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venerdì 30 aprile 2010

0 30 anni in un secondo (2004)

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Trama: Jenna (Jennifer Garner)è una tredicenne allegra e spensierata ma con un grande sogno in testa, poter entrare nel Sestetto delle ragazze più popolari della scuola. Il suo migliore amico è Matthew, un coetaneo cicciottello e con la passione della fotografia che la ama segretamente. Arriva il tanto atteso giorno del compleanno di Jenna. Tutto è pronto, salatini, bibite e musica giusta (siamo negli anni 80). Matthew regala alla sua amica una casa giocattolo costruita da lui e un po’ di polvere magica per esaudire il suo desiderio più grande, ma tutto viene messo nello sgabuzzino all’arrivo del Sestetto. Quest’ultimo decide di fare un brutto scherzo alla povera Jenna e le fa credere che se si chiuderà nello sgabuzzino presto arriverà il più carino della scuola per giocare a “7 minuti in Paradiso”. Jenna accetta, ma le sei perfide ragazzine ne approfittano per portar via tutto il cibo e andare via. Prima di congedarsi dicono a Matthew che Jenna lo sta aspettando, lui entra e lei al vederlo rimane delusa. Capisce che non entrerà mai nel Sestetto e se la prende con Matthew scaraventandogli addosso la Casa che lui le aveva regalato, poi rimasta sola chiede disperatamente di avere 30 anni, l’età che secondo il suo giornale preferito è quella più bella e soddisfacente per le donne. Un po’ di polvere magica le cade sulla testa e l’indomani si sveglia in una realtà ben diversa da quella che conosceva: è una trentenne, è fidanzata col ragazzo che le piaceva, è caporedattore della sua rivista preferita e ha tantissime scarpe e vestiti. Ora che ha 30 anni sarà veramente felice?

Commento: il film è bellissimo. Comincio così in modo da non lasciare dubbi di sorta. Sarà che uno dei miei film preferiti è Big, ma l’idea di andare a letto in un modo e risvegliarsi in un altro è a dir poco fantastica. Avverare i propri sogni e capire se quello che vogliamo è veramente quello che ci renderà felici….nella realtà è impossibile ovviamente ma grazie a film come questo possiamo sognare un pochino e arrivare, forse, ad apprezzare di più quello che già abbiamo. La pellicola vive di questo ma anche di molto, molto altro: è una commedia in cui si ride, ci si commuove e si prova tanta nostalgia. Sarà la splendida colonna sonora anni 80 o il ricordo dei nostri 13 anni, ma il treno di ricordi e sensazioni belle ci arriverà addosso non come un pugno ma come una carezza, dolce e confortante. Non è necessario avere 30 anni o 13 per apprezzare questo film, piacerà a tutti indistintamente. C’è il momento esilarante e quello commovente come nella più classica delle commedie americane, c’è il momento corale e quello intimista, c’è tutto, compreso il lieto fine che negli ultimi trenta secondi sfugge alla banalità che avrebbe tolto qualcosa al giudizio complessivo. Correte a prendere il dvd e il pop corn!

Voto: 9,5

domenica 25 aprile 2010

1 1997 Fuga da New York (1981)

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Trama: New York 1997, la città è in mano a bande di delinquenti, ubriaconi e uomini senza futuro, senza speranza, tutti chiusi dentro un enorme perimetro cinto da alte mura. Al di fuori di Manhattan staziona la Giustizia, rappresentata dalla polizia e dai militari, oltre che dal potere costituito. Ma. Ma un giorno l’aereo che sta trasportando il Presidente degli Stati Uniti viene dirottato e distrutto. L’uomo più potente del mondo riesce però a salvarsi prendendo il volo con una capsula che si schianta proprio nel bel mezzo della Grande Mela. Qui viene preso in ostaggio dal Duca, un nero rispettato e temuto da tutti gli abitanti di New York. A questo punto, le milizie si affidano a Yena (nell’originale Snake…donde il tatuaggio a forma di serpente) Plissken (Kurt Russell), un prigioniero condannato alla pena capitale. Sarà lui a introdursi (attraverso le ormai defunte Torri Gemelle) a New York e a liberare entro 24 ore il Presidente ma soprattutto a recuperare il nastro dov’è contenuta la formula della fusione fredda. Per spingerlo ad accettare gli vengono iniettate a tradimento delle microcapsule che esploderanno allo scadere delle 24 ore a meno che non gli vengano neutralizzate e rimosse. Il ricatto è pronto e Yena accetta a malincuore, sapendo che se l’impresa dovesse andare a buon fine potrebbe riottenere anche la libertà. Durante l’avventura conosce alcuni personaggi particolari e rincontra un vecchio conoscente grazie al quale la sua impresa potrebbe concludersi positivamente nonostante gli ostacoli posti dal Duca e dai suoi scagnozzi…Il tempo scorre veloce però, ce la farà?

Commento: siamo di fronte ad un cult dove trovare il difetto è francamente impossibile. Regia affidata alle mani di Carpenter, uno che di qualità cinematografica se ne intende parecchio. Il ruolo di protagonista è affidato all’imberbe Kurt Russell, antieroe dalla bella faccia, icona post atomica e con un mozzicone di sigaretta sempre in bocca. Ai tempi dev’essere stato una scommessa rischiosissima per Carpenter visto che nell’81 Russell era ancora un semi esordiente con una faccia troppo pulita per rappresentare un bastardo figlio di puttana con una lunga striscia di imprese belliche alle spalle. Scommessa vinta in toto. Kurt che in questa pellicola è molto serioso e incazzato darà poi vita a personaggi molto ironici, uno tra tutti il mitico camionista di Grosso Guaio a Chinatown (un altro felice parto di Carpenter), riuscendo a farsi un nome in quel di Hollywood. Qui aveva solo 30 anni e tante belle speranze, ha fatto il suo dovere e pazienza se la produzione avrebbe preferito un Tommy Lee Jones o Charles Bronson…la leggenda probabilmente non sarebbe mai nata. Passiamo al film. L’epoca che dovrebbe rappresentare è un ipotetico 1997. Come sappiamo nel 1997, ormai risalente a 13 anni fa (!!!) New York è il mondo, pur essendo abbastanza malandati sono comunque riusciti a non finire nel modo che possiamo ammirare nella pellicola…ciononostante chi ha visto il film nel 1981 non lo poteva sapere visto che dovevano ancora trascorrere la bellezza di 16 lunghi anni di incertezze, perciò l’effetto di ansia e preoccupazione doveva essere bello presente in chi allora spese le sue 2000 lire per godersi questo gran film. New York è una città scura, buia e disabitata, ben diversa dalle immagini che ci arrivavano dalla televisione in quell’epoca lontana dove la Grande Mela risplendeva (come ancora continua a fare) di milioni di luci, di vita e di traffico intenso. I passi sono udibili in quella notte perenne, così come ogni singolo respiro e battito di cuore accelerato. La solitudine si sente e l’ansia arriva a mille quando si capisce che il tempo a disposizione si sta esaurendo e la meta è ancora lontana. Le emozioni non mancano. Ogni tre secondi poi ci si aspetta di vedere uscire da dietro l’angolo Michael Jackson col suo giubbotto rosso e la faccia da zombie o la sua banda di ballerini che affrontano qualche altra banda di quartiere e questo perchè negli stessi anni Jacko girava i suoi video (Beat it, Thriller, Bad) più o meno con le stesse caratteristiche: città affidata a bande armate, scura e cattiva, o popolata da creature mostruose. Gli anni 80 hanno vissuto di queste cose per quasi tutto il decennio, come se ci fosse la segreta paura che prima o poi il Male avrebbe trionfato sul bene, il buio sulla luce e la solitudine dell’uomo sulla convivenza pacifica. I film apocalittici o post bellici non mancano, ma questo è uno dei primi e apre la strada a tutti gli altri offrendo uno spaccato di vita forse irreale ma decisamente terrificante. Gli anni 80 sono presenti all’inverosimile nel film: basti solo pensare al look di Jena, così sfacciatamente pop, capello mesciato e lungo, vestiti fintamente da battaglia e attenzione per il singolo particolare. Questo naturalmente vale anche per tutti gli strani individui che appaiono durante i 90 minuti, capelli punk e orecchini a go go. Io l’ho trovato favoloso. La decadenza della città è simboleggiata tra l’altro dall’enorme biblioteca di New York, ormai abbandonata e rifugio per disperati sempre in lotta per la sopravvivenza. Il film è veloce ma non troppo, lascia il tempo allo spettatore per fare le sue considerazioni su tutto ciò che avviene e lascia il segno per tutta la sua durata. La morte di qualche personaggio nel cinema odierno sarebbe un fatto capitale e su cui spendere più di qualche minuto di pellicola, qui invece si parla per brevi fotogrammi, un momento sei vivo il momento dopo sei a terra senza vita ma non c’è tempo per piangere, perchè bisogna fare in fretta. La morte è necessaria perchè qualcuno si possa salvare, anche se questo qualcuno è uno stronzissimo presidente degli stati uniti. Il finale del film è da incorniciare tra i migliori della storia del cinema: ironia e dito medio verso il potere costituito. Fantastico. Tra l’altro, il finale sembrerebbe presagire un proseguio delle avventure di Jena ma in realtà bisognerà aspettare ben 15 anni per Fuga da Los Angeles…ed è inutile dire che non siamo sugli stessi livelli del capostipite.

 

Voto: 9,5    

martedì 20 aprile 2010

0 1975:occhi bianchi sul pianeta Terra

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Trama: Anno 1977. Los Angeles. Robert Neville (Charlton Heston) è l’unico sopravvissuto ad una guerra batteriologica scoppiata due anni prima su tutto il pianeta Terra. Era un medico, salvatosi dalla morte grazie ad un vaccino. La sua è un’esistenza solitaria, con giornate trascorse nella perlustrazione della città alla ricerca di superstiti e della Famiglia, un gruppo di esseri umani geneticamente modificati dal batterio letale guidati dal loro capo Matthew. Le loro caratteristiche principali sono gli occhi trasparenti, i capelli bianchi e la fotofobia. Nutrono un odio profondo verso tutto ciò che rappresenta la precedente umanità che ha permesso che capitasse questa immane catastrofe, motivo per il quale danno la caccia a Neville, scienziato e ultimo baluardo del genere umano. Durante una delle sue monotone giornate, Neville vede dopo 2 anni un altro essere umano, una donna di nome Lisa. Sarà lei a presentargli uno sparuto gruppo di persone sopravvissute al genocidio, soprattutto bambini. Neville capisce che c’è una speranza per l’Uomo, ossia il suo sangue immune dal contagio ed è così che inizia a creare un siero che possa salvare i pochi sopravvissuti a cominciare dal fratello di Lisa, prossimo alla trasformazione in Albino. L’esperimento riesce ma da quel momento in poi le cose precipitano velocemente: Lisa viene contagiata dal batterio e Matthew riesce a trafiggere con una lancia Robert che però riesce prima di morire a consegnare il siero ai ragazzi, ultima speranza per il futuro dell’umanità.

