiologico passaggio che tutti noi abbiamo vissuto nella nostra vita. Non ricordo quando ho ricevuto l'ultimo giocattolo (ma non da moltissimo visto che sono un'appassionata di videogiochi) ma so che già dall'anno successivo ho iniziato a sentire sempre meno magia nell'approcciarmi alle feste natalizie. Per questo ho sentito quasi una stretta al cuore nel vedere questo film. Non sarei mai potuta essere Clara perché al suo posto avrei sicuramente scelto di rimanere per sempre insieme ai miei amatissimi giocattoli...da piccola ho sempre sperato che qualcuno di loro (soprattutto la mia adorata scimmietta Joli Coeur) prendesse vita e giocasse con me. Non ho mai avuto la fregola di crescere e ho sempre detestato ricevere abbigliamento in regalo, anche adesso che sono grande. Sono andata fuori tema ma insomma quello che volevo dire è che questo film invece che regalarmi un po' di magia e spensieratezza mi ha messo addosso un quintale di nostalgia.
 
Voto 6   

lunedì 12 agosto 2013

0 Cenerentola e gli 007 nani (2007)

Premessa importante: i nani del titolo hanno una parte veramente marginale e questo si spiega con l'assurda scelta da parte della distribuzione italiana di cambiare sempre (o quasi) i titoli originali. 
Il film è per molti aspetti originale in quanto mostra come in realtà il lieto fine delle fiabe che noi tutti conosciamo sia frutto delle azioni di un mago preposto al controllo dell'andamento delle fiabe stesse. Egli (molto ispirato alla figura del Merlino de La spada nella roccia) all'interno di un'alta torre di un castello fiabesco controlla che la bilancia del Bene e del Male sia sempre in equilibrio, facendosi aiutare da due buffi personaggi, Mambo e Munk. Quando il mago parte in vacanza in Scozia la situazione precipita in quanto la matrigna di Cenerentola ruba lo scettro del potere a Mambo e Munk e stravolge l'andamento di tutte le fiabe, facendo convergere l'ago della bilancia verso il Male. A questo punto spetta a un'atipica Cenerentola dai capelli cortissimi e al servo di corte Rick (da sempre innamorato di lei) rimettere la situazione a posto. 
L'originalità finisce qui infatti ormai siamo abituati a vedere stravolgere i canoni delle fiabe disneyane. Shrek è stato il primo celebre esempio di come si possa trasformare l'orco in principe e il principe in idiota. Ne abbiamo riso nel primo film fino ad averne piene le tasche nell'ultimo, autocelebrativo e noiosissimo episodio. Qui si ride di meno e si mantiene un certo rispetto nei confronti degli originali (bella la scelta di introdurre un personaggio così poco noto come Tremotino). I cattivi non sono poi così cattivi e i buoni sono meno buoni di come si potrebbe pensare. 
Non mi è piaciuta la grafica che ricorda troppo da vicino i filmazzi televisivi di Barbie principessa, bellissimo (come sempre) il doppiaggio italiano che è talmente ben fatto da permettere di capire la storia anche chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dai diversi registri espressivi e dalle intonazioni di voce.
Non è un capolavoro ma piacerà tanto ai bambini.
Voto 6

giovedì 25 luglio 2013

2 Mostri contro alieni (2009)

Mostri contro alieni non è un cartone animato memorabile, certo ha delle situazioni divertenti ma sarebbe stato strano il contrario. Innanzitutto non sono rimasta affatto colpita dalla computer grafica che rimane molti passi indietro rispetto a produzioni più blasonate (opera proprio della Dreamworks)...sarà che quell'anno non era la punta di diamante delle uscite dedicate all'animazione ma insomma non mi ha convinto. La trama è semplice e per certi versi un po' banalotta: Susan colpita da un meteorite alieno diventa enorme e fortissima perdendo la sua natura umana per entrare di diritto nella categoria "mostri" (almeno secondo il nostro metro di valutazione umano). Viene trasportata nell'area 51 dove stanno altri suoi simili con cui stringe presto amicizia: il Dottor Professor Scarafaggio (il personaggio più indovinato secondo me), Anello Mancante, Bob e l'Insettosauro. Ad un certo punto la brigata viene coinvolta nella lotta contro gli alieni guidati da Gallaxhar, una specie di polpo con molti occhi e l'obbiettivo di colonizzare la Terra. Attraverso varie vicende Susan (pur potendo tornare con le sue fattezze umane) decide di rimanere quello che è: una grande donna (in tutti i sensi) che aiuterà il governo americano a sconfiggere gli attacchi alieni insieme ai suoi nuovi amici.
Come dicevo non è un film particolarmente coinvolgente, anzi in alcuni tratti l'ho trovato davvero lentissimo e con gag non sempre riuscitissime. Diciamo che lo salvano i protagonisti più che la storia in sè stessa.
Voto 6