Commento: tanto di cappello ad una pellicola che riesce a tenere lo spettatore moderno sempre in punta di sedia e col fiato cortissimo. Il film risale ad un’era geologica, cioè il 1971 ma è di 100 gradini superiore al suo remake, tratto sempre da Io Sono Leggenda di Matheson e interpretato diligentemente da Will Smith. Siamo di fronte ad una perla con una colonna sonora eccezionale e con un tipo di recitazione che non esiste più, tinte fosche miste a sprazzi di speranza in un futuro migliore ma devastato dagli scempi del progresso e delle guerre tra nazioni. Io ho trovato tutto perfetto, niente lungaggini, dialoghi scarni ma efficaci, ottimo il trucco degli ALbini e qualità altissima sotto il profilo della sceneggiatura e del ritmo in generale. Forse oggi ci sembra tutto banale, ma posso assicurare che questo breve film (un’oretta e mezza che scorre sin troppo veloce) offre l’ABC di come dovrebbero essere realizzate le pellicole che sposano l’elemento horror. Gli anni 70, così come gli anni 80, hanno fatto proliferare questo come altri generi affini poi è andato tutto perso, banalizzato da ragioni di marketing e incassi al botteghino, ora ci propinano cagate a piene mani sbattendosene di cercare la profondità del racconto unita ad un ritmo incalzante. Non c’è retorica in questo film, l’uomo è uomo per davvero, la donna ha le palle pur mantenendo la propria femminilità senza cedere però ad inutili stereotipi arci presenti nel cinema anni 2000. Allora si spendeva poco ma si azzardava di più e a ragione!, tutto sommato pochi conosceranno il film in questione e farebbero bene a correre ai ripari. Una pietra miliare da rivalutare.

Voto: 8,5 

lunedì 12 aprile 2010

0 14 anni vergine (2007)

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Trama: Sam si trasferisce in una nuova scuola e affronta con grande ottimismo il suo primo giorno. Dopo un abbraccio ai suoi che l’hanno accompagnato sino all’ingresso di scuola varca la soglia seguito dagli ironici brusii dei nuovi compagni che lo vedono come uno sfigato. Certo non l’aiuta la sua altezza da hobbit e l’aspetto da ragazzino delle medie, così come i capelli, l’abbigliamento e gli ottimi voti. Inoltre è scarsissimo nello sport. Durante quelle lunghe ore conosce solo Annie, una ragazza normale e fuori dalla cerchia dei più popolari della scuola. Sam si rivolge allora al consulente scolastico che gli consiglia di dire tante balle per poter acquistare un nome all’interno di quella 4 mura di ipocrisia e superficialità. Detto fatto. Sam si risveglia l’indomani con una nuova vita in cui tutto quello che si è inventato è diventato realtà: la prof e la più carina della scuola si innamorano di lui, diventa un asso del basket e un asino a scuola. Sarà vera felicità?

Commento: teen movie con una marcia in più. Divertente senza essere volgare. Ci presenta la più classica delle situazioni vissute dalla gran parte degli adolescenti: stare dalla parte sfigata della barricata ma non perchè sia veramente sfigata ma perchè i tuoi compagni di scuola hanno deciso che sia così. Non bisogna pensare che sia una situazione legata esclusivamente alle scuole americane dove contano i meriti nello sport, la macchina sportiva e i vestiti giusti oltre che un aspetto più che piacente. La stessa cosa la si ritrova in qualsiasi scuola del mondo. Le mie superiori sono state un incubo ma non perchè fossi bassa, grassa e con le mutande della nonna (tutt’altro)…ero una che si faceva i cazzi suoi, i miei non erano nè medici nè ingegneri, il mio rendimento scolastico era sotto la media, ma chissà perchè ero tenuta a distanza da quelle 5 o 6 merde (ma forse anche di più) che avevano i soldi, il vestito di marca e il papino nell’alta società cagliaritana. Ma c’è di peggio, ero isolata anche da quelli che sfigati lo erano veramente e questo credetemi non l’ho mai capito. In Italia conta molto la faccia di culo che ti ritrovi, se sei un grande comunicatore hai tutte le porte aperte, se sei timido o non ti va di alzare la mano e dire due troiate sei fuori a prescindere. Questo film è la quintessenza di questa realtà: un ragazzino con enormi potenzialità e un grande cuore viene socialmente fatto fuori perchè è esteticamente diverso dalla massa. Forse sarà un film tutto sommato banale nei contenuti ma a me è piaciuto tanto, molti vedendolo penseranno alla loro adolescenza quando tutto sembrava insormontabile e altri che l’adolescenza la stanno vivendo ora penseranno che tutto sommato il protagonista è proprio uno sfigato.

De gustibus non disputandum est

Voto: 7,5

sabato 10 aprile 2010

0 100 ragazze (2000)

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Trama: Matthew rimane bloccato in ascensore con una ragazza di cui non vede mai il volto visto che proprio nel momento in cui si stanno per guardare negli occhi avviene un black out. I due copulano allegramente, Matthew si addormenta e al risveglio la ragazza non c’è più. A questo punto decide di cercarla avendo come unico indizio un paio di mutandine. La ricerca è difficile visto che il tutto è avvenuto in un dormitorio femminile composto di 100 ragazze. Fingendosi un addetto alla manutenzione riesce piano a piano a conoscerle tutte, entrando sempre più in sintonia con il mondo femminile sino a quel momento a lui sconosciuto.

Commento: non sono mai stata una con la puzza sotto il naso rispetto ai b-movie all’americana, anzi ne avrò visto decine nel periodo 80/90 anche perchè è proprio da lì che son venuti fuori attori importanti o semplicemente molto popolari (Sean Penn, John Cusack e Patrick Dempsey, solo per citarne alcuni). La situazione è decisamente cambiata con i vari American Pie che hanno portato il genere dagli amori adolescenziali e un po’ classisti al decisamente più prosaico sesso. 100 ragazze è una pellicola che non ha trama, o meglio, la trama è del tutto funzionale a ciò di cui si vuol parlare: cioè il sesso in tutte le sue forme più suine e segaiole. Un sesso per tredicenni con l’onanismo come secondo hobby dopo facebook. Una puttanata in piena regola con dei dialoghi che hanno addirittura la pretesa di prendersi sul serio. Non è infatti un film di gag e doppi sensi finalizzati alla risata volgarotta ma pur sempre risata, no, si tratta di una pellicola che vuol parlare sessualmente parlando del rapporto tra i sessi, utilizzando frasi come “adoro l’ombelico della donna perchè morfologicamente è il preludio a ciò che sta più sotto, quel triangolo che è una freccia che ti indica la direzione da seguire”. Questa è una delle mille perle color escremento che si trovano in questa vaccata di film dove le donne sono o belle e snob o brutte e maiale. La via di mezzo è rappresentata dalle lesbiche e qui ho detto tutto. Gli attori sono tutti stereotipi di ciò che devono rappresentare: il protagonista con una faccia da sfigato di prima classe, il compagno di stanza porco che si allunga il batacchio con dei pesi comprati per telefono, la bellona che in fondo in fondo un’anima ce l’ha, la cessa che legge romanzi erotici per soddisfare i suoi appetiti sessuali, eccetera eccetera. Un film orrendo sotto tutti i punti di vista.

Voto: 1  

lunedì 15 febbraio 2010

0 Recensione Avatar

 

Domenica sera, giorno di San Valentino, indecisione massima davanti al tabellone dei film: Paranormal Activity e rischio di non dormire più per il resto della vita o Avatar, pellicolonun-primo-poster-usa-per-il-film-avatar-126212e stroncato dalla critica perchè troppo freddo e artificiale? Propendo per il secondo nonostante l’orario di programmazione veramente infelice: 22.30. Siamo in tanti, io ho il mio bel cestino di pop corn e gli occhialini 3D. Sono pronta. Mentre sgranocchio maledicendo il sale e le mie labbra screpolate inizia lo spettacolo. Stavolta la pubblicità l’hanno ridotta ai minimi termini per fortuna, e vista l’ora (22.45) rendiamo tutti grazie.

Siamo nel 2154. Base spaziale gestita da terrestri su pianeta alieno e boscoso Pandora. Gli Umani, assetati di denaro, sono interessati ad un cristallo ferroso, l’unobtanium presente in grosse quantità sotto la superficie del pianeta. Pandora però è abitato dai Na’vi, alieni dalla pelle blu, alti e in stretto contatto con la natura che li circonda grazie anche alla possibilità di unirsi intimamente ad essa attraverso dei filamenti (non saprei come altro definirli) presenti nella loro capigliatura. Gli esseri umani, che non possono respirare l’aria di Pandora, utilizzano degli Avatar del tutto simili ai Na’vi per poter stabilire un contatto con essi. I Na’vi artificiali sono una combinazione di genoma umano e alieno, motivo per il quale possono essere impersonati e guidati solo da chi ha donato il proprio dna. Entrando in una sorta di camera iperbarica, il sistema nervoso degli esseri umani viene trasferito automaticamente nei loro avatar che in questo modo possono muoversi, parlare, interagire con lo spazio circostante, in una parola vivere. Questo tipo di esperienza coinvolge solo ricercatori e scienziati (il cui capo è una straordinaria Sigourney Weaver) ma ad un certo punto, viene introdotto nel programma l’ex militare disabile Jack Sully, gemello di uno scienziato morto in tragiche circostanze e per cui era già stato creato un avatar. Avendo lo stesso genoma, Sully è l’unico che può guidarlo. Per lui il primo ingresso nel corpo del suo alter ego corrisponde ad una vera e propria esplosione di emozioni perchè può finalmente tornare a camminare, nonostante nella sua vita reale sia sulla sedia a rotelle. Sully, durante la sua prima missione, entra in contatto causalmente con una Na’vi, Neytiri che viene in seguito incaricata dal capo del villaggio (suo padre) di istruire in tutto il giovane e inesperto Jack proprio perchè sembra che la natura Madre di quei luoghi abbia sentito in lui una forte dose di sacralità. Solo se Jack riuscirà a diventare uno di loro potrà essere lasciato in vita e accettato come parte del popolo. Inizialmente Jack sfrutta la situazione per dare importanti informazioni al colonnello Quaritch, incaricato dell’eventuale sgombero della popolazione se questa non vorrà lasciare il luogo che presenta un’enorme quantità di materiale prezioso per le fonti energetiche terrestri. Ma Jack, giorno dopo giorno, si sente sempre più parte di Pandora e fatica sempre di più a tornare alle sue spoglie terrestri che sente come un inutile fardello rispetto alla libertà offertagli dal suo essere Na’vi. In più inizia ad innamorarsi di Neytiri. Arriva il giorno in cui Jack entra ufficialmente nel popolo Na’vi ma nello stesso momento Quaritch decide di farla finita con la diplomazia e scatena un attacco violento contro quello che per i Na’vi è l’albero sacro, centro della vita del pianeta. Jack non riesce ad impedire il disastro e viene anzi ritenuto colpevole di aver causato tutto questo, fingendosi quello che non era. A questo punto decide di aiutare quello che ormai è il suo popolo contro i terrestri, implorando anche l’aiuto di quella dea madre che l’aveva accolto da subito come uno dei suoi figli. La battaglia inizia, molti muoiono per difendere la propria patria ma alla fine sarà proprio il popolo Na’vi a liberarsi della molesta presenza terrestre e riacquistando faticosamente la propria autonomia. E Jack? Jack, nelle sue due forme (umana e Na’vi) viene condotto sino al luogo della cerimonia sacra dove la Dea deciderà quale delle sue nature sopravvivrà. Tra i Na’vi si usa dire che nella vita si nasce due volte e così è per Jack che abbandona per sempre la sua esistenza da essere umano risvegliandosi in quello che è ormai il suo vero corpo, quello di Na’vi.