mercoledì 7 dicembre 2011

2 I Puffi (2011)

Immagino che chi ha visto questo film al cinema abbia potuto ampiamente godere di un efficacissimo 3D che io posso solo immaginare avendo visto I Puffi in un semplice schermo televisivo.

Com’è questo ibrido? Perché di ibrido si tratta visto che abbiamo sia personaggi in carne e ossa che creature provenienti direttamente dal mondo dei computer. Certo sono lontanissimi i tempi affascinanti dei primi esperimenti di questa tecnica. Come non ricordare con nostalgia Chi ha incastrato Roger Rabbit o andando ancora più lontano Mary Poppins? La poesia ahimè è finita amici vicini e lontani.

Non ho apprezzato fino in fondo la scelta di abbandonare il mondo dei cartoni animati e far precipitare tramite un misterioso vortice le celeberrime creature alte due mele o poco più nel mondo degli esseri umani. Sarà che sono talmente affezionata all’anime e ai personaggini da collezione che mi sembra un delitto trasformare la bidimensionalità in una mostruosa ipertecnologica tridimensionalità da urlo. Inoltre se valutiamo bene la trama è proprio una gran merdata: puffi persi a New York, puffi che devono attendere la luna blu perché il passaggio si riapra e perché questo possa avvenire hanno bisogno di incantesimi puffosi contenuti udite udite in un vecchio libro dei fumetti di Peyo. In più nell’impresa sono aiutati da un’improbabile coppia di sposini che non sembra stupirsi più di tanto dell’esistenza degli ometti (più Puffetta) blu. Tutto finisce a tarallucci e vino e buon pro ci faccia. Dimenticavo, ovviamente non mancano Gargamella e Birba. Il primo è sostanzialmente una caricatura del vero Gargamella (per me non gli assomiglia per niente) e il secondo (scopro con sorpresa che trattasi di maschio) invece è formidabile: un gatto vero con espressioni impossibili, ovviamente frutto di qualche manipolazione informatica. Carina anche la scena in cui scopriamo perché al gatto manca un triangolino d’orecchio..

A me i visi dei Puffi non sono piaciuti per niente, sembrano dei mostri con occhi e nasi enormi, di bello e tradizionale sono rimaste solo le voci dei doppiatori originari. Il che non è poco. Diciamo che è un film bello da guardare ma poca cosa a livello di contenuti. Divertenti però alcune battute, come per esempio: Figlio di puffa o dove Puffo siamo. Un po’ sacrileghe ma divertenti.

VOTO 6,5

giovedì 7 luglio 2011

0 Lilo e Stitch (2002)

Un cartone animato da Oscar (non per niente ha ricevuto una nomination come miglior film di animazione). Ho commesso un reato gravissimo avendo fatto trascorrere la bellezza di 9 anni prima di vedere per la prima volta questa poesia fatta a colori.

Inutile dire che si ride e si piange in egual misura, così come è tipico in tutte le produzioni Disney, imbattibili nel toccare le corde giuste anche nell’essere umano più freddo e glaciale.

Si parla di amicizia stavolta, di amicizia e legami famigliari. Lilo è una piccola abitante dell’isola Kauai dove vive con la sorella Nani, unica sopravvissuta della sua famiglia dopo che i genitori sono periti in un incidente stradale. Lilo soffre di solitudine perché le altre bambine la trovano strana e non vogliono giocare con lei, così sviluppa un carattere un po’ burrascoso ma dolcissimo. Nani decide di cercarle un compagno di giochi nel mondo dei quattrozampe ed è proprio al canile che le due si imbattono in una strana creatura proveniente dallo spazio più remoto, a cui Lilo dà il nome di Stitch. Il piccolo alieno è un vero e proprio terremoto, indomabile e capriccioso, anche lui spinto a comportarsi così come riflesso verso l’odio che gli altri provano per lui e per la grande solitudine data dall’essere l’unico della sua specie, visto che si tratta del risultato di un esperimento di laboratorio. E così tra i bellissimi colori delle Hawaii e la musica di Elvis diventa impossibile non innamorarsi di tutti i personaggi, ma soprattutto di una storia realizzata con grande attenzione verso i messaggi di amore, speranza e solidarietà che fanno di questo film un esempio per la stessa Disney da qualche tempo ai box da questo punto di vista (tranne per quel che riguarda il meraviglioso Up).

E’ un film che si rivolge a tutti, piccoli e grandi. L’amore per il diverso, anzi l’assoluta indifferenza verso la “presunta” diversità dell’altro, ci insegnano i veri valori della vita che troppo spesso finiamo per dimenticare, accecati dall’egoismo e dalla paura.

Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che che nessuno viene abbandonato o dimenticato

giovedì 3 giugno 2010

0 A scanner darkly (2006)

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Film particolare, un misto tra cartoon e animazione reale con protagonisti hollywoodiani: Keanu Reaves, Winona Ryder, Robert Downey. Pare sia stato candidato a Cannes e già questo spiega la mia quasi assoluta indifferenza alla qui presente pellicola. Quante decine di persone avranno visto questo esperimento di alta classe e introspezione? Non saprei, ma so che IO non avrei mai pagato per andare a vedere un film privo di finale. Perchè io amici non ho capito una mazza di come sia finita tutta la questione di questo povero agente infiltrato caduto nella tossicodipendenza e privo di funzionalità a livello cerebrale dopo aver ingerito grosse quantità di sostanza M (sostanzialmente merda sintetica di un imprecisato futuro, ma con progenitori nel nostro immediato presente). Intendiamoci non è un brutto film, la recitazione di Keanu e Downey è di un altro pianeta, ma non sono un amante del genere cervellotico, claustrofobico e masochista. Non amo il cinema alternativo, sono decisamente più pop e questa pellicola è lontana anni luce dall’essere commercialmente fruibile.

Voto 5

sabato 12 dicembre 2009

2 Recensione Christmas Carol (2009)

  