Inutile dire che non mi sono assolutamente resa conto della tanto criticata lunghezza del film, inutile aggiungere che tutte le accuse di freddezza lanciate a questo film sono puttanate belle e buone, e ovviamente da chi potevano provenire se non dai critici cinematografici che sono progettati geneticamente per stroncare i costosi film americani e per incensare le merdate provenienti da paesi che spesso finiscono in bekistan, girate con una cinepresa a mano e con un’inquadratura fissa e tre parole in tre ore e mezza di pellicola. La freddezza dove sta? nell’uso degli effetti speciali? vogliamo dire che il 3D è da boicottare perchè distrugge il cinema italiano che non potrà mai competere con costi così elevati nonostante i contenuti di gran lunga più profondi? a parer mio, al di là dei costi superiori c’è anche da tenere conto dei contenuti e dei messaggi che si vogliono dare. Il cinema italiano si masturba da 20 anni a questa parte con i drammi sentimentali, con le coppie in crisi e con una recitazione che definire enfatica e poco naturale è dire poco. Poi abbiamo il linguaggio scurrile, la scopata che non guasta mai e il finale che fatichi a comprendere. Il messaggio è spesso criptico se non proprio pessimista a livelli da suicidio. Il film americano ti dà un prodotto che è bello da vedere e lascia significati schietti, assimilabili anche da un bambino e costruttivi. Avatar ha voluto ribadire come l’uomo sia bastardo e preso unicamente dal proprio interesse personale. Messaggio semplice ma efficace. Messaggio numero 2: la Natura va rispettata e non violentata. Cosa c’è di più importante di questo?

Bellissimo film.

Voto: 10   

domenica 17 gennaio 2010

0 Intervista col Vampiro - Anne Rice

filmtv_01Trama: un vampiro racconta la sua storia ad un giovane giornalista. Siamo alla fine del XVIII secolo in Louisiana e Louis, un giovane possidente terriero, vive il dramma della morte improvvisa del fratello. Questa disperazione lo conduce più volte vicino al baratro della depressione più profonda, al rifiuto totale del mondo che lo circonda, finchè conosce Lestat, uno strano vampiro che gli fa un terribile dono, quello dell’immortalità, rendendolo simile a lui. Louis però non riesce ad accettare la sua nuova natura e cerca di sottrarsi al bisogno di nutrirsi di sangue umano. Inizia anche a rifiutare la compagnia di Lestat, troppo diverso da lui e egoista nel non voler mai rispondere agli interrogativi di Louis in merito ai poteri dei Vampiri. A questo punto, un po’ per crudele celia e un po’ per compassione nei confronti di Louis, Lestat rende vampiro una bambina cenciosa, Claudia, orfana di madre e destinata alla morte e all’abbandono. Il gesto di Lestat fa sì che Louis trovi un nuovo scopo nella vita: essere il padre, il maestro, il compagno della ragazzina che diversamente da lui, apprezza i piaceri della vita del non morto, il lusso sfrenato, i divertimenti e il sangue dei malcapitati che si commuovono alla vista di questa bellissima bambina con i boccoli d’oro e l’espressione di bambola che ha smarrito i genitori e che dev’essere riaccompagnata a casa. Anche Claudia però inizia a entrare in conflitto con Lestat, fermo nel proposito di non rivelare alcun segreto ai due compagni. Claudia decide allora di ucciderlo ma il primo tentativo va a vuoto e a quel punto dopo aver fatto perire il vampiro in un incendio, Claudia e Louis partono per l’Europa alla ricerca di loro simili. Qui però nel cuore della Transilvania entrano in contatto con una tipologia di vampiro guidata solo dall’istinto dell’uccisione incondizionata, perciò si trasferiscono a Parigi e qui sì che trovano creature simili a loro nel gusto per il lusso e i piaceri della vita. Qui Louis conosce Armand, bellissimo vampiro di cui si innamora e capo di una schiera di vampiri superficiali e guidati dal sospetto verso i due nuovi arrivati che sospettano aver ucciso chi li aveva resi vampiri, peccato mortale e gravissimo per creature come loro. Louis rende vampiro un’altra donna, Madeline, per renderla compagna di Claudia ormai infelice della sua condizione di donna in corpo di bambina e sempre più sola ora che Louis ha deciso di donare il suo cuore ad un altro vampiro. Purtroppo Claudia e Louis scoprono a caro prezzo che Lestat è ancora vivo e che ha sguinzagliato contro di loro i vampiri di Parigi che infatti riescono a uccidere Claudia e Madeline, mentre Louis riesce a salvarsi grazie ad Armand e fugge via per tornare la notte dopo e dare alle fiamme il nido dei vampiri colpevoli di aver ucciso quella che era stata la compagna di una vita. Poi inizia a viaggiare con Armand sino a ritornare dopo moltissimo tempo a New Orleans. Qui trova Lestat ormai ridotto allo spettro di se stesso, incapace di uscire e nutrirsi perchè spaventato dai tempi moderni e dai rumori del traffico. Louis a questo punto finisce il suo racconto.

Commento: il romanzo della Rice è datato 1976 ed è il primo della serie dedicata ai Vampiri. E’ un romanzo che sicuramente ai più è conosciuto più che altro per la visione dell’omonimo film interpretato da Brad Pitt e Tom Cruise. Che dire? è un romanzo non facile e non immediato, lo stile è verboso e barocco, quindi molto affine all’epoca in cui si svolge buona parte del romanzo, ma soprattutto a colui che narra la storia, ossia un uomo del Settecento. Ho trovato la scelta stilistica molto ostica, ma rispetto molto la scrittrice riconoscendole il merito di aver rispolverato una figura che viveva (e vive tuttora benissimo)nelle pagine del capolavoro di Stoker. Non ho letto altri libri della Regina dei Vampiri ma quello che ho potuto notare è che questo romanzo è abbastanza deficitario nel darci notizie sulla vita e sulla morte dei vampiri. Mentre in Dracula tutto è molto chiaro, crocifisso, paletto nel cuore, la testa mozzata, la testa d’aglio e la rosa, così come i vari poteri e i limiti del Conte dai denti aguzzi, in questo romanzo si nega tutto ciò che dice la letteratura in proposito non offrendo però alternative credibili. I vampiri della Rice uccidono dopo aver sedotto (ma non si sa in che modo visto che il sesso sembra essere totalmente escluso e tutti i rapporti anche tra i vampiri sembrano esplicitarsi solo nella comunione di anime e intenti), non possono essere uccisi in alcun modo però muoiono se non stanno dentro la bara, le fiamme non funzionano ma la luce del sole sì, non bevono e non mangiano. Che noia no? spero che dal secondo romanzo in poi le cose si smuovano, perchè la figura del Vampiro merita maggior spessore e più profondità. Ultimo appunto, il protagonista è veramente deprimente. Nonostante ciò mi rifiuto di dare un voto basso perchè il romanzo ha comunque un suo fascino e un’atmosfera particolare nonostante la lentezza a volte angosciante di tre quarti del libro.

Voto: 7=

lunedì 14 dicembre 2009

0 Recensione 17 Again Ritorno Al Liceo (2009)

 

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Trama: Mike è un 37enne che lavora in un’azienda farmaceutica, sta per divorziare e non è amato dai suoi due figli. L’inzio del film ci regala uno sprazzo della giovinezza di Mike, precisamente il momento in cui, fresco 17enne campione di basket del liceo e con la possibilità di entrare a far parte di una grande squadra, molla tutto per sposare la sua ragazza, Scarlet, rimasta incinta. Mike, ormai cresciuto, non fa che rinfacciare alla moglie il rimpianto per aver gettato via la più grande occasione della sua vita e il risultato di tutto ciò è la ferma decisione di Scarlet di tornare libera dopo 20 anni di continue discussioni. Mike, costretto a trasferirsi a casa del suo ricco e svitato amico Ned, esprime per l’ennesima volta il desiderio di avere un’altra chance nella vita e di poter quindi tornare ad avere 17 anni. Uno strano bidello ascolta le sue parole e decide di accontentarlo: Mike ritorna ad essere un adolescente con la ferma intenzione di rifarsi di una vita a metà. Nella scuola alla quale si iscrive trova i suoi due figli e capisce che entrambi hanno bisogno di lui: Alex è bravo al basket ma è troppo insicuro e vittima delle prepotenze dei bulli della scuola, mentre Maggie ha una relazione burrascosa con il teppista della scuola. Riuscirà piano piano ad aiutare entrambi, entrando così in contatto anche con la moglie che non lo riconosce pur intuendo che in lui c’è qualcosa di familiare. Dopo varie vicissitudini e goliardate adolescenziali Mike torna a giocare la partita della vita, quella in cui deve dimostrare all’osservatore di avere le carte in regola per sfondare nello sport, ma anche stavolta abbandona la partita per inseguire la moglie e dichiararle il suo amore. Proprio in quel momento ritornerà alle sue fattezze di 37enne.