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Trama: Ebenezer Scrooge è un vecchio uomo d’affari dal cuore freddo e duro, un uomo che odia da sempre il Natale e l’atmosfera di festa che accompagna questo santo giorno. Il 24 dicembre dopo aver scacciato in malo modo suo nipote che per l’ennesima volta lo invitava a cena per festeggiare, dopo aver negato un obolo a due uomini che raccoglievano fondi per i poveri di Londra e dopo aver trattato in malo modo il suo aiutante Cratchit, chiude il suo ufficio e si avvia verso casa. Qui inizia a vedere il volto di Marley sul battente della porta e poi ne sente i passi lungo la scala. Infine gli appare interamente davanti mentre si è barricato nella sua gelida camera da letto. Marley trascina con sé lunghe e pesanti catene per il suo eterno e infernale viaggio. Spiega al terrorizzato Ebenezer che quelle catene se l’è forgiate da solo durante la sua vita da avaro e che quelle che attendono Scrooge sono molto ma molto più pesanti. L’unica via d’uscita per il vecchio è racchiusa nella visita di tre spiriti del Natale, uno per ogni notte. A questo punto si accomiata volando per i cieli di Londra, affollati di altre anime tormentate dai peccati commessi in vita. Scocca la prima ora ed ecco apparire il primo spirito, lo Spirito dei Natali Passati: una fiamma col volto di uomo. Egli porta Scrooge in luoghi e situazioni del passato: quando era bambino e stava sempre solo, quando era felice nel suo lavoro di praticante alle dipendenze di Fezziwig un uomo gentile e generoso, quando si innamora di una giovane donna e quando infine rinuncia all’amore per l’avidità verso il denaro. Una volta tornato in modo rocambolesco nella sua stanza, riceve la visita del secondo spirito, lo Spirito del Natale Presente: un gigante rubicondo, con una forte risata e seduto in cima ad ogni ben di Dio. Una volta attaccatosi ad un lembo del suo mantello di ermellino, inizia il viaggio per la città di Londra per sbirciare dentro le case di alcune sue conoscenze: ecco Fred il nipote a cui non perdona di essersi sposato, l’unico essere umano che ancora tenta di volergli bene nonostante il suo atteggiamento burbero. Sta festeggiando con un gruppo di amici e nel gioco dell’indovina chi è, descrive suo zio come un animale antipatico, cattivo e malevolo. Ecco ancora la povera casetta di Cratchit dove la moglie e i suoi numerosi figli preparano un povero desco mentre attendono l’arrivo dell’adorato marito e padre. Bob Cratchit è infatti uscito con il suo piccolo Tiny Tim, il suo bambino invalido, il figlio a cui si sente maggiormente legato perché il più indifeso. Invece di tacchino mangeranno un’oca, per quei tempi un rincalzo rispetto al classico arrosto delle feste. Scrooge torna nella sua stanza ma non prima di vedere cosa nasconde lo Spirito sotto le sue ricche vesti: sono due bambini dall’aspetto orrendo, sono i due figli degli Uomini, ossia l’Ignoranza e la Miseria, uno uan volta cresciuto diventerà un poco di buono rinchiuso nelle affollate carceri londinesi e l’altra una prostituta che finirà i suoi giorni in un manicomio. Sono le istituzioni in cui crede Scrooge, quelle che secondo lui dovrebbero occuparsi della povera gente, quelle in cui sarebbe meglio morissero per liberare il mondo della loro inutile presenza. Il Natale Presente muore appena scoccata la mezzanotte ed ecco arrivare il terzo spirito, lo Spirito dei Natali Futuri. Non ha un aspetto bonario, anzi è un’ombra nascosta da un nero mantello da cui fa uscire un singolo dito scheletrico per indicare cose terribili al vecchio ormai pentito dei suoi errori. Ecco un corpo coperto dal lenzuolo, ecco una lapide che rivela l’identità del defunto, un defunto che nessuno piange ma della cui morte tutti sembrano rallegrarsi. E’ Scrooge il morto e proprio quando sta precipitando dentro la buca di terra che conserverà i suoi resti in eterno, si sveglia nel suo letto. Scopre che è ancora vivo, che in realtà è trascorsa solo una notte e che ha la possibilità di redimersi e cambiare vita. La sua prima azione è comprare il più grosso tacchino di Londra per Cratchit e la sua famiglia, la seconda uscire di casa per respirare l’aria buona del 25 dicembre e sorridere e scherzare con la gente offrendo una grossa sovvenzione ai due uomini che la sera prima aveva scacciato, la terza presentarsi a casa del nipote per conoscere sua moglie e i suoi amici che dopo un primo momento di stupore capiscono che in realtà Scrooge è cambiato veramente e che è diventato il migliore degli uomini. Diventerà un secondo padre per Tiny Tim e vivrà altri Natali Felici.

Commento: esistono due tipologie di questo film, una canonica e l’altra in 3D. Casualmente ho visto, a caro prezzo, la seconda. Praticamente la visione avviene attraverso l’uso di occhiali particolari che offrono uno spettacolo, credetemi, imperdibile e unico. Inizierei proprio dal comparto tecnico e dico subito che la pellicola è uno spettacolo per gli occhi, tutto è reso in modo perfetto e realistico tanto che vi sembrerà di poter toccare i fiocchi di neve o il mento aguzzo di Ebenezer. Gli effetti speciali sono numerosissimi e impressionanti. Tutti gli spiriti e le anime dannate hanno esattamente l’aspetto che appartiene all’immaginario collettivo di ciascuno di noi, tanto da essere veramente inquietanti. A me per esempio mi ha molto colpito e spaventato lo spirito di Marley, soprattutto quando gli si stacca la mascella trattenuta a stento da una fascia intorno alla testa. Uguale ad un film horror. Grafica da paura insomma e teniamo conto che il film è stato realizzato riprendendo i vari attori durante una recitazione in carne e ossa, poi tutto è stato affidato ai maghi del pc che hanno trasformato Jim Carrey in un irriconoscibile e straordinariamente fedele Scrooge. Passando ai contenuti, dico subito che da fanatica di Dickens e da appassionata del Canto di Natale (da me letto almeno una ventina e più di volte) posso confermare che i dialoghi riprendono in modo fedelissimo quelli presenti nel racconto, compreso il linguaggio di fine 800. Questo potrebbe essere un grosso limite per i bambini che chiaramente potrebbero annoiarsi a sentire parlare un italiano vetusto e molto molto letterario, ma grazie alle immagini avranno comunque un buon ricordo del film. Devo comunque dire che secondo il mio modesto parere, questo non è un film adatto ad un pubblico giovanissimo: a parte i dialoghi, certe immagini sono parecchio forti e infine i bambini potrebbero non cogliere moltissime sfumature del film che solo un adulto potrebbe capire e apprezzare. Io penso che un film di animazione così rispettoso nei confronti dell’opera a cui si ispira sia qualcosa da lodare a prescindere, ci sono infatti pochissime libertà e sempre perfettamente in linea con lo spirito generale del libro. C’è molta serietà e anche molta ironia, utile per sdrammatizzare parecchie situazioni un po’ forti. Il clima dell’Inghilterra vittoriana è reso in modo magistrale, sia nelle ambientazioni, sia nella descrizione della società (povertà, giochi, negozi, banco dei pegni, cibo, abbigliamento). Insomma consiglio questo film a tutti e aggiungo che è una delle prime volte in cui spenderei di nuovo il prezzo del biglietto per poter godere ancora di un tale capolavoro.

Voto: 10    

domenica 25 ottobre 2009

1 Recensione Up




Trama: la storia inizia tanti tanti anni fa, quando Carl era ancora un bambino dai molti silenzi e dalla grande ammirazione per l'esploratore Muntz, un uomo che però era stato denigrato dalla stampa per non essere stato capace di trovare un particolare volatile che si trovava in Sud America. Carl conosce la piccola e sveglia Elly, una bambina che come lui ama le avventure e ha un unico sogno: andare ad abitare vicino alle Cascate Arcobaleno. I due crescono e finiscono per innamorarsi, così si sposano e iniziano la loro lunga vita insieme, una vita fatta di allegria, colori e palloncini. Le cose più belle però spesso hanno una fine ed Elly, ormai anziana, muore lasciando Carl triste, solo e inasprito dal dolore. Un giorno bussa alla sua porta il piccolo scout Russell che vuole conquistare l'ultima medaglietta aiutando un anziano bisognoso. Carl nel frattempo ha il suo bel d'affare perchè la sua casa dev'essere buttata giù per far spazio ad edifici più moderni e in questo modo sarà costretto a finire in un ospizio. La sua casa è troppo piena di Elly, troppo piena di ricordi di felicità e decide di portarla con sè con l'aiuto di migliaia di palloncini che riescono a sradicarla dal terreno e a farla sollevare in aria. A questo punto Carl decide di mantenere l'antica promessa fatta alla moglie e cioè portarla a vivere vicino alle cascate. C'è un piccolo problema: anche Russell si trova accidentalmente nella casa volante e così i due si trovano a convivere e a collaborare, uniti dalla mancanza di affetti famigliari, infatti il bambino soffre per la mancanza del padre troppo occupato con la sua nuova famiglia e con il lavoro. I due comunque riescono a giungere in Sud America e qui, portandosi letteralmente la casa sulle spalle, iniziano a conoscere nuovi personaggi: la dolce Kevin e il cagnolone parlante Dug. Qui però si trova anche il malvagio Muntz deciso a catturare viva o morta Kevin per dimostrare al mondo di essersi sbagliato su di lui. Carl a questo punto capisce, soprattutto sfogliando il Libro di Avventure di Elly, che è il momento di lasciarsi il passato alle spalle e di iniziare una nuova avventura venendo in aiuto di Kevin.
Commento: sono andata al cinema senza voler sapere di che cosa parlasse il film per non guastarmi la sorpresa. Ho fatto bene perchè non c'è stato un minuto senza emozione, senza commozione ma anche con tanti sorrisi e spesso vere e proprie risate. La pellicola già dai primi minuti dimostra la sua poesia: poche parole, molte immagini e musica delicata che accompagna la bellissima storia d'amore e di amicizia tra Carl ed Elly sino alla sua triste conclusione. Anche la tragicità della morte è resa con tanto tatto ma anche con tanto realismo riprodotto in pochi fotogrammi con Elly in un letto di ospedale e subito dopo con Carl seduto in chiesa con un palloncino in mano. Il film poi entra nel vivo raccontando altri esempi di vita vera: l'edilizia che butta giù il passato senza curarsi dei sentimenti contenuti dentro edifici ormai vetusti, l'anziano che si veste di tutto punto per poi attraversare la porta d'ingresso e sedersi sul portico perchè tutta la sua vita è racchiusa nel perimetro di casa sua, gli ospizi, il bambino che soffre per l'assenza del padre, la natura a rischio di estinzione e persino la fissazione che hanno i cani per le palline. Io questo film l'ho trovato perfetto, persino nelle fotografie sui titoli di coda che ci fanno capire che Carl e Russell sono diventati come padre e figlio, uniti e felici sul gradino di una gelateria a contare le macchine rosse e blu che sfrecciano davanti ai loro occhi. Poesia a colori, delicatezza e grande, grandissima magia
Voto: 10