Commento: il film è carino e stento a credere che queste siano le mie parole visto che mai mi sarei aspettata di vedere una pellicola con Zac Efron protagonista. Ho sempre detestato quella sua faccetta di gomma che spuntava da qualunque rivista e quando ho visto che Mike giovane era interpretato da sua maestà Mister Teen Idol, ho un po’ storto il naso. Mi sono però dovuta ricredere perchè non so se fosse per la qualità generale del film (sopra la media di un film di serie B) o per la trama piuttosto coinvolgente, ma sto ragazzo in fondo in fondo non è così malaccio. Certo chi deve avere sofferto alquanto dello strapotere di Efron dev’essere stato il maturo e ingrassato Matthew Perry (l’ex Chandler di Friends) che riveste proprio una particina, in quanto il suo ruolo è quello di Mike adulto. Una cornice che tutto sommato offre la parte più debole del film. Le cose migliori infatti sono tutte nella parte centrale, dal momento in cui Mike torna a scuola con un taglio di capelli fuori moda a quando diventa un idolo per le ragazzine. Efron è anche molto autoironico pur sapendo benissimo che nella realtà lui non sarà mai lo sfigatello della scuola ma il più popolare e perfettino, quello con la ragazza più carina e la macchina figa. Il film ha certo attinto a piene mani sia da Big che da Ritorno al Futuro parte Prima: dal primo per il passaggio di età anche se nel film di Hanks il protagonista sogna di crescere e dal secondo per il contatto con i genitori che ignorano che quel ragazzo sia il loro futuro figlio (mitico tutto il passaggio in cui la madre di Marty finisce per innamorarsi di lui). Ci sta tutto perchè in fondo è sempre più difficile trovare qualcosa di nuovo da raccontare a livello di classica commedia americana. Insomma un film tutto sommato discreto pur nei suoi passaggi troppo melensi o troppo scontati.

Voto: 7   

domenica 13 dicembre 2009

0 Recensione Il Mago di Oz

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Trama: Dorothy è una bambina che vive nell’arido Kansas in compagnia degli zii Enrico ed Emma e del suo adorato cagnolino Toto. Un giorno un potente tornado sradica la sua casa proprio mentre lei e Toto sono dentro ed ecco che viene trascinata per molte leghe in mezzo al cielo sino ad atterrare bruscamente in uno strano posto. Un urlo di dolore accompagna la caduta. Subito dopo arrivano a fare la sua conoscenza una dolce vecchietta che si scoprirà essere la Strega del Nord e una rappresentanza degli abitanti del luogo ossia i Munchkin, i piccoli ometti che hanno come colore nazionale il blu. Tutti si complimentano con la bambina per aver ucciso la perfida Strega dell’Est, schiacciata dalla rovinosa caduta della casa. Di lei rimangono solo le sue Scarpe d’Argento che ora sono di proprietà esclusiva di Dorothy che le indossa immediatamente ignorando il loro grande potere. Ora l’unico pensiero della bimba è il ritorno a casa ma la Strega Buona non può far niente per aiutarla se non consigliarle di rivolgersi al grande Mago di quel paese, ossia il Grande e Terribile Oz che vive proprio al centro del Regno. Il Paese è governato infatti da 4 Streghe legate ognuna ad un punto cardinale: due sono buone e due malvage ma ormai ne è rimasta solo una di questa specie, cioè la Strega dell’Ovest. Per affrontare il lungo viaggio, la Strega del Nord suggerisce alla bambina di seguire la strada di mattoni gialli che la porterà sino al cuore del regno e infine le stampa un bel bacio in mezzo alla fronte che la difenderà da ogni male. A questo punto Dorothy si avvia e nel suo viaggio incontra vari personaggi che la seguiranno nel suo viaggio ognuno per un motivo diverso: lo Spaventapasseri perchè vuole chiedere ad Oz un cervello, l’Uomo di Latta che desidera un cuore e infine il Leone Vigliacco che vorrebbe una buona dose di coraggio. Insieme affrontano e superano numerosi pericoli sia da soli che grazie all’aiuto di altri personaggi: la regina dei Topi, le Scimmie Alate, i vari abitanti del luogo. Infine giungono alla Città degli Smeraldi, dove vengono ricevuti dal grande OZ. Ognuno di loro però lo vede sotto una forma diversa: una Testa, una bella Dama, una Bestia, una Palla di Fuoco. Tutti però ricevono un rifiuto alla loro richiesta perchè Oz vuole qualcosa in cambio: uccidere anche la Strega dell’ovest. I 4 allora (5 compreso Toto) partono per affrontare la terribile impresa, da cui escono vincitori dopo una bella serie di incidenti. Dorothy riesce ad eliminare la malvagia strega gettandole un secchio d’acqua addosso. A questo punto ritornano da Oz e scoprono che in realtà si tratta di un semplice omino proveniente anch’esso come la bambina dalla Terra, più precisamente da Omaha. Egli è arrivato tramite un pallone aerostatico ed era stato accolto come un grande mago pur essendo un semplice essere umano, esperto in illusioni e trucchi meccanici. I 4 vogliono comunque avere ciò che desiderano nonostante Oz stesso gli dica che in fondo tutti loro (tranne Dorothy) hanno già quello che vorrebbero: lo Spaventapasseri che trova sempre le soluzioni più adatte, l’Uomo di Latta che non ha nemmeno il cuore di uccidere una formica, il Leone che è sempre il primo a gettarsi nella mischia. Oz allora fa dono a ciascuno di un simbolico cervello (spilli e aghi tra la paglia dello Spaventapasseri), di un cuore (di seta e infilato nel torace), di coraggio (un liquido alcolico che il Leone beve tutto d’un fiato). Per quel che riguarda Dorothy, Oz costruisce una nuova mongolfiera ma proprio all’ultimo la bambina non riesce a salirci sopra perchè nel frattempo Toto le è scappato di mano e lei naturalmente lo rincorre perdendo l’unica occasione per tornare a casa. L’unica soluzione è andare verso Sud dalla Strega Glenda. Accompagnata dai suoi amici, che nel frattempo sono diventati governatori dei vari regni, giunge dopo altre difficoltà al cospetto della bella Strega dai capelli rossi. Quest’ultima le rivela che sarebbe potuta tornare a casa molto tempo prima, cioè da quando ha indossato le magiche scarpe d’argento che hanno il potere di portare chiunque le indossi in un qualsiasi luogo egli desideri. Basta solo battere i tacchi 3 volte e pronunciare il nome del luogo. Dopo aver salutato tutti Dorothy e Toto riescono finalmente a fare ritorno nel Kansas dove riabbracciano la zia Emma e lo zio Enrico.

Commento: non c’è molto da dire se non che si tratta di uno di quei romanzi che ognuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. C’è magia, fantasia, buoni sentimenti, insegnamenti, valori importanti. Tutto racchiuso in quasi 300 pagine che vanno via veloci come il vento. Scorrevole e di facilissima lettura pur non risultando infantile come si potrebbe pensare. Diciamo che pur essendo stato scritto nello stesso periodo di Alice nel Paese delle Meraviglie (e assomigliandogli per qualche aspetto) è sicuramente più appetibile per stile narrativo. Infatti mentre il romanzo di Carrol è zeppo di doppi sensi, giochi di parole, significati nascosti e allusioni a personaggi del suo tempo, nonchè di risvolti sessuali, beh il Mago di Oz è invece la classica favola piana, lineare e con le caratteristiche proprie di un classico per ragazzi. Tutti noi abbiamo visto il film di Judy Garland e chi non lo avesse fatto corra subito a colmare la gravissima lacuna. Tutti o quasi l’abbiamo visto e ci siamo innamorati della sua colonna sonora, del passaggio improvviso dal bianco e nero del Kansas agli squillanti colori (uno dei primi esempi di pellicola in technicolor) del Regno di Oz. Io ho scoperto il libro dopo aver visto il film e devo dire che ne sono rimasta assolutamente stregata. Avevo 10 anni e oggi che ne ho 32 e che ho appena finito di rileggere questo piccolo e prezioso gioiello, dico che ci sono romanzi che rimangono inalterati nella loro freschezza e bellezza per tutta la vita e per generazioni a venire. Ricordo tra l’altro che sono arrivata all’edizione integrale dopo il classico passaggio ai libri cartonati, colorati e profumatissimi. Una poesia per gli occhi e realizzata anche divinamente. L’Edizione era Mursia e se vado ad aprire quel magico scrigno di ricordi sento solo un vaghissimo profumo di albicocca ma ricordo bene come l’ho consumato per anni e anni a furia di leggerlo e rileggerlo. Consiglio la lettura di questo meraviglioso libro a tutti e consiglio vivamente a tutti i genitori in linea di regalare questo piccolo romanzo ai propri figli per farli crescere con valori importanti e con la capacità eterna di sognare.

Voto: 10  

sabato 12 dicembre 2009

2 Recensione Christmas Carol (2009)

  

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Trama: Ebenezer Scrooge è un vecchio uomo d’affari dal cuore freddo e duro, un uomo che odia da sempre il Natale e l’atmosfera di festa che accompagna questo santo giorno. Il 24 dicembre dopo aver scacciato in malo modo suo nipote che per l’ennesima volta lo invitava a cena per festeggiare, dopo aver negato un obolo a due uomini che raccoglievano fondi per i poveri di Londra e dopo aver trattato in malo modo il suo aiutante Cratchit, chiude il suo ufficio e si avvia verso casa. Qui inizia a vedere il volto di Marley sul battente della porta e poi ne sente i passi lungo la scala. Infine gli appare interamente davanti mentre si è barricato nella sua gelida camera da letto. Marley trascina con sé lunghe e pesanti catene per il suo eterno e infernale viaggio. Spiega al terrorizzato Ebenezer che quelle catene se l’è forgiate da solo durante la sua vita da avaro e che quelle che attendono Scrooge sono molto ma molto più pesanti. L’unica via d’uscita per il vecchio è racchiusa nella visita di tre spiriti del Natale, uno per ogni notte. A questo punto si accomiata volando per i cieli di Londra, affollati di altre anime tormentate dai peccati commessi in vita. Scocca la prima ora ed ecco apparire il primo spirito, lo Spirito dei Natali Passati: una fiamma col volto di uomo. Egli porta Scrooge in luoghi e situazioni del passato: quando era bambino e stava sempre solo, quando era felice nel suo lavoro di praticante alle dipendenze di Fezziwig un uomo gentile e generoso, quando si innamora di una giovane donna e quando infine rinuncia all’amore per l’avidità verso il denaro. Una volta tornato in modo rocambolesco nella sua stanza, riceve la visita del secondo spirito, lo Spirito del Natale Presente: un gigante rubicondo, con una forte risata e seduto in cima ad ogni ben di Dio. Una volta attaccatosi ad un lembo del suo mantello di ermellino, inizia il viaggio per la città di Londra per sbirciare dentro le case di alcune sue conoscenze: ecco Fred il nipote a cui non perdona di essersi sposato, l’unico essere umano che ancora tenta di volergli bene nonostante il suo atteggiamento burbero. Sta festeggiando con un gruppo di amici e nel gioco dell’indovina chi è, descrive suo zio come un animale antipatico, cattivo e malevolo. Ecco ancora la povera casetta di Cratchit dove la moglie e i suoi numerosi figli preparano un povero desco mentre attendono l’arrivo dell’adorato marito e padre. Bob Cratchit è infatti uscito con il suo piccolo Tiny Tim, il suo bambino invalido, il figlio a cui si sente maggiormente legato perché il più indifeso. Invece di tacchino mangeranno un’oca, per quei tempi un rincalzo rispetto al classico arrosto delle feste. Scrooge torna nella sua stanza ma non prima di vedere cosa nasconde lo Spirito sotto le sue ricche vesti: sono due bambini dall’aspetto orrendo, sono i due figli degli Uomini, ossia l’Ignoranza e la Miseria, uno uan volta cresciuto diventerà un poco di buono rinchiuso nelle affollate carceri londinesi e l’altra una prostituta che finirà i suoi giorni in un manicomio. Sono le istituzioni in cui crede Scrooge, quelle che secondo lui dovrebbero occuparsi della povera gente, quelle in cui sarebbe meglio morissero per liberare il mondo della loro inutile presenza. Il Natale Presente muore appena scoccata la mezzanotte ed ecco arrivare il terzo spirito, lo Spirito dei Natali Futuri. Non ha un aspetto bonario, anzi è un’ombra nascosta da un nero mantello da cui fa uscire un singolo dito scheletrico per indicare cose terribili al vecchio ormai pentito dei suoi errori. Ecco un corpo coperto dal lenzuolo, ecco una lapide che rivela l’identità del defunto, un defunto che nessuno piange ma della cui morte tutti sembrano rallegrarsi. E’ Scrooge il morto e proprio quando sta precipitando dentro la buca di terra che conserverà i suoi resti in eterno, si sveglia nel suo letto. Scopre che è ancora vivo, che in realtà è trascorsa solo una notte e che ha la possibilità di redimersi e cambiare vita. La sua prima azione è comprare il più grosso tacchino di Londra per Cratchit e la sua famiglia, la seconda uscire di casa per respirare l’aria buona del 25 dicembre e sorridere e scherzare con la gente offrendo una grossa sovvenzione ai due uomini che la sera prima aveva scacciato, la terza presentarsi a casa del nipote per conoscere sua moglie e i suoi amici che dopo un primo momento di stupore capiscono che in realtà Scrooge è cambiato veramente e che è diventato il migliore degli uomini. Diventerà un secondo padre per Tiny Tim e vivrà altri Natali Felici.