mercoledì 22 luglio 2009

0 Recensione Madagascar 2



Trama: Alex, Marty, Gloria e Melman decidono di tornare a New York dopo il loro breve soggiorno nell'isola di Madagascar. Per farlo si imbarcano nel pazzo rimasuglio di aereo riparato dai geniali pinguini e a loro si uniscono Re Julien, Maurice e Mortino (eternamente scaricato da tutti) più le due scimmie Mason e Phil.

L'aereo precipita però durante il tragitto, colpa delle sue già precarie condizioni e i nostri si ritrovano in una riserva africana, casualmente culla del leone Alex che, a differenza dei suoi amici, non è nato in cattività in quanto era stato portato via dal suo luogo di nascita quando era ancora un cucciolo, con già tante velleità di ballerino e artista.

Tutti, a prima vista, sembrano trovarsi bene: Gloria alla ricerca di un maschio con cui metter su famiglia trova il grosso Moto Moto, Melman l'eterno ipocondriaco viene nominato medico sciamano, Marty diventa un idolo per tutte le sue compagne bianconere e Alex, che scopre in realtà di chiamarsi Alakay, è felice di poter essere di nuovo insieme alla sua famiglia. Nel frattempo pinguini e scimmie cercano di riparare ciò che è rimasto dell'aereo per tentare di nuovo la traversata dell'oceano.

I guai però iniziano subito: Alex per essere ammesso nel branco deve dimostrare di essere un vero re e battere il suo avversario, un mastodontico leone che naturalmente lo mette k.o. Marty si rende conto di essere troppo simile alle sue compagne e cade in depressione nel rendersi conto di non avere niente che lo distingua da loro, Gloria capisce che Moto Moto è solo un playboy che la corteggia per aumentare la sua collezione di conquiste e infine Melman scopre di avere solo poche ore di vita e di non avere il coraggio di dichiarare il suo amore a Gloria.

Riusciranno i nostri eroi ad arrivare al lieto fine? naturalmente sì ma attraverso rocambolesche gag.