Commento: esistono due tipologie di questo film, una canonica e l’altra in 3D. Casualmente ho visto, a caro prezzo, la seconda. Praticamente la visione avviene attraverso l’uso di occhiali particolari che offrono uno spettacolo, credetemi, imperdibile e unico. Inizierei proprio dal comparto tecnico e dico subito che la pellicola è uno spettacolo per gli occhi, tutto è reso in modo perfetto e realistico tanto che vi sembrerà di poter toccare i fiocchi di neve o il mento aguzzo di Ebenezer. Gli effetti speciali sono numerosissimi e impressionanti. Tutti gli spiriti e le anime dannate hanno esattamente l’aspetto che appartiene all’immaginario collettivo di ciascuno di noi, tanto da essere veramente inquietanti. A me per esempio mi ha molto colpito e spaventato lo spirito di Marley, soprattutto quando gli si stacca la mascella trattenuta a stento da una fascia intorno alla testa. Uguale ad un film horror. Grafica da paura insomma e teniamo conto che il film è stato realizzato riprendendo i vari attori durante una recitazione in carne e ossa, poi tutto è stato affidato ai maghi del pc che hanno trasformato Jim Carrey in un irriconoscibile e straordinariamente fedele Scrooge. Passando ai contenuti, dico subito che da fanatica di Dickens e da appassionata del Canto di Natale (da me letto almeno una ventina e più di volte) posso confermare che i dialoghi riprendono in modo fedelissimo quelli presenti nel racconto, compreso il linguaggio di fine 800. Questo potrebbe essere un grosso limite per i bambini che chiaramente potrebbero annoiarsi a sentire parlare un italiano vetusto e molto molto letterario, ma grazie alle immagini avranno comunque un buon ricordo del film. Devo comunque dire che secondo il mio modesto parere, questo non è un film adatto ad un pubblico giovanissimo: a parte i dialoghi, certe immagini sono parecchio forti e infine i bambini potrebbero non cogliere moltissime sfumature del film che solo un adulto potrebbe capire e apprezzare. Io penso che un film di animazione così rispettoso nei confronti dell’opera a cui si ispira sia qualcosa da lodare a prescindere, ci sono infatti pochissime libertà e sempre perfettamente in linea con lo spirito generale del libro. C’è molta serietà e anche molta ironia, utile per sdrammatizzare parecchie situazioni un po’ forti. Il clima dell’Inghilterra vittoriana è reso in modo magistrale, sia nelle ambientazioni, sia nella descrizione della società (povertà, giochi, negozi, banco dei pegni, cibo, abbigliamento). Insomma consiglio questo film a tutti e aggiungo che è una delle prime volte in cui spenderei di nuovo il prezzo del biglietto per poter godere ancora di un tale capolavoro.

Voto: 10    

venerdì 4 dicembre 2009

0 Recensione Rose Madder



Trama: Rose Daniel vive da 14 anni con suo marito Norman. Lei è casalinga, lui fa il poliziotto. Rose da 14 anni è maltrattata fisicamente e psicologicamente dal marito, marito da cui non riesce a scappare perchè troppo terrorizzata dal terrore di essere uccisa. Una mattina però a guardare una singola goccia del suo sangue sul cuscino, decide di andare via, stanca di una vita peggiore di un incubo. Prende la prima corriera per una città qualunque distante abbastanza dal suo paese e soprattutto dal suo terribile marito. Tutto le sembra nuovo e terrificante non essendosi mai allontanata dal perimetro di vita che le concedeva Norman. Fortunatamente nella nuova città entra in contatto con Peter Slowik, un uomo gentile che lavora in stazione che la indirizza ad un centro per il sostegno alle donne vittime di violenza domestica: le Figlie e Sorelle. A capo dell'associazione si trova Anna Stevenson, donna fredda ma sempre a disposizione delle donne che chiedono il suo aiuto. Rosie decide innanzitutto di riprendersi il suo cognome da nubile, cioè Mc Clandon lasciandosi simbolicamente alle spalle il suo atroce passato. Inizia dapprima a lavorare come donna delle pulizie in un albergo, così come capita a tutte le Figlie e Sorelle che non hanno particolari predisposizioni manuali o intellettuali. Una mattina, mentre passeggia per la città decide per un secondo passo verso la libertà: venderà ad un Banco dei Pegni l'anello di fidanzamento. Qui conosce Bill, il proprietario del negozio e scopre, senza veramente scoprirlo perchè in fondo l'ha sempre saputo, che l'anello è inutile chincaglieria e non il prezioso diamante che Norman le aveva sempre fatto credere. Mentre sta per uscire nota un quadro appoggiato ad una parete, si tratta del dipinto di un anonimo che rappresenta una donna vista di spalle in cima ad una collina che osserva un tempio diroccato più in basso. Rosie decide improvvisamente di comprarlo e di appenderlo subito alla parete del suo nuovo monolocale. Intanto la sua nuova vita procede sempre meglio visto che trova casualmente lavoro come lettrice di audiolibri e soprattutto inizia una relazione con Bill, un uomo totalmente diverso dal suo ex marito, dolce e premuroso. Una notte però viene risvegliata da uno strano rumore e scopre che si tratta di alcuni grilli spuntati fuori dallo strano quadro. Nel frattempo suo marito ormai è in piena caccia, infuriato più per il fatto di aver scoperto che la moglie ha rubato la sua carta di credito, che dalla fuga della donna. Ben presto riesce a risalire alla città in cui è fuggita e qui in una spirale di sangue riesce a recuperare informazioni utili su quella che è ancora sua moglie. Rintraccia l'indirizzo di casa e qui, invece di trovare la donna che ricordava, quella fragile come un uccellino, scopre che è diventata simile ad una guerriera. Come è stato possibile? Rosie è entrata in contatto con la terribile e misteriosa donna del quadro, Rose Madder, e dopo averla aiutata a recuperare la sua bambina, riceve la promessa che sarà ampiamente ricambiata quando sarà il momento giusto. In un finale rocambolesco vedremo Norman, Rosie e Bill entrare nel quadro per la resa dei conti finale.
Commento: si tratta di un romanzo che ha mille volti diversi così come mille chiavi di lettura. Inizia e per buona parte rimane la classica storia di violenza familiare: un marito violento e abbandonato che insegue la propria moglie per somministrarle il suo personale concetto di punizione. La donna che tenta di rifarsi una vita in un altro luogo ma che nel cuore continua ad avere il terrore che suo marito prima o poi la troverà, anche se andasse in capo al mondo. Diciamo che 3/4 di libro viaggiano su questo binario e viaggiano in modo piacevolissimo e appassionante. Pura realtà, descritta con un tatto che riesce assurdamente a far sentire ancora di più tutta la sofferenza sopportata in 14 lunghi anni da questa apparentemente fragilissima donna. Le tipologie di personaggi sono tagliate con l'accetta: uomo poliziotto violento, donna casalinga sottomessa. Andando avanti con la lettura, soprattutto con la comparsa del quadro, la storia cambia quasi radicalmente così come tutti i personaggi coinvolti. Scopriamo qualcosa di più rispetto a Norman, soprattutto grazie alla geniale idea di Stephen King di dedicare alcuni capitoli ai pensieri in prima persona dell'uomo. Riusciamo così a capire in parte come sia diventato un uomo così violento: sin da piccolo lui stesso era stato maltrattato da suo padre, maltrattato sessualmente. Da lì ha sviluppato sia un odio per gli omosessuali sia uno strano miscuglio di odio/paura per le donne. Il suo modo di parlare poi l'ho trovato estremamente gustoso, soprattutto nella creazione estemporanea di soprannomi per ogni personaggio che non gli va a genio. Io ho trovato Norman il personaggio realizzato meglio, quello che regge tutta la storia o che almeno le dà il sale che sarebbe totalmente assente se ci dovessimo soffermare solo sulla figura di Rosie. Lei sì che è poco credibile: inizialmente giustamente terrorizzata dalla sua stessa ombra, poi improvvisamente sicura di sè e aperta ad una relazione, anche sessuale, con un nuovo uomo. Una persona che è stata sodomizzata con il manico di una racchetta non potrebbe mai nello spazio di un battito di ciglia mettere di nuovo la sua vita nelle mani di un qualsiasi uomo. Persino il personaggio di Bill lascia perplessi: troppo dolce, troppo remissivo, troppo perfetto, troppo mammoletta. Non nascondo che io l'ho odiato profondamente, in quanto l'ho trovato totalmente inutile all'interno della storia, se non proprio di intralcio. L'elemento fantastico, direi americanicamente mitologico (e perciò ridicolo a prescindere) mi è piaciuto sino ad un certo punto, cioè sino al primo ingresso di Rosie all'interno del quadro. Sorvolo sul fatto di ribatezzare il Minotauro, Erinni. Questa, come ho detto prima è classica ignoranza americana, un po' come i classici filmoni di elemento mitologico che venivano girati negli anni 50/60, tipo Maciste contro Zorro per intenderci. Il secondo ingresso in massa nel quadro è quanto mai tirato per i capelli e poi francamente ci siamo stufati della banalità del mostro finale: ma perchè dev'essere sempre un ragno? A me piaceva immaginare Rose Madder senza volto per esempio, sarebbe stato senz'altro meglio di un ragno. Non mi ha convinto neanche il finale non finale, non mi ha convinto perchè dico in tutta sincerità non ho capito le ultime 10 pagine. Perchè Rosie ad un certo punto sembra manifestare la stessa violenza dell'ex marito? perchè per sconfiggere questi suoi istinti omicidi ha dovuto piantare i semi del melograno del quadro? perchè abbiamo dovuto scoprire, ma sai che sorpresa, che si sarebbe sposata con Bill, che avrebbero fatto una figlia, e che il nuovo marito si sarebbe trasformato nel classico pantofolaio che ti gira per casa?
A parte tutto questo, che comunque non è qualcosa di così atroce da far gettare via il libro, più che altro delude un tantino, a parte tutto questo dicevo, io dico che si tratta comunque di un romanzo da tenere nella propria libreria, se non altro perchè la storia di base è molto buona, avvincente e scritta come al solito da Dio.
Un'ultima curiosità: il personaggio di Cynthia sarà uno dei protagonisti di un romanzo successivo, cioè Desperation.
Voto: 7

martedì 1 dicembre 2009

0 Recensione Un Natale Esplosivo (1989)

Trama: Clark Griswold vuole trascorrere un indimenticabile Natale in famiglia, il classico Natale anglosassone: grande abete, lucine disseminate sul tetto, renne posticce sul prato di casa e tutti i parenti per casa. Le sue intenzioni non sono esattamente condivise da sua moglie e dai suoi due figli che però lo assecondano sperando che le feste passino in gran fretta. Peccato che a un certo punto arrivino i genitori di Clark e i suoi suoceri, che non si sopportano a vicenda. Purtroppo però a pochi giorni dal 24 arriva anche suo cognato, un troglodita con una placca di plastica nel cranio e la finezza di uno scaricatore di porto. Infine anche la vecchia zia arteriosclerotica con il compagno col parrucchino. Le situazioni paradossali a questo punto non mancheranno.

Commento: il periodo ben si adatta alla visione di questa pellicola datata 1989. Se non sbaglio è quasi lo stesso anno di produzione di Mamma ho Perso l’aereo. Diamo una controllata…sì l’epopea di Maculay Culkin è datata 1990, quindi un anno dopo le tragicomiche avventure di Chevy Chase. Perchè faccio questa premessa? perchè si tratta di due commedie americane che hanno per piatto forte le gioie e i dolori del Natale. Gli Americani hanno un po’ la fissa da questo punto di vista e la cosa è stranissima perchè poi sono loro quelli più fracassoni e glassosi in materia di Christmas Day. Si tratta di auto ironia allo stato puro, è chiaro. Diciamo poi che si tratta di un filone che è stata abbandonato quasi totalmente dalle case di produzione americane, almeno a livello cinematografico. Dico la verità, è un peccato perchè si trattava di commedie divertenti e a volte, ma forse non esattamente in questo caso, spassose. Noi abbiamo il nostro ventennale Vacanze di Natale che però è già dal 1983 che ha lasciato arenare l’argomento natalizio per dedicarsi esclusivamente alle vaccate di grana grossissima. Un successo al botteghino ma contenuto proprio pochino e infatti tutti noi, o gran parte di noi, siamo rimasti ancorati allo splendido e imperdibile primo episodio dei primi anni 80. Tornando a questo film, devo dire che si tratta di un prodotto discreto se lo vogliamo inserire tra le pellicole da godersi al pomeriggio del 24, certo non è un film da prima serata. Si ride pochino, più che altro si sorride e badiamo bene fino a 20 minuti circa dalla fine del film, momento in cui si cambia binario e dal sorriso si passa alla melassa americana. Classicissimo lieto fine e tutti a casa contenti. Lo consiglio vivamente a chi ama particolarmente questa festa, magari non ai livelli di Clark ma quasi. Ecco devo dire che avrei sempre desiderato un genitore o un parente come il protagonista del film, uno che sa godersi la bellezza un po’ grossolana delle lucine intermittenti sull’albero e che volenti o nolenti ti ingloba in uno Spirito Natalizio che ti fa tornare bambino anche solo per lo spazio di una settimana.

Voto: 6,5

domenica 8 novembre 2009

0 Recensione The Orphan



Trama: Kate e John sono una coppia sposata che ha perso l'ultima dei loro tre figli, Jessica, morta ancora prima di nascere. Per Kate è stato un brutto colpo e conserva la memoria della bambina in un piccolo giardino di rose bianche in cui ha fatto spargere le sue ceneri. John vorrebbe a tutti i costi avere un'altra figlia che possa diventare la sorellina mai avuta di Daniel e Max. Kate è ormai incapace di rimanere incinta perchè priva di utero dopo il traumatico aborto. Decidono entrambi per l'adozione, nonostante le reticenze di Kate che non si sente ancora pronta (va in analisi da un anno, cioè da quando ha smesso di bere, in quanto in un momento di ubriachezza non si è accorta che Max, la sua bambina, stava cadendo nel laghetto ghiacciato vicino alla sua casa). I due comunque si recano all'orfanotrofio e John rimane molto colpito da una strana bambina solitaria, Esther, abile disegnatrice e molto matura per i suoi 9 anni. Anche Kate si convince e i due avviano le pratiche di adozione della bambina di origine russa. I due figli, Daniel e Max, e poi Kate si accorgono subito che qualcosa non va in lei: veste come nell'800, suona il pianoforte meglio di un adulto, si chiude in bagno con la porta a chiave perchè non vuole farsi vedere nuda, non vuole andare dal dentista ma non per paura, nasconde una vecchissima Bibbia con foto di uomini all'interno e infine porta delle strisce di stoffa intorno ai polsi e al collo. L'unico che nega qualsiasi evidenza è John, perdutamente affezionato alla sua nuova figlia che nel frattempo sta cercando di eliminare tutti quelli che la vogliono ostacolare: la suora dell'orfanotrofio, la compagna di scuola che la prende in giro, e altri ancora. Kate capisce che c'è qualcosa di strano e cerca di informarsi sul suo passato, scoprendo solo all'ultimo che in realtà la "bambina" non arriva da un orfanotrofio russo ma da un manicomio dell'Estonia e che....

Commento: sono rimasta indecisa sino all'ultimo se andare a vedere questo film perchè mi aspettavo una pellicola lenta, minimalista, noiosa e senza colpi di scena, pensando erroneamente che essendo frutto di una regia spagnola potesse non avere i tempi giusti del thriller all'americana (il mio preferito del resto). Mi sono dovuta ricredere su tutto esattamente 5 secondi dopo l'inizio del film. Non c'è stato un momento che non saltassi sulla poltroncina per la tensione, il nervoso e la paura. Ho avuto persino problemi a addormentarmi ma va beh su questo sono un caso patologico e non faccio molto testo. Non c'è niente di già visto, di scontato, di superfluo, tutto appare incredibilmente originale, nonostante qualcuno abbia fatto riferimenti a L'Innocenza del Diavolo. Ci sono punti in comune ma il colpo di scena finale è assolutamente NUOVO e STRABILIANTE. Ecco, forse se devo trovare un difetto, ci metterei proprio gli ultimissimi minuti (comunque successivi alla rivelazione scioccante), perchè mi hanno ricordato altri 200 film. Io comunque lo consiglio vivamente a chiunque e capisco perchè gli sia stato imposto un divieto agli under 14, in realtà l'avrei spostato anche più in su perchè si tratta di una pellicola cruda, violenta e dai temi e dalle immagini parecchio forti. Un piccolo gioiellino inaspettato.

Voto: 9

domenica 25 ottobre 2009

1 Recensione Up




Trama: la storia inizia tanti tanti anni fa, quando Carl era ancora un bambino dai molti silenzi e dalla grande ammirazione per l'esploratore Muntz, un uomo che però era stato denigrato dalla stampa per non essere stato capace di trovare un particolare volatile che si trovava in Sud America. Carl conosce la piccola e sveglia Elly, una bambina che come lui ama le avventure e ha un unico sogno: andare ad abitare vicino alle Cascate Arcobaleno. I due crescono e finiscono per innamorarsi, così si sposano e iniziano la loro lunga vita insieme, una vita fatta di allegria, colori e palloncini. Le cose più belle però spesso hanno una fine ed Elly, ormai anziana, muore lasciando Carl triste, solo e inasprito dal dolore. Un giorno bussa alla sua porta il piccolo scout Russell che vuole conquistare l'ultima medaglietta aiutando un anziano bisognoso. Carl nel frattempo ha il suo bel d'affare perchè la sua casa dev'essere buttata giù per far spazio ad edifici più moderni e in questo modo sarà costretto a finire in un ospizio. La sua casa è troppo piena di Elly, troppo piena di ricordi di felicità e decide di portarla con sè con l'aiuto di migliaia di palloncini che riescono a sradicarla dal terreno e a farla sollevare in aria. A questo punto Carl decide di mantenere l'antica promessa fatta alla moglie e cioè portarla a vivere vicino alle cascate. C'è un piccolo problema: anche Russell si trova accidentalmente nella casa volante e così i due si trovano a convivere e a collaborare, uniti dalla mancanza di affetti famigliari, infatti il bambino soffre per la mancanza del padre troppo occupato con la sua nuova famiglia e con il lavoro. I due comunque riescono a giungere in Sud America e qui, portandosi letteralmente la casa sulle spalle, iniziano a conoscere nuovi personaggi: la dolce Kevin e il cagnolone parlante Dug. Qui però si trova anche il malvagio Muntz deciso a catturare viva o morta Kevin per dimostrare al mondo di essersi sbagliato su di lui. Carl a questo punto capisce, soprattutto sfogliando il Libro di Avventure di Elly, che è il momento di lasciarsi il passato alle spalle e di iniziare una nuova avventura venendo in aiuto di Kevin.
Commento: sono andata al cinema senza voler sapere di che cosa parlasse il film per non guastarmi la sorpresa. Ho fatto bene perchè non c'è stato un minuto senza emozione, senza commozione ma anche con tanti sorrisi e spesso vere e proprie risate. La pellicola già dai primi minuti dimostra la sua poesia: poche parole, molte immagini e musica delicata che accompagna la bellissima storia d'amore e di amicizia tra Carl ed Elly sino alla sua triste conclusione. Anche la tragicità della morte è resa con tanto tatto ma anche con tanto realismo riprodotto in pochi fotogrammi con Elly in un letto di ospedale e subito dopo con Carl seduto in chiesa con un palloncino in mano. Il film poi entra nel vivo raccontando altri esempi di vita vera: l'edilizia che butta giù il passato senza curarsi dei sentimenti contenuti dentro edifici ormai vetusti, l'anziano che si veste di tutto punto per poi attraversare la porta d'ingresso e sedersi sul portico perchè tutta la sua vita è racchiusa nel perimetro di casa sua, gli ospizi, il bambino che soffre per l'assenza del padre, la natura a rischio di estinzione e persino la fissazione che hanno i cani per le palline. Io questo film l'ho trovato perfetto, persino nelle fotografie sui titoli di coda che ci fanno capire che Carl e Russell sono diventati come padre e figlio, uniti e felici sul gradino di una gelateria a contare le macchine rosse e blu che sfrecciano davanti ai loro occhi. Poesia a colori, delicatezza e grande, grandissima magia
Voto: 10