Commento: è difficile che un film di animazione targato Dreamworks non piaccia, ancora di più se è supportato da un primo episodio che è entrato di diritto nell'olimpo dei lungometraggi a cartoni animati. Madagascar episodio 1 è stato un grande esempio di come si possa ancora sviluppare un soggetto originale. E' stato talmente perfetto che, secondo me, non necessitava di un seguito. Tutti eravamo liberi di immaginare se i nostri eroi sarebbero rimasti per sempre nell'isola o sarebbero fuggiti verso altri lidi attraverso mezzi di trasporto allucinanti costruiti dalla mitica banda dei pinguini (leggendari anche in questa pellicola). La Dreamworks, invece, ha pensato bene di piazzare il secondo colpo con Madagascar 2 non riuscendo però, almeno secondo il mio opinabile giudizio, a raggiungere i livelli di comicità del primo film. Dico la verità, una risata vera e propria mi è uscita solo quando Alex si esibisce col padre davanti ai Newyorkesi persi nella savana. Tutto il resto è noia o comunque tutto già visto e rivisto mille volte, niente per cui perderci la testa insomma. Per me un film di animazione deve far spanciare dalle risate o deve commuovere, non mi piacciono le vie di mezzo. Madagascar 2 è carino e nulla più. (Non capisco neanche perchè al mio Mortino sia stata affidata una particina minuscola rispetto al film precedente!) A parte questo, sicuramente il film merita perlomeno di essere visto in dvd, anche solo per poter dire Era Più Bello Il Primo.

Voto: 6

martedì 21 aprile 2009

0 Recensione Bolt un Eroe a 4 Zampe



Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Animazione
Durata: 97'
Regia: Byron Howard, Chris Williams
Trama: Il protagonista è Bolt un cagnolino bianco di razza imprecisata che sin dalla nascita lavora come attore in una serie televisiva in cui interpreta un cane dotato di superpoteri in continua lotta contro l'Uomo dall'Occhio Verde per difendere la sua padroncina Penny, figlia di un importante scienziato (proprio quest'ultimo ha geneticamente modificato Bolt per proteggere la propria figlia). C'è solo un piccolo problema: lui crede di avere davvero poteri speciali e soprattutto è convinto che quella sia la sua vita reale. In realtà in 5 anni di vita non ha mai lasciato il set in cui si trova a vivere, segregato a fine riprese in una roulotte camerino. Neanche Penny è la sua vera padroncina, anche se lei adora Bolt e vorrebbe portarlo a casa con sè, sconsigliata in questo dall'avido manager. Un giorno però Bolt fugge dagli studi e approda nella vita reale iniziando a capire grazie all'aiuto della gattina Mittens e del criceto grasso Rhino, che in realtà la vita non è come è sempre stato abituato a credere, che esiste un valore molto importante a lui sinora sconosciuto cioè la Libertà e l'essere speciali per coraggio e amore incondizionato e non per poteri sovrannaturali. La sua missione sarà comunque quella di ritrovare la sua amata Penny da un capo dell'America all'altro.
Commento: Film d'animazione targato Disney. Che dire? ho avuto gli occhi lucidi per tre quarti di film. Pellicola eccezionale, avventurosa e ricca di valori e temi portanti come l'amicizia, la libertà, lo sfruttamento degli animali nell'industria cinematografica, l'abbandono degli animali e l'eroismo di questi ultimi (di cui ce n'è stato dato un esempio molto realistico nel recente terremoto che ha scosso l'Abruzzo). Posso solo dire che si tratta di un cartone animato (due parole che riducono a niente una pellicola che ha il valore di un film con la Effe maiuscola) con uno spazio ridottissimo per l'umorismo e le gag (molte produzioni Disney ormai stanno virando verso un percorso più serioso e maturo) e con largo spazio alla morale e al toccare corde profonde nello spettatore. Bolt è adatto ad un pubblico eterogeneo, sicuramente non è un film a solo uso e consumo dei bambini ma anzi può e dev'essere apprezzato in particolar modo dagli adulti. Gli uni e gli altri saranno toccati da particolari o situazioni diverse..l'under 10 sarà rapito dalle rocambolesche avventure in giro per l'America e l'adulto verserà (come la sottoscritta) qualche lacrimuccia in momenti topici del film. Da vedere.
Voto: 10
Curiosità: la voce italiana di Bolt appartiene a Raul Bova e la canzone che fa da colonna sonora al film "Una nuova Vita" è interpretata da Gabriella Scalise
 

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