sabato 17 ottobre 2009

0 Le Querce di Albion



Trama: ci troviamo in Gran Bretagna durante il regno di Domiziano. Roma sta gradualmente conquistando i territori anglosassoni sottraendoli alle tribù del luogo che tentano di resistere all’avanzata inesorabile dell’Aquila. Gaio figlio di un ufficiale romano (ma britannico da parte di madre) cade inavvertitamente in una trappola per cinghiali dove si ferisce gravemente. Viene salvato da alcune persone appartenenti ad una tribù di nobile stirpe. Conosce quindi Cynric, un ragazzo pieno di odio nei confronti dei romani perchè nato da uno stupro perpetrato da un legionario nei confronti di una donna del posto. Conosce anche Eilan, di cui si innamora a prima vista. Una volta guarito torna al suo accampamento avendo sempre nel cuore la giovane britanna. La vorrebbe sposare ma il padre di lei si oppone e le loro strade si dividono per qualche tempo. Infatti lui continua la sua carriera militare e lei diventa una delle Sacerdotesse della Casa nella Foresta, perciò inviolabile. Un giorno però si incontrano e si uniscono per la prima volta, vinti da una passione incontenibile. Da questo incontro nasce un figlio, Gawen, che viene nascosto da Eilan nel territorio appartenente alle sacerdotesse. Lei vorrebbe fuggire con Gaio ma lui, per ragioni politiche e per non dispiacere suo padre, decide di sposare una donna romana Giulia che però continua a dargli figlie femmine alle quali lui non riesce ad affezionarsi e che non gli garantiscono la prosecuzione della stirpe. Gli anni passano e la terra britanna continua ad essere insanguinata dalle battaglie da cui gli indigeni escono sempre sconfitti nonostante anche Roma abbia i suoi grattacapi dopo l’uccisione dell’imperatore. Una notte Gaio decide di recarsi nel territorio appartenente ai druidi e alle sacerdotesse messo in allarme dal proposito di qualche legionario ubriaco intenzionato a violentare una sacerdotessa. Viene però scoperto dai druidi accecati dall’odio contro i romani e catturato. Viene condannato a morte e Eilan ancora innamorata decide di rivelare a tutti il suo segreto, condannando anche se stessa ad una morte orribile. I loro corpi vengono poi gettati al rogo ma l’ultima profezia della Dea, che parla per bocca di Eilan, rivela che romani e britannici si fonderanno insieme per sconfiggere in futuro un popolo straniero. Intanto la casa delle sacerdotesse viene spostata nell’isola di Avalon mentre il territorio della casa della foresta viene lasciato alla nascente chiesa cristiana.

Commento: il romanzo è il primo della serie di Avalon nonostante sia stato scritto dopo le Nebbie di Avalon. E’ scritto molto bene come tutti i libri della Zimmer, scomparsa purtroppo precocemente. Per quel che riguarda il contenuto devo dire che sono rimasta abbastanza delusa perché mi aspettavo una vicenda più intensa e personaggi meglio caratterizzati. Mi spiego: tutto fa supporre che si tratterà del racconto di un amore sofferto ma solido mentre a leggere poi il libro si scopre che Gaio non si fa scappare neanche una donna che gli capita a tiro sminuendo totalmente il sentimento che prova nei confronti di Eilan. Tutto il suo interesse è rivolto alle strategie politiche e al figlio maschio che potrebbe continuare la sua stirpe. Questo è sicuramente molto realistico ma certo toglie un bel po’ di magia a tutta la storia. Eilan da parte sua è un personaggio abbastanza piatto, un po’ sottomesso e poco incisivo ai fini della storia mentre mi ha molto colpito Caillean, una delle sacerdotesse più importanti all’interno della narrazione. Personaggio complesso, reale e pieno di sfaccettature che spero ritroveremo nel romanzo successivo, anche perché l’unica sopravvissuta. Tutti i personaggi comprimari sono solo comparse senza importanza. Il libro insomma manca di emozione e nonostante la lunghezza non offre niente alla vicenda principale soffermandosi maggiormente sulla guerra tra romani e britannici. Un romanzo storico sentimentale che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca nonostante una narrazione sicuramente scorrevole ma un po’ vuota.

Voto: 6

domenica 11 ottobre 2009

0 Recensione Fame 2009





Trama: siamo nel 2009, New York, tanti ragazzi si avviano verso la loro prima audizione per tentare l'accesso alla New York City High School of Performing Arts. Ci sono ballerini, cantanti, musicisti, attori, aspiranti registi ma solo un limitato numero di loro riuscirà a coronare il loro sogno di arrivare al successo. Naturalmente non tutti coloro che entreranno vedranno premiata la loro fatica, soprattutto coloro che non hanno talento ma solo tanta buona volontà. Storie di amori, di delusioni, di successi e di cambiamenti il tutto condito da una colonna sonora trascinante anche se evanescente.
Commento: il film è onesto, non pretende di entrare nell'immaginario collettivo così come è capitato al suo predecessore del 1980. E' una pellicola dei nostri tempi, molto High Scool e poco Saranno Famosi. La recitazione così come il doppiaggio lasciano ALQUANTO a desiderare. Il talento vero l'ho percepito unicamente nei cantanti, il ballo infatti è come se non contasse visto che il regista ha deciso di dedicargli solo alcuni minuti in un film di un'ora e mezza. Certo c'è la storia del balleronzo che arriva dalla scuola di ballo del suo paese e che fallisce nonostante il suo impegno, c'è la classica ballerina antipatica che riesce a sfondare senza troppa fatica ma non aspettatevi nessun Leroy Johnson perchè non lo troverete. A me il film ha messo una gran nostalgia. C'è Debby Allen, la mitica signorina Grant, che è diventata preside ed è talmente invecchiata e ingrassata che farete fatica a riconoscerla. Un pugno al cuore per chi come me ha amato tanto la sua grinta, la sua inflessibilità ma anche la sua grande umanità. Se vi ricordate la scuola di Fame (almeno nel telefilm) aveva anche lezioni di lettere mentre qui l'unica cosa che fanno è ballare sui tavoli o in discoteca e incidere cd da portare a case discografiche. Manca sicuramente la quotidianità e la fatica, visto che di palo in frasca si passa da un anno all'altro. Le storie dei ragazzi non sono molto ben delineate. Forse la più interessante è quella che riguarda Denise la ragazza ricca che abbandona il piano e la musica classica per diventare una cantante da discoteca. Secondo me il grosso problema di questo film risiede nel fatto che il regista non ha scelto grossi talenti perciò nessuno degli attori riesce veramente a rimanerti impresso. C'è il novello Bruno Martelli che non ha il talento di Bruno Martelli, c'è la novella Dorothy che però non sa recitare ed è vuota come una lattina vuota, c'è la novella Coco che canta bene ma non ha la voglia di arrivare di Coco, c'è il novello leroy incazzato con il mondo ma finto fintissimo nelle sue umili origini, imballato in una recitazione inesistente fatta tutta di monologhi noiosi e di una versione hip hop forse più convincente. Insomma se volete godervi un filmicino senza pretese troverete quel che fa per voi apprezzando anche le coreografie, seppure molto aiutate da effetti speciali. La colonna sonora è carina ma molto leggerina, con chiari picchi di interesse quando i ragazzi reinterpretano i due pezzi del vecchio Fame, dimostrando l'assioma secondo il quale i rifacimenti non sono mai buoni come i predecessori. Potevano fare di più? onestamente penso di no. A me è sembrato di vedere la scuola di Maria de Filippi compresa la Celentano e la cosa non è buona per niente. I tempi sono cambiati e si vede. Comunque ripeto, un film onesto rivolto ad un pubblico molto giovane che non conosce Saranno Famosi nella versione originale e nel telefilm e che con tutta probabilità se mai li dovesse vedere sbadiglierebbe dall'inizio alla fine. Ultimo commento stavolta positivo: molto bravo il ragazzo che interpreta Marco, forse l'unico ad avere un vero talento e a ricordare i ragazzi del vecchio fame.
Voto: 6 per l'onestà di aver fatto un prodotto senza pretese

martedì 29 settembre 2009

3 Michael Jackson Dossier. Ken Paisli



Il libro in questione non l’ho comprato di mia spontanea volontà ma mi è stato regalato da mia mamma che sa quanto adori Michael Jackson, quanto abbia sofferto per la sua scomparsa e quanto mi piacciano le biografie. Una premessa importante perché sapevo già che questo libro non è quel che si dice una classica biografia che parte dalla nascita e arriva sino alla morte, toccando punti importanti della vita del protagonista.
Sapevo che si trattava di un libro, incentrato soprattutto sui processi che hanno costellato gli ultimi anni di vita di Jacko. Non ho mai creduto a nessuna delle accuse che gli sono state mosse dai vari ragazzini, imbeccati da madri e padri interessati ad un ritorno economico piuttosto che a dire la verità e non mandare in frantumi un uomo già fragile. Per questo motivo non ero interessata a sapere i vari retroscena di una vicenda squallida e buona solo per ingrossare i portafogli della stampa scandalistica e delle suddette famiglie di accusatori.
Nonostante ciò l’ho letto perché un regalo è un regalo e non lo si può mettere da una parte a prendere polvere senza neanche provare a vedere di che si tratti. La prima critica che devo muovere è per la casa editrice, Chinaski Edizioni. Ok che non navigate nell’oro della Mondadori o della Sperling, ma cazzo un po’ di cura nel fare le cose non guasterebbe. Errori di stampa numerosi e difficoltà immensa a girare le pagine. Tutto di qualità più che scadente. Inoltre, per chi non lo sapesse, si tratta di una biografia edita precedentemente alla morte di Michael che è stata, chiaramente, riedita con l’aggiunta di un capitolo che si sofferma sulle ipotesi della causa del decesso. L’autore, Ken Paisli, è molto preciso nella ricostruzione dei fatti e per buona parte della narrazione non si espone in prima persona con giudizi di merito. Lo fa esclusivamente nella parte finale chiarendoci il fatto che lui sta dalla parte di Jackson o che comunque non si capacita di come dei genitori possano aver lasciato i figli da soli con una persona che era già stata accusata di pedofilia. Tutto ciò gli puzza di falso e io mi associo totalmente.
Passando al libro in sé e per sé: diciamo che vi è una piccola parte dedicata necessariamente alla vita artistica di Michael, dai suoi primi successi con i Jackson 5 al grande boom di Thriller sino all’ultimo album di inediti Invincible. Nella parte finale c’è spazio anche per le recensioni di tutti i suoi album. La parte centrale è tutta dedicata ai processi, freddamente descritti in ogni loro parte, dall’inizio alla fine. Questa parte personalmente l’ho trovata parecchio pesante e abbastanza ripetitiva ma penso che a molte persone che non conoscono la vicende e vogliono saperne di più risulterà molto utile. Il capitolo finale, quello dedicato alla morte, è interessante solo per le ipotesi che vengono elaborate da Paisli: suicidio assistito per uscire di scena alla grande soprattutto considerato che secondo molti Michael non era più in grado di cantare e ballare e non avrebbe mai potuto reggere un tour di 50 date (evidentemente falsa come dichiarazione a vedere i vari filmati delle prove e soprattutto considerato il film in uscita a breve nelle sale cinematografiche di tutto il mondo); omicidio per incamerare i beni presenti e futuri dell’artista (a mio parere molto debole come ipotesi); Michael è vivo e ha inscenato la sua morte per godersi la pace interiore ed economica in qualche punticino sperduto del globo, secondo Paisli questa tesi sarebbe avvalorata dalla mancanza di foto del cadavere, situazione senza precedenti visto che esistono immagini di tutti gli artisti morti in circostanze poco chiare, da Cobain a Prestley.
Le mie considerazioni finali sono che, per una persona che conosce abbastanza Jackson, questo libro non aggiunge niente di nuovo e probabilmente non è neanche la biografia definitiva visto che ancora non è stato chiarito niente rispetto alla morte. Io sarei stata molto più interessata da aspetti della sua vita che hanno rapito la mia attenzione quando ero più piccola nei lontanissimi anni 80, tipo l’uso del guanto, l’abbigliamento particolarissimo, le leggende metropolitane, insomma la simbologia che ha fatto di Michael un icona pop in tutto il mondo. Sarebbe stato interessante sapere qualcosa di più anche rispetto alle sue decennali amicizie con Liz Taylor e Brooke Shildes e i suoi rapporti con i familiari. Di tutto questo invece c’è poco o niente.
Leggere questo libro mi ha fatto un’enorme tristezza, anche sapere che alla fine era stato costretto a vendere la leggendaria Neverland, perdendo per sempre il suo piccolo regno costruito in una vita di sacrifici e solitudine.

1 Nel Labirinto delle ombre. Dean Koontz



Trama: Il protagonista della vicenda è Odd Thomas, un giovane aiuto cuoco capace di vedere i morti. Una notte viene a fargli visita Wilbur Jessup, un suo vicino di casa. Odd capisce subito che l’uomo è morto e gli sta chiedendo aiuto, a quel punto quindi si precipita a casa di Wilbur preoccupato per le sorti del suo migliore amico Danny (figliastro di Jessup e affetto da una malattia che rende le sue ossa fragili come il cristallo). Una volta giunto sul luogo, capisce subito che non si è trattato di morte naturale ma di omicidio. L’assassino però si è dileguato portandosi via Danny. A questo punto comincia per Odd la ricerca del suo amico con il solo ausilio del suo senso d’orientamento e di un cellulare satellitare in cui inizia a ricevere telefonate dall’assassino. In realtà si tratta di una donna, Datura, centralinista erotica e ossessionata dal desiderio di vedere i morti. La donna, entrata in confidenza con Danny, assiduo frequentatore di chat line, era venuta a scoprire dei poteri di Odd e a quel punto aveva deciso di mettere in atto il piano per far cadere in trappola Thomas. Il luogo in cui si dipana quasi tutta la vicenda è un vecchio casinò indiano, reduce da un incendio in cui erano morte tante persone. A questo punto per Odd comincia una lunga e tortuosa strada per portare Danny in salvo e eliminare Datura e i suoi due scagnozzi.

Commento: ho letto diversi romanzi di Dean Koontz, alcuni decisamente buoni altri un po’ meno. Questo lo annovererei tra quelli peggiori, anzi sarò più cattiva e lo metterò in cima alla classifica dei libri più brutti che abbia letto nella mia vita. Non so neanche da dove cominciare. Potrei dire per esempio che la trama poteva anche risultare interessante se il protagonista non ricordasse eccessivamente la sua controparte televisiva Melissa Gordon, protagonista indiscussa di Ghost Wisperer. Potrei anche passare oltre all’inutilità del dono di Odd in tutto il romanzo che invece avrebbe dovuto essere centrale e non strumentale all’ingresso in scena di Datura, un nemico che non ha niente di credibile, per prima cosa il nome. Il romanzo è debole e lentissimo, ma ancora peggio è scritto male, malissimo. Koontz carica la sua narrazione di ironia, a volte becera a volte tirata per i capelli sino al limite di sopportazione. Un thriller non può voler far ridere o sogghignare, un thriller dovrebbe avere la pretesa e il fine ultimo di spaventare o mettere in tensione il lettore. Beh questo romanzo non ci riesce mai, tutto è scontato e letto mille volte. Non c’è niente di salvabile e dispiace dirlo perché Dean Koontz è stato capace, in passato, di scrivere anche delle ottime cose seppur lontano mille miglia dall’eccellenza narrativa e stilistica del grande Stephen. Penso che a volte i romanzieri di successo dovrebbero prendersi un anno sabbatico per riflettere e trovare una buona idea da sviluppare invece di sfornare libri a cadenza semestrale, dimenticandosi di creare qualcosa di un valore più alto rispetto ad un fermacarte, perché di questo si tratta quando si parla di questo romanzo.

Voto: 1

mercoledì 19 agosto 2009

1 Viaggio al centro della Terra. Julius Verne



Trama: ci troviamo a fine maggio dell'anno 1863. il Professor Lidenbrock, accademico di mineralogia all'università di Amburgo scopre per caso uno strano codice in un vecchio manoscritto. Suo nipote Axel riesce a decifrarlo scoprendo che si tratta di appunti ad opera di Saknussem (uno scienziato islandese del XVI secolo) che spiegano come raggiungere il centro della Terra attraverso il cratere dello Sneffels in Islanda. Il professore decide allora di tentare l'impresa rigettando al vento le teorie secondo cui il centro del globo sarebbe avvolto da un calore insopportabile per qualsiasi essere vivente. Nell'avventura viene coinvolto anche suo nipote Axel, giovane geologo convinto che l'impresa sia suicida oltre che assurda. Giunti in Islanda riescono ad assicurarsi dietro modesto compenso l'aiuto di un esperto del posto, Hans il silenzioso e robusto cacciatore delle preziose piume di edredone, palmipede del posto. A questo punto tutto è pronto e i tre scendono nel cratere attrezzati con armi, strumenti scientifici, zappe, picconi e cibo. La discesa si presenta subito ardua ma nonostante ciò avanzano sino a raggiungere un misterioso mare interno che sembra abitato da creature simili agli estinti dinosauri o comunque ad organismi preistorici risalenti a milioni di anni prima. Presto trovano anche tracce di vita umana insieme alla firma inequivocabile di Saknussem, evidentemente giunto come loro sino a quelle profondità. Il centro della Terra è ormai vicino ma un grande masso ostacola il cammino e l'unico modo per eliminarlo sembra essere l'esplosivo. Sfortunatamente la potenza è tale che la zattera sulla quale si trovano i tre viene travolta e spinta in una stretta cavità in cui inizia a salire sempre più velocemente sino a eruttare fuori da un altro cratere. I tre infatti si trovavano in un altro vulcano, stavolta attivo, che li fa uscire all'aria aperta dopo ben 2 mesi di viaggio. La sopresa è che i tre sbucano non a nord come indicava la bussola (impazzita per qualche fenomeno magnetico) ma molto più a sud dell'Islanda, cioè a Stromboli.

Commento: questo è un grande classico, uno di quei libri che ognuno di noi dovrebbe prendersi la briga di leggere o rileggere nel caso. Un romanzo breve, brevissimo eppure ricco di contenuti scientifici, avventurosi, ironici e appassionanti anche per noi uomini del 2000 pieni di certezze e sempre meno capaci di fantasticare su cose apparentemente impossibili. Verne è un maestro ed è anche un uomo dell'800, secolo in cui un po' tutte le scienze muovevano i primi passi. C'erano scuole di pensiero diverse e le diatribe a livello accademico erano molto più accese di adesso forse proprio perchè le strumentazioni scientifiche erano ancora molto rudimentali e il progresso doveva ancora fare lunghi passi per arrivare alle certezze che abbiamo adesso. Certo, immaginare vita dentro il globo terrestre risulta difficile, così come pensare che esistano uomini giganteschi che vivono insieme a creature ormai estinte nelle profondità del nostro pianeta. Non ci sono elementi scientifici che possano anche solo far ipotizzare una simile situazione ma il bello è che l'uomo ha la capacità e la possibilità di immaginare anche l'impossibile condendolo, come in questo caso, di argomentazioni pseudoscientifiche molto realistiche. Sicuramente per un lettore di cento anni fa questo libro doveva rappresentare una valida alternativa alle teorie del tempo, proprio perchè nei più non c'era molta fiducia nella scienza, di stretto dominio dei pochi intellettuali e delle università. Un po' come magari è capitato a noi quando abbiamo letto per la prima volta il codice da vinci...tutto ci è sembrato molto plausibile proprio perchè in materia di fede non sappiamo un granchè ma solo quello che ci viene filtrato dalla Chiesa. Per tornare a noi, penso che questo sia un romanzo figlio dell'epoca in cui è stato scritto ma che si presenta sempre molto piacevole da leggere e che non a caso ha ispirato due pellicole, una ormai vecchiotta ma sempre godibile e l'altra più recente, ricca di effetti speciali e di gag oltre che di molta libertà nella trasposizione del libro.

Voto: 8

 

